Ipotesi sulla composizione dei manoscritti di Qumran

e la formazione della Comunità di Qumran

 

Aggiornamento: 25/02/2007  -  Autore: Gianluigi Bastia

 

 

 

Considerazioni tratte dalla lettura del libro di:

 

Gabriele Boccaccini, Oltre l’ipotesi essenica – Lo scisma tra Qumran e il giudaismo enochico, Morcelliana, Brescia, 2003.

 

Titolo originale dell’opera: Beyond the Essene Hypothesis – The Parting of the Ways between Qumran and Enochic Judaism, Eerdmans, 1998.

 

 

La prima parte del libro di Boccaccini contiene una analisi storiografica = esame delle fonti storiche letterarie antiche sulla setta degli Esseni, essenzialmente Giuseppe Flavio, Filone di Alessandria, Plinio il Vecchio, Dione di Prusa e qualche autore cristiano come  Egesippo, Ippolito di Roma, Epifanio di Salamina, San Girolamo, ecc… L'analisi non è molto approfondita e non entra nel dettaglio della lingua e del contesto degli autori antichi, ma offre un quadro sufficientemente ampio di come gli Esseni sono stati descritti dalle fonti classiche.

 

L’esame delle fonti storiche dimostra, secondo Boccaccini, che l’Essensimo era un movimento esteso a tutta la Palestina, come descritto dagli scrittori giudei Giuseppe Flavio e Filone di Alessandria e non deve essere inteso come una comunità chiusa, isolata e composta da pochi membri. Giuseppe Flavio riporta che in Palestina vivevano circa quattromila Esseni, laddove i Farisei erano seimila. L’Essenismo deriverebbe da una corrente di pensiero che viene definita da Boccaccini come Giudaismo Enochico. Questa componente enochica sarebbe sorta ai tempi dell'esilio babilonese, nel VI sec. a.C., in contrapposizione al Giudaismo Sadocita. Dalla più ampia setta degli Esseni, sostanzialmente integrata con il resto della cultura e della società ebraica del tempo, a un certo punto si distaccò la Comunità (Yahad, in ebraico, nome che ricorre nei documenti ritrovati nelle celebri grotte) di Qumran che deve essere intesa come una comunità di Esseni più radicali di quelli da cui si sono distaccati. Plinio il Vecchio e Dione di Prusa avrebbero avuto in mente questo modello di Essenismo radicale nelle loro descrizioni storiche. Secondo Boccaccini il sito archeologico di Qumran è quello che più si adatta alle localizzazioni geografiche di Plinio e Dione. I ritrovamenti archeologici, la tipologia dei cimiteri fanno pensare che Khirbet Qumran potesse proprio essere un insediamento di Esseni radicali che si erano ritirati nel deserto, probabilmente poco tempo dopo la rivolta maccabaica. Dal Giudaismo Enochico sarebbero quindi derivati gli Esseni e dagli Esseni i Qumraniti. E’ probabile che i Cristiani siano sorti da una costola del movimento Esseno, ma non direttamente dal movimento Qumranico. Vi sono infatti differenze inconciliabili tra le dottrine dei Qumraniti e quelle dei Cristiani.

 

Una simile interpretazione della Comunità di Qumran è coerente con quanto sostenuto da Paolo Sacchi e da Florentino Garcia Martinez che con la sua “Ipotesi di Groningen” sostiene una tesi molto simile. Boccaccini ha presentato per la prima volta questa teoria nel 1995 in un convegno a L’Aquila, in Italia.

 

La parte saliente del libro è costituita da una analisi sistemica = esame di tutti i documenti che sono stati ritrovati nelle grotte di Qumran e individuazione delle caratteristiche comuni.

