Interpretazione di Giosuè 10:12-13

 

Aggiornamento: 07/10/2006    Articolo scritto da: © Avraham Israel, biblista, esperto di ebraismo

 

 

 

 

In questo articolo procederò alla dimostrazione pratica secondo cui Giosuè, nel suo canto, non chiese al Sole di arrestare il suo consueto moto apparente, ma di glorificare l'avvento delle tenebre come intervento diretto di Dio nella sua battaglia (vedi libro di Giosuè, 10:12-13).


Come prima caratteristica di questo racconto, narrato al Cap. 10 del libro profetico omonimo, noteremo già una prima inversione dei fatti rispetto a quelli che abbiamo imparato finora. Secondo la narrazione infatti Giosuè si trovò nel mezzo fra le due importanti località del miracolo divino: Ghiv'on e Emek Aialon. Dal suo punto d'osservazione, in Morad Bet Hhoron, egli vide il Sole in Ghivon, ad Est, la direzione in cui il Sole sorge nel solstizio d'inverno e la Luna ad Ovest, dal lato opposto come di consueto una Luna piena e ben illuminata. Egli ricorda l'evento miracoloso che fece oscurare questi due astri illuminanti come nella Shirat haYam dopo l'uscita dall'Egitto, nella quale sono usati gli stessi termini del nostro canto in esame. Il profeta Isaia allude all'evento come provocato da un'esplosione vulcanica ed è questa che con i suoi fumi oscurerà l'atmosfera e provocherà la caduta dei massi sui nemici giganti.

L'argomento è strettamente collegato alla corretta lettura di Genesi, secondo cui il Sole fu creato prima dell'inizio della Creazione e cioè prima dell'imperativo per la formazione della luce. Il sefer hayashar di cui parla il capitolo di Giosuè, secondo le traduzioni aramaiche, le due versioni del Talmud e diversi midrashim, è il libro di Genesi. L'argomento è molto articolato, richiama diversi argomenti e diversi passi biblici e talmudici e pertanto richiede un certo impegno. Si consideri che le traduzioni, per quanto riguarda questo evento in particolare sono molto fuorvianti a causa delle parole usate e del contesto mal compreso. Come sicuramente già avrò detto in altre occasioni, per poter leggere correttamente l'ebraico bisogna capire molto bene il contesto. Essendo una lingua che si scrive con sole consonanti e anche molto particolare, se non si conoscono le parole e l'appoggio del tramandamento orale è quasi impossibile leggerlo e capirlo correttamente. Non c'è da meravigliarsi di questa mia ultima affermazione perchè anche i traduttori hanno usato principalmente il tramandamento orale ebraico del testo masoretico (TM) per poter tradurre. L'evento del "Oscurati Sole" illumina tanti altri passi biblici, chi riesce ad afferrarne il significato troverà la luce su gran parte della Bibbia che fino a quel momento era solo enigma. Come disse Rav. Levi ben Ghershom (scienziato e commentatore biblico vissuto intorno all'anno mille) non ha alcun senso interpretare il miracolo col "fermati Sole", che bisogno avrebbe avuto Giosuè di chiedere un simile miracolo quando aveva ben visto i miracoli compiuti in Egitto? La colonna di luce è un buon punto di partenza per capire che in effetti il miracolo era superfluo, non era necessario ed oltre misura, nonché utopico. Il miracolo vi fu, ma di tutt'altro genere. Molti credono di aver letto nel capitolo che il Sole stava per tramontare e che Giosuè avesse bisogno di prolungare il giorno per portare a termine la battaglia, cosa questa assente nel racconto biblico ed opposta alla consuetudine del sistema di Giosuè.

 

Nel link che segue potrete osservare il campo di battaglia e la posizione di Giosuè. La Cartina è tratta dall'edizione ebraica: Karta, dell'atlante biblico ed io ho solo aggiunto la località di Emmaus (vedremo in seguito il motivo) e ho tradotto in italiano i nomi delle località interessate. In alto a destra noterete un mio commento sul nome della città in cui fu sepolto Giosuè.

