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Identificazione dei frammenti ritrovati

nella Grotta 7 di Qumran

 

Autore: Ó Gianluigi Bastia, diritti riservati

 

Ultima revisione: 10/09/2006 – Online dal: 26/11/2004 – richiede carattere greek.ttf

 

 

   Frammenti greci grotta 7 (PDF 871 KB)  

 

 

 

1. Introduzione

 

 

 

Gli antichi manoscritti vengono comunemente indicati dagli studiosi con una sigla di riferimento. I frammenti dei rotoli del Mar Morto sono stati ritrovati nelle undici grotte di Qumran e vengono tutti denotati con la lettera “Q”. Il primo numero, che si trova davanti alla lettera “Q”, rappresenta la grotta in cui venne ritrovato il frammento mentre il secondo numero indica il numero di frammento di quella specifica grotta. Pertanto la designazione “7Q” viene applicata a tutti i manoscritti ritrovati nella grotta 7 di Qumran. Quando nel 1962 tutti e 24 i frammenti ritrovati nella grotta 7 vennero pubblicati, essi vennero designati con le sigle 7Q1,…,7Q19. La ragione per cui ci sono solo 19 identificativi diversi anziché 24 è perché alcuni frammenti furono immediatamente raggruppati con altri frammenti sulla base di stili di scrittura molto simili e supposti appartenere ad un unico manoscritto. Questi raggruppamenti, tre di due frammenti ed uno di tre frammenti, sono la coppia 7Q1,1 e 7Q1,2; la coppia 7Q4,1 e 7Q4,2; la coppia 7Q6,1 e 7Q6,2 e infine la terna 7Q19,1; 7Q19,2; 7Q19,3. I tre frammenti 7Q19,i sono in realtà i resti delle impronte rimaste su un blocco di argilla, originatesi a causa del prolungato contatto di un documento, ormai andato perduto, con il blocco solido. Nel 1962, all’atto della pubblicazione di tutti e 24 i frammenti ritrovati, soltanto i frammenti 7Q1 (composto di due porzioni: 7Q1,1 e 7Q1,2) e 7Q2 furono identificati con un certo grado di sicurezza a passi dell’Antico Testamento greco, secondo la versione detta dei LXX (1). Oltre a questo l’unica cosa chiara era che tutti i ventiquattro frammenti della Grotta 7 erano scritti in greco su papiro e che questo era un fatto abbastanza insolito in quanto la quasi totalità di tutto il materiale rinvenuto a Qumran era scritto in aramaico o in ebraico antico (2). Anche il papiro non è un materiale molto frequente – rispetto al cuoio – tra i manoscritti rinvenuti a Qumran. La datazione che venne fatta all’epoca sui reperti rinvenuti nella grotta 7 per opera del noto paleografo di Oxford C.H. Roberts datava al 100 a.C. circa i frammenti 7Q1, 7Q2 e 7Q3, considerati più antichi rispetto a tutti gli altri; i frammenti 7Q4,…,7Q18 vennero invece ritenuti significativamente più giovani e datati tra il 50 a.C. e il 50 d.C.; infine per i frammenti di argilla 7Q19,1,2&3 data la loro singolarità non si poté fare meglio che supporre un’arco temporale compreso fra il 200 a.C. e il 68 d.C., l’anno in cui vennero presumibilmente sigillate le grotte di Qumran, dato che il manoscritto originale era andato perduto. Un frammento speciale della Grotta 7 è 7Q3: esso comprende ben ventisei lettere disposte su quattro righe, in teoria il numero di lettere sarebbe più che sufficiente per tentare una attribuzione sicura. Non è stato tuttavia possibile attribuire questo frammento ad alcun passo biblico o della letteratura greca nota. Un tentativo di attribuire 7Q3 a Geremia 43:28-29 secondo il testo della LXX non ebbe successo. Anche i frammenti 7Q19 presentano un numero di lettere relativamente elevato per tentare una attribuzione certa, tuttavia si è trovato che anche in questo caso nessun testo oggi noto può essere identificato in modo soddisfacente con il testo di questi frammenti.

 

 

Figura  1 – I frammenti papiracei in greco della Grotta 7 di Qumran (F. Mébarki, E. Puech, I manoscritti del Mar Morto, Jaca Book, 2003). In figura mancano 7Q19,1,2,3 che sono resti di un blocco di terra sul quale è rimasta impressa l’immagine di un antico manoscritto.