 

L’analisi sistemica dimostra che la Comunità di Qumran si è evoluta attraverso più stadi, ereditando documenti dal movimento progenitore e scrivendo propri libri. A Qumran sono stati ritrovati molti libri dell’Antico Testamento, la Legge e i Profeti, che sono una eredità del più classico giudaismo. Ma sono stati ritrovati anche documenti settari, che sono i seguenti:

 

1) Regola della Comunità (di cui esistono differenti "edizioni" ritrovate a Qumran, la più importante è 1QS, ma è nota anche una serie di frammenti provenienti dalla grotta 4Q e un resto dalla grotta 5Q). Il testo della R.d.C. in traduzione dall'originale può essere studiato in Florentino Garcia Martinez, Testi di Qumran, traduzione italiana dai testi originali con note a cura di Corrado Martone, PAIDEIA ed., Brescia, 1996, pp.71-113.

 

2) Rotolo degli Inni o Hodayot (1QH e 4QH); per i testi, si veda ad es. F.G. Martinez, op. cit., pp. 512-575.

 

3) Rotolo della Guerra (1QM); per il testo si veda ad es. F.G. Martinez, op. cit., pp. 196-235.

 

4) Canti dell'Olocausto del Sabato (4Q400-407); per i testi, si veda ad es. F.G. Martinez, op. cit., pp. 644-662.

 

5) Commentari dell'Antico Testamento (pesharim) tra cui sono particolarmente importanti il Commentario (pesher) al profeta Abacuc (1QpHab) e il Commentario (pesher) al profeta Nahum (1QpNah). Per il testo di 1QpHab e 1QpNah si veda risp. F.G. Martinez, op. cit., pp. 328-340, pp. 324-328.

  

Questi cinque testi sono da considerare documenti propri della Comunità di Qumran, composti dai qumraniti dopo che questi si erano separati dal resto dell’Essenismo. E in effetti le datazioni paleografiche o al radiocarbonio di questi manoscritti dimostrano che sono tra i meno antichi tra quelli ritrovati nelle grotte di Qumran. L’Essenismo aveva poi composto (prima e dopo la frattura con che originò i qumraniti) testi quali il Libro dei Giubilei, il Testamento dei dodici Patriarchi, 4 Esdra e 2 Enoch.

 

Dall’esame del corpus dei documenti settari emergono le seguenti due dottrine fondamentali che li accomunano e rappresentano delle novità nel contesto del giudaismo del secondo tempio:

 

Dottrina del Dualismo Cosmico tra “bene” e “male” o “luce” e “tenebra”. Definita in 1QS (essenzialmente nella parte nota come "Insegnamento dei due spiriti", cfr. 1QS, col. III,13-IV,26), 1QM, 1QH. Bene e Male: queste due forze contrapposte sono presenti nel Mondo fin dalla sua creazione da parte di Dio. Secondo questa dottrina Belial, lo spirito del male, è stato espressamente creato da Dio con l’ordine di compiere il male, non è un essere ribelle che si oppone all’ordine instaurato da Dio. Dio, la potenza creatrice, pur avendo creato anche il male, interviene sempre in favore del “bene” o “luce”. Secondo questa concezione la fine dei tempi sarà segnata da una grande battaglia conclusiva tra bene e male, alla fine della quale trionferà il bene mentre il male, rappresentato da Belial, verrà distrutto per sempre da Dio. Ma Dio avrebbe creato fin dal principio questo ordinamento dualistico dell’Universo che comprende anche il male come creazione voluta da Dio. Non è infatti ammesso che degli esseri inferiori si possano ribellare a Dio, se il male esiste è perché Dio lo ha espressamente ordinato: nei testi di Qumran Belial obbedisce a Dio nel diffondere il male, non si ribella. Ammettere che qualcosa possa ribellarsi a Dio è impossibile, altrimenti Dio ne risulterebbe indebolito, se agisce in quel modo è perché Dio lo ha voluto.

