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2.4 Il frammento 7Q8

 

Autore: Ó Gianluigi Bastia, diritti riservati

 

Ultima revisione: 10/09/2006 – richiede carattere greek.ttf

 

 

Il frammento 7Q8 conterrebbe secondo G.W Nebe ed E. Muro alcune lettere situate all’estrema sinistra di una colonna posta immediatamente a destra della colonna alla quale appartengono il 7Q4,1 e il 7Q12, precedentemente discussa (vedi Figura 5). 7Q8 presenta 4 linee: sulla linea 1 è ipotizzata la presenza di una sigma (maiuscolo “C”) anche se la lettera è molto danneggiata ed è difficile da decifrare, potrebbe anche trattarsi di una omega od altra lettera “tondeggiante”. Alla linea 2 si legge abbastanza chiaramente la sequenza eso; le prime due lettere sono sicure, la terza risulta invece incompleta e potrebbe essere anche una seconda sigma. Nella linea 3 si vedono le lettere ah oppure lh (qui Nebe e Muro propendono per questa seconda ipotesi) infine sulla linea 4 c’è la traccia di una lettera molto danneggiata, della quale è visibile la sola porzione sinistra, che viene identificata da Nebe e Muro con una ni. Potrebbe comunque trattarsi di una mi. Con sette lettere di cui solo tre sicure diventa alquanto incerta qualunque attribuzione di questo piccolo frammento. Solo l’andamento delle fibre di papiro di 7Q4,1 e 7Q8 consente di stabilire, secondo Muro, che i due frammenti sono situati uno a fianco dell’altro restringendo il campo delle ipotesi. La griglia paleografica dell’attribuzione di 7Q8 ad 1 Enoch 103:7-8 è riportata in Tabella 5. Nella linea 1 è posizionata la seconda parte della parola kataxousin presente nel versetto 103:7; si suppone infatti che il copista sia andato a capo spezzando la parola in kataxou e sin. La sigma sarebbe naturalmente scritta in maiuscolo come “C”, come usuale nei manoscritti di questo periodo. Nella linea 2 si va a capo spezzando la parola megalÍ in due parti a cavallo tra la linea 2 e la linea 3. Analogo discorso sulla linea 3 dove la preposizione en è supposta spezzata in e + n su due linee (3, 4). Alle linee 2 e 3 si ipotizza che lo iota ascritto delle parole anagkÍ e megalÍ fosse presente nel testo, a seguire la H con cui terminano entrambe le parole. Questa pratica era caratteristica dei manoscritti più antichi, scritti prima di Cristo, abbiamo esempi tratti da frammenti della Bibbia dei LXX (1).

 

Linea

Testo greco identificato 7Q8

Num. lettere

1

sin taj yucaj umwn kai ekei

22

2

esontai en anagkhi mega

20

3

lhi 8kai en skotei kai e

18

4

n pagidi kai en flogi

17

 

Tabella 5 - Identificazione del frammento 7Q8 con 1 Enoch 103:7-8. In rosso le lettere decifrate, in blu sono evidenziati gli iota ascritti che qui si suppongono presenti sul papiro.

 

La corrispondenza con le lettere presenti sul papiro ammette qualche dubbio. Innanzitutto sulla linea 1 si ipotizza la presenza di una sigma che – come abbiamo detto – non è affatto inequivocabile sul papiro; la lettera in questione potrebbe essere una omicron o addirittura quello che resta di un’omega. Le due lettere sulla linea 3 sono l + h secondo questa ricostruzione ma guardando il papiro la prima lettera potrebbe anche essere un’a nella quale il trattino orizzontale mediano è danneggiato o addirittura una d con il tratto orizzontale basso cancellato (2). Anche la ni all’inizio della linea 4 potrebbe essere una mi dal momento che è danneggiata e si vede solo la porzione di sinistra. Inoltre la sticometria è poco convincente; guardando la Tabella 5 notiamo uno scarto di ben cinque lettere tra la linea 1 e la linea 4 e infatti si è costretti ad aggiungere alle linee 2 e 3 uno iota ascritto (lettera comunque “stretta”) dopo la h che ha lo scopo di incrementare da 19 a 20 il numero di lettere della linea 2 e da 17 a 18 il numero di lettere della linea 3. Questo numero di lettere va poi anche confrontato con quello della colonna che identifica 7Q4,1 (numero medio di lettere per linea pari a 20)Muro è consapevole di questo, difatti in un suo articolo scrive:

 

“It is possible that the second column of text, as represented by 7Q8, was slightly narrower than the column to the left of it in the original scroll. This presents a minor but resolvable difficulty; as E. Tov has observed that varying columns widths are not uncommon among the Dead Sea scrolls.” (3)

 

Poco convincente è anche lo spezzettamento della preposizione en, di sole due lettere, a cavallo tra la linee 3 e 4, del tutto simile allo spezzettamento di thj nella linea 1 di 7Q4,1 ed altrettanto improbabile. Risulta qui alquanto arduo ipotizzare che lo scriba abbia spezzato su due linee la preposizione en in e + n. Questa ipotesi serve per far comparire la n all’inizio della linea 4, come richiesto paleograficamente dal papiro 7Q8, tuttavia proprio dal fatto che la linea 3 contiene soltanto diciotto lettere (mettendo in campo persino uno iota ascritto la cui presenza è soltanto postulata (4) per ragioni sticometriche) sarebbe più naturale supporre che la preposizione en si trovi interamente nella linea 3 portando così almeno a diciannove il numero di lettere di questa linea (5).

 

Figura 5 – A sinistra i frammenti 7Q4,1 7Q8 e 7Q12 uniti rappresenterebbero una porzione del primo libro di Enoch (versione greca). Le fibre del frammento 7Q8 sembrano la prosecuzione naturale verso destra delle fibre del frammento 7Q4,1 collocato a sinistra. L’analisi dell’andamento delle fibre è una tecnica utilizzata frequentemente in papirologia per stabilire la contiguità di pezzi di papiro presumibilmente appartenenti in origine a uno stesso documento. Per questo Nebe, Muro e Puech considerano indubbiamente come appartenenti allo stesso testo questi due frammenti. Elaborazione fotografica del Prof. E. Muro.

(www.breadofangels.com)

 

Photographs used with permission

of Thomas Nelson Inc.

This juxtaposition Ó 1998 by Ernest A. Muro, Jr.