 

Se 7Q1 e 7Q2 vennero attribuiti a passi dell’Antico Testamento e per 7Q3 non si trovò alcun testo compatibile, nel 1972, dieci anni dopo la pubblicazione della editio princeps dei documenti della Grotta 7 (3), il papirologo spagnolo Padre Josè O’Callaghan, che all’epoca era professore di papirologia al Pontificio Istituto Biblico di Roma, tentò di identificare altri nove frammenti, tutti con brani del Nuovo Testamento. Egli propose in particolare che 7Q4,1&2 fossero attribuiti ad 1 Timoteo 3:16-4:3 e il frammento 7Q5 fosse identificato (4) con Marco 6:52-53 mentre le altre proposte avanzate da O’Callaghan furono più che altro un tentativo che una seria proposta, dato che il numero di lettere che si sono preservate è davvero scarso. Oltre a 7Q3 anche altri frammenti rimasero privi di attribuzione a causa dell’esiguo numero di lettere conservatesi oppure della impossibilità di trovare un testo noto combaciante con le lettere presenti sul papiro (5). La Tabella 1 mostra le identificazioni di nove frammenti proposte nel 1972 da O’Callaghan. Le attribuzioni proposte dal papirologo spagnolo destarono subito grande scalpore, accettare che 7Q4,1&2 e 7Q5 fossero frammenti di una lettera di San Paolo e del Vangelo di Marco, scritti prima del 68 d.C., su un rotolo e custoditi a Qumran era una vera e propria rivoluzione sul fronte della ricerca e della storia dei documenti cristiani del Nuovo Testamento, costituiti solo da codici dall’inizio del II secolo dopo Cristo in poi (6). In effetti le datazioni al radiocarbonio dei reperti ritrovati in tutte le undici grotte confermano questa data, ovvero lo stop archeologico al 68 d.C., anche se è necessario tenere in considerazione che le datazioni hanno sempre un margine di incertezza e nel nostro caso una differenza di qualche decina di anni acquista un grande significato. Anche le indagini paleografiche hanno sempre messo in evidenza che nessun manoscritto di Qumran è posteriore al I secolo dopo Cristo.

 

 

 

Frammento

Identificazione

7Q4,1

1 Timoteo 3:16-4:3

7Q4,2

1 Timoteo 3:16-4:3

7Q5

Marco 6:52-53

7Q6,1

Marco 4:28

7Q6,2

Atti 27:38

7Q7

Marco 12:7

7Q8

Giacomo 1:23-24

7Q9

Romani 5:11-12

7Q10

2 Pietro 21:15

7Q15

Marco 6:48

 

Tabella 1 – Tavola delle identificazioni di nove frammenti della grotta 7 proposte dal papirologo spagnolo Padre J. O’Callaghan (1972). Gli unici frammenti della Grotta 7 attribuiti con certezza sono 7Q1 e 7Q2.

 

 