 

Dottrina del Predeterminismo. Vedi in part. 1QS, 4Q186, 1QH. Dall’inizio della creazione fino al giorno della grande battaglia escatologica tra luce e tenebre, Dio ha preordinato il corso della storia e il grado di “luce” e di “tenebra” in ciascun essere umano. Ogni uomo ha una certa proporzione di bene e una di male, questo rende ragione del perché a volte individui sostanzialmente “giusti” possono errare, a motivo della loro proporzione di tenebra. I qumraniti credevano quindi che il destino finale degli uomini fosse comunque predeterminato e fosse impossibile cambiarlo con il libero arbitrio: nessun uomo può cambiare il proprio destino voluto da Dio. I qumraniti si sentono “eletti” da Dio e la loro setta è destinata a vincere la battaglia escatologica finale contro il male. Una importante conseguenza della dottrina della predestinazione è l’identificazione dei membri della Comunità come gli “eletti” destinati a trionfare sul male nei tempi escatologici. Il giudaismo tradizionale vedeva in Israele il popolo eletto, il giudaismo qumranico vede nella Comunità e non in tutto Israele il popolo degli eletti da Dio. ([1])

 

Il Male coincide con l’Impurità. Necessità della purificazione per la liberazione dal male. Elaborazione di un complesso sistema di rituali perla purificazione. E' interessante notare che proprio a Khirbet Qumran sono stati ritrovati i resti di un grande serbatoio di acqua e le condotte che servivano forse per alimentare i bagni e le vasche per i riti di purificazione.

 

Necessità dell’isolamento. Diretta conseguenza della dottrina della predestinazione. I qumraniti si sentivano il gruppo predestinato da Dio per la fine dei tempi e la vittoria sul male nella battaglia escatologica. Necessità di separarsi dal resto del mondo, non solo dai pagani ma anche dal resto di Israele. Israele non è il popolo prescelto da Dio ma sono i qumraniti a esserlo.

 

L’esame dei testi settari appare coerente con una Comunità isolata che vive separata dal resto del popolo di Israele e si sente eletta e scelta da Dio per un compito particolare. Boccaccini sostiene che nessun gruppo ebraico credeva nella dottrina del dualismo cosmico di cui sopra, ammettendo che il Male era un creatura voluta da Dio, e nella dottrina predestinazione. L’isolamento divenne a un certo punto fisico nel senso che i membri della Comunità si spostarono nel deserto a Qumran. Un’altra caratteristica dei qumraniti è il sistema di rituali purificatori da essi seguiti. Queste idee sono assolutamente originali nel giudaismo del secondo tempio, sono il frutto del pensiero originale di una Comunità che ha composto determinati libri mettendo per iscritto queste idee, partendo da idee mutuate dal movimento progenitore. Poiché ricorre in vari documenti e con sfumature diverse, non è il frutto di un singolo autore isolato ma è il sistema di pensiero della Comunità che ha composto i manoscritti settari (elencati sopra) e che possedeva il resto dei manoscritti ritrovati a Qumran.

 

Boccaccini definisce quindi la letteratura sadocita come quel corpus di scritti comprendente i testi biblici attuali con l’esclusione di Daniele e di Ester, ma comprendente anche libri oggi considerati apocrifi dell’Antico Testamento, quali il Siracide, Tobia e l’Epistola di Geremia. Questi libri sono nati abbondantemente prima del periodo dei Maccabei, al tempo di Qumran venivano utilizzati e citati come testi autorevoli, sebbene il loro testo non fosse stato ancora definitivamente fissato. Erano stati ereditati dalla Comunità di Qumran. La dottrina sadocita della classica Torah ebraica non sempre si riconcilia con la dottrina qumranica. Per esempio secondo la Torah gli uomini sono responsabili del bene e del male e i sacerdoti del tempio sono i guardiani dell’ordine dell’universo, attraverso i loro sacrifici e rituali. Dal Giudaismo Sadocita sarebbe nato il movimento dei Farisei al quale si riconduce l'attuale Ebraismo moderno.

