Messianismo

 

 

Ultimo aggiornamento: 21/03/2008 - COPYRIGHT 2004-2008 -  pagine curate da  Gianluigi Bastia

 

 

  

 

“Messia” deriva dalla parola ebraica Mascî’ah (Strong’s Concordance Number 04899 [1]) che viene tradotta in greco con il termine CristÒj (Christòs). Il termine ebraico deriva dal verbo mashach che significa “ungere” pertanto Mascî’ah letteralmente significa: “l’unto”. Nel mondo ebraico l’unzione era la consacrazione, l’investitura tipica di due figure: i re ed i sacerdoti. Essa rappresentava la discesa della potenza e della volontà divina su una persona. L’Antico Testamento profetizza in molti passi la venuta di un Messia, di un re potente che gli ebrei dei tempi di Gesù e degli anni successivi aspettavano ardentemente come liberatore della terra di Israele dal giogo straniero, soprattutto da un punto di vista politico e militare; potremmo definire una simile figura come un Messia “regale” o di tipo “davidico”, in grado di ripetere le gesta del grande re Davide. Per esempio nel 132-135 d.C., una settantina di anni dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme, Shimeon Bar Kokhba, proclamato Messia da alcuni rabbini, capeggiò una grande rivolta contro i romani che finì però soffocata nel sangue e nella sconfitta come nel 70 d.C. Accanto a questa visione fortemente politicizzata del Messia vi sono anche brani dell’Antico Testamento in cui si descrive la figura di un Messia predicatore che soffre per tutta l’umanità ma è destinato a sconvolgere le sorti del mondo; potremmo definire questa seconda figura come Messia “sacerdotale” o “aronitico”, dal nome di Aronne, il sacerdote dei tempi di Mosè. I vari gruppi religiosi e le varie fazioni politiche che operavano nella Giudea del I secolo dopo Cristo aspettavano quindi la venuta di varie figure messianiche, come bene riassume Giovanni 1:19-23 passo in cui oltre al Messia si ha notizia dell’attesa della venuta di un non meglio identificato “profeta” e del ritorno di Elia. Dell’attesa di un misterioso “profeta” per gli ultimi tempi si ha traccia nei manoscritti settari di Qumran oltre che nell’autorevole passo di Deuteronomio 18:15 che recita: “il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto”. Il ritorno di Elia, rapito al cielo su un carro di fuoco (vedi 2Re, Cap. 2) è invece profetizzato in Siracide 48:9-10 e soprattutto in Malachia 3:23: “Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore”. In questa sezione esamineremo alcuni degli aspetti più interessanti legati alle profezie messianiche, esaminando anche alcuni problemi interpretativi e di trasmissione del testo nel corso dei secoli.

 

Una analisi delle anomalie e delle singolarità presenti nella vicenda del processo a Gesù Cristo alla luce delle leggi processuali contenute nel Shanedrin, un trattato contenuto nel Talmud Babilonese, è presente alla seguente pagina:

 

Arresto, processo e condanna a morte di Gesù Cristo

 

 

    Alcune interpretazioni di "Iscariota" (articolo PDF)

(con la collaborazione di Avraham Israel, Elisha Kimron, Yona Menachem Cochav)

 

 

  L'episodio di Simone di Cirene è una interpolazione? (articolo PDF) 

 

 

  Note relative al nome Barabba  

(con la collaborazione di Avraham Israel, Elisha Kimron, Yona Menachem Cochav)

 

 

 

   La profezia delle settanta settimane 

 

Analisi storica e interpretazione di una delle profezie più enigmatiche e controverse dell'Antico Testamento, la profezia delle settanta settimane di Daniele 9:24-27. Persino il celebre fisico e matematico Isaac Newton, appassionato studioso delle sacre scritture, si cimentò nell'arduo tentativo di interpretare il profeta Daniele nel trattato Osservazioni sulle profezie di Daniele e l'Apocalisse di San Giovanni, uscito postumo nel 1733.

