Casella di testo:    ILEONI DI MESSAPIA II   
Casella di testo: Epopea eroica del SALENTO e della MAGNA GRECIA del IV sec. a. C.
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Brano tratto dal libro

IL CERCHIO DI FUOCO 
(Cap. VIII)



   
    Philolaos di Kroton visse fino alla fine del V sec. a.C. Egli fu il primo a diffondere la dottrina al di fuori dell’ambiente culturale e spirituale in cui essa si era radicata. Pubblicò e diffuse opere scritte, contravvenendo in un certo modo alla prescrizione del silenzio. Lìsias era invece un oratore di gran talento ed un instancabile educatore. Egli sosteneva che solo attraverso l’alchimia delle parole si potevano svelare i profondi concetti filosofici a coloro che, più di altri, erano dotati di capacità intellettive tali da dedurre il senso profondo del suo pensiero, che si basava sui principi enunciati da Pitagoras. Entrambi restarono a Taras il tempo necessario per fondare una nuova scuola, allo scopo di formare giovani adepti che avrebbero continuato a propagare la loro opera educatrice nell’intera colonia lacedemone.
    S'insediarono, dapprima segretamente, in un sotterraneo di un austero palazzo nei pressi dell’agorà, avvalendosi della protezione di un potente geronte che aspirava a coltivare le nuove idee. La loro popolarità divenne ben presto manifesta; diversi giovani d’alto lignaggio iniziarono a frequentare la scuola che gradualmente guadagnò la stima di gran parte dei cittadini della Città del Golfo. 
     A Taras, Philolaos sviluppò la teoresi della priorità dell’ordine sull’anarchia, un fondamentale principio che i nuovi adepti avevano il dovere di approfondire per contemplare le leggi che erano alla base della concezione dell’Universo.
    Egli parlava di un “Fuoco centrale” intorno al quale ruotavano dieci corpi celesti (attribuendo al n.10 il significato della perfezione), fra cui nove visibili ed uno invisibile: la Terra, la Luna, il Sole, i 5 pianeti (Mercurio, Venere, Marte, Giove  e Saturno), la sfera delle stelle fisse e l’Antiterra. Il Sole era considerato come un elemento che rifletteva la luce traendola in parte dal “Fuoco centrale” (sede di Zeus, dove si celava il principio dell’attività cosmica) ed in parte dal “Fuoco superiore”, distribuito in tutta la sfera dell’Universo visibile. Fu fra i primi a considerare la rotazione della Terra intorno al proprio asse e una rivoluzione intorno ad un astro.
     Fra i tanti giovani che frequentarono la scuola di Philolaos c’era il diligente Architas, che fin da ragazzo seppe applicarsi negli studi matematici e filosofici che furono sapientemente promossi dai primi instancabili pitagorici di Taras.
   Dopo circa un decennio di permanenza a Taras, anche Philolaos partì per Thebe, dove fu accolto con tutti gli onori dal suo compagno Lìsias (denominato Lìsides) e da tutti i discepoli della scuola.
   A Taras, l’indottrinamento teoretico fu continuato da altri illustri filosofi che, dopo aver a lungo peregrinato, si erano sottratti all’incessante persecuzione dei Krotoniati, che vedevano in loro una reale minaccia alle nuove istituzioni democratiche.      
      L’educazione pitagorica mirava a sviluppare sia gli aspetti spirituali, sia quelli fisici della dimensione uomo. L’uomo teoretico o sebastico era colui che aveva saputo svelare i segreti della conoscenza, dopo essere riuscito a salire fino all’ultimo grado della scala iniziatica.
      Era nota fra gli iniziatici la teoria della metempsicosi, che considerava il corpo come tomba dell’anima e che quindi invitava al disprezzo dei beni materiali per raggiungere la purificazione, stato indispensabile per interrompere il ciclo delle esistenze terrene. La condizione umana era quindi considerata un passaggio obbligato verso la beatitudine divina ed il suo involucro terreno poteva anche essere paragonato al tempio dell’esistenza corporale, che doveva essere sempre tenuto pulito e lindo, poiché conteneva lo spirito che poi si sarebbe elevato allo stadio finale. Il corpo era, infatti, tenuto in grande considerazione, come testimoniato dalle minuziose cure d'igiene, di esercizi fisici e di dieta prescritti dai regolamenti della scuola. Esemplare fu il comportamento del krotoniate Milones, il famoso campione dei giochi olimpici e genero di Pitagoras, che seguì la dieta scrupolosamente.
     Per il pieno sviluppo dell’uomo, rivestiva grande importanza anche l’ambiente socio-politico in cui egli viveva. Era quindi indispensabile mutare le leggi allo scopo di favorire un’armonica evoluzione della comunità in sintonia con le giuste esigenze dei suoi membri.         
     Era davvero rivoluzionaria per quell’epoca la notevole considerazione del ruolo della donna presso la scuola pitagorica. Nel mondo greco, ai tempi di Pitagoras, la donna era ritenuta inferiore all’uomo e la sua attività doveva essere circoscritta ai compiti domestici legati alla sua funzione di madre e di moglie. Con Pitagoras, invece, la donna diventava la compagna dell’uomo ed aveva quasi la sua stessa dignità. Ella, al pari dell’uomo, poteva accedere alla conoscenza filosofica ed al perfezionamento spirituale. La scuola di Pitagoras era, infatti, aperta anche alle donne.         
