 

Secondo Muro comunque la presenza della decisiva lettera n sarebbe tutt’altro che sicura. 7Q8 infatti è composto di due porzioni, come è evidente dalla Figura 5, una superiore costituita dalle linee “eso” e “lh” ed una piccola porzione inferiore, quella contenente la presunta ni, che si è sempre supposto appartenere a 7Q8. Ma queste due parti furono messe assieme con un po’ di scotch negli anni ’50; i due brandelli costituenti il frammento 7Q8 pongono pertanto notevoli difficoltà agli studiosi:

 

The nu in line 4 of fragment 7Q8 probably does not belong there. The fibers in the papyrus surrounding this letter do not match the rest of the fragment, nor that of 7Q4,1 and 7Q12. Sometime during the mid-1950s, someone "repaired" this fragment by wrapping it with adhesive tape. The portion with the nu was probably incorrectly added at this time to the rest of the fragment. Maurice Baillet observed that it was difficult to examine the papyrus fibers in relation to that of fragment 7Q9 because fragment 7Q8 was "complètement enrobe de scotch." (Biblica, Volume 53, 1972, page 513-4, note 2).” (6)

 

Se da un punto di vista fisico, esaminando l’andamento delle fibre del papiro sulle elaborazioni fotografiche proposte da Muro, la collocazione del frammento 7Q8 può essere giustificata da un punto di vista testuale permangono alcune difficoltà, del resto lo stesso Nebe che nel 1988 per primo propose l’accostamento tra i due frammenti 7Q4,1 e 7Q8 non era fermamente convinto di ciò (vedi nota 14). Vedremo in seguito come Emile Puech abbia tentato di superare gli inconvenienti a livello sticometrico della attribuzione di 7Q8. Nella ricostruzione fotografica di Figura 5 tratta dal sito del Prof. E. Muro, il frammento 7Q8 si trova a destra del frammento 7Q4,1 in modo che la linea “eso” di 7Q8 grosso modo affianchi la linea “pneu” di 7Q4,1. Scrive infatti Muro:

 

“All three fragments exhibit this same downward slope, which is about 4 degrees from the horizontal. Furthermore, if 7Q8 is placed alongside 7Q4,1 so that the letters eso are to the right of pneu, a perfect match is revealed between the two fragments. This is because the uneven spacing between the individual fibers is the same for both fragments. This is evident in the accompanying photograph, especially if the fibers are viewed from the left side of the photograph.” (7)

 

Nella nota 14 abbiamo evidenziato come Nebe pensasse ad una suddivisione del testo in colonne composte da una ventina di lettere circa. Secondo Nebe 7Q8 si troverebbe circa dodici linee di testo dopo il frammento 7Q4,1. Inglobando anche il frammento 7Q12 come nella ricostruzione di Muro possiamo controllare la corrispondenza delle colonne e delle lettere. Nella Tabella 6 è stato riportato tutto il testo di 1 Enoch 103:3-8 immaginando una ipotetica suddivisione per linee di circa 20 lettere (valore medio). Le prime cinque linee corrispondono al frammento 7Q4,1 poi seguono due linee corrispondenti a 7Q12 che secondo Muro cade proprio al disotto di 7Q4,1. Seguono numerose linee che non si sono conservate, infine abbiamo quattro linee corrispondenti al frammento 7Q8. Poiché la linea pneu di 7Q4,1 è separata dalla linea eso di 7Q8 da sedici linee di testo ne segue che l’ampiezza della colonna del rotolo che conteneva 7Q4,1 e 7Q12 è pari a diciassette linee, in assenza di particolari spaziature o vuoti tra una linea e l’altra.

 

 

1 Enoch 103:3-8, testo greco (IV sec. d.C.)

Linea

Colonna 1 (7Q4,1+7Q12)

Num. lettere

Colonna 2 (7Q8)

Num. lettere

1

3 (…) kai eggegraptai th

-

zwh autwn. 7Autoi umeij ginw

22

2

j yucaij twn apoqanontwn

21

skete oti eij adou kataxou

22

3

eusebwn 4kai carhsontai

20

sin taj yucaj umwn, kai ekei

22

4

kai ou mh apolwntai ta pneu

22

esontai en anagkÍ mega

20

5

mata autwn oude to mnhmo

20

lÍ 8kai en skotei kai e

18

6

sunon apo proswpou tou

19

n pagidi kai en flogi (…)

-

7

megalou eij pasaj taj ge

20

 

 

8

neaj twn aiwnwn. Mh oun fo

20

 

 

9

beisqe touj oneidismouj

21

 

 

10

autwn. 5Kai umeij, oi nekroi

21

 

 

11

twn amartwlwn, otan apo

19

 

 

12

qanhte erousin ef umin,

19

 

 

13

makarioi amartwloi pasaj

22

 

 

14

taj hmeraj autwn osaj ei

20

 

 

15

dosan en th zwh autwn, kai

20

 

 

16

eudoxwj 6apeqanosan, kai

20

 

 

17

krisij ouk egenqh en th

19

 

 

 

 

Tabella 6 – Possibile ricostruzione delle colonne di un ipotetico rotolo 7QEngr. = 7Q4,1 (azzurro) + 7Q12 (verde) + 7Q8 (giallo). Data la corrispondenza fisica postulata nella Figura 5 si perviene a colonne di diciassette linee circa. La ricostruzione di cui sopra presenta alcuni punti deboli: nella linea 1 (Col. 1) thj anziché taij (oltretutto spezzato tra le due linee), lo spezzettamento della preposizione en alla linea 5 (Col. 2) e un numero di lettere poco convincente nella medesima linea. Gli iota ascritti sono supposti presenti nel testo (cfr. linee 4, 5 della Col. 2).