A causa delle piccole dimensioni di questi frammenti e della incertezza sulle lettere le identificazioni proposte da O’Callaghan non sono conclusive e sicure. Secondo lo stesso O’Callaghan soltanto le attribuzioni di 7Q5 a Marco 6:52-53, 7Q4,1&2 ad una porzione della prima lettera a Timoteo e 7Q9 a Romani 5:11-12 hanno un qualche significato e meritano di essere approfondite, tutti gli altri tentativi sono soltanto tali, essendo veramente esiguo il numero di lettere che sono rimaste. Così, fin dal 1972 altri studiosi hanno proposto identificazioni alternative a quelle proposte da O’Callaghan. Per esempio nel 1988 G.W. Nebe ipotizzò che i frammenti 7Q4,1 7Q4,2 e 7Q8 fossero parte di un unico testo, alcuni versi di un libro apocrifo e pseudoepigrafo del Vecchio Testamento, il primo libro di Enoch (1 Enoch). Le argomentazioni di Nebe vennero contestate da un altro studioso, Carsten P. Thiede, che oggi propende ancora tenacemente per le identificazioni di O’Callaghan. Nel 1996 Emile Puech integrava invece i lavori di Nebe sostenendo l’autorevolezza dell’identificazione dei frammenti con il libro di Enoch. Alla fine degli anni ’90 Ernest Muro si dedicò allo studio dei frammenti e propose di aggiungere alle identificazioni di Nebe con il libro di Enoch anche il frammento 7Q12. A causa delle sue ridottissime dimensioni e del fatto che il 7Q12 riporta solamente tre lettere nessuno aveva mai tentato di identificare questo frammento singolarmente. Oggi la tendenza moderna di approccio al problema è quella di considerare quanti più frammenti possibile, fermo restando la compatibilità del papiro e dello stile di scrittura, come appartenenti ad un unico documento. Infatti se si ritrovano n frammenti diversi, tenuto anche conto che il numero n nel caso in esame non è neppure elevatissimo, ben difficilmente questi n frammenti apparterranno ad n testi diversi, ce ne saranno alcuni (se non molti) che appartengono ad uno stesso manoscritto. Inoltre maggiore è il numero di frammenti che si riescono ad accorpare e ad identificare, maggiore è la probabilità che l’identificazione stessa sia corretta. Questa teoria è valida se ammettiamo che i rotoli ai quali appartenevano i frammenti si siano disfatti e siano così rimasti solo alcuni pezzetti. Ma se i rotoli fossero stati prelevati dalla grotta e si fossero distaccati durante questa operazione alcuni frammenti, quelli poi in seguito ritrovati, allora sarebbe anche possibile dipingere uno scenario in cui molti frammenti diversi possono appartenere ad altrettanti rotoli nascosti dentro la cava, che dovevano essere presenti in un numero elevato. Poiché esistono alcune notizie storiche che parlano del ritrovamento in tempi antichi nei pressi di alcune grotte vicino a Gerico di  rotoli ebraici e greci, tenuto conto che Gerico non è molto distante da Qumran e che non vi sono grotte nei pressi di quella città, anche questa seconda ipotesi non è del tutto priva di fondamento.

 

  

2. Frammenti 7Q4,1 e 7Q4,2

 

 

Il frammento denominato 7Q4 è costituito di due frammenti, uno più grande detto 7Q4,1 e un secondo frammento 7Q4,2 appartenente allo stesso papiro. 7Q4,1 è il frammento più grande rinvenuto nella Grotta 7, misura 7,2 ´ 3,5 cm. Fin dalla data di pubblicazione nella DJD III (7) avvenuta nel 1962, questi due frammenti sono stati considerati come parte di un unico documento, sulla base del tipo di inchiostro, dello stile di scrittura e del supporto papiraceo. Entrambi i frammenti sono stati datati paleograficamente tra il 50 a.C. e il 50 d.C. Il frammento più grande 7Q4,1 riporta quattro linee in cui sono leggibili chiaramente almeno undici lettere. Sulla prima linea chiaramente leggibile del frammento si vede una sequenza wn (wN in maiuscolo), sulla seconda la sequenza tai (TAI in maiuscolo), sulla terza linea le quattro lettere pneu (PNEU in maiuscolo), infine sulla quarta linea è leggibile una sequenza mo (MO in maiuscolo) probabilmente preceduta da una h (H in maiuscolo) oppure da una n (N in maiuscolo). Queste lettere sono tutte allineate a destra per cui costituiscono la parte destra della colonna del rotolo che conteneva lo scritto. Probabilmente la sequenza pneu è la prima parte di una parola come pneuma (spirito) che prosegue sulla linea successiva. Il frammento 7Q4,2 è molto piccolo e reca chiaramente leggibili soltanto le due lettere: qe precedute molto probabilmente da una omicron oppure da un’omega.

 

 

Figura  2 – Il frammento principale 7Q4,1 e in alto a destra la porzione 7Q4,2.

Foto: David Rubinger, Gerusalemme.