 

     La profezia delle settanta settimane (PDF 351 KB)

 

 

 

 

Salmo 21(22)

 

Il Salmo 21 (22, secondo la numerazione ebraica: cliccare per visualizzare il testo nella versione italiana della C.E.I.) è un salmo messianico per eccellenza secondo la tradizione cristiana. Rappresenta l’invocazione di un misterioso servo sofferente che invoca Dio ed è destinato a soffire per molti. Esso ci presenta quindi una figura di Messia sacerdotale, non certo un re potente e vittorioso. Il suo incipit aramaico: “Eloì, Eloì, lemà sabactàni” è pronunciato addirittura da Gesù sulla croce prima di morire, secondo i Vangeli di Matteo (v. 27:46) e Marco (v. 15:34). Il v. 17 “hanno forato le mie mani e i miei piedi” è considerato dai cristiani un chiaro riferimento alla morte sulla croce di Gesù, trafitto ai piedi e alle mani con i chiodi. Tuttavia la Bibbia ebraica, il cui testo è basato sui manoscritti masoretici, oggi ha al v. 17 una lettura diversa da questa che omette il verbo “forare”. Nell’articolo si esaminano le differenze nell’interpretazione del v. 17 anche alla luce dei frammenti dei rotoli dei Salmi rinvenuti a Qumran e a Nahal Hever, molto più antichi dei manoscritti masoretici.

 

 

      Controversia sul Salmo 21(22) (PDF 68 KB)

 

La letteratura rabbinica applica il Salmo 21(22) a Ester (Talmud Babilonese, Midrash del salmo 22). In questo libro si racconta che il re Serse I (486-465 a.C.) ordinò per mezzo di un decreto lo sterminio del popolo ebraico. La figura sofferente nell’interpretazione ebraica del Salmo 21(22) non è quindi una persona e tantomeno il Messia ma il popolo di Israele. Generalmente molte delle profezie dell’Antico Testamento che i cristiani applicano a Gesù vengono invece applicate dagli ebrei al popolo di Israele. Nel Cap. 4 del libro di Ester compare l’invocazione della regina Ester a Dio per evitare il massacro del proprio popolo. In alcuni punti l’invocazione ha analogie con il Salmo 21(22).  

 

 

La nascita di Gesù

 

Isaia 7:10-17 (cliccare per visualizzare il testo nella versione italiana C.E.I.) è un tipico passo messianico che viene interpretato dai cristiani come annuncio profetico della nascita di Gesù Cristo da una Vergine, come sei legge in Matteo 1:22-23: “Tutto questo avvenne perchè si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta [Isaia]: Ecco, la vergine [greco: parqšnoj] concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi”. L’impiego della parola greca parqšnoj in Isaia 7:14 è confermato nella versione dei LXX del libro. Ma il testo ebraico (masoretico) di Isaia, al quale Matteo si riferisce, non contiene una parola che espressamente significa “vergine” così che l’interpretazione di Matteo, sebbene confermata nella versione dei LXX, sembra alquanto forzata, come osservato addirittura da Giovanni Paolo II nell’udienza generale del 31 Gennaio 1996 “Annuncio della maternità messianica” e come avvalorato dal testo dell’antico rotolo del profeta Isaia 1QIs a rinvenuto a Qumran, che conferma la correttezza della versione ebraica “masoretica”. Presentiamo un riassunto sulla possibile interpretazione cristiana di Isaia 7:10-14. Avraham Israel, biblista, madrelingua ebraico, ha curato la sezione relativa all'interpretazione ebraica di questo passo messianico.