      La scuola pitagorica si prefiggeva scopi non solo prettamente spirituali, ma anche pragmatici. Innanzi tutto, l’uomo doveva raggiungere un’alta coscienza scientifico-filosofica, ma, nello stesso tempo, doveva disporre di ottimi strumenti cognitivi nel campo amministrativo che lo ponevano sopra di tutti ed in grado di guidare l’intera comunità.  Una peculiare caratteristica della scuola era di costituire un vero vivaio di politici. Non furono pochi, infatti, a lodare i pitagorici per essere stati i migliori legislatori del tempo. Una delle principali  attività  d’insegnamento  era proprio  la formazione degli economisti, dei politici e legislatori. Pitagoras ed i suoi discepoli erano convinti che solo gli uomini eletti, i sebastici, potevano esercitare le più alte cariche politiche dello stato. Il motivo era dovuto alla consapevolezza che solo coloro che si fossero preparati adeguatamente, dopo un lungo tirocinio, sarebbero stati degni di legiferare e governare. Questi, infatti, dovevano fornire prova della loro superiore abilità nel fare politica, basandosi su un alto grado di perfezione spirituale.
     Il gran maestro di Samos non dava ai suoi discepoli l’ultima regola del governo della repubblica, non quando erano già dotti, perfetti, sapienti e beati. Essi avrebbero dovuto discernere con le proprie intelligenze la giusta via da percorrere per il bene di tutta la comunità che essi amministravano. Egli insegnò loro che la pratica di governo andava incontro a tanti pericoli e che, nella fattispecie, servivano uomini armati di saggezza per evitare ogni insidia, e se nel caso, essi si fossero trovati soli, in mezzo ad una tempesta, avrebbero dovuto loro stessi costituire uno scoglio infrangibile contro ogni flutto del maroso.         
     I grandi traguardi ottenuti avevano portato Taras ad essere la guida della grecità d’Occidente come preminente centro culturale, filosofico e artistico. Al tempo del suo primo incarico da stratega, Architas era a capo della Lega Italiota, la cui sede operativa si trovava a Herakleia. 














        Archippos, Lìsides e Philolaos avevano ben saputo radicare i loro insegnamenti nella città del Golfo Jonico nella seconda metà del V sec. a.C., creando le basi per una nuova generazione di sapienti. Architas fu certamente fra questi e dimostrò di essere il grande genio dei suoi tempi.
  Lo statista tarantino dedicava parte del suo tempo alla formazione degli allievi, nonostante i tanti impegni da lui assunti nei vari ambiti dell’attività pubblica. I suoi stimati collaboratori si prodigarono a tramandare il dogma pitagorico ai nuovi adepti che provenivano non solo dalla colonia lacedemone, ma anche da diverse parti della Megale Hellàs, dalla Daunia, dalla Peuketia e dalla Messapia.
   In Messapia, fu tale l’interesse per la nuova dottrina che furono fondati veri e propri centri d'affiliazione, tra i quali i più famosi furono quelli di Lykiae, Axa e Graxa.
Casella di testo: I PITAGORICI