 

Accanto a questa letteratura sadocita abbiamo la letteratura enochica. Questo secondo corpus ruota attorno al primo libro di Enoch, oggi un apocrifo e pseudoepigrafo dell’Antico Testamento. Lo studio di 1 Enoch, composto da varie sezioni che hanno avuto origine in epoche diverse, è fondamentale per comprendere lo sviluppo del giudaismo enochico. A Qumran sono stati ritrovati vari frammenti aramaici del primo libro di Enoch, la datazione paleografica di questi frammenti dimostra che le sezioni più antiche del libro di Enoch sono state scritte abbondantemente prima del periodo dei Maccabei per cui la letteratura enochica si è distaccata dalla letteratura sadocita prima delle rivolte dei Maccabei e per alcuni secoli ha proceduto parallelamente ad essa. La sezione fondamentale del libro, quella dei Vigilanti, che definisce la teoria degli angeli (o vigilanti) caduti che sono alla base del male, è una delle più antiche, quindi questa dottrina è abbondantemente precedente allo scisma qumranico. Viceversa esistono delle sezioni, in particolare quella delle parabole, scritti molto vicini alla dottrina cristiana, che non sono stati ritrovati a Qumran. In una prima ipotesi avanzata da Milik, che per primo aveva pubblicato e studiato questi documenti di 1 Enoch nel 1976, si supponeva che la sezione delle parabole di 1 Enoch fosse una tarda fabbricazione cristiana, sorta addirittura tra il I e il II secolo dopo Cristo. G. Boccaccini e P. Sacchi sostengono invece che questa sezione del libro sia nata in ambienti estranei a quelli della Comunità di Qumran, ma nell’ambiente essenico che aveva continuato ad esistere anche dopo lo scisma di Qumran e prima dell’avvento del Cristianesimo che avrebbe solo “ereditato” dalla tradizione essena o enochica il libro di Enoch aggiornato con la sezione della parabole. Anche apocrifi (rispetto all’attuale Bibbia ebraica “masoretica”) quali il Testamento di Levi o il Libro dei Giubilei vengono riguardati come testi appartenenti alla letteratura enochica.

 

La letteratura enochica e con essa l’insieme di dottrine che ne scaturisce è una prima frattura in seno al Giudaismo del secondo tempio e un punto di divergenza dalla dottrina che si origina dalla letteratura sadocita. Enoch può essere visto addirittura come un patriarca concorrente di Mosè. Secondo Boccaccini la letteratura enochica e l’inizio della frattura con il giudaismo sadocita è databile all’epoca dell’esilio nel VI sec. a.C., in ambiente babilonese. Qui si iniziarono a scrivere testi che possono essere considerati come “letteratura enochica”. Paolo Sacchi sostiene che la separazione fisica vera e propria tra le due correnti sia databile al IV secolo a.C., periodo che segna la nascita del giudaismo enochico, nel periodo precedente la composizione dei libri delle Cronache e di Qohelet. Altri autori preferiscono collocare la frattura tra i due movimenti al III secolo avanti Cristo, a motivo della ellenizzazione della Palestina e della corruzione dei sacerdoti del tempio di Gerusalemme. Uno scisma analogo originò i Samaritani, che non riconoscevano l’autorità del Tempio di Gerusalemme e dei sacerdoti Giudei che in esso operavano. Poiché sia i testi sadociti che quelli enochici furono ugualmente studiati e tenuti in considerazione dai qumraniti, lo scisma della Comunità deve essere collocato dopo l’epoca dello scisma tra enochici e sadociti. Secondo Boccaccini esiste una differenza dottrinale tra il libro del profeta Daniele e il libro delle Visioni di Enoch (o libro dei sogni). Questi libri sarebbero stati entrambi composti al tempo dei Maccabei, ma Daniele sarebbe un tipico prodotto sadocita mentre il libro delle visioni rientrerebbe nel ramo enochico assieme al Libro dei Giubilei. La nascita e l’utilizzo del calendario solare di 364 giorni, di cui abbiamo varie tavoli calendariali ritrovate a Qumran e diverse allusioni nel libro di Enoch e in quello dei Giubilei, sono da collocare nel giudaismo enochico. Stesso discorso per la lettera halakica 4QMMT: questo testo, come scrive Boccaccini, descrive la nascita di un gruppo scismatico il quale si rivolge a chi detiene l’autorità. Secondo Martinez 4QMMT proviene dal gruppo progenitore della Comunità di Qumran.