 

 

      Controversia su Isaia 7:10-17 (PDF 504 KB)

 

 

    Annuncio della Maternità Messianica (PDF 48 KB)

 

 

    Genealogie di Mt. e Lc., differenze (PDF, 104 KB)

 

 

 

Il titolo di “Nazareno”

 

Matteo 2:23 contiene un riferimento a una oscura profezia che non compare in alcun punto dell’Antico Testamento: “E, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perchè si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: sarà chiamato nazareno”. Inoltre le prove archeologiche sull’esistenza della città di Nazaret nel I secolo dopo Cristo sono dubbie, tenuto anche conto che questa città non è mai nominata dagli storici del I secolo e non c’è alcuna traccia di essa ad esempio nelle opere di Giuseppe Flavio che era ebreo e nelle sue opere ha citato molte altre città e luoghi della Palestina.

 

 

     Osservazioni sul titolo di Nazareno (PDF 199 KB)

 

La città di Nazaret (web)

 

Considerazioni geografiche e archeologiche riguardanti Nazareth (web)

 

 

 

Messianismo nei manoscritti di Qumran

 

 

 

I manoscritti rinvenuti nelle grotte di Qumran parlano di varie aspettative messianiche. Particolarmente interessanti sono i documenti non strettamente biblici, ovvero gli scritti originali prodotti dalla comunità di Qumran. Nella Regola della Comunità (rotolo 1QS), nel Documento di Damasco (rotolo 4QD) e nella Regola dell’Assemblea (o "della Congregazione", rotolo 1QSa) compaiono alcuni brevi ma inequivocabili riferimenti all’attesa di un messia di tipo davidico affiancato da un messia sacerdotale “aronitico”, due diverse figure messianiche attese per la fine dei tempi. La teoria della venuta di due Messia è una caratteristica originale degli scritti settari della comunità di Qumran, nei quali compaiono in aggiunta riferimenti alla venuta del “profeta” (Regola della Comunità) e di Melchisedek (rotolo 11Q13 = 11QMelch), il misterioso sacerdote re di Salem (Gerusalemme?) citato soltanto due volte in tutto l’Antico Testamento, in Genesi 14:18-20 e nel Salmo 109. Nel 1992, inoltre, sono stati pubblicati e studiati da Emile Puech dell’Ecole Biblique et Archéologique di Gerusalemme i frammenti 4Q246 (noto come Apocalisse Aramaica) e 4Q521 (Apocalisse Messianica). Il primo di questi frammenti contiene gli appellativi di “Figlio di Dio” e “Figlio dell’Altissimo”, rarissimi nell’Antico Testamento, e sembra molto vicino allo stile e al linguaggio del Vangelo di Luca che definisce proprio Gesù Cristo come “Figlio dell’Altissimo” e “Figlio di Dio” (cfr. Luca 1:31-33 e 35). L’Apocalisse Messianica, per quello che si è conservato del manoscritto originiario, presenta un caratteristico linguaggio messianico molto simile a quello che leggiamo in Matteo 11:4-6. Presentiamo quindi alcuni testi messianici caratteristici rinvenuti a Qumran. L'invito è a documentarsi utilizzando una delle traduzioni dei rotoli di Qumran esistenti. Fra le traduzioni dei manoscritti di Qumran più autorevoli e utilizzate segnaliamo le seguenti:

 

Jean Carmignac et al., Les textes de Qumran, Paris, 1961.

 

Luigi Moraldi,  I manoscritti di Qumran, seconda edizione, UTET, Torino, 1986.

 

R.H. Eisenmann, M. Wise, I manoscritti segreti del Mar Morto, edizione italiana e traduzione

a cura di Elio Jucci, PIEMME, Casale Monferrato, 1994.