 

 

2.1 Identificazione O’Callaghan 7Q4,1&2 = 1Ti 3:16 & 4:1-3

 

Questa identificazione è stata proposta per la prima volta nel 1972 dal papirologo spagnolo Padre Josè O’Callaghan (8). Secondo questa attribuzione i due frammenti 7Q4,1 e 7Q4,2 appartengono ad una medesima colonna del papiro con 7Q4,2 collocato qualche linea al disotto del frammento più grande 7Q4,1. O’Callaghan ha ipotizzato che il frammento più lungo conservi la parte in alto a destra della fine di una pagina. Questo significa che si sa come finiscono le righe e ciò rende più facile la ricostruzione degli inizi, in quanto l’inizio e la fine di ogni riga deve riportare il testo in sequenza. E’ stata proposta la identificazione con la prima lettera a Timoteo, vv. 3:16 e 4:1-3, una lettera scritta da Paolo di Tarso, come riportato in Tabella 2. Si riporta il testo greco e la traduzione in italiano (secondo la versione C.E.I.) di 1Ti 3:16-4:3. In Tabella 2 viene riportata la griglia paleografica proposta da O’Callaghan per l’identificazione.

 

 

 

1 Timoteo 3:16-4:3, testo greco

 

3:16 kaˆ Ðmologoumšnwj mšga ™stˆn tÕ tÁj eÙsebe…aj must»rion:

•Oj ™fanerèqh ™n sark…,

™dikaièqh ™n pneÚmati,

êfqh ¢ggšloij,

™khrÚcqh ™n œqnesin,

™pisteÚqh ™n kÒsmJ,

¢nel»mfqh ™n dÒxV.

 

4:1 TÕ d pneàma ·htîj lšgei Óti ™n Østšroij kairo‹j ¢post»sonta… tinej tÁj p…stewj, prosšcontej pneÚmasin pl£noij kaˆ didaskal…aij daimon…wn, 2™n Øpokr…sei yeudolÒgwn, kekausthriasmšnwn t¾n „d…an sune…dhsin, 3kwluÒntwn game‹n, ¢pšcesqai brwm£twn § Ð qeÕj œktisen e„j met£lhmyin met¦ eÙcarist…aj to‹j pisto‹j kaˆ ™pegnwkÒsi t¾n ¢l»qeian.

 

1 Timoteo 3:16-4:3, traduzione italiana C.E.I.

 

3:16 Dobbiamo confessare che grande è il mistero della pietà:

Egli si manifestò nella carne,

fu giustificato nello Spirito,

apparve agli angeli,

fu annunziato ai pagani,

fu creduto nel mondo,

fu assunto nella gloria.

 

4:1 Lo Spirito dichiara apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche, 2sedotti dall'ipocrisia di impostori, già bollati a fuoco nella loro coscienza.

3Costoro vieteranno il matrimonio, imporranno di astenersi da alcuni cibi che Dio ha creato per essere mangiati con rendimento di grazie dai fedeli e da quanti conoscono la verità.

 

 

Linea

Testo greco identificato (1Ti 3:16 & 4:1-3)

Num. lettere

1

sin ™pisteÚqh ™n kÒsmJ ¢nel»mfqh

28 (29)

2

™n dÒxV       4:1TÕ   d  pneàma  ·htîn

21 (22)

3

lšg(e)i  Østšroij kairo‹j ¢post»sonta…

31 (32)

4

tinej tÁj p…stewj   prosšcontej pneÚ

30

5

masin pl£nhj kaˆ didaskal…aij dhmo

30

6

n…wn  2™n Øpokr…sei yeudolÒgwn ke

27

7

kausthriasmšnwn t¾n „d…an sune…

28

8

dhsin 3kwluÒntwn game‹n ¢pšcesqai

29

9

brwm£twn § Ð qeÕj œktisen e„j met£

28

 

Tabella 2 - Identificazione dei frammenti 7Q4,1 e 7Q4,2 secondo J. O’Callaghan (1972) con 1Tim 3:16 ed 1Tim 4:1-3. In rosso le lettere che secondo O’Callaghan si leggono sul papiro, in blu le parole o le lettere del testo ricostruito che differiscono rispetto al testo greco oggi a noi noto. L’identificazione ipotizza un numero medio di lettere per linea pari a 30, la grande spaziatura presente tra le due parole nella Linea 2 sarebbe giustificata dall’inizio di un nuovo paragrafo, qui infatti comincia il capitolo 4 della lettera a Timoteo.