 

 

Per estensione l’ampiezza di ogni colonna del rotolo doveva essere quindi di diciassette linee circa, ipotizzato che le colonne avessero tutte la stessa lunghezza e che le linee delle colonne fossero uniformi, con sticometria attorno a 20 lettere per linea. Diciassette linee per colonna è un valore soddisfacente? In linea di principio esso sembra abbastanza basso per un rotolo di quel periodo, fermo restando le caratteristiche peculiari dello scriba (altezza delle lettere, ampiezza delle interlinee e dei margini superiori ed inferiori del rotolo) che sono evidentemente uniche. In Tabella 7 sono riportati alcuni dati, in larga parte approssimati, per alcuni rotoli biblici della LXX del periodo II sec. a.C. – IV sec. d.C. dei quali sono note o si possono determinare le caratteristiche. In tutti i casi citati le colonne del rotolo hanno sempre ampiezza maggiore a quella del presunto rotolo greco di Enoch, in alcuni casi la differenza è notevole. Possiamo stimare che le linee del frammento 7Q4,1 siano alte 0,32-0,34 cm sulla base di quanto si vede sul papiro (8); lo spazio tra una linea e l’altra (interlinea) è ampio invece 0,40-0,48 cm. In 7Q8 abbiamo le due linee “eso” e “lh” la cui ampiezza è rispettivamente di 0,34 cm e di 0,38 cm mentre lo spazio bianco tra queste due linee è alto 0,38 cm. La situazione di 7Q8, come ci si deve aspettare se si ipotizza che i due frammenti siano porzioni diverse di un unico papiro, è pressoché identica a quella di 7Q4,1. Assumendo una altezza media delle linee di scrittura h = 0,33 cm e una distanza (bianco) fra ogni linea pari a i = 0,45 cm è possibile calcolare un blocco di scrittura di ampiezza pari a 17´h + 16´i = 12,8 cm, dove 17 è il numero delle linee che compongono una colonna del rotolo di Enoch e 16 è il numero degli spazi bianchi (interlinee). Un valore vicino a 12-13 cm per un blocco di scrittura di un rotolo è alquanto basso: tutti i rotoli della Tabella 7 hanno infatti un numero di linee superiore a 17 e di conseguenza un blocco di scrittura più ampio. Sommando i margini superiore ed inferiore al blocco di scrittura è possibile calcolare l’altezza totale del nostro rotolo, sulla base della ricostruzione proposta da Nebe e Muro. Non essendosi preservati i margini se non in parte quello superiore è possibile soltanto avanzare qualche ipotesi per il calcolo: per esempio sommando un margine superiore di 2,5 cm e un margine inferiore di 2,5 cm abbiamo un’altezza complessiva del rotolo pari a 12,8 + 2,5 + 2,5 = 17,8 cm ovvero circa 18 cm. Ora, le altezze tipiche dei rotoli in greco della Bibbia dei LXX sono: 20 cm (rotolo 4Q119, Qumran, 100 a.C.); 28 cm (P.Ryl. Gk. 458, II sec. a.C.), 31 cm (4Q120, Qumran, I sec. a.C.), 24 cm (P.Fouad 266 b, I sec. a.C. (9)), 24 cm (P.Fouad 266 c, fine I sec. a.C.), 35 cm (rotolo dei “Profeti Minori” 8HevXIIgr, Nahal Hever, inizio era volgare); 30 cm (P.Oxy 4443, I-II d.C.; R.Kraft osserva che in questo rotolo il blocco di scrittura doveva essere ampio circa 20 cm, nel nostro rotolo “1 Enoch” il blocco di scrittura sarebbe di 12,8 cm – diciamo 13 cm approssimando per eccesso – solamente!) (10). Le caratteristiche dettagliate di questi rotoli in greco sono riportate nella Tabella 8.

 

Rotolo

Linee per colonna

Rotolo

Linee per colonna

P.Ryl. Gk 458

30

4QLXXLev a

28

4QLXXLev b

38

P.Fouad 266 b

21-23

P.Fouad 266 c

21

4QLXXNum

34

8HevXIIgr

42 per Scriba “A”

P.Oxy 4443

30

33 per Scriba “B”

P.Oxy 1166

28

 

Tabella 7 – Numero di linee per colonna per alcuni rotoli e frammenti di rotolo biblici della LXX, dal II secolo a.C. al IV secolo d.C. Alla stesura del rotolo 8HevXIIgr hanno contribuito due scribi diversi – Fonte: Prof. R. Kraft, Università della Pennsylvania.

 

Qual è invece la situazione relativa ai rotoli scritti in ebraico? 1QIs a (I-II sec. a.C.), il grande rotolo di Isaia rinvenuto a Qumran nella grotta 1, è alto 30 cm con colonne di circa 30 linee, molto regolari. Il frammento del rotolo dei Salmi noto come 11QPs (Qumran, grotta 11, I sec. d.C.) presenta invece 14-17 linee di testo + 6-7 linee di testo che non si sono preservate; l’altezza complessiva del rotolo 11QPs doveva quindi essere 18,5 cm + altezza  della porzione non conservata: all’incirca 25-28 cm, nel complesso. Un rotolo – forse l’unico di quel periodo e del contesto ebraico che sia stato ritrovato – avente caratteristiche simili a quelle del presunto rotolo di 1 Enoch sarebbe invece 4Q166 = 4QHos a (Commentario al profeta Osea, I sec. a.C.) che risulta alto circa 17,5 cm soltanto, margini superiore ed inferiore inclusi. In risposta a queste osservazioni scrive E. Muro:

 

“The physical affinity of fragments 7Q4,1, 7Q8, and probably 7Q12 is self-evident, as shown in the photograph in my article in Revue de Qumran. Because of this, the arguments set forth by Josè O’Callaghan and Carsten Thiede are groundless and need not be responded to. The short column height for the identification of the ensemble of these three fragments as part of I Enoch is not intractable. There is only one surviving Greek MS of this portion of I Enoch. Hence there is the possibility that a textual variant in the Greek translation exists whereby the column height may be higher, as the Ethiopic version is longer. Also, keep in mind the fact that other DSS have short column heights, e.g. 4Q166, which is the Hosea Commentary. It has 19 lines of text and is about 17.5 cm. in height.” (11)

 

Secondo Muro è possibile ipotizzare che il rotolo (ipotetico) di 1 Enoch non fosse effettivamente molto alto, sebbene questo sia contro la stragrande maggioranza dei rotoli ebraici di nostra conoscenza, sia scritti in greco che in ebraico od aramaico; del resto ne esiste almeno uno con caratteristiche affini a quelle del presunto rotolo di 1 Enoch, ovvero con non molte linee di testo e di conseguenza altezza relativamente bassa. Inoltre è sempre possibile che il testo, nella porzione non visibile sui frammenti, fosse leggermente diverso e ridondante rispetto al manoscritto utilizzato per l’identificazione. Dopotutto la versione etiopica di 1 Enoch è generalmente più lunga del manoscritto del IV secolo utilizzato da Nebe e Muro, l’unico in greco di nostra conoscenza che attesti i vv. utilizzati per l’attribuzione.