 

Florentino Garcia Martinez, I testi di Qumran, edizione italiana e traduzione a cura di Corrado Martone, PAIDEIA, Brescia, 1996 (seconda edizione pubblicata nel 2003)

 

 

 

        L’attesa dei due Messia (PDF 71 KB)

 

 

 

 

     4Q246 Apocalisse Aramaica (PDF 45 KB)         Img 4Q246 (JPG 16 KB)

 

 

 

    4Q521 Apocalisse Messianica (PDF 43 KB)      Img 4Q521 (JPG 23 KB)

 

 

 

     4Q541  Testo Aronitico (PDF 35 KB)

 

 

 

     11Q13 L’attesa di Melchisedek (PDF 126 KB)

 

 

 

 

 Dottrine della Comunità di Qumran

 

 

Dalla analisi sistemica dei manoscritti rinvenuti nelle undici grotte di Qumran emerge un quadro abbastanza preciso delle opere che sono state ritrovate. Accanto a frammenti dei libri dell'Antico Testamento, classici dell'ebraismo, vi sono infatti alcuni testi che hanno una serie di caratteristiche teologiche comuni, composti molto probabilmente da una Comunità che aveva un determinato insieme di regole e rituali e si era distaccata dal resto di Israele credendo di essere un gruppo di individui scelti, eletti da Dio, destinati a vincere una grande battaglia escatologica che si sarebbe svolta alla fine dei tempi, nella quale i giusti avrebbero definitivamente trionfato sul male. Questa Comunità aveva elaborato un insieme di dottrine originali, cioè uniche nel contesto del giudaismo del secondo tempio e non seguite dagli altri gruppi ebraici. I documenti che i critici hanno individuato come opere settarie, che possono fornire informazioni sul pensiero dei qumraniti e sono stati composti dalla Comunità sono i seguenti:

 

1) Regola della Comunità (1QS), un testo di importanza fondamentale per comprendere le dottrine e la struttura della Comunità di Qumran. Il documento descrive una struttura gerarchica comandata da un Maestro, governata da regolamenti ben precisi e da una serie di norme che disciplinavano l'ingresso dei membri esterni nella Comunità. La Regola della Comunità contiene al suo interno anche un trattato noto come Insegnamento sui due spiriti (1QS col. III,13 - IV,26) nel quale si definiscono le dottrine del predeterminismo e del dualismo cosmico, elaborate dalla Comunità in modo del tutto originale nel contesto del giudaismo del secondo tempio. Queste dottrine sono comprese in particolare nella sezione da III,13 a IV,26 di 1QS, secondo la numerazione delle colonne e delle linee che compare nell'opera di F.G. Martinez.

 

2) Inni o Hodayot (1QH). Si tratta di una serie di inni che alludono alle esperienze di un Maestro religioso che, sebbene in stretto rapporto con Dio, è stato perseguitato dai suoi nemici e abbandonato dai discepoli. Purtroppo il manoscritto è in cattivo stato di conservazione.

 

3) Rotolo della Guerra (1QM). Parla della guerra escatologica da condurre nei quaranta anni finali che precedono gli ultimi giorni della creazione. Il testo è apocalittico, non sembra descrivere una battaglia in termini reali. Nella grande guerra finale il bene e il male si scontreranno, quest'ultimo sarà destinato a essere distrutto per l'intervento di Dio. Angeli e demoni affiancano gli umani in questo colossale scontro finale: la componente umana è rappresentata dai Figli della Luce, rappresentata dalle tribù di Giuda, Levi e Beniamino, da una parte, e dall'altra dai malvagi Figli delle tenebre, rappresentata dai pagani capeggiati dai Kittim, un misterioso popolo invasore venuto da oltre mare. I Kittim nella letteratura ebraica rappresentano spesso i Greci, in particolare i Seleucidi. Ma è più verosimile che, se davvero il rotolo descrive una popolazione realmente esistente, esso faccia riferimento ai Romani in quanto il rotolo sarebbe stato composto dopo il periodo maccabaico.

 

4) Canti dell'Olocausto del Sabato (4Q400-407). Una serie di inni liturgici per i sacrifici del sabato ebraico, ritenuti le lodi offerte dagli angeli a Dio. Sono stati trovati frammenti di questi canti a Masada, per cui Hodge scrive nel suo libro:

 

"un tempo si credeva che la presenza di questa liturgia a Masada implicasse che rifugiati provenienti da Qumran l'avessero portata con loro, ma molti studiosi non sono più di questo avviso. Attualmente l'opinione diffusa è che fosse popolare in tutta la Giudea e che la sua composizione debba precedere il grosso del materiale settario di Qumran, anche se gli esempi più antichi sono datati paleograficamente al 75 avanti Cristo circa" (S. Hodge, I manoscritti del Mar Morto, Newton Compton, 2002).

