Casella di testo:    ILEONI DI MESSAPIA II

Epopea eroica del SALENTO e della MAGNA GRECIA del IV sec. a. C.

Casella di testo: IL GRANDE RADUNO IN ARMI 
NELLA PIANA DI SYBAR
Casella di testo: LA

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IL CERCHIO DI FUOCO

 

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Casella di testo:                 
RIFONDAZIONE DELLA
LEGA MESSAPICA

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Casella di testo: Brano tratto dal libro

I Leoni di Messapia II

IL CERCHIO DI FUOCO
(Cap. III)


      Sul luogo dell’adunanza, ogni delegazione, in ordine d’arrivo, occupava un posto intorno alla grande specchia e piantava lo stendardo della città di provenienza. Erano presenti le delegazioni di Manduria, Orra, Mesania, Kailìa Messapica, Brention, Rhudia, Alytia, Aoxenton, Odra, Baxta (città neoammessa),  Thuria Sallentina, Neriton e Hyreton.
   Si disposero negli spazi loro assegnati, completando l’anello che si era formato intorno al palco d’onore, che stava per essere ultimato sulla cima dell’imponente cumulo di pietre. Da lì, i Curioni avrebbero parlato alla grande assemblea, composta dalle massime autorità militari e nobiliari dell’intera Messapia.
  Il cerchio degli uomini in armi della Sallentina si era chiuso; tutti i guerrieri si dettero subito un gran da fare per erigere i padiglioni di rappresentanza ed esibire le effigie nobiliari delle varie tribù. Era ormai tutto pronto per l’importante convegno e mentre i principi ed i re di Messapia si riunivano per un consulto preliminare, diversi cavalieri si sfidavano a singolare tenzone per mettere in mostra le proprie abilità di combattimento. Tutto dava l’idea di una riunione goliardica e gioiosa, che si svolgeva fra scroscianti applausi e rumorosi incitamenti verso i contendenti preferiti.
   Il calore emanato dal radioso sole di quella storica giornata riscaldava i cuori di tutti i prodi, che si erano riuniti in quel luogo per testimoniare con la loro presenza la grandiosità dell’evento, mentre un’aria impercettibilmente ventilata accarezzava le loro gote.
  Dopo il pasto diurno ed un piccolo riposo pomeridiano, ci fu un’altra consultazione alla quale parteciparono i più importanti dignitari presenti.
   Era già pomeriggio inoltrato, quando il principe Brinnaxtes, figlio del curione di Brention, uscì dalla tenda di Glastas Barr, dov’era riunito il regale consesso. Accompagnato da Atàbolos, gran consigliere della casa reale di Rhudia, salì sulla postazione lignea per parlare alle delegazioni, che annoveravano circa mille e duecento uomini fra guerrieri, nobili rappresentanti e comandanti militari. Tutti gli armati si accostarono per meglio ascoltare ciò che i due avevano da dire. All'improvviso, calò il silenzio; nell’ampia pianura circostante si sentivano solo il garrito delle rondini e il cinguettio degli uccelli che svolazzavano spensierati in quel sereno cielo di primavera.
   Brinnaxtes alzò la mano in segno di saluto e dette il benvenuto a tutti i presenti che risposero con un’alzata di spade; subito dopo, Atàbolos parlò loro.
  Dopo il breve discorso di Atàbolos, suonarono i corni ed il principe Brinnaxtes annunciò che gli stessi Curioni sarebbero saliti sul palco per parlare agli uomini in arme accorsi da ogni parte della penisola.
  Era quasi crepuscolo, quando apparve il corteo dei dignitari che usciva dalla tenda di Glastas Barr. Tutti i più autorevoli rappresentanti della Messapia salirono sulla specchia per ottemperare ai loro doveri di grandi elettori. Si era alzato un tenue vento di meridione e i vessilli delle varie compagnie si erano dispiegati nell’aria mostrando i colori delle loro città. Dall’alto dell'imperiosa impalcatura, si vedeva un perfetto cerchio di tende, grandi scudi, vivaci stendardi, al fianco dei quali i numerosi armati, lì presenti, davano l’idea della compattezza dello schieramento.