 

Manoscritto

Data

Materiale

Sticometria

(lettere

per linea)

Altezza

rotolo

[cm]

Linee per

colonna

Blocco

scrittura

[cm]

Margini

[cm]

P.Ryl.Gk

458

II a.C.

papiro

27-29

28

30

 

 

4Q119

100 a.C.

cuoio

47-48

20

28

 

1,3 (sup.)

1,5 (inf.)

4Q120

I a.C.

papiro

23-29

31

38

 

 

P.Fouad

266 b

I a.C.

papiro

37

24

21-23

15,5-16,5

3,5 (sup.)

4,0 (inf.)

P.Fouad

266 c

fine I a.C.

papiro

24

24

21

 

 

4Q121

I a.C. –

I d.C.

cuoio

27-34

25

34

 

 

8HevXIIgr

50 a.C. –

50 d.C.

cuoio

 

35

42 scriba “A”

33 scriba “B”

 

 

P.Oxy. 4443

I-II d.C.

papiro

25

30

31

20

 

 

Tabella 8 – Caratteristiche scribali di alcuni rotoli della Bibbia greca dei LXX, dal II sec. a.C. al II sec. d.C. I dati riportati sono tutti superiori rispetto a un ipotetico rotolo di Enoch derivante dalla attribuzione di Nebe e Muro. Fonte: Prof. R. Kraft, Università della Pennsylvania.

 

 

 

2.5 Il contributo di Emile Puech

 

 

Estendendo ed integrando i lavori di Nebe e di Muro, Emile Puech della Ecole Biblique et Archéologique di Gerusalemme arriva a considerare ben sette frammenti (7Q4,1&2, 7Q8, 7Q11, 7Q12, 7Q13 e 7Q14) come appartenenti ad 1 Enoch. In un suo articolo apparso sulla Revue de Qumran (12) Puech per cominciare ribadisce che i frammenti 7Q4,1&2 assieme agli altri non appartengono alla prima lettera a Timoteo ma al primo libro di Enoch. Il frammento 7Q4,1 è considerato parte di 1 Enoch 103:3-4 mentre il frammento 7Q4,2 secondo Puech sarebbe parte di 1 Enoch 105:1 e non di 1 Enoch 98:11 come proposto originariamente da Nebe. A questo punto Puech assume valide le ipotesi di Muro sui frammenti 7Q4,1, 7Q8 e 7Q12 cioè appartenenti a tre frammenti diversi ma molto vicini fra loro, come conferma la struttura delle fibre dei pezzi di papiro. L’identificazione di Puech di questi tre frammenti è quindi la stessa di Muro. Il frammento 7Q14 viene considerato parte di 1 Enoch 103:4 e si troverebbe a sinistra (in basso) rispetto al frammento 7Q12, nella stessa pagina di questi tre frammenti. Venendo al frammento più discusso, il 7Q8, che costituisce la pietra angolare della proposta di Nebe, permangono le stesse difficoltà di Nebe e Muro sulla lettera n che non sarebbe affatto sicura in basso nel frammento. Anche il numero di lettere dell’ultima riga del frammento non è molto soddisfacente (vedi Tabella 5). Nella parte alta del frammento 7Q8  Puech sostiene di aver trovato tracce di inchiostro che potrebbero adattarsi a una k presente sopra la s della linea 1 (vedi Tabella 5) in una ulteriore linea del frammento. Puech nel suo articolo tenta anche di spiegare perché lo spazio tra le lettere l + h e la lettera n nella riga successiva è maggiore dello spazio fra qualunque altre due linee dei frammenti. Puech ipotizza che il copista che scrisse il papiro abbia commesso un errore nel ricopiare dal testo “sorgente” e quindi si sia corretto in seguito inserendo un’altra linea fra le linee 3 e 4 della rappresentazione data nella Tabella 5, le cui tracce non sarebbero però presenti nel frammento 7Q8 che in questo punto risulta molto danneggiato e si assottiglia verso sinistra (cfr. Figura 5).

 

Linea

Testo greco identificato 7Q8

Num. lettere

1

kete oti eij aidou kataxou

22

2

sin taj yucaj umwn kai ekei

22

3

esontai en anagkhi mega

20

4

lhi   8kai en flogi kaiome

19

5

kai en skotei kai en pagidi

22

6

nhi kai eij krisin megalhn

22

 

Tabella 9 - Identificazione del frammento 7Q8 con 1 Enoch 103:7-8 secondo Emile Puech. Gli iota ascritti, evidenziati in blu, sono supposti presenti sul papiro. La linea 5 non è visibile sul frammento e sarebbe stata aggiunta tra le righe 4 e 6 in  sede di correzione del manoscritto. Secondo Puech la sua inserzione, resasi necessaria a causa di un errore dello scriba (homoioarcton), spiega la distanza tra le linee 4 e 6 del frammento, che è maggiore di qualunque distanza tra le altre linee di 7Q8 o 7Q4,1. Si noti che la proposta di Puech consente di evitare l’improbabile spezzettamento su due linee della preposizione en.

 

La linea introdotta conteneva le parole che il copista per sbaglio non aveva riportato. Questo tipo di errore sarebbe spiegabile con il fatto che la congiunzione kai occorre ben cinque volte nei versi 7, 8 di 1 Enoch 103. Durante la monotona operazione di copiatura lo scriba si confuse leggendo probabilmente un kai sbagliato del papiro da ricopiare e collocato più avanti nel testo. Questo genere di errori non è infrequente nei manoscritti antichi e viene detto homoioarcton (13). Per comprendere bene il ragionamento di Puech utilizziamo la Tabella 9 e il testo greco di 1 Enoch 103:7-8 che è stato riportato qui sotto:

 

1 Enoch 103:7-8 7autoi umeij ginwskete oti eij adou kataxousin taj yucaj umwn, kai ekei esontai en anagkhi megalh 8kai en skotei kai en pagidi kai en flogi kaiomenh, kai eij krisin megalhn eiseleusontai ai yucai umwn en pasaij taij geneaij tou aiwnoj. ouai umin, ouk estin umin cairein.

