Il Papiro di Egerton 2

 

Questo documento, pubblicato per la prima volta nel 1935, è composto da tre frammenti di papiro su codice, scritto in greco, in cui sono raccontati episodi di tipo evangelico: una disputa di Gesù nel Tempio in seguito a una sua trasgressione della legge sulla purità, la guarigione di un lebbroso, la questione della tassa e un miracolo sul Giordano assente nei vangeli canonici. Poichè si tratta di un testo pseudo evangelico sconosciuto, non noto attraverso citazioni o altre conoscenze storiche e letterarie, l'articolo relativo alla sua pubblicazione nel 1935 era intitolato: "frammenti di un Vangelo sconosciuto". L'importanza storica di questo documento è data dal fatto che esso, per datazione, è il più antico frammento cristiano che si conosca dopo il papiro di Rylands P52 = P.Ryl.Gk. 457.

 

P. Egerton 2 è stato pubblicato per la prima volta da H.I. Bell, T.C. Skeat in "Fragments of an Unknown Gospel", Trustees, London, 1935. Questa pubblicazione costituisce di fatto l'editio principes del manoscritto. Essa contiene una descrizione dei frammenti, una discussione sulla possibile datazione (paleografica) e sulle nomina sacra presenti nel papiro e un commentario al testo nel quale sono evidenziate le analogie con i passi del Nuovo Testamento. Secondo questo articolo, i tre frammenti, che misurano 11,5x9,2 cm; 11,8x9,7 cm e 6x2,3 cm, vennero acquistati assieme ad altri nell'estate del 1934 per conto del British Museum di Londra. Bell e Skeat hanno proposto fin dal 1935 una datazione attorno all'inizio del II secolo dopo Cristo, sulla base di considerazioni puramente paleografiche derivanti dal confronto con i papiri P. Berol. ined. 6854 (scritto durante il regno di Traiano, morto nel 117 d.C.), P. Lond. 130 (un oroscopo del 1° Aprile dell'81 d.C.) e P. Fay. 110 (una lettera scritta nel 94 d.C.):

 

"an attentive comparison of these hands  with that of 1 [= P. Egerton 2, n.d.A.] produces a strong impression of similarity; and though literaly hands were in general somewhat more conservative than documentary, it seems extremely improbable, on the basis of this and other evidence which has been examinated, that 1 can be dated later than the middle of the second century." (Bell, Skeat, op. cit., Chap. 2, Description).

 

Bell e Skeat sottolineano poi che vi sono alcuni argomenti che portano a concludere che il papiro non può essere stato scritto prima dell'inizio del II secolo, in quanto esso omette regolarmente lo iota ascritto, contiene un elaborato sistema di nomina sacra, inoltre utilizza le dieresi sopra le upsilon e qualche volta anche sopra gli iota. Si deve poi considerare che i frammenti del P. Egerton 2 appartengono a un codice, cioè sono scritti in recto e verso, un formato editoriale che secondo le nostre attuali conoscenze papirologiche andò diffondendosi a partire dalla fine del I secolo d.C. ed essenzialmente con le opere cristiane: ai tempi di Bell e Skeat si riteneva invece che i primi codici fossero stati scritti più tardi, non prima del II secolo. Il P. Egerton 2 è una copia manoscritta di un testo originale, andato perduto, più antico. A quando risale questo testo? Difficile dirlo, secondo alcuni il testo del papiro mostrerebbe una dipendenza dal Vangelo di Giovanni, così esso deve essere stato scritto posteriormente al quarto Vangelo, forse alla fine del I secolo d.C. P. Egerton 2 sarebbe quindi una delle prime copie di questo Vangelo sconosciuto, databile all'inizio del II secolo (max. 150 dopo Cristo).

 

Una discussione sulla possibile datazione del P. Egerton 2 compare anche nel pamphlet scritto da Bell e Skeat: The New Gospel Fragments, Trustees of the British Museum, London, 1935. In questo documento gli autori propongono una datazione collocata attorno al 140-160 d.C. per la stesura del papiro, mentre il testo originale del Vangelo sarebbe stato scritto non oltre il 110-130 dopo Cristo. Come nel caso del papiro di Rylands P52 = P.Ryl. Gk. 457 saremmo quindi davanti a un frammento greco molto antico, dell'inizio del II secolo, il cui testo però è supposto essere stato scritto non molto tempo prima rispetto al frammento, comunque dopo la caduta di Gerusalemme nel 70 dopo Cristo. 