 

 

 

2.2 Note ed obiezioni all’identificazione di J. O’Callaghan

 

Linea 1 – Lettera h finale. All’inizio della linea troviamo le lettere sin che sono la seconda parte della parola œqnesin che va a capo dalla linea precedente della colonna. La Linea 1 termina con una lettera h che si troverebbe nel papiro. Questa posizione è sostenuta da O’Callaghan e anche da C.P. Thiede. Del resto anche gli estensori della DJD III ipotizzavano la presenza di una simile lettera. Tuttavia già nel 1973 M. Baillet aveva contestato una simile lettura. E. Puech sostiene che questa lettera è illeggibile – in effetti è molto difficoltoso trovarne traccia sul papiro 7Q4,1 visionando le fotografie ordinarie del frammento – e dello stesso parere è anche Muro. Nella peggiore delle ipotesi la lettera è invisibile e quindi questa ed altre attribuzioni possono prendersi la libertà di ricostruire al termine della linea 1 qualunque lettera. Se viceversa la presenza della contestata h fosse dimostrata inequivocabilmente allora l’attribuzione di O’Callaghan acquisterebbe indubbiamente maggior peso. Il numero di lettere della linea potrebbe salire a 29 se lo iota ascritto presente nella parola kÒsmJ compariva nel testo di 7Q4,1 a seguire l’omega.

 

Linea 2 – Spaziatura. Le prime due parole della linea ™n dÒxV chiudono il versetto 3:16, la parola TÕ d inizia il versetto 4:1 che appartiene ad un nuovo Capitolo per cui si ipotizza una grande spaziatura (sette lettere circa) fra l’ultima parola di 3:16 e la prima parola di 4:1. E’ possibile ipotizzare una simile lacuna al termine del v. 3:16? Ci limitiamo ad osservare che nel Codice Sinaitico (seconda metà del IV secolo, vedi nota 41) l’inizio del v. 4:1 è riportato addirittura all’inizio di una nuova linea, come attesta la Figura 3. Osserviamo anche che il numero di lettere della linea, senza contare gli spazi, potrebbe salire a 22 se lo iota ascritto della parola dÒxV compariva nel frammento, al contrario di quanto si legge nei mss. del periodo del Codice Sinaitico.

 

 

 

 

Figura 3 – La fine del v. 3:16 (dÒxV)

e l’inizio del nuovo Capitolo 4:1 (TÕ d) di 1 Timoteo nel Codice Sinaitico (seconda metà del

IV secolo), edizione facsimile di K. Lake,

Leiden, 1911.

 

 

Cambio di una lettera: nel testo oggi a noi noto non si trova scritto ·htîn ma abbiamo ·htîj con una sigma al posto di una ni. La parola ·htîj (rhêtôs) che compare nel testo odierno è un avverbio che significa letteralmente “espressamente”, “esplicitamente” o “in parole espresse”. Questa assunzione è particolarmente delicata in quanto trattasi di una variante non attestata da alcun manoscritto, inoltre la lettera N è visibile chiaramente sul frammento 7Q4,1 al termine della seconda linea. Secondo il prof. Thiede, “si tratta di un normale passaggio dal sigma al nu finali, presente in molti papiri e nel Nuovo Testamento in generale” (9). E ancora, secondo Thiede:

 

“Il passaggio da sigma a nu si trova estensivamente nei papiri greci. Mayser, Völker e Rademacher hanno addotto tutti delle prove di questo passaggio, sia nel periodo precedente al Nuovo Testamento che in quello del Nuovo Testamento. D’altra parte si potrebbe trattare di una variante genuina. L’avverbio rhêtôs compare soltanto in questo passo del Nuovo Testamento e mai nel testo corrente della Settanta. Il termine rhêtôn può sostituirlo senza difficoltà. Lo scriba del frammento potrebbe aver sostituito perciò abbastanza facilmente il nome familiare rhêtôn in luogo di un avverbio così raro. Il passo reciterebbe perciò: to de pneuma(tôn) rhêtôn – lo spirito (delle) parole. Questa lettura si attaglierebbe abbastanza bene al contesto, poiché stiamo parlando davvero dello Spirito Santo che agisce profeticamente.” (10)

 

Notiamo anche che la t prima della w in ·htîn non è affatto chiara, almeno consultando le riproduzioni fotografiche di 7Q4,1.

 

Nomina sacra. Nella linea compare la parola Spirito (gr.: pneàma) che nei mss. antichi spesso veniva scritta con la nomina sacra. Per esempio nel Codice Sinaitico questa parola è resa con le tre lettere PNA evidenziate con un tratto orizzontale sopra di esse (vedi Figura 3). Se in 7Q4,1 veniva utilizzata la nomina sacra occorre ipotizzare un paragraphos ancora più ampio tra il v. 3:16 e il v. 4:1.