 

Mappa Battaglia (JPEG 158 KB)

 

Gli emorrei dopo aver visto che gli abitanti di Ghiv'on avevano fatto la pace con gli israeliani decisero di attaccarli. Intanto arrivano dei messaggeri a Jehoshua, che si trova a Ghilgal col suo esercito e lo mettono al corrente dell'attacco chiedendo l'aiuto degli israeliani. Giosuè consulta il Signore che gli dà l'approvazione e gli israeliani marciarono tutta la notte da Ghilgal, vicino al Mar Morto, fino a Ghiv'on verso Ovest, 900 metri in salita, per più di 20 chilometri. Ghilgal è sito in una depressione di circa - 300 mt. sotto il livello del mare mentre Ghiv'on si trova a circa 600 mt. sopra il livello. Il testo dice che gli emorrei furono colti di sorpresa e sconfitti, ma non del tutto. I combattimenti si svolsero di notte come il lungo viaggio e ora gli israeliani inseguono gli emorrei verso Bet Horon (620 metri), verso ovest, in salita e poi una discesa di circa 200 metri. Intanto si vedono le prime luci dell'alba e Giosuè non vuole perdere l'occasione di portare a termine la sconfitta e fu questo il momento in cui comanda al Sole di oscurarsi su Ghiv'on, dove è già luce e alla Luna piena di non far luce sulla valle di Aialon, che stà verso ovest. Ora, quando c'è la Luna piena, il Sole sorge quando essa tramonta. Se si dà uno sguardo ai meridiani delle tre località si nota che c'è una differenza di circa 5 minuti, quindi se Giosuè si trova al centro, a Bet Horon sta per spuntare il Sole dalla direzione di Ghiv'on, dove è già luce da 2 minuti mentre nella valle di Aialon c'è ancora la luna piena, che illumina la valle ed è ancora notte, cioè cinque minuti prima dell'aurora. Non vi sono dubbi che Giosuè si trovava a Bet Horon e non ci sono dubbi che erano le prime luci dell'alba perchè solo da lì si può osservare il Sole in direzione di Ghiv'on e la Luna in direzione Aialon. Quindi Giosuè non avrebbe avuto alcun motivo di desiderare che il Sole si fermasse, se desiderava che vi fosse luce, anzi avrebbe desiderato che esso si alzasse più rapidamente. Invece egli desiderava che vi fosse buio e non avrebbe avuto senso dire che la Luna di fermarsi, perchè stava per tramontare. Il miracolo è successo nella discesa da Bet Horon verso la valle di Aialon, in direzione Sudovest, dove ci sono chiari segni di eruzione vulcanica.


Il profeta Ishaia, parlando di quel miracolo, dice che fu fatto per mezzo di un vulcano, in ebraico: "har perazim" (Ishaia 28:21). "Har perazim" è sinonimo di "har gaash" = vulcano (dizionario sinonimi e contrari di Etan Avnion). Giosuè sapeva che si trovava ai piedi del vulcano e desiderava che i suoi fumi oscurassero la zona. Infatti egli usa il termine: "dom" = "smetti", infatti poi lo stesso verso dice che il Sole ha smesso e usa il verbo con la stessa radice: "damam", che significa appunto: smettere, ma anche scomparire (dizionario di Ben Shushan). Nel dizionario dei sinonimi e contrari alla voce: "dom" dice: "afsaccà" = pausa; "sheket" = "tacere". Invece alla voce "azzor" = "fermati!" non figura "dom" come sinonimo. Ma è comunque chiaro che "dom" è l'imperativo del verbo: "damàm" che è usato nello stesso verso nella forma: "yadom" = smise, scomparve. Dato che il verbo al passato significa anche scomparire, io proporrei di tradurre anche l'imperativo allo stesso modo: "Shemesh be Ghiv'on dom... wa-yadom ha shemesh" = "Sole in Ghiv'on scompari...e scomparve il Sole". Se il compito del Sole è quello di illuminare e dico: smetti! Sto dicendo di smettere di far luce come a chi parla gli dico di star zitto. Se gli dico: "pausa!" sto dicendo di smettere di far luce fino a che porto a termine la missione. Quello fu un gran miracolo perchè il vulcano fece cadere dal cielo grandi pietre oltre ad oscurare l'intera zona. Non solo, vi fu contemporaneamente una tempesta e cadde dal cielo anche grandine. Il Signore aveva ascoltato la voce di un uomo, causando una tempesta e rendendo attivo il vulcano, ma non solo questo perchè le pietre e la grandine cadeva solo sopra i nemici. Sia Lodato il Suo Nome.