 

Hodge pensa pertanto che questo non sia un testo settario ma potesse essere un documento utilizzato da vari gruppi ebraici del periodo del secondo tempio.

 

5) Commentari dell'Antico Testamento (pesharim) tra cui sono particolarmente significativi il Commentario al profeta Abacuc (1QpHab) e il Commentario al profeta Nahum (1QpNah). Questi documenti interpretano le vicende dei profeti in chiave storica quindi potrebbero essere utili per stabilire la storia della Comunità di Qumran. Sfortunatamente hanno nomi in codice, ad esempio il pesher di Abacuc parla del Maestro di Giustizia, del Predicatore falso e del Sacerdote empio e non riporta mai nomi reali.

 

Gabriele Boccaccini nel suo libro: Oltre l'ipotesi essenica - Lo scisma tra Qumran e il Giudaismo Enochico, Morcelliana, Brescia, 2003 (titolo originale dell'opera: Beyond the Essene Hypothesis - The Parting of the Ways between Qumran and Enochic Judaism, Eerdmans, 1998) sulla base di una analisi sistemica dei testi ritrovati a Qumran e di una analisi storiografica relativa alla setta degli Esseni, avanza l'ipotesi che la Comunità che compose i manoscritti di Qumran si sia originata in seguito ad uno scisma con il più ampio movimento del giudaismo enochico che si contrapponeva al giudaismo sadocita, legato a Gerusalemme e al culto del Tempio. Anche Florentino Garcia Martinez, fin da alcuni convegni e articoli pubblicati nel 1988, ha avanzato l'ipotesi, detta "di Groningen", che la Comunità di Qumran sia stata un movimento distaccatosi dal più ampio movimento degli Esseni descritto da Flavio Giuseppe ed altri storici del periodo. Di particolare importanza per lo studio della Comunità di Qumran sia a livello archeologico che letterario è avere dimestichezza con le datazioni dei manoscritti. Fin dalla loro scoperta furono fatti vari tentativi per datare paleograficamente i rotoli ritrovati a Qumran, ma questo processo risultò abbastanza impreciso, per non dire ingenuo, a causa degli scarsissimi esempi di scrittura ebraica/aramaica databili al periodo in cui vennero prodotti i rotoli. Soltanto nel 1991 a Zurigo e nel 1994 a Tucson, in Arizona, furono fatte delle prove al radio carbonio per stabilire l'età dei rotoli più importanti ritrovati a Qumran, i risultati vennero pubblicati sulla rivista Radiocarbon. Purtroppo in vari casi la precisione del metodo è ancora insufficiente per stabilire con esattezza quando furono scritti alcuni documenti di importanza capitale per comprendere le origini e lo sviluppo della Comunità, inoltre quando si esegue una prova al radio carbonio si trova sempre in agguato il pericolo di contaminazioni di vario tipo che possono alterare anche di molto il risultato fornito dalla prova, come dimostra ad esempio il caso della datazione di due campioni prelevati dalla Regola della Comunità (frammento 4Q258), sottoposta a prova nel 1994 presso i laboratori dell'Univesrità dell'Arizona. Un primo campione di questo documento risultò sorpendentemente datato tra il 134 e il 230 d.C. con probabilità 68% (datazione calibrata), dunque risultava copiato addirittura nel II secolo dopo Cristo. Un secondo campione dello stesso rotolo, prelevato da una zona diversa e meglio decontaminato, risultò invece datato tra l'11 a.C. e il 78 d.C. con probabilità 68% (datazione calibrata), oltre un centinaio di anni di differenza. Occorre quindi molta cautela anche nella interpretazione dei dati ottenuti dalle prove al radio carbonio e non solo nell'utilizzo dei dati paleografici. Per una analisi più approfondita della datazione dei rotoli di Qumran si rinvia a:

