Umore

 

 

I moti dell’animo
Differenze di intensità, durata e complessità strutturale

  • L’innamoramento è intenso e travolgente, si accompagna ad un’elevata idealizzazione del partner, alla convinzione dell’eternità dei propri sentimenti e ad un coinvolgimento totale. L’innamoramento scatta con velocità o con lentezza e svanisce lentamente.

  • Il sentimento è meno intenso e meno travolgente, ma più strutturato e stabile nel tempo.

  • La passione è intensa e travolgente, scatta velocemente e si consuma altrettanto velocemente.

  • L’emozione è breve e intensa e si accompagna ad una specifica attivazione fisiologica (“arousal”: aumento del battito, del respiro, della sudorazione, tremore, ecc.)

Stati d'animo positivi
Gioia, allegria, serenità

 La gioia è una sensazione di pienezza e soddisfazione intima, che accompagna il soggetto in modo silenzioso e composto. L'allegria è l'esplosione di leggiadria, la manifestazione esteriore di brio ed entusiasmo.

La serenità è il distacco emotivo dagli eventi, che però non si traduce in incapacità di gioire e soffrire: la persona serena non si lascia turbare dagli accadimenti esteriori, ma è ricettiva all'universo emotivo e sa discriminare con finezza i sentimenti che ne fanno parte.

 

Autoefficacia
Le capacità individuali

La "self-efficacy" (Bandura, 1991) è la valutazione delle proprie capacità, l'autoesame che ciascuno fa per verificare le sue probabilità di riuscire in un compito. Secondo Bandura la self efficacy è caratterizzata da tre aspetti :

  • Ampiezza: quanto si è competenti in un ambito

  •  Forza: capacità di risollevarsi dopo un insuccesso

  • Generalizzabilità: in quanti ambiti ci si sente competenti

 

Probabilità di riuscita
Difficoltà oggettive e condizionamenti

La valutazione della probabilità di riuscita non dipende dalla difficoltà del compito, ma dalle esperienze del passato che condizionano le aspettative per il futuro e dalla motivazione a intraprendere un compito. Anche se il compito è arduo, il soggetto motivato nono si lascia intimorire, ma è spinto a cimentarsi in esso ed è fiducioso nelle sue possibilità di riuscirvi.

Fatalismo o razionalità
Due stili di attribuzione per gli eventi

Lo stile di attribuzione è la tendenza ad attribuire le cause degli eventi a se stessi (alle proprie capacità, impegno, intelligenza) o a circostanze esterne (fortuna, caso, persone ).

Ci sono diverse combinazioni tra attribuzioni esterne o interne ed eventi positivi o negativi:

  • Attribuire a se stessi sia i successi che gli insuccessi: consente di riconoscere i propri meriti senza insuperbire e di affrontare gli insuccessi senza abbattersi, perché essendo questi ultimi dipesi dal soggetto, egli può individuare gli errori e correggerli.

  • Attribuire a se stessi gli insuccessi, alle circostanze i successi : produce vittimismo (sincero o strategico) oppure ostentazione di umiltà

  • Attribuire a se stessi i successi, alle circostanze gli insuccess i: produce vanagloria, delirio di onnipotenza e attribuzione di meriti infondati

  • Attribuire alle circostanze sia i successi che gli insuccessi: la persona si sente in balia degli eventi, si rassegna passivamente a tutto quello che accade ("impotenza appresa")

La combinazione migliore è quella che sposta il baricentro di attribuzione in base ad un quadro obiettivo degli eventi.

Infatti ci sono accadimenti ingovernabili, nonostante la volontà di dirigerli: attribuirsene la responsabilità produrrebbe inutili sensi di colpa e di impotenza. Sono circostanze imprevedibili e dolorose e sentirsi coautori, viverle come punizione di una presunta colpevolezza sottrarrebbe energie per affrontarle.

Allo stesso modo, è puerile inorgoglire per successi scaturiti da concomitanze favorevoli, oppure ingigantire la difficoltà di un compito per rendere più epiche le proprie gesta.

 

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