La TNM sbaglia, come tutte le traduzioni, per non averne individuato correttamente il contesto, ma va oltre e traduce "dom" con : "immoto". Il termine usato nell'ebraico è "Dom" imperativo dalla radice "damam" = "smettere", "tacere", "scomparire". L'altro termine usato, prima per la Luna e poi per il Sole, è di radice "amad" che può avere significati opposti e contraddittori, dipende il contesto in cui è inserito: può significare : "stare in piedi", "cessare", "essere presenti", "rimanere","essere attivi" ed "essere inattivi", "pronto", etc. Nel nostro caso essendo usato coi termini "dom" = smetti e "wayidom" = "e smise" il termine "amad" assume il senso di inattività, ma inattività dal fare luce perchè questo è il compito del Sole: illuminare, come detto in Genesi. Ma non solo, questo termine è usato nella terminologia biblica proprio col senso dell'arresto della luminosità come ad esempio in Habacuc 3:10-11: "shemesh yareach amad zhevulà", "amad" = "smise" di far luce nella "zhevulà" che è il cielo, oppure, si può intendere che è rimasto dov'era, dietro le nuvole, nel suo luogo che è appunto la "zhevulà" e non dà la sua luce. La N. Diodati traduce: "[11] Il sole e la luna sono rimasti nella loro dimora; alla luce delle tue frecce si sono mossi veloci, al lampeggiare della tua lancia sfolgorante". La Luzzi: "[11] Il sole e la luna si fermano nella loro dimora". La CEI invece pare sia stata ispirata (poi vi spiegherò perchè) e traduce, considerando anche il verso prima, così: "In alto il sole tralascia di mostrarsi, [11] e la luna resta nella sua dimora".

Il giorno di Dio è un giorno di Buio e non di Luce. Spesso è descritta nella Bibbia questa situazione di oscurità causata da spesse nubi e di pietre e fuoco cadute dal cielo. La Bibbia dice che quando le nazioni circondano il popolo di Israel per dividersi la terra del Suo Tempio, la terra della regalità universale, Egli rende attivi i vulcani, sia quelli locali che quelli di tutto il mondo. Gli stessi vulcani, così tanto misteriosi, che danno il loro continuo supporto all'atmosfera terrestre, gli stessi che fanno vivere, al momento giusto puniscono e creano catastrofi a livello globale: oscurità, morte, carestie, terremoti, peste, etc. Niente e nessuno può far fronte o può difendersi in alcun modo contro i vulcani e in ciò, dice sempre la Bibbia, è mostrata la potenza di Dio: chiunque grida a Lui si salverà. Dove nessuno può salvare Lui è sempre lì pronto a soccorrere e in ciò tutti conosceranno che Egli è. Più volte nella storia intere civiltà sono state cancellate dalle eruzioni vulcaniche, questa energia misteriosa che viene dalle viscere della terra è la stessa che alimenta il Sole, le stelle e i pianeti. Essa è la potenza di Dio che alimenta l'universo intero.
 

Però se abbiamo ben capito che secondo il racconto la posizione della Luna era opposta a quella del Sole e che il Sole non stava per tramontare perchè stava ad Est, dove sorge, siamo già a buon punto. Come avevo già detto all'inizio, per comprendere questo racconto storico dobbiamo azzerare la mente, dobbiamo liberarla da tutti quei pensieri che paiono apparentemente scritti nella Bibbia, ma che invece sono solo frutto dell'immaginazione. Se non vi tornano chiare queste mie ultime parole vi sarà difficile comprendere il resto. Per esempio il testo non dice che Giosuè aveva bisogno di Luce, non dice che il Sole stava per tramontare, non dice che il Sole stava immobile, nemmeno leggendolo dalla vostra traduzione, fateci caso, non dice che il primo combattimento si svolse di giorno, etc. Dovete liberare la vostra mente da questi pensieri che non provengono dal testo biblico, ma provengono invece dalla vostra tradizione, quando lo avete sentito per la prima volta, questo episodio vi è stato inculcato così. Dunque se volete, applicate pure il "Sola Scriptura". Ne sarei felice.

Altri particolari:


1) il verso 12 è un canto. Ha le stesse caratteristiche della SHirat hayam = il canto del mare, che narra la vittoria dopo l'apertura e l'attraversata del Mar Rosso. E a proprio lì c'è una profezia, che riguarda gli eventi futuri che si svolsero con Giosuè.