 

Innanzitutto – vedere Tabella 9 – viene ipotizzata la presenza di una linea iniziale rispetto alle ipotesi di Nebe, contenente una k come primissima lettera; sempre su questa linea si ipotizza la presenza  dello iota ascritto nel testo in ¯dou. Anche nelle linee 3, 4 gli iota ascritti delle parole anagkÍ e megalÍ al solito sono supposti presenti nel testo. Dopo megalÍ il copista avrebbe riportato (siamo nella linea 4) kai en ma nello scrivere le parole successive avrebbe continuato con flogi kaiomenÍ (iota ascritto presente nel testo) anziché con skotei kai en pagidi perché leggendo dal papiro sorgente per ricopiare sarebbe partito dal kai en successivo, per un banale errore di distrazione. A questo punto, accortosi dell’errore, il copista avrebbe inserito la frase mancante kai en skotei kai en pagidi fra le linee 4 e 6. Con questo accorgimento l’ultima linea del frammento inizia proprio con una n come richiesto dal papiro ed ha la proprietà di avere 22 lettere, un numero certamente più convincente delle 17 lettere ipotizzate da Nebe e da Muro. Inoltre questa osservazione spiegherebbe la distanza eccessiva che si riscontra fisicamente sul papiro fra le linee 5, 6 e – fatto molto importante – l’attribuzione ora non necessita più di postulare lo spezzettamento su due linee di una preposizione monosillabica come en.

 

 

Figura 6 – A sinistra, homoioarcton supposto da E. Puech per spiegare la spaziatura tra le linee 4 e 6 di 7Q8 e migliorare la sticometria della identificazione da parte di G.W. Nebe (1988) di questo frammento con 1 Enoch 103:7-8. Il disegno è opera di E. Puech. Da un articolo dello stesso sulla Revue de Qumran (vedi nota 37).

 

Nonostante i vantaggi introdotti è doveroso osservare che questa ingegnosa spiegazione, che sfrutta l’ipotesi di un homoioarcton, non è certo meno ardita di quelle che sono state proposte da O’Callaghan e sostenute da Thiede per identificare i frammenti 7Q4,1&2 con una porzione della prima lettera a Timoteo oppure 7Q5 con Marco 6:52-53. E. Puech conclude il suo articolo identificando i frammenti 7Q11 e 7Q13 rispettivamente con 1 Enoch 100:12 ed 1 Enoch 103:15. Non dedichiamo tanto spazio a questo argomento in quanto questi due frammenti contengono solamente tre lettere e possono essere fatti corrispondere praticamente ad una infinità di testi diversi. Trovato un testo qualunque che possa coincidere con 7Q4,1&2 e/o 7Q8 poi non è difficile incasellare in qualche parte di questo testo anche gli altri minuscoli frammenti, come ha fatto Thiede con la prima lettera a Timoteo.

  

 

2.6  Attribuzione a 1 Enoch: obiezioni di C.P. Thiede

 

 

Il papirologo tedesco Carsten Peter Thiede, che ha sempre difeso a spada tratta le identificazioni di O’Callaghan, rifiuta le attribuzioni proposte da Nebe, Muro e Puech sui frammenti 7Q4,1&2, 7Q12, 7Q8. Secondo Thiede la proposta di O’Callaghan rimane senza alcun dubbio la più convincente, per quanto sia rivoluzionaria e sorprendente da un punto di vista storico e filologico. Le obiezioni che il papirologo avanza a queste attribuzioni di 1 Enoch si possono riassumere come segue.

 

Motivazioni “ideologiche” – Secondo Thiede l’identificazione con 1 Enoch e il rifiuto della attribuzione alla prima lettera a Timoteo sarebbero mossi dal pregiudizio che i testi del Nuovo Testamento e in particolare le lettere di Paolo non potessero in alcun modo essere consultati e studiati a Qumran e che la Prima lettera a Timoteo non potesse essere stata scritta prima del 68 d.C. (14). Muro replica a questa osservazione con il fatto che i frammenti 7Q4,1 e 7Q8 devono considerarsi senza alcuna ombra di dubbio come contigui e appartenenti a uno stesso papiro e questo rende impossibile attribuirli entrambi a 1 Timoteo, di conseguenza questa lettera non poteva essere presente a Qumran non da un punto di vista ideologico, ma per motivazioni ben più concrete, di ordine papirologico e paleografico: i frammenti non possono appartenere a 1 Timoteo in quanto non coincidono con il testo di tale lettera mettendo in conto anche il frammento 7Q8. Certamente se consideriamo solo i frammenti 7Q4,1&2 possiamo dire che un’identificazione come quella proposta da O’Callaghan è ammissibile, seppure con alcune varianti. Ma il problema è che se ammettiamo che anche il frammento 7Q8 faccia parte dello stesso rotolo, ed è davvero contiguo al frammento 7Q4,1 come l’andamento delle fibre di papiro sembra evidenziare, allora risulta impossibile qualunque collegamento con il testo della prima lettera di Timoteo (vedi nota 18) così come ad altri passi neo testamentari.

 

Il problema delle versioni greche dell’A.T. – Secondo Thiede da un punto di vista storico non è affatto certo che già nel corso del I secolo d.C. o poco prima esistesse una traduzione in greco del primo libro di Enoch (15). Non esistono frammenti in greco del primo libro di Enoch prima del IV secolo d.C., il manoscritto usato da Nebe, Muro e Puech per la loro attribuzione alternativa e conservato in parte all’Università del Michigan e in parte alla Chester Beatty Library di Dublino. Se questa attribuzione fosse confermata dovremmo spostare indietro di due o trecento anni almeno l’esistenza di una versione greca di 1 Enoch. Sappiamo che fino al I secolo d.C. era stato tradotto in greco almeno il Pentateuco, secondo la versione dei LXX, come attestano i frammenti ritrovati a Qumran e in Egitto. E’ verosimile che qualche altro libro particolarmente importante fosse già stato tradotto in greco prima di Cristo, ad esempio il frammento 7Q2 è stato attribuito a Baruch 6:43-44 (porzione della lettera di Geremia) ma le evidenze papirologiche sono alquanto scarse, lo stesso 7Q2 è stato attribuito al libro di Baruch con alcune varianti piuttosto significative, inoltre questo libro oggi non esiste più nella sua versione ebraica. La canonicità di 1 Enoch è qualcosa di misterioso, da molti secoli questo libro è stato estromesso dal canone ebraico (non sappiamo neppure se ne abbia mai fatto parte) e oggi non appartiene neppure a quello cristiano, sebbene il libro sia stato molto utilizzato dai primi cristiani. Si pensa quindi che le prime versioni in greco di 1 Enoch siano state preparate dai cristiani e solo a partire (almeno) dal II o III secolo in poi. A questa osservazione Muro risponde che se è vero che la questione dell’esistenza di una versione greca di 1 Enoch attorno al I secolo d.C. è decisiva per la validità della sua attribuzione, la stessa cosa si può dire della prima lettera a Timoteo, dato che come per 1 Enoch anche per questa lettera paolina non abbiamo manoscritti così antichi che possano provare l’esistenza della lettera già nel I secolo e nessun altro criterio per sostenerlo se non quelli interni alla lettera stessa e il contesto delle lettere di Paolo (16).