 

Linea 3 – Omissione di parole (oti en): il testo ad oggi pervenuto dopo la parola lšgei riporta la congiunzione Óti en che viene omessa nella identificazione per non alterare la sticometria. Tralasciando queste tre lettere la linea viene ad avere trentadue lettere, un numero elevato rispetto a quello della linea soprastante e a quello della linea sottostante nonostante la omissione di oti en. La parola legei poteva anche essere scritta come legi (omissione della e) in tal caso il numero di lettere della linea scende a trentuno. La grande differenza di lettere tra le linee 2 e 3 potrebbe essere spiegata con il fatto che nella linea 2 inizia il Capitolo 4 della lettera quindi è giustificabile una grande spaziatura tra la fine del Cap. 3 e l’inizio del nuovo Capitolo.

 

La traduzione letterale del versetto 4:1 sarebbe:

 

1Ti 4:1 Pneàma {ma lo Spirito} ·htîj {esplicitamente} lšgei {dice} Óti {che} ™n {in} Østšroij {futuri} kairo‹j {tempi} ¢post»sonta… {apostateranno} tinej {alcuni} tÁj p…stewj {dalla fede}, prosšcontej {dando retta} pneÚmasin {a spiriti} pl£noij {seduttori} kaˆ {e} didaskal…aij {a dottrine} daimon…wn {di demoni} [Ma lo Spirito dice esplicitamente che in tempi futuri alcuni apostateranno dalla fede dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demoni], dove:

 

Óti (hoti, Strong’s Concordance Number 3754) = neutro di Óstij come congiunzione, pronome dimostrativo quello (a volte ridondante); congiunzione dichiarativa: che; congiunzione causale: poiché, perchè. Secondo il Vocabolario del greco antico di R. Romizi (Bologna, Zanichelli, seconda ediz., 2005) talvolta oti corrisponde ai nostri due punti (gli antichi greci infatti non usavano segni d’interpunzione).

 

™n (en, Strong’s Concordance Number 1722) = preposizione primaria che significa (fissa) posizione (di luogo, tempo o stato), e (per implicazione) strumentalità (mediamente o costruttivamente), cioè una relazione di riposo (intermedio tra e„j e ™k).

 

Se si omette Óti en in 1 Tim 4:1 allora si ottiene la seguente traduzione: “Ma lo Spirito dice esplicitamente: (nei) tempi futuri alcuni apostateranno dalla fede dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demoni”; in sostanza si passa da un discorso indiretto del tipo “Ma lo Spirito dice che” a un discorso diretto del tipo: “Lo spirito dice: …”. Da un punto di vista logico la omissione di queste parole ipotizza pertanto che il discorso originario fosse diretto. Grammaticalmente la frase continua ad avere un suo significato anche senza queste parole, tenuto anche conto che nel discorso indiretto il greco mantiene il tempo che andrebbe bene nel discorso diretto (vedi vocabolario del greco antico di R. Romizi, op. cit.). Si noti che anche questa variante, come il precedente passaggio da sigma a ni, costituisce una lezione unica attestata solo da questo (presunto) frammento di 1 Timoteo.

 

Inoltre in questa linea O’Callaghan ipotizza che il tai chiaramente leggibile sul papiro sia preceduto da una n. Questa lettera è in realtà di difficilissima lettura sul papiro, Puech ha ipotizzato che possa trattarsi piuttosto di una m.

 

Linea 4: l’ultimo gruppo di lettere va a capo sulla riga successiva a formare la parola pneÚmasin.

 

Linea 5 – Problema paleografico. Questa linea pone dei problemi per quanto riguarda la ricostruzione delle lettere. Qui J. O’Callaghan ipotizza di leggere le tre lettere h, m, o (maiuscolo: H, M, O). Nella DJD III si era ipotizzato invece che al posto della singola lettera h ci fossero in realtà due lettere, una gamma seguita da uno iota. Così invece che HMO quello che si è conservato sul papiro sarebbe – secondo la editio princeps dei frammenti 7Q4,1&2 – una sequenza GIMO. L’ipotesi della DJD III appare non molto credibile a motivo del fatto che la presunta g mostra in realtà un trattino orizzontale troppo basso perché la si possa considerare una g, mentre è assai più verosimile che sia proprio una h. Secondo questa identificazione la linea 5 registra nel complesso due varianti, una ipotizzata essenzialmente per ragioni sticometriche, la seconda per ragioni paleografiche (oltre che sticometriche).