2) Il riconoscere il modo di combattere di Dio contro le Nazioni gentili che lo circondano per dividersi la terra di Israel.

3) Il testo dice che la battaglia è combattuta da Dio, Egli combatte per Israel e ciò si identifica nelle scritture con gli effetti tettonici delle eruzioni vulcaniche. Questo fatto è descritto da David nel Salmo 18 e nel suo parallelo di 2 Samuele e in tanti altri luoghi della Scrittura.

4) Il fatto è descritto con un linguaggio unico che lo distingue bene da altri fatti e lo accomuna col "Yom HaShem", il giorno del Signore.

5) Nella Bibbia questo tipo di battaglia Divina è ripetuto più volte: con Abramo, con Giacobbe, con Mosè, con Davide e in varie battaglie e si conclude alla fine dei tempi nell'ultima guerra delle Nazioni gentili contro il popolo di Israel. Gesù Cristo stesso lo confermò: il Sole e la Luna si oscureranno, le stelle cadranno dal Cielo, come nella battaglia contro Sisra, dove le stelle combatterono contro di lui. Le stelle che cadono dal cielo è una espressione che descrive l'eruzione vulcanica di grande intensità, proiettando materie infuocate. Terremoti in vari luoghi della Terra, carestie e pestilenze. Gli studiosi moderni affermano che la catastrofe di proporzioni globali del 535 d.C. fu causata da un solo vulcano che oscurò il cielo di tutto il pianeta per ben 18 mesi, causando carestie, tempeste, terremoti e pestilenze in tutta la Terra.
 

"Fu allora che Giosuè parlava a Geova, il giorno che Geova abbandonò gli amorrei ai figli d'Israele, e diceva davanti agli occhi d'Israele: " (Giosuè 10:12, trad. NM)

La NM rende più fedele il verso 12: Fu allora, ebraico:"az", cioè in quell'occasione a Beth Horon. Parlava a **** biblicamente significa: Lodava Dio.

"Il sole adunque si arrestò in mezzo del cielo e non si affrettò a tramontare, per lo spazio d'intorno ad un giorno intiero." (ver. 13, trad. Diodati)"

A questo punto le versioni bibliche che ho consultato non traducono perfettamente, ma comunque, anche così non dicono quello che generalmente si immagina. Si avvicinano di più secondo me la vecchia Diodati sopra citata e la CEI: «Stette fermo il sole in mezzo al cielo e non si affrettò a calare quasi un giorno intero. ...» Fate caso alla posizione della virgola della Diodati, rispetta la punteggiatura del TM ebraico. E fate caso alla CEI che dice: "stette" cioè rimase dov'era. Ora applicate ciò che avete imparato prima e cioè che il "fermati" implica biblicamente un arresto di luminosità e non del moto apparente del Sole. L'espressione finale la prendiamo in prestito dalla vecchia Diodati: "per lo spazio d'intorno ad un giorno intiero". Dunque: il Sole si oscurò durante il suo sorgere perchè stava ad Est, a Gabaon. L'oscuramento atmosferico dei fumi del vulcano oscurano pure la Luna, che poco dopo in ogni caso con l'alzarsi del Sole, tramontò e rimase solamente il Sole di giorno. L'evento comincia di notte, dura per l'intero periodo diurno e finisce di notte. Nel verso 13 si parla del Sole e non della Luna: non c'èra ragione perchè appunto la Luna piena era già tramontata. Il Sole, dice l'ebraico, "wayaamod" usando la radice: "amad" (già spiegato sopra) e potremmo dire pure che rimase nel mezzo del cielo, nel suo punto di maggior luce, ma non lo vediamo perchè tutto è buio. Se dovessimo raccontare un fatto simile per dire che il cielo era molto buio diremmo che era buio a mezzogiorno che è il punto in cui il Sole dovrebbe dare il massimo della luce, ma invece proprio in quel momento: "wayaamod", rimase dov'è, cioè lì dove stava prima, coperto dalle nuvole di fumo e vapore acqueo. Poi il verso continua e dice che non "si affrettò a tramontare". Prima di andare all'ebraico lasciamolo così com'è. Fate caso che il verbo: "affrettare" non significa: rimanere immobile, ma piuttosto un accelerare del movimento.