     Davanti agli accampamenti, furono accesi, quasi simultaneamente, dodici grandi falò. Ben presto, le fiamme divamparono ed il campo si illuminò a giorno. Dall’alto della postazione, si poteva ammirare uno scenario suggestivo che testimoniava il momento magico che tutti stavano vivendo. I Curioni, in fregiate uniformi militari, parlavano ai numerosi guerrieri, intenti ad udire i loro discorsi. Pesanti scudi issati su alti pali, vicino alle tende regali, facevano da cornice a tutta l’adunanza campale; i fuochi formavano un grande cerchio che, in un certo modo, simboleggiava la sacra unione delle stirpi messapiche.
  Concluso l’animato dibattito, i Curioni scesero dalla scaletta laterale dell’impalcatura, la grande folla di armati era in visibilio. Il rumore delle spade che battevano sugli scudi a ritmo cadenzato era così forte che echeggiava a molta distanza dal quel luogo.
   Sul palco era rimasto Atàbolos, che alzò il braccio per parlare alla platea, che a stento si acquietò. Egli comunicò a tutti i comandanti, che erano schierati al fianco delle loro truppe, di recarsi nella grande tenda di Glastas Barr per un ulteriore consulto insieme ai principi ed ai Curioni.
  Subito dopo, riprese l’assordante fragore metallico degli scudi che divenne sempre più persistente come se stesse scandendo i secondi, prima che qualcuno annunciasse chi fosse il nuovo capo supremo della Dodecapoli.
  Nella sontuosa tenda di Glastas Barr, tutti i convocati si sistemarono sugli scranni adibiti per l’occasione intorno al seggio reale del curione di Rhudia.
  I dodici fuochi erano ancora sfavillanti all’esterno di ogni tenda e le varie congregazioni convenute si erano intanto schierate proprio sotto il proprio grande scudo di rappresentanza, che faceva bella mostra sulla cima della pertica.
  Il ritmo provocato dallo stridore metallico era cessato; si udivano, invece, suoni di strumenti musicali e canti melodici che provenivano dalla vicina fattoria. 
  Lì, evidentemente, alcuni abitanti della zona si erano riuniti per festeggiare a loro modo l’importante avvenimento.
  Atàbolos prese la parola per dire ai presenti che il motivo della successiva consultazione nella tenda del re rudino non riguardava un nuovo tema da dibattere ma un’esortazione a tutti i Curioni di essere pronti ad  accogliere il verdetto finale, che avrebbe rappresentato la volontà di tutti i Messapi.
   Al sorgere del sole, dopo una notte di dibattiti, di ritmi, suoni e canti propiziatori, il Gran Consigliere e i dignitari si recarono sull’alto podio, circondato dai vessilli della Dodecapoli. Una grande folla si era intanto raccolta al di fuori dei falò aspettando il grande evento.
  Ai numerosi partecipanti era demandato un compito molto difficile: la scelta del capo supremo di un'intera etnia, costituita da gloriose stirpi. Essi avrebbero dovuto ascoltare il cuore ed eleggere il più meritevole fra i tanti rappresentanti tribali che, pieni di speranza, erano accorsi all’importante adunanza campale. I Curioni erano abbastanza consapevoli di tutto ciò e c’era chi sussurrava che essi sapessero già chi sarebbe stato il beneficiario di tanto onore e altrettanto arduo compito.
   Tutto era pronto ormai e l’ora arrivò. Il sole spuntò all’orizzonte.
   A quell’accorato appello seguì una fragorosa enunciazione.

Uomini in armi:”Glastas Barr!  Glastas Barr!  Glastas Barr!”

Effigie dell’ORDINE CAVALLERESCO

I LEONI DI MESSAPIA