 

Nel 1987 M. Gronevald et. al. hanno proposto di unire ai tre frammenti di Egerton anche il frammento P. Köln 255 (che misura 5,5 x 3,0 cm) che si collega fisicamente molto bene al frammento 1, oltre ad avere lo stesso stile di scrittura. P. Egerton 2 + P. Köln 255 formerebbero quindi un'unico documento.

 

Una esposizione completa con immagini e articoli si trova nel sito curato da Wieland Willker, al quale si rinvia:

 

The Papyrus Egerton 2 Homepage

 

Frammento 1, verso (una discussione riguardo la trasgressione delle leggi ebraiche sulla purità)

Testo ricostruito e tradotto dal greco. Gesù disse ai dottori della legge (testo greco: nomikoij): "punite i peccatori e i trasgressori non me [...]" E voltandosi disse ai capi del popolo (testo greco: arcontaj tou laou): "cercate nelle scritture (greco: grafaj), dove pensate di avere la vita: queste testimoniano di me. Non pensate che io sia venuto ad accusarvi davanti al Padre mio. C'è già qualcuno che vi accusa: Mosè, nel quale avete sperato." Gli dissero: "Sappiamo che Dio parlò a Mosè, ma di te non sappiamo nulla, neppure da dove vieni". E Gesù rispose loro: "Ora è accusata la vostra incredulità in quelli che sono stati lodati da lui. Perchè se voi aveste creduto in Mosè allora avreste dovuto credere in me, perchè di me egli scrisse ai vostri padri." 

Commento. L'episodio sembra avere analogie con il Vangelo di Giovanni e non con i sinottici. Nel Cap. 5 del Vangelo di Giovanni si racconta che Gesù viene accusato dai sacerdoti per aver guarito un paralitico di sabato, il giorno solenne di festa per i Giudei. Gesù conclude la sua auto difesa con le segg. parole: "non crediate che io sia venuto ad accusarvi davanti al Padre; c'è già chi vi accusa. Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza. Se credeste infatti in Mosè, credereste anche a me; perchè di me egli ha scritto. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?" (cfr. Giovanni 5:45-47). In Giovanni 9:29 i farisei rispondono al cieco guarito da Gesù: "noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui (cioè Gesù Cristo, n.d.A.) non sappiamo di dove sia". Questa porzione del papiro appare quindi in accordo con Giovanni e non con i sinottici.

Frammento 1, recto (tentativo di lapidare Gesù; la guarigione di un lebbroso)

Testo ricostruito e tradotto dal greco. [...] e raccogliendo assieme delle pietre, per lapidarlo. E i capi (testo greco: arcontej) allungarono le loro mani su di lui per afferrarlo e consegnarlo alla folla. Ma non poterono prenderlo perchè l'ora del suo arresto non era ancora giunta: il Signore, sfuggendo dalle loro mani, si ritirò da loro. Ed ecco un lebbroso venne a lui dicendo: "Maestro Gesù (testo greco: didaskale Ihsou) viaggiando con i lebbrosi e sedendo a mensa con loro, io stesso sono diventato un lebbroso; se tu lo vuoi, puoi guarirmi". Il Signore gli disse: "Lo voglio, guarisci!" E subito la lebbra lo lasciò. Gesù gli disse: "Vai dai sacerdoti e offri quello che Mosè ha comandato e non peccare più."

Commento. La prima parte del frammento racconta del tentativo di lapidare Gesù, un tema ricorrente nel Vangelo di Giovanni. Lo stile della frase sembra vicino a quello di Giovanni 7:30 "allora cercarono di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettergli le mani addosso, perchè non era ancora giunta la sua ora." L'episodio della guarigione del lebbroso compare in Matteo 8:2-4, Marco 1:40-44 e Luca 5:12-14 mentre è assente in Giovanni. L'episodio sembra essere qui leggermente ampliato, la frase "viaggiando con i lebbrosi e sedendo a mensa con loro io stesso sono diventato un lebbroso" è assente nei sinottici, inoltre in P. Egerton 2 è stata ricostruita con difficoltà essendo il papiro danneggiato in questo punto (sono possibili difatti ricostruzioni diverse). La seconda parte di questo frammento quindi riporta una tradizione coerente con i sinottici e sconosciuta in Giovanni.