Ma quando il Sole diventa frettoloso a tramontare? Quando è vicino al tramonto. Dunque il verso dice semplicemente che l'atmosfera rimase buia:

1) il Sole e la Luna si oscurarono al momento del sorgere del Sole;

2) il Sole rimase buio a mezzogiorno;

3) il Sole rimase buio anche al tramonto, quando è solito affrettarsi.

Ciò equivale a dire che non si è visto per tutto il giorno e appunto il verso conclude: "per lo spazio d'intorno ad un giorno intiero" (vecchia Diodati).

Ma il verbo "azz" non significa sempre: "affrettò" o più precisamente non significa generalmente "affrettò", ma in certi casi può assumere quel senso. Analogamente può assumere questi altri di sensi: "stressato", "pressato", "l'aver poco spazio", "essere costretti", "correre con difficoltà" e più precisamente "essere in stato di sventura" o "in difficoltà". Noi useremo questo ultimo significato per tradurre il verso perchè questo termine è usato nel targum aramaico per tradurre l'ebraico "azz": "dahhuk" = pressato, in difficoltà. "E il Sole rimase oscuro nel mezzo del cielo e non ebbe difficoltà a tramontare".

Oppure, per far contenti i traduttori: si oscurò per metà cielo e non si affrettò a tramontare come quando tramonta in un giorno intero. Vale a dire che in un giorno intero tramonta in fretta, quel giorno invece no, perchè per tutto il giorno, pareva di essere al tramonto a causa della scarsa luce atmosferica e invece il Sole non tramonta, se non dopo un giorno intero. Possiamo dare anche altre interpretazioni, possiamo adeguarle alle vostre traduzioni come volete, ma non che il Sole arrestò il suo movimento apparente, non ve ne era la ragione e l'Ebraico avrebbe usato altri termini e non i soliti termini biblici usati per l'oscurità della guerra del Giorno del Signore.
 

Ora fate caso alle seguenti parti in grassetto e sottolineate. Dal profeta Gioele, alcuni versi del suo libro dalla traduzione italiana Nuova Riveduta:

Cap. 1

[6] Un popolo forte e innumerevole
è salito contro il mio paese.
I suoi denti sono denti di leone,
e ha mascelle da leonessa.
(...)
[15] Ahi, che giorno!
Poiché il giorno del SIGNORE è vicino,
e verrà come una devastazione mandata dall'Onnipotente.

Cap. 2
 

[1] Sonate la tromba a Sion!
Date l'allarme sul mio monte santo!
Tremino tutti gli abitanti del paese,
perché il giorno del SIGNORE viene, è vicino,
[2] giorno di tenebre, di densa oscurità,
giorno di nubi e di fitta nebbia!
Come l'aurora, si sparge sui monti
un popolo numeroso e potente,
quale non se n'è mai visto prima,
e non se ne vedrà mai più in appresso negli anni delle generazioni future.

(...)
[10] Davanti a loro la terra trema,
i cieli sono scossi,
il sole e la luna si oscurano,
le stelle perdono il loro splendore.

[11] Il SIGNORE fa sentire la sua voce davanti al suo esercito,
perché le sue schiere sono innumerevoli,
perché l'esecutore della sua parola è potente,
perché il giorno del SIGNORE è grande, davvero terribile!
Chi potrà sopportarlo?
(...)
[30] Farò prodigi nei cieli e sulla terra:
sangue, fuoco, e colonne di fumo.
[31] Il sole sarà cambiato in tenebre,
e la luna in sangue,
prima che venga il grande e terribile giorno del SIGNORE.
[32] Chiunque invocherà il nome del SIGNORE sarà salvato;
poiché sul monte Sion e a Gerusalemme vi sarà salvezza,
come ha detto il SIGNORE,
così pure fra i superstiti che il SIGNORE chiamerà.

Cap. 3

[1] «Infatti ecco, in quei giorni, in quel tempo,
quando ricondurrò dall'esilio quelli di Giuda e di Gerusalemme,
[2] io adunerò tutte le nazioni,
e le farò scendere nella valle di Giosafat.
Là le chiamerò in giudizio
a proposito della mia eredità, il popolo d'Israele,
che esse hanno disperso tra le nazioni,
e del mio paese, che hanno spartito fra di loro.

(...)
[11] Affrettatevi, venite, nazioni circostanti,
e adunatevi!
Là, o SIGNORE, fa' scendere i tuoi prodi!
[12] «Le nazioni si muovano e vengano
alla valle di Giosafat!
perché là io mi metterò seduto per giudicare tutte le nazioni circostanti.
(...)
[15] Il sole e la luna si oscurano
e le stelle perdono il loro splendore.