 

Lo scisma di Qumran dal Giudaismo Enochico. Libro di Enoch (le sezioni più antiche), Libro dei Giubilei, 4QMMT, rotolo del Tempio sono documenti ereditati dalla Comunità di Qumran, non sono ancora composizioni originali di questa Comunità, caso analogo all’Antico Testamento ereditato dai cristiani ma non composto da essi. Il primo documento di transizione è il Documento di Damasco (CD) che presenta elementi dottrinali pre qumranici ma anche alcuni già qumranici. E’ verosimile che sia stato scritto da circoli settari presenti all’interno del giudaismo enochico, poco prima che venisse fondata la Comunità di Qumran. Esso allude a un patto nuovo tra Dio e una Comunità che si trova in Damasco, un nome in codice che viene interpretato come Qumran, sebbene alcuni intendano Babilonia (il patto deriverebbe cioè dall’esilio babilonese). L’esilio babilonese fu l’inizio di una tradizione sacerdotale che nel periodo del secondo tempio divenne di opposizione, non riconoscendo la legittimità della restaurazione sadocita; dopo la crisi maccabaica essa andò gradualmente sviluppando la coscienza di costituire un gruppo distinto e separato di eletti , infine emerse una singola comunità sotto la guida del Maestro di Giustizia, comunità che proclamava di essere la vera casa di Giuda.

 

Boccaccini a questo punto compie una analisi dei documenti che non sono stati ritrovati a Qumran; l’idea è che i testi presenti forniscono informazioni sulle origini, la nascita e lo sviluppo della Comunità mentre quello che manca fornisce invece informazioni sulla posizione della Comunità rispetto al resto del giudaismo. Tra i rotoli di Qumran non si è ritrovato alcuna opera palesemente contraria alle dottrine fondamentali che emergono dai documenti settari, al massimo abbiamo le opere attribuibili al movimento progenitore, il giudaismo enochico. Vediamo inoltre che non è stato ritrovato alcun testo in linea con il pensiero farisaico, per esempio a Qumran non è stato ritrovato alcun frammento attribuibile ai Salmi (o Odi) di Salomone. Non sono stati ritrovati neppure testi in linea con il pensiero asmoneo, mancano difatti sorprendentemente 1 Maccabei, Giuditta ed Ester ([2]). Mancano poi testi del giudaismo ellenistico (lettera di Aristea, 3 Maccabei, Sapienza di Salomone, opere di Filone di Alessandria). Manca anche qualunque riferimento al cristianesimo o al movimento di Giovanni Battista, Boccaccini non considera sufficienti le prove di O’Callaghan relative ai frammenti greci della grotta 7 attribuibili al Nuovo Testamento. Manca poi tutta la letteratura enochica più recente.  La letteratura di 1 Enoch più antica (libro dei vigilanti, libro astronomico, libro dei sogni e protoepistola di Enoch) compaiono tra i documenti ma non gli sviluppi successivi di 1 Enoch. Secondo Boccaccini “si tratta di ben altro che di un venir meno all’interesse nei riguardi del giudaismo enochico: è un clamoroso distacco dal movimento progenitore. Il mistero dei testi enochici mancanti è la chiave per comprendere lo scisma tra giudaismo ecnochico e la comunità dei manoscritti del Mar Morto”. Tutte queste mancanze non possono essere casuali ma sono il frutto, secondo Boccaccini, di una selezione e di una scelta teologica. L’epistola di Enoch è una lunga interpolazione inserita nella proto epistola, scritta dal movimento enochico, forse nota – ma non accettata – dai qumraniti. L’epistola è interessante in quanto introduce un certo grado di responsabilità nelle azioni umane, contrastando quindi con la dottrina della predestinazione fermamente accettata negli scritti settari di Qumran. Essa sembra distinguere tra il male universale e il peccato, l’uomo ha la libertà di servire il male commettendo il peccato, oppure di evitarlo. La tradizione enochica aveva sempre sostenuto che gli uomini erano vittime del male e non potevano opporvisi, essendo stato preordinato da Dio. A Qumran non è stato trovato alcun resto attribuibile ai Testamenti dei Dodici Patriarchi. Secondo alcuni studiosi, in part. Marinus de Jonge, i Testamenti sono un prodotto della cristianità, attribuibile alla metà del II secolo dopo Cristo. Boccaccini sostiene l’idea di J.H. Ulrichsen secondo cui i Testamenti sono sorti sopra un testo ebraico preesistente e costituiscono un documento giudaico (di tipo enochico) precedente al cristianesimo. Di questa opinione è anche David Flusser. La versione “cristianizzata” dei Testamenti si basa comunque su alcuni testamenti ritrovati a Qumran, per esempio il Testamento aramaico di Levi (4Q213-214) e il Testamento ebraico di Neftali (4Q215). Nei Testamenti inizia a venir meno la dottrina della predestinazione e le azioni connesse con il libero arbitrio determinano la posizione dell’individuo nella battaglia tra bene e male. Inoltre anche il dualismo cosmico inizia a non essere più accettato, nei Testamenti le donne tentano gli angeli ribelli e dunque la responsabilità della presenza del male nel mondo non è dovuta solo agli angeli ma vi è il concorso dell’uomo. I Testamenti sono quindi contrari alle dottrine qumraniche del dualismo cosmico tra bene e male e della predestinazione.