 

In un suo libro Gabriele Boccaccini dell’Università del Michigan, esperto di letteratura giudaica ed enochica, si è dichiarato sfavorevole alla identificazione di Nebe, Puech e Muro sia per le esigue dimensioni dei frammenti sia, soprattutto, a causa di difficoltà storiche e filologiche. Il primo libro di Enoch è un testo del quale si sono conservati vari frammenti appartenenti a tutte le sezioni del libro, con la sola eccezione della sezione delle parabole, dell’ultimo capitolo (il 108) e dell’epistola di Enoch, ovvero la porzione da 94:6 fino a 104:6. Ora, i frammenti greci attribuibili a Enoch apparterrebbero proprio all’epistola di Enoch che non ha alcun riscontro nei pur numerosi frammenti qumranici di quel libro. Scrive quindi Boccaccini:

 

“condivido l’opinione che la scarsezza e la frammentarietà del testo superstite rendono tale identificazione puramente ipotetica, considerato che non vi è alcuna prova ulteriore che la traduzione greca di 1 Enoch fosse conosciuta a Qumran. Per quanto l’ipotesi possa essere suggestiva, l’insieme della documentazione non fa che acuirne la già precaria credibilità filologica e la rende altamente improbabile. E’ veramente difficile credere allo straordinario caso che l’unico presunto resto a Qumran della traduzione greca di 1 Enoch si riferisca proprio ad una sezione della quale manca ogni riscontro nei frammenti aramaici.” (17)

 

Problemi in 7Q4,1 – La prima linea dell’identificazione del frammento 7Q4,1 è alquanto dubbia in particolare occorrono notevoli acrobazie testuali per far comparire una h sulla destra del testo ricostruito. Questo è stato già discusso dettagliatamente in precedenza e si tratta di un ostacolo serio all’attribuzione con 1 Enoch. A questa obiezione Muro risponde che la presenza della lettera h non è affatto certa, anzi addirittura mette in discussione che si possa scorgere al termine della “linea 1” una h. Sopra il gruppo twn nella Tabella 4 esiste sicuramente una lettera appartenente a una linea, ma è impossibile stabilire di quale lettera si tratti perché il frammento è troppo danneggiato per giungere a conclusioni seriamente affidabili.

 

Problemi in 7Q4,2 – L’identificazione del frammento 7Q4,2 secondo O’Callaghan (cioè subito sotto il frammento 7Q4,1) è per Thiede molto più plausibile che quella di Nebe. Muro risponde che sebbene gli stili di scrittura dei frammenti 7Q4,1&2 siano analoghi, il colore e la tipologia delle fibre dei due frammenti sono diversi e questo fa pensare che i due frammenti appartengano sì a uno stesso rotolo, che si suppone essere 1 Enoch, ma posizionati in sezioni diverse del manoscritto, lontane tra loro. Probabilmente il foglio di papiro di 7Q4,1 non era lo stesso di 7Q4,2. Secondo Muro O’Callaghan avrebbe collocato il 7Q4,2 troppo vicino al 7Q4,1 e questo non sarebbe compatibile con il colore e la orientazione delle fibre dei due frammenti.

 

Problemi in 7Q8 – Secondo Thiede l’identificazione del 7Q8 sarebbe poco sicura, sia per quanto riguarda la decifrazione delle lettere, sia per quanto riguarda la sticometria (sempre assumendo che tutte le lettere decifrate da Nebe e Muro siano corrette). Inoltre il 7Q8 sarebbe troppo piccolo per essere preso seriamente in considerazione. Questa argomentazione non è affatto trascurabile. Muro si basa molto sulla analogia fisica fra i frammenti 7Q8 e 7Q4,1 cioè sul colore e sulla orientazione delle fibre. Esistono comunque problemi a livello testuale nella decifrazione delle lettere del frammento 7Q8, che Puech ha tentato di spiegare ipotizzando un errore del copista.

 

Difficoltà paleografiche in 7Q12 – Il frammento 7Q12 non può essere collocato al disotto del frammento 7Q4,1 come vorrebbe E. Muro: le fibre dei due frammenti non sarebbero per nulla compatibili. Muro risponde che le fibre orizzontali dei due frammenti non devono necessariamente accordarsi in quanto i due frammenti sono situati uno sotto l’altro e non uno a fianco dell’altro. Inoltre lo stile di scrittura del frammento 7Q12 non sarebbe compatibile con gli stili dei frammenti 7Q4,1 e 7Q8. Scrive il Prof. Thiede a tale proposito (18):

 

“Ma ciò che più di tutto concorre a far cadere definitivamente l’ipotesi di Muro è un’osservazione cui è impossibile sfuggire: delle tre (!) lettere visibili in 7Q12 – omicron (o), ypsilon (u) ed èpsilon (e) – il solo omicron, che di norma non è una lettera particolarmente caratteristica, presenta una certa somiglianza con l’omicron di 7Q4,1 e di 7Q8. L’èpsilon è pressoché identico in 7Q4,1 e 7Q12, con la curvatura superiore fortemente piegata all’ingiù, ma è abissalmente lontano dalla semplicità dell’èpsilon di 7Q8 le cui terminazioni superiore ed inferiore sono diritte e la barretta centrale non tocca la curvatura di sinistra, ciò che invece avviene in 7Q4,1 (la porzione sinistra dell’èpsilon manca in 7Q12). Sicché non si può sfuggire alla conclusione che 7Q4,1 7Q8 e 7Q12 non possono appartenere insieme ad un identico papiro […]”

 

“[…] a una seconda osservazione sotto il microscopio si ha la netta impressione che l’èpsilon rovinato di 7Q12 non sia affatto un èpsilon, ma un theta (q). La curvatura superiore del presunto èpsilon piega verso il basso fin quasi a toccare il resto della curvatura inferiore diretta verso l’alto. Semplicemente non dimentichiamo che l’èpsilon in maiuscolo (E) non è altro che un theta (Q) mancante del semicerchio destro. In altre parole, il problema è aperto: èpsilon o theta?”