 

Variazione di lettere I: la prima variante rispetto al testo oggi a noi noto è la presenza della parola pl£nhj postulata nella ricostruzione al posto di pl£noij. Essa non si legge sul frammento, è stata presa in considerazione da O’Callaghan per non aumentare eccessivamente il numero di lettere di questa linea. Questa lezione, al contrario dell’omissione di hoti en e del passaggio da sigma a nu, è nota ed attestata ad esempio dai codici P (VI sec.) e Y (VIII sec.; questo codice conterrebbe la lezione secondo Thiede, in realtà esso non compare nella lista riportata nel Merk-Barbaglio, vedi nota 11), oltre che da alcuni manoscritti greci “minuscoli” (11).

 

Variazione di lettere II (itacismo). L’ultimo gruppo di lettere della linea 5 va a capo sulla riga successiva a formare la parola dhmon…wn secondo la ricostruzione di O’Callaghan. Nel testo a noi noto avremmo daimon…wn con il dittongo ai al posto dell’h.  Si tratta di un errore ortografico noto come itacismo, dovuto al fatto che la pronuncia bizantina di h è identica a quella di ai. Scrive il Prof. Thiede al riguardo:

 

“Ogni papirologo che voglia raccapezzarsi in un manoscritto non identificato deve mettere in conto, e conoscere, un’intera serie di varianti ortografiche, compreso un passaggio tanto normale come quello da ai (alfa + iota) ad h (eta) che incontriamo in 7Q4. Un papiro che si adegui alle regole e alla tipologia classica delle edizioni moderne rappresenta l’eccezione rara, non la regola. Nella riga 5 abbiamo d[hmo- invece che daimo- ma si tratta di un normale “itacismo” dovuto alla pronuncia di h ed ai (12)

 

A differenza della prima, questa variante ortografica è necessaria soprattutto per il fatto che sul papiro si legge chiaramente la sequenza h + m. L’itacismo è un errore frequente negli antichi manoscritti greci, sebbene in questo passo costituisca una variante unica. Questa ipotesi consente inoltre di mantenere a 30 il numero di lettere della linea 5.

 

Linee 6,7,9: in queste linee l’ultima parola va a capo sulla linea successiva. Le lettere Ð qe nella linea 9 apparterrebbero al frammento 7Q4,2. Prima di q, e sia DJD III che O’Callaghan leggono una omicron. Si noti che 7Q4,2 viene collocato tre linee di testo al disotto di 7Q4,1 dunque molto vicino a questo frammento più grande. Per quanto concerne la linea 9 è molto probabile che Qeoj (che significa Dio, al v. 4:3) fosse scritto con la nomina sacra come Qj; in tal caso verrebbe a mancare l’epsilon necessario per l’attribuzione del frammento 7Q4,2.

 

 

 

 

 

Figura 4 – A sinistra, il papirologo spagnolo Padre Josè O’Callaghan. Negli anni ’70 è stato professore di papirologia al Pontificio Istituto Biblico di Roma. Nel 1972 propose l’attribuzione del frammento 7Q5 a Marco 6:52-53 e 7Q4,1&2 a 1 Timoteo 3:16-4:3, due passi del Nuovo Testamento greco, creando grande scompiglio nell’ambiente scientifico internazionale.

J. O’Callaghan è scomparso il 15 Dicembre 2001.

 

  

 

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NOTE AL TESTO
 

(1) Il frammento 7Q1 (7QLXXExod) è stato attribuito a Esodo 28:4-7, secondo il testo della Bibbia dei LXX; il frammento 7Q2 (7QLXXEpJer) al libro di Baruch 6:43-44 (il Capitolo 6 di questo libro è anche detto “Lettera di Geremia”), secondo il testo greco della Bibbia dei LXX. Queste attribuzioni sono state possibili introducendo un certo numero di varianti rispetto al testo greco oggi noto e accettato dalla moderna critica testuale. Tuttavia entrambe le identificazioni sono state immediatamente accettate dalla comunità scientifica internazionale.