 

Un caso interessante è poi costituita dalla sezione detta delle Parabole del Libro di Enoch. Questa è certamente la sezione più cristiana di tutto 1 Enoch. A Qumran mancano frammenti di questa porzione del libro per cui già T. Milik, che per primo pubblicò nel 1976 i frammenti aramaici di 1 Enoch ritrovati a Qumran, concludeva che questo strato di 1 Enoch era stato scritto molto tardi, addirittura verso il 270 dopo Cristo. Boccaccini riferisce che oggi moltissimi studiosi sono invece propensi a credere che le Parabole di 1 Enoch siano precristiane e siano state scritte tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., venendo a costituire il primo documento del giudaismo enochico dopo lo scisma di Qumran dal giudaismo enochico. Le Parabole di 1 Enoc sarebbero state “censurate” dai qumranici e respinte come un testo non conforme alle dottrine della setta di Qumran. Nelle Parabole è respinta la teologia della predestinazione degli individui, impedendo così il venire meno della responsabilità umana e della giustizia divina. La salvezza non è predeterminata da una chiamata individuale di Dio ma dipende dalle azioni commesse durante la vita dall’uomo. Vi è anche una distinzione tra ricchi e poveri, come nei Testamenti dei Dodici Patriarchi, dove i primi sono destinati alla condanna e i secondi alla vita eterna, non viene posta l’enfasi su un gruppo scelto e settario, come potevano sentirsi i qumranici, destinato a prevalere su tutti. Le Parabole, poi, sono tutte proiettate verso il futuro, il grande giudizio universale escatologico nel quale il Figlio dell’Uomo verrà a giudicare il mondo per volere di Dio. A causa della credenza nella predestinazione, le figure messianiche non sono quasi mai un tema centrale della dottrina qumranica. Anche 2 Enoch, l’Apocalisse di Abramo e 4 Esdra sono libri analoghi alle Parabole enochiche, scritti dopo lo scisma di Qumran e censurati dalla setta.