 

archeologia di Qumran e datazione dei rotoli (cliccare)

 

 

Dall'esame del corpus dei documenti settari sopra elencati emergono le seguenti dottrine fondamentali, un insieme di credenze originali nel contesto del giudaismo del secondo tempio ed elaborate dalla Comunità qumranica: 

 

1) Dottrina del Dualismo Cosmico tra bene e male o luce e tenebra, definita in 1QS, 1QM, 1QH. Nella Regola della Comunità (1QS) vi è un breve trattato noto come Insegnamento sui due Spiriti (cfr. 1QS, III,13-IV,26 secondo la numerazione di F.G. Martinez). Esso insegna che dalla creazione dell'universo per opera di Dio gli elementi della luce e delle tenebre sono presenti in ugual misura in tutta la creazione: "Dio li ha ripartiti in parti uguali e fino al tempo finale e ha posto un odio eterno fra le due parti" (cfr. 1QS, col. IV, 16-17 e 25). Bene e Male (o Luce e Tenebra) sono quindi due forze contrapposte e presenti nell'universo fin dalla sua creazione da parte di Dio. Secondo questa dottrina lo spirito del male, Belial, è stato creato espressamente da Dio per compiere il male e non appare come un essere ribelle che ha deviato da quanto prescritto da Dio. 1QS, col. III, linea 25, legge: "egli creò gli angeli della luce e delle tenebre e su di loro fondò tutte le opere". Dio quindi ha creato accanto agli angeli della luce anche quelli delle tenebre. Nella visione qumranica della creazione è impossibile ribellarsi a Dio o ammettere che Dio abbia creato qualcosa per errore, dunque il male è stato espressamente introdotto nel mondo da Dio per una sua precisa volontà. Belial, nel diffondere il male, esegue quanto Dio ha previsto per lui. Nella terminologia qumranica il male viene spesso associato alla tenebra, mentre il bene alla luce. Così i giusti o eletti sono definiti come figli della luce mentre i malvagi, gli adoratori di Belial, sono definiti i figli delle temebre. Queste due forze contrapposte sono destinate a scontrarsi fino alla fine dei tempi, quando si verificherà una grande battaglia escatologica al termine della quale il male sarà distrutto per sempre (cfr. 1QS, col. IV, 18-19). Anche se Dio ha creato il male egli non è tuttavia arbitro imparziale, ma è Colui che interverrà sempre a favore dei giusti, dei figli della luce, in modo che essi possano vincere la battaglia escatologica finale contro il male. Possiamo definire con giusta ragione questa concezione dottrinale come fortemente predeterministica. Del resto la Regola della Comunità nel descrivere le opere degli angeli della luce e di quelli delle tenebre afferma che: "Egli (cioè Dio) conosce il risultato delle loro opere e per tutti i tempi" (cfr. 1QS, col. IV, 25).

 