Frammento 2, recto (la questione delle tasse richieste dai sovrani del mondo)

Testo ricostruito e tradotto dal greco. Venendo a lui, lo misero alla prova dicendo: "Maestro Gesù (testo greco: didaskale Ihsou) sappiamo che sei venuto da Dio perchè tu dai testimonianza a tutte le profezie. Dicci, dunque, è lecito dare ai sovrani quelle cose che sono richieste dalle loro posizioni? Dobbiamo dargliele o no?" Ma Gesù, conoscendo i loro propositi e indignandosi disse loro: "Perchè mi chiamate maestro con la vostra bocca e non fate quello che dico? Bene profetizzò Isaia di voi, dicendo: questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. E invano mi venerano, insegnando dottrine che sono precetti di uomini."

Commento. I sinottici contengono una analoga questione relativa al tributo da pagare a Cesare (cfr. Matteo 22:15-22, Marco 12:13-17 e Luca 20:20-26). Si noti che l'episodio non è raccontato da Giovanni. In P. Egerton 2, al contrario dei sinottici, non è nominato il nome di Cesare, l'imperatore romano, ma si parla in generale di sovrani. Anche la risposta di Gesù è diversa da quella data nei sinottici, almeno limitatamente alla porzione di testo che si è conservata. Viene citato Isaia 29:13, che recita: "Dice il Signore: poichè questo popolo si avvicina a me solo a parole e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e il culto che mi rendono è un imparaticcio di usi umani" (versione C.E.I.). Questo passo di Isaia è citato in Matteo 15:7-9 e in Marco 7:6-7, ma in un contesto diverso a quello della questione del tributo a Cesare. Purtroppo non ci è nota dal papiro la continuazione della risposta di Gesù. Poichè la questione del tributo è posta qui in termini più generali e vaghi rispetto a quanto raccontato dai sinottici (o dalla loro ipotetica sorgente), che invece sono assai più decisi nel descrivere la questione del tributo che i giudei dovevano pagare ai romani, una questione politica di primo piano fino alla definitiva caduta di Gerusalemme, è stato ipotizzato che P. Egerton 2 sia stato scritto abbondantemente dopo la caduta di Gerusalemme nel 70 d.C. quando ormai la questione del tributo da pagare ai romani non era più oggetto di discussione ed aveva ormai perso tutta la sua carica politica e polemica. Il richiamo del P. Egerton 2 sembra più un vago ricordo di un episodio lontano nel tempo che la descrizione di un fatto politico vivo e importante. La citazione del passo di Isaia data in P. Egerton 2, inoltre, è più vicina alla versione fornita nei sinottici che non a quella della versione greca dei LXX e questo sembra mostrare una certa relazione tra il testo dei sinottici e quello del P. Egerton 2.

Frammento 2, verso (un miracolo avvenuto in prossimità del fiume Giordano)

Testo ricostruito e tradotto dal greco. "[...] chiudere bene [...] è stato sottomesso con incertezza [...] il suo peso non pesato?"

E quando rimasero perplessi alla strana domanda, Gesù, mentre camminava, stando sul bordo del fiume Giordano, stendendo la mano destra, lo riempì con [...] e seminò sopra la [...] E [...] acqua [...] E [...] davanti a loro spuntarono frutti [...] gioia [...]

Commento. Purtroppo il frammento è alquanto danneggiato così è stato possibile ricostruire solo alcune parole, non senza incertezze. Il passo allude comunque a un evento miracoloso compiuto da Gesù nei pressi del fiume Giordano, un miracolo sconosciuto nel Nuovo Testamento.

P. Egerton 2 frammento 3 e P. Koln 255 = questi frammenti sono estremamente danneggiati (P. Koln 255 è anche molto piccolo) e non è stato possibile ricostruire un testo dalle lettere superstiti.

Gianluigi Bastia, 21/10/2006