 

“La terza lettera del brandello 7Q12 è un’ypsilon (U). Tale lettera compare anche in 7Q4,1. Però mentre l’ypsilon di 7Q4,1 è semplice, senza abbellimenti, e ne presenta appena un accenno alla terminazione sinistra in basso, l’ypsilon di 7Q12 è spesso, con una barretta orizzontale unita alla barretta verticale, e con due terminazioni alle estremità superiori destra e sinistra della lettera. Non sono due ypsilon dello stesso amanuense.”

 

Incertezze paleografiche – Vi sono alcune significative incompatibilità tra le lettere decifrate e quelle del testo, soprattutto relativamente al frammento 7Q8. Muro si limita ad osservare che anche in altre identificazioni ci sono lettere alquanto incerte che se lette in un modo danno luogo a una attribuzione, se lette in un altro danno luogo ad un’altra attribuzione. Vedi ad esempio il dibattito sul frammento 7Q5. Questa difesa di Muro appare abbastanza debole: in sostanza egli risponde citando il frammento 7Q5 quando è uno di quelli che rigetta la attribuzione del 7Q5 con Marco 6:52-53 proprio sulla base della impossibilità di decifrare correttamente alcune lettere decisive.

 

Critica al metodo di Puech – Emile Puech si spinge a raggruppare addirittura ben sette frammenti della grotta 7 come appartenenti ad 1 Enoch: 7Q4,1&2, 7Q8, 7Q12, 7Q11, 7Q13, 7Q14. In apparenza questo sembra conferire una maggiore autorevolezza e consistenza all’attribuzione nel suo complesso. Applicando gli stessi concetti proposti da Puech, ovvero accorpare quanti più frammenti possibile, Thiede è riuscito a identificare i frammenti 7Q4,1&2, 7Q12, 7Q11, 7Q13 e 7Q14 con altrettanti passi della prima lettera a Timoteo mantenendo valide le attribuzioni di O’Callaghan per 7Q4,1&2. La Tabella 10 mostra le attribuzioni alternative proposte da Thiede con passi della prima lettera a Timoteo. Muro riconosce che Thiede è alquanto abile nell’individuare queste possibili attribuzioni alternative, tutte tratte dalla prima lettera a Timoteo, tuttavia ogni tentativo di inglobare anche il frammento 7Q8 nella ricostruzione della prima lettera a Timoteo risulta impossibile anche a Thiede e questo contrasta con la struttura fisica di questo frammento che secondo Muro deve necessariamente essere contiguo a 7Q4,1. D’altra parte è anche vero che Puech, per giustificare a livello testuale la corrispondenza di 1 Enoch 103:7-8 con il frammento 7Q8, è costretto ad ipotizzare una soluzione tanto ingegnosa quanto ardita.

 

 

 

Frammento

E. Puech

C.P. Thiede

7Q4,1

1En 103:3-4

1Ti 3:16-4:1

7Q4,2

1En 105:1

1Ti 4:3

7Q8

1En 103:7-8

???

7Q12

1En 103:3-4

1Ti 3:1-2

7Q11

1En 100:12

1Ti 2:15-3:1

7Q13

1En 103:15

1Ti 3:15

7Q14

1En 103:3-4

1Ti 3:7

 

Tabella 10 – Attribuzione di alcuni frammenti greci ritrovati a Qumran a brani del primo libro di Enoch (E.Puech) o alla prima lettera a Timoteo (Thiede). La seconda attribuzione (Thiede) ha il difetto di non saper collegare il frammento 7Q8 agli altri come parte di 1Ti, mentre secondo Puech c’è affinità tra il 7Q8 e il 7Q4,1 da un punto di vista fisica. La spiegazione di Puech non è comunque convincente fino in fondo da un punto di vista sticometrico.

 

 

 

Figura 7 – A sinistra il tedesco Carsten Peter Thiede, professore in varie Università ed istituiti, membro dell’Associazione Internazionale di Papirologia (A.I.P.) prematuramente scomparso a Paderborn (Germania) il 14 Dicembre del 2004 a soli 52 anni. A destra Emile Puech, francese, dal 1993 professore alla Ecole Biblique et Archéologique di Gerusalemme, esperto di ebraico antico e dei manoscritti di Qumran. Dal 1986 E. Puech è direttore della Revue de Qumran fondata da J. Carmignac.

 

 

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NOTE AL TESTO

 

 

(1) Vedi articolo sul frammento 7Q5. Solo un esempio, tratto da un frammento della LXX dello stesso periodo di 7Q4 e 7Q8 (50 a.C. – 50 d.C. circa): in 4Q121 = 4QLXXNum abbiamo al posto di aÙtÁj (cfr. Numeri 4:7) la parola aÙtÍ con lo iota ascritto che compare sul documento.

 

(2) Si veda ad esempio P87, recto, linea 2, nella quale compare una delta con la base danneggiata tanto da sembrare una lambda; solo dal confronto con le altre lettere del papiro e dalla conoscenza del testo si indovina la lettura giusta. Si noti comunque che anche J. O’Callaghan con la proposta 7Q8 = Giacomo 1:23-24 legge qui una lambda.

 

(3) Vedi E. Muro, The Greek Fragments of Enoch from Qumran Cave 7, 1999, articolo web, www.breadofangels.com

 

(4) Nell’articolo sul frammento 7Q5 abbiamo riportato i casi in cui nei frammenti della LXX lo iota ascritto veniva riportato nel testo. Esistono comunque due casi importanti in cui lo iota è omesso: il rotolo dei “Profeti Minori” di Nahal Hever 8HevXIIgr (I a.C. – I d.C.) e P.Oxy. 3522 (I sec. d.C., frammento di un rotolo su papiro contenente una porzione del Cap. 42 del libro di Giobbe), entrambi i rotoli sono peraltro dello stesso periodo di 7Q4,1&2, 7Q12 e 7Q8.