Lo studio del primo libro di Enoc (cliccare), del quale si sono ritrovati alcuni frammenti aramaici proprio a Qumran, secondo autori del calibro di Paolo Sacchi, Florentino Garcia Martinez, Gabriele Boccaccini è fondamentale per comprendere il clima religioso e filosofico della Comunità di Qumran e del giudaismo del secondo tempio. 1 Enoc è un'opera stratificata, costituita di varie sezioni che sono state aggiunte nel corso dei secoli dai gruppi più vari. A Qumran sono state ritrovate alcune sezioni, quelle più antiche, di 1 Enoc mentre altre porzioni del libro mancano, forse perchè sono state semplicemente scritte dopo la scomparsa della Comunità oppure perchè sono state scritte durante il periodo di attività della Comunità ma sono state censurate dai qumraniti. 1 Enoch attribuisce la presenza del male nel mondo alla ribellione di alcuni angeli caduti che erano stati posti da Dio a guardia dell'umanità. Così il libro propugna una visione fortemente dualistica dell'universo, con i due poli costituiti dal bene, da una parte, e dal male dall'altra. Ma l'origine del male, secondo 1 Enoch, non è stata voluta da Dio ma dalla ribellione di questi esseri, contrariamente a quanto sostenuto dalla dottrina qumranica che vede in Dio autore anche del male. La teoria degli angeli caduti è una delle sezioni più antiche del primo libro di Enoc, quindi secondo gli studi più recenti doveva essere conosciuta ai membri della Comunità di Qumran. Boccaccini vede in 1 Enoc uno dei testi fondamentali per comprendere la storia della Comunità di Qumran a partire dallo scisma tra giudaismo enochico e giudaismo sadocita, avvenuto probabilmente fin dai tempi dell'esilio babilonese nel VI secolo avanti Cristo. Gli enochici, che avevano una visione del mondo diversa dai sadociti, avrebbero composto opere quali 1 Enoc, il libro dei Giubilei, il Documento di Damasco, il Testamento di Levi e, secondo l'interpretazione di Boccaccini, anche il Rotolo del Tempio e la lettera Alakika 4QMMT.

 

2) Dottrina del predeterminismo, definita in 1QS, 4Q186, 1QH. I membri della Comunità hanno ulteriormente elaborato la dottrina del dualismo cosmico sostenendo che Dio predetermina la quantità morale di ogni individuo prima della nascita, stabilendo la sua attitudine verso il bene oppure verso il male. Questa quantità morale secondo la dottrina qumranica è immutabile durante la vita di un individuo. Ogni uomo quindi ha una certa proporzione di bene (o luce) e una certa proporzione di male (tenebra) che non può cambiare nel corso della vita. Un documento ineteressante da questo punto di vista è 4Q186 = 4QCryptic, un testo fisognomico e astrologico che pretende di determinare le parti di luce e di tenebra che ciascuno possiede, in funzione dei suoi tratti fisiognomici e di dati astrologici. Il destino degli uomini è quindi segnato fin dalla loro nascita e non è modificabile con il libero arbitrio umano in quanto nessun individuo può cambiare il destino voluto da Dio. Pertanto fin dalla nascita è già stato stabilito e predeterminato se un individuo apparterrà al bene oppure al male, se sarà destinato a salvarsi e a godere del trionfo dei giusti alla fine dei tempi oppure se sarà definitivamente distrutto da Dio assieme al male. I qumraniti si sentono una Comunità di eletti all'interno di Israele. Non è più Israele ad essere il popolo eletto da Dio tra tutti i popoli e tutte le generazioni della terra ma sono i qumraniti a essere eletti, scelti da Dio all'interno del popolo ebraico. Una versione modificata di questa dottrina del predeterminismo è un dogma del calvinismo e di molte delle Chiese cristiane fondamentaliste o evangeliche. La Comunità aveva addirittura elaborato una serie di regole per stabilire se un individuo era orientato al bene oppure al male e il Maestro di Giustizia, il capo della Comunità di Qumran, doveva essere in grado di stabilire se un nuovo adepto poteva essere ammesso alla Comunità in virtù delle sue qualità morali. Pare che la Comunità ritenesse ciascun individuo costituito di nove parti di bene e male in differenti proporzioni, da otto parti di bene a una di male fino a otto parti di male a una di bene. A Qumran sono anche stati ritovati frammenti di una sorta di testo di divinazione che mescola astrologia e fisiognomica, che si sarebbe potuto utilizzare per determinare la natura morale dei singoli candidati.