 

Venendo al Commentario ad Abacuc, Boccaccini sostiene che il Maestro di Giustizia era un sacerdote che proclamava di aver avuto una rivelazione particolare e si poneva a capo di un gruppo di eletti. Questo esponente sarebbe a capo dello scisma dei qumraniti dal giudaismo enochico, scisma che si sarebbe compiuto prima che i qumraniti si fossero ritirati a Qumran, quando ancora il gruppo elitario non aveva una collocazione ben precisa. Fallito il tentativo di prendere il potere questo gruppo si sarebbe ritirato presso il Mar Morto. Il Predicatore Mendace sarebbe un oppositore appartenente al giudaismo enochico, mentre il Sacerdote Empio un sacerdote sadocita di Gerusalemme.

 

Boccaccini esamina poi come si è tramandata a noi la letteratura settaria qumranica. Nessuna opera settaria ci è pervenuta direttamente attraverso i secoli, neppure in qualche traduzione greca o siriaca.  A Masada sono stati ritrovati frammenti del Siracide ebraico il cui testo coincide con quello qumranico, del Libro dei Giubilei e frammenti dei Canti dell’olocausto del sabato, un altro testo qumranico di tipo settario. In una genizah di una sinagoga del Cairo furono poi ritrovate copie medievali del Documento di Damasco e del Siracide ebraico, le uniche opere connesse con Qumran che si sono trasmesse così a lungo. Boccaccini giustifica la presenza di documenti qumranici a Masada come dovuta al fatto che profughi da Qumran si trasferirono presso la fortezza di Masada quando Khirbet Q. venne distrutta dai Romani. Masada fu una delle ultime fortezze ad essere conquistata dai romani, era una roccaforte dei sicari e degli zelati che preferirono il suicidio di massa alla resa davanti al nemico. Si trovava poco più a sud di Qumran. Non sappiamo quale collegamento ideologico vi fosse tra Qumran e Masada e se da Qumran giunsero solo pochi superstiti o se i combattenti di Masada erano in tutto e per tutto collegati con i qumraniti. L’altro enigma, la presenza di copie medievali del Documento di Damasco e del Siracide ebraico nella genizah del Cairo, è risolto da Boccaccini citando le ben note notizie secondo cui alcuni documenti ebraici vennero ritrovati a Gerico in alcune grotte e dentro dei vasi di terracotta (proprio come a Qumran) verso il IX secolo d.C.; si pensa che in realtà la località fosse Qumran a causa del fatto che nei pressi di Gerico non vi sono grotte. Secondo Boccaccini i caraiti scoprirono i manoscritti e li conservarono come testi sacri fino al medioevo. Infatti è possibile evidenziare elementi della dottrina qumranica nella dottrina caraitica: del resto questo è l’unico influsso che la dottrina qumranica ebbe su altri gruppi del giudaismo dal momento che cristianesimo e giudaismo rabbinico hanno ben poco in comune con i capisaldi della dottrina qumranica, secondo Boccaccini. La letteratura enochica, al contrario, ebbe invece un successo ben maggiore sia presso i cristiani che presso gli ebrei dopo la distruzione del Tempio nel 70 d.C., ovviamente i primi consideravano una fonte autorevole documenti come il primo libro di Enoc mentre i secondi vi si opponevano. Boccaccini fa notare che la popolarità dei manoscritti del Mar Morto e l’influsso da loro esercitato nei tempi antichi è inversamente proporzionale al loro grado di vicinanza alla Comunità di Qumran. Questa è una ulteriore prova, scrive Boccaccini, dell’isolazionismo della Comunità sia dai pagani che dal resto degli ebrei.

 

Riassumendo, i manoscritti del Mar Morto narrano la storia di un particolare movimento, dalle sue origini enochiche in epoca post-esilica (Libro dei Vigilanti, Testamento aramaico di Levi, Libro dell’Astronomia e Libro dei Sogni), al suo graduale organizzarsi in comunità dopo la crisi maccabaica (Libro dei Giubilei, Rotolo del Tempio, Proto Epistola di Enoc, Lettera Alakika), fino all’emergere di un gruppo distinto sotto la guida del Maestro di Giustizia (Documento di Damasco) e al suo stabilirsi in ritiro a Qumran (letteratura settaria).