 

(2) In tutto il materiale ritrovato a Qumran, centinaia e centinaia di porzioni di rotoli e frammenti, al di fuori della grotta 7 non ci sono che altri sei frammenti soltanto scritti in greco, tutti rinvenuti nella grotta 4: si tratta di 4Q119 = 4QLXXLev a (II-I sec. a.C.), 4Q120 = 4QLXXLev b (I sec. a.C.), 4Q121 = 4QLXXNum (I sec. a.C. – I sec. d.C.), 4Q122 = 4QLXXDeut (II sec. a.C.), 4Q126 (fine I sec. a.C.) non identificato, 4Q127 (fine I sec. a.C.) frammento noto anche come parafrasi dell’Esodo in quanto contiene le parole “Mosè”, “Faraone”, “Egitto”, documento di fatto non identificato. Questi sei frammenti sono stati pubblicati soltanto nel 1992.

 

(3) La prima pubblicazione dei frammenti della grotta 7 compare nell’opera: Discoveries in the Judean Desert of Jordan III: Les “Petites Grottes” de Qumran, Oxford, Clarendon Press, 1962. Sinteticamente quest’opera viene indicata con DJD III.

 

(4) Vedere l’articolo sulla identificazione del frammento 7Q5.

 

(5) Già i frammenti 7Q1 e 7Q2 sono stati attribuiti introducendo alcune varianti rispetto al testo dei LXX.

 

(6) Il frammento più antico del Nuovo Testamento che si conosca e che sia stato accettato universalmente dalla comunità scientifica internazionale è P52 = P.Ryl. Gk 457 resto di un codice che conteneva in origine il Vangelo di Giovanni e datato paleograficamente tra il 100 e il 125 d.C. da C.H. Roberts. Sono state proposte datazioni al I secolo d.C. dei codici papiracei P64 (C.P. Thiede, 1995) e P46 (Young Kyu Kim, 1988) comunemente datati al III secolo d.C. (inizio).

 

(7) M. Baillet, J.T. Milik, R. de Vaux, Discoveries in the Judean Desert of Jordan, III, Les ‘Petites Grottes’ de Qumran, Oxford, Clarendon Press, 1962.

 

(8) Vedi J. O’Callaghan, Papiros neotestamentarios en la cueva 7 de Qumran?, Biblica 53 (1972), pp. 91-100, 1Tim 3,16; 4,1-3 en 7Q4?, idem, pp. 362-367, ed anche Notas sobre 7Q tomadas en el ‘Rockefeller Museum’ de Jerusalen, idem, pp. 517-533.

 

(9) Cfr. C.P. Thiede, I rotoli del Mar Morto – Le radici ebraiche del cristianesimo, Mondadori, 2003 (l’ediz. originale in inglese è stata pubblicata nel 2000).

 

(10) Cfr. C.P. Thiede, Il papiro di Magdalen, la comunità di Qumran e le origini del Vangelo, PIEMME, 1997 (edizione originale in lingua inglese del 1995), pp. 189-190.

 

(11) Queste le varianti al passo 1Tim 3:16-4:3 secondo A. Merk, G. Barbaglio, Nuovo Testamento greco e italiano, Edizioni Dehoniane, Bologna, 1984, ediz. del 1997. 16 oj] o D* g vg syh* Hil Amst Aug Pel, qj Sc Cc Ac 6 Psss 81 Dc 917 rel. Kr Did Ny | 4,1 uster.] escatoij 33 lat co Ath1 Thdt Ambst Lcf Pe | tinej + apo 206 1149 | pistewj + orqhj 255 | planhj P 104 917 915 5 489s 226s 69s 255 206 440 1518 1245s 1867 vg ar Ef | kai > D* Nov Hil Lcf Ambst Pel | 2 kekauthr. C 33-81 I Ds 1836g 1838-226 al. 206s 216-1149 1518 1108s 257 1610 Kr Ir C1 Wr.

 

(12) Cfr. C.P. Thiede, I rotoli del Mar Morto – Le radici ebraiche del cristianesimo, Mondadori, 2003 (l’ediz. originale in lingua inglese è del 2000), pp. 169-170.

 

 


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