[16] Il SIGNORE ruggirà da Sion,
farà sentire la sua voce da Gerusalemme,
e i cieli e la terra tremeranno;
ma il SIGNORE sarà un rifugio per il suo popolo,
una fortezza per i figli d'Israele.
[17] «Voi saprete che io sono il SIGNORE, il vostro Dio;
io dimoro in Sion, il mio monte santo;
e Gerusalemme sarà santa,
e gli stranieri non vi passeranno più.


Cap. 38 di Ezechiele:

[14] Perciò predici, figlio dell'uomo, e annunzia a Gog: Così dice il Signore Dio: In quel giorno, quando il mio popolo Israele dimorerà del tutto sicuro, tu ti leverai, [15] verrai dalla tua dimora, dagli estremi confini del settentrione, tu e i popoli numerosi che sono con te, tutti su cavalli, una turba grande, un esercito potente. [16] Verrai contro il mio popolo Israele, come un nembo per coprire la terra. Sul finire dei giorni io ti manderò sulla mia terra perché le genti mi conoscano quando per mezzo tuo, o Gog, manifesterò la mia santità davanti ai loro occhi. [17] Così dice il Signore Dio: Non sei tu quegli di cui parlai nei tempi antichi per mezzo dei miei servi, i profeti d'Israele, i quali, in quei tempi e per molti anni, profetizzarono che io ti avrei mandato contro di loro? [18] Ma, quando Gog giungerà nel paese d'Israele - parola del Signore Dio - divamperà la mia collera. [19] Nella mia gelosia e nel mio furore ardente io vi dichiaro: In quel giorno ci sarà un gran terremoto nel paese di Israele: [20] davanti a me tremeranno i pesci del mare, gli uccelli del cielo, gli animali selvatici, tutti i rettili che strisciano sul terreno e ogni uomo che è sulla terra: i monti franeranno, le rocce cadranno e ogni muro rovinerà al suolo. [21] Contro di lui, per tutti i monti d'Israele, chiamerò la spada. Parola del Signore Dio. La spada di ognuno di essi sarà contro il proprio fratello. [22] Farò giustizia di lui con la peste e con il sangue: farò piovere su di lui e le sue schiere, sopra i popoli numerosi che sono con lui, torrenti di pioggia e grandine, fuoco e zolfo. [23] Io mostrerò la mia potenza e la mia santità e mi rivelerò davanti a genti numerose e sapranno che io sono il Signore». (Ezechiele 38, traduz. CEI).

[9] Ecco il giorno del SIGNORE giunge:
giorno crudele, d'indignazione e d'ira furente,
che farà della terra un deserto
e ne distruggerà i peccatori.
[10] Poiché le stelle e le costellazioni del cielo
non faranno più brillare la loro luce;
il sole si oscurerà mentre sorge,
la luna non farà più risplendere il suo chiarore.


(Isaia cap. 13 trad. N. Riveduta)


Qui apporterei una piccola correzione alla traduzione sostituendo "costellazioni del cielo" con pianeti.
Potete notare in questo verso di Isaia che mostra la caratteristica del Giorno del Signore che è appunto quella di far oscurare gli astri ed il Sole si oscura proprio nel suo sorgere. E come abbiamo letto nel libro di Gioele tale oscuramanto nel giorno del Signore avviene per mezzo di fitte nuvole:

il giorno del SIGNORE viene, è vicino,
[2] giorno di tenebre, di densa oscurità,
giorno di nubi e di fitta nebbia!


(Gioele, Cap. 2)

Anche Ezechiele fornisce una chiara descrizione di tale oscuramento mediante le nuvole:

[7] Quando ti estinguerò, velerò i cieli
e ne oscurerò le stelle;
coprirò il sole di nuvole,
la luna non darà la sua luce.
[8] A causa di te, oscurerò tutti gli astri che splendono in cielo
e stenderò le tenebre sul tuo paese,
dice DIO, il Signore.

 

Questa è una foto satellitare del posto. A destra il puntino indica il monte Ghivon, al centro Beth Hhoron e a sinistra la città di Aialon.
 

Foto satellitare (JPEG 294 KB)

 


Sezione del sito Papirologia NT - a cura di G. Bastia - Copyright A. Israel © 2004-2007