 

Il libro di Boccaccini si conclude quindi con una analisi comparata. L’analisi comparata riguarda il confronto tra Essenismo, giudaismo enochico e Comunità di Qumran. Essa si occupa di comparare i risultati dell’analisi storiografica relativa alla setta o filosofia degli Esseni con i risultati dell’analisi sistemica dei testi di Qumran, sia quelli genericamente enochici, sia quelli settari. L’obiettivo è vedere se vi sono possibili punti di identificazione e contatto. Secondo l’ipotesi essenica tradizionale, il modello de Vaux, la Comunità di Qumran veniva a coincidere con la setta degli Esseni. Secondo Boccaccini questa ipotesi è superata e non rende ragione di quanto emerge dall’analisi storiografica degli Esseni e dall’analisi sistemica. La nuova ipotesi è che gli Esseni fossero un movimento diffuso in tutta la Palestina, essi rappresenta il giudaismo enochico o comunque ne sono un prodotto. La Comunità di Qumran era invece un ramo più intransigente e ortodosso nato dal movimento degli Esseni qualche tempo dopo la rivolta maccabaica e ritiratosi in esilio presso Khirbet Qumran. Una serie di circostanze fortunate ha preservato la letteratura dei qumraniti, grazie alla quale abbiamo potuto effettuare moltissime scoperte che hanno influenzato pesantemente le nostre conoscenze sul giudaismo del secondo tempio.

 

 

 

NOTE AL TESTO
 


[1] Da questa dottrina mi sembra di poter affermare che il Messianismo era probabilmente meno sentito nella Comunità di Qumran rispetto ad altri gruppi. Gli eletti erano i membri della Comunità nella loro completezza, non c’era bisogno di un Messia che venisse a convertire o redimere Israele o i pagani, tutto era già stato preordinato da Dio fin dalla fondazione del mondo. Non restava che aspettare la grande battaglia escatologica della fine dei tempi e riconoscere quando sarebbe avvenuta. Nella letteratura qumranica manca in effetti un testo che si possa dire esplicitamente messianico, vi sono vaghi accenni e alcuni stralci di rotolo ma non moltissimo materiale, considerata la grande quantità di documenti ivi rinvenuti. Il Maestro di Giustizia, probabilmente uno degli antichi capi della Comunità di Qumran, non sembra essere una figura messianica. E' vero che i documenti di Qumran riportano tracce di elaborate credenze messianiche quali l'attesa di un messia regale di tipo davidico e di un messia sacerdotale di tipo aronitico, oltre ad altre figure quali Melchisedek e un'altro misterioso profeta atteso per la fine dei tempi (vedi anche http://digilander.libero.it/Hard_Rain/Messianismo.htm). Tuttavia la Comunità non arriverà mai ad elaborare scritti messianici sofisticati come ad esempio il libro delle parabole di Enoch, in cui viene definita la teoria del giudizio universale e del messia che giudicherà il mondo al posto di Dio, tema caro al cristianesimo. Secondo Boccaccini il libro delle parabole di Enoch non è un tardo prodotto del cristianesimo primitivo ma una tipica composizione enochica, scritta tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C. il cui contenuto teologico mal si accorda alla dottrina dei qumraniti: per questo motivo non vi è traccia di questo testo nelle grotte di Qumran, il testo era considerato eretico dal punto di vista religioso esseno-qumranita.

 

[2] E’ stato comunque ritrovato un frammento di una preghiera dedicata al re Gionata (4Q448) per alcuni commentatori trattasi di Alessandro Ianneo, secondo Corrado Martone si tratta invece di Gionata Maccabeo, il che riporta il frammento al tempo, immediatamente successivo alla rivolta dei Maccabei, in cui i rapporti tra il movimento enochico e la dinastia asmonea non si erano ancora deteriorati.