 

E' interessante notare che sebbene a Qumran, nella grotta 4Q, siano stati ritrovati non pochi frammenti aramaici attribuiti al primo libro di Enoc, non è mai stato ritrovato alcun frammento della cosiddetta sezione della parabole di 1 Enoc, la parte che va dal Cap. 37 al 71 del libro. Questa sezione è spiccatamente cristiana, tutta la seconda parabola è dedicata alla descrizione delle azioni compiute dal Figlio dell'Uomo che è eletto da Dio a giudicare tutto il creato alla fine dei tempi. Dal momento che nessun frammento di questa sezione è stato ritrovato a Qumran fin dal 1976, quando Milik pubblicò il testo di questi documenti aramaici di 1 Enoc, si pensava che fosse una composizione tarda e sorta in ambienti cristiani, forse addirittura verso il II secolo dopo Cristo. Ma è possibile, come ha osservato Boccaccini, che 1 Enoc sia in realtà una composizione precristiana semplicemente censurata a Qumran e scritta dopo lo scisma tra la Comunità e il movimento enochico. Infatti in una visione predeterministica dell'universo non ha senso essere giudicati e condannati dal Figlio dell'Uomo delle parabole: se Dio ha espressamente preordinato gli individui a commettere il bene oppure il male e ha inoltre predestinato le loro azioni e la loro fine, che senso ha giudicarli?

 

3) Coincidenza del male con l'impurità. Il male è presente nel mondo da sempre, esso è la forza oscura capace di indurre l'individuo al peccato e di renderlo così impuro. Poichè tutti gli individui hanno almeno una parte su nove di male, è possibile che anche persone fondamentalmente giuste qualche volta sia indotte a commettere il male e a diventare così impuri. La Comunità aveva quindi elaborato un complesso sistema di rituali per la purificazione e l'espiazione del male.

 

4) Necessità dell'isolamento. Come diretta conseguenza della dottrina del predeterminismo i qumraniti si sentono gli eletti, il gruppo predestinato da Dio fin dall'inizio del mondo a vincere la battaglia finale contro il male. Tutto Israele avrebbe poi seguito le usanze della Comunità una volta che questa avrebbe trionfato definitivamente sul male. La Comunità aveva tutto un complesso di regole da rispettare e requisiti per esservi ammessi. Essa era guidata da un Maestro per il quale la Regola della Comunità era una specie di manuale che regolava l'ingresso nella Comunità e stabiliva le leggi che governavano la vita degli individui. Compreso nella Regola della Comunità vi è un Manuale di Disciplina che indica le modalità di ammissione all'interno della Comunità e poi descrive le regole che governano tutti gli aspetti della vita dei membri. Sebbene abbia non poche anomalie e contraddizioni, la teoria che la maggioranza degli esperti ritiene più verosimile è che i membri della Comunità descritta nelle opere settarie dei rotoli ritrovati nelle grotte di Qumran si fossero ritirati in isolamento nel deserto, occupando il sito archeologico oggi noto come Khirbet Qumran. Le grotte distano da poche centinaia di metri a qualche km da questo sito, nel quale l'archeologia ha portato alla luce segni di abitazione fin dal periodo israelitico, antecedente la conquista babilonese del 586 avanti Cristo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nota: questo sfondo è stato costruito a partire da una pagina del papiro P46 (fine II – inizio III secolo d.C.)

 

 


 

[1] Con il nome “Concordanze di Strong” si intende l’elenco di tutte le parole che compaiono nella Bibbia con l’indicazione dei versetti in cui sono utilizzate. Ad ogni parola viene associato un numero che la identifica univocamente e al numero il termine ebraico (per l’A.T.) oppure greco (per il N.T.). L’elenco delle parole secondo Strong è stato ricavato sul testo della Bibbia del Re Giacomo. Si tratta di uno strumento molto utile per controllare la frequenza, determinare il numero di occorrenze e l’uso e il significato originale di tutte le parole che compaiono nella Bibbia, oltre che per eseguire ricerche nei testi. Un sito che contiene le concordanze di Strong e un motore di ricerca per lo studio della Bibbia è ad esempio: http://www.eliyah.com/lexicon.html.