 

(5) Spezzare una preposizione o una parola con così poche lettere come en non è molto frequente, tuttavia esistono alcuni esempi del genere tra i papiri. Nel codice P66 = P.Bodmer II (del II-III secolo d.C.) nella pagina relativa a Gv 1:1-14, alla linea 22 ouk (l’avverbio che esprime la negazione “non”) di Gv 1:13 è spezzato alla fine della linea in ou + k. Ma qui la linea 22 contiene ben 30 lettere (la u arriva proprio a bordo pagina, sulla destra) mentre le linee 21 e 23 contengono risp. 26 e 25 lettere. Nella porzione Gv 7:32-38, alla linea 4 (composta da 23 lettere) la preposizione meq (cfr. Gv 7:33) è spezzata in me + q. Qui le linee 3 e 5 contengono risp. 26 e 24 lettere. Anche in P46 (porzione P.Mich. inv. 6238; vedi nota 41) ouk in 1 Cor 2:4 (linea 3) è spezzato su due linee in ou + k (la linea 3 ha comunque più lettere risp. alle linea che segue e a quella che precede).

 

(6) Corrispondenza e-mail con E. Muro, Giugno 2005.

 

(7) E. Muro, The Greek Fragments of Enoch from Qumran Cave 7, articolo web, www.breadofangels.com 

 

(8) Le misure sui frammenti 7Q4,1 e 7Q8 sono state eseguite sulle riproduzioni fotografiche nel sito web di E. Muro.

 

(9) Koenen osserva relativamente a questo documento: “here the height of the writing area varies between 15,5-16,5 cm, the upper margin was originally at least 3,5 cm, the lower margin 4 cm, this indicates close to 24 cm for the eight of entire roll”.

 

(10) Fonte di tutti questi dati: Prof. R. Kraft, University of Pennsylvania.

 

(11) Corrispondenza e-mail con il Prof. E. Muro, Giugno 2005.

 

(12) Vedi E. Puech, Sept Fragments grecs de la Lettre d’Henoch (1Hen 100, 103 et 105) dans la grotte 7 de Qumran (=7QHengr)Revue de Qumran 70 (1998), pp. 313-323.

 

(13) Questo errore si verifica quando l’occhio del copista salta da una occorrenza di parola, frase o sequenza di lettere a una sequenza simile più avanti nel manoscritto.

 

(14) Scrive ad esempio Thiede: “Alcuni studiosi, soprattutto Ernest A. Muro e Emile Puech, sono convinti che i testi del Nuovo Testamento non avrebbero potuto essere preservati a Qumran. Si tratta di una decisione ideologica basata su assunzioni errate. Come storici, non dobbiamo dimenticare che non esisteva un Nuovo Testamento quando sono stati scritti la prima lettera a Timoteo e il Vangelo di Marco. Quando Marco scriveva non esisteva un genere letterario chiamato Vangelo e non esisteva una Chiesa cristiana con una raccolta stabilita di lettere quando Paolo inviò le sue missive alle Chiese e alle persone. Tutto ciò è avvenuto più tardi. (…) Gli ebrei scrivevano per gli ebrei su un ebreo:  è certo che gli ebrei leggevano tali testi ed è un’ovvia conclusione che gli ebrei di Qumran, gli Esseni, fossero particolarmente interessati a questi documenti. Dopo tutto essi stavano aspettando l’arrivo del Messia e l’avvento degli ultimi giorni. Essi dovevano aver studiato questi documenti di un movimento messianico rivale – un movimento, in seguito chiamato dei cristiani – che affermava che il Messia era giunto e che era Gesù di Nazareth”, Avvenire, 03/12/2003, pag. 26.

 

(15) Questo particolare libro, infatti, è un apocrifo dell’A.T. e non fa parte della Bibbia Ebraica, non fa parte della Bibbia greca dei LXX e neppure dell’attuale Bibbia usata dai cristiani. A Qumran nella grotta 4 sono stati ritrovati alcuni frammenti di questo libro, scritti però in aramaico; fra questi resti non sono stati ritrovati i versetti del capitolo 103 utilizzati da Muro per la attribuzione. La storia moderna del primo libro di Enoch inizia in Abissinia nel 1773 quando lo scozzese James Bruce ne scoprì una antica copia, scritta in etiopico: è questo l’unico manoscritto completo che sia sopravvissuto e per questo il primo libro di Enoch è anche detto “Libro etiopico di Enoch”. La questione della datazione di questi manoscritti è alquanto complessa, le parti più antiche risalirebbero almeno al II sec. a.C., ma la sezione contenente il passo di Enoch che viene considerato da Muro, ad esempio, sarebbe solo del IV secolo d.C. (anche se questo non esclude certo che ne esistessero versioni più antiche andate perdute). Secondo la leggenda Enoch fu autore di ben 366 libri diversi. Oltre ad I Enoch, oggi conosciamo anche II Enoch (detto anche “Enoch slavonico”, attestato da un unico manoscritto del VII sec. d.C.) e III Enoch (o “Apocalisse di Enoch”, scritto in ebraico probabilmente dal rabbino Ishmael all’inizio del II secolo d.C.). Muro ha ricavato i versi in greco del Capitolo 103 per la attribuzione da un manoscritto del IV secolo, il più antico esistente che li contenga (esistono anche altri manoscritti incompleti in greco di I Enoch).

 

(16) Il Codice Sinaitico (seconda metà del IV secolo d.C.) è il più antico manoscritto contenente 1 Timoteo. Questa lettera paolina infatti non è presente nel Codice Vaticano B (prima metà del IV secolo d.C.) e neppure nel più antico papiro P46 (inizio III secolo d.C., ridatato alla fine del I secolo d.C. da Young Kyu Kim, The Paleographic Redating of P46 to the First Century, Biblica, 69, n. 2, 1988).

 

(17) G. Boccaccini, Oltre l'ipotesi essenica, lo scisma tra Qumran e il giudaismo enochico, Morcelliana, Roma, 2003, pag. 204-205. Sull’epistola di Enoch vedi anche pp. 235 e segg. in cui viene spiegato come l'epistola di Enoch derivi da una recensione del libro sorta in ambienti extra qumranici. Boccaccini è contrario anche alle attribuzioni proposte da O’Callaghan per 7Q4 e 7Q5.

 

(18) Cfr. C.P. Thiede, I rotoli del Mar Morto – Le radici ebraiche del cristianesimo, Mondadori, 2003 (l’ediz. originale in inglese è stata pubblicata nel 2000), pp. 175-176.

 

 


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