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10. Attribuzione a 2 Samuele 5:13-14

 

Autore: Ó Gianluigi Bastia, diritti riservati

 

Ultima revisione: 23/07/2006 – richiede font greco greek.ttf

 

 

 

Pare che questo tentativo di attribuzione, di una certa qualità, sia dovuto a Colin H. Roberts (113)Fu proprio Roberts, esperto paleografo di fama mondiale, che datò 7Q5 al periodo 50 a.C. – 50 d.C. sulla base dello stile di scrittura. Il testo odierno di 2 Samuele 5:13-14 secondo la Septuaginta di Rahlfs è:

 

2Samuele 5:13-14 [13] kaˆ œlaben Dauid œti guna‹kaj kaˆ pallak¦j ™x Ierousalhm met¦ tÕ ™lqe‹n aÙtÕn ™k Cebrwn, kaˆ ™gšnonto Dauid œti uƒoˆ kaˆ qugatšrej. [14] kaˆ taàta t¦ ÑnÒmata tîn gennhqšntwn aÙtù ™n Ierousalhm Sammouj kaˆ Swbab kaˆ Naqan kaˆ Salwmwn

 

Al v. 14 abbiamo la sequenza di lettere nnhq che possiamo far combaciare con la linea 4 di 7Q5. Nella editio princeps DJD III era prevista una sigma al posto della theta richiesta dal testo, sebbene la lettera sul frammento sia estremamente incerta soprattutto considerando le riproduzioni fotografiche di 7Q5. Nella DJD III in effetti la sigma è riportata con il puntino al disotto, che in papirologia significa: lettera incerta; sostituirla con un theta è certamente ammissibile, a motivo della somiglianza grafica delle due lettere (114).

 

Sempre al v. 14 abbiamo la presenza di un kai seguito da un tau e questo è in accordo con quanto si legge sul papiro. Tuttavia dopo il tau il testo richiede la presenza di un’alfa nella parola tauta, ma questa lettera è estremamente difficile da ipotizzare, sebbene sul papiro sia danneggiata e si presti a varie interpretazioni, come si vede nella editio princeps ma anche negli altri tentativi di attribuzione. O’Callaghan ad esempio legge qui uno iota. Guardando 7Q5 sappiamo che l’alfa del kai nella linea 3 deve trovarsi sopra la prima nu nella linea 4: poichè queste due lettere distano tra loro – leggendo il testo del v. 14 – venti lettere, ne segue che l’ipotetica colonna doveva essere disposta su 21 lettere per linea (115) un valore certamente accettabile e simile a quello proposto da O’Callaghan per la sua attribuzione a Marco 6:52-53.

 

Di notevole interesse è il fatto che il versetto 14 inizia proprio con il kai (cfr. Marco 6:53) – tipico esempio di paratassi caratteristico dei manoscritti ebraici tradotti in greco – il che potrebbe giustificare la abbondante spaziatura esistente prima dello stesso kai visibile sul frammento 7Q5 con conseguente paragraphos. Leggendo il testo a ritroso nel v. 13 si scorge subito la presenza di tù, lettere che sono previste anche nella editio princeps. Dopo lo iota ascritto, che si deve supporre presente nel testo, la editio princeps prevede la presenza di un’alfa, il brano invece richiede qui la presenza di una delta lettera comunque molto simile all’alfa da un punto di vista grafico (si tenga presente che sul papiro questa lettera è molto danneggiata così sono possibili varie interpretazioni). Prima del t di abbiamo una lettera (e forse una leggera spaziatura) che non è decifrabile; il testo qui richiederebbe la presenza di una sigma ci limitiamo ad osservare che O’Callaghan propone una u ma esistono altre interpretazioni. Il frammento richiede per l’allineamento verticale che la t della linea 2 cada esattamente al disopra della k del kai della linea 3; nel testo, però, queste lettere risultanto separate da venticinque lettere e a questo indicatore numerico occorre aggiungere lo iota ascritto di che quasi certamente compariva nel testo e uno spazio bianco corrispondente a due-tre lettere all’incirca: si raggiunge così la cifra di 28-29 lettere che porta ad una sticometria di 29-30 lettere/linea, dato eccessivamente diverso dalle 21 lettere/linea che si ottiene studiando il sincronismo tra le linee 3, 4 del papiro. Una prima possibilità che aiuta a ridurre il numero di lettere è data dall’ipotesi che il nome del re Davide che compare dopo fosse originariamente scritto nel papiro con una sorta di abbreviazione; in ogni caso seguendo questa strada risulta molto difficile scendere al disotto delle ventisei-ventisette lettere per linea, valore sempre abbastanza alto se raffrontato alle ventuno lettere per linea cui si perviene testando l’allineamento verticale delle linee 3, 4. Una seconda possibiltà si individua comprendendo il significato dell’intero versetto 13 che tradotto in italiano è: “Davide prese ancora concubine e mogli di Gerusalemme, dopo il suo arrivo da Ebron: queste generarono a Davide altri figli (gr.: uƒoˆ) e figlie (gr.: kaˆ qugatšrej)”. Omettendo la precisazione “e figlie” otteniamo una variante breve che ha ancora senso compiuto ed è perfettamente lecita (116); così facendo otteniamo una distanza tra il t di e il k del kai (lettere che devono trovarsi una sopra all’altra nel frammento) pari a diciassette lettere, tenendo conto dello iota ascritto e di un paragraphos prima del kai corrispondente allo spazio di tre lettere. Ne segue una sticometria pari a 18 lettere/linea, certamente più vicina al valore di 21 lettere/linea determinato dal confronto tra la linea 3 e la linea 4, sebbene non pienamente soddisfacente. Si noti che ora, con questa assunzione, prima del kai e del paragraphos il testo mostra lo iota di uƒoˆ, lettera non molto convincente sul piano paleografico. Sul frammento vediamo un tratto a sviluppo verticale, leggermente curvato a destra. Nella editio princeps si suppone che questi siano i resti di una eta, assunzione ritenuta corretta anche da O’Callaghan ed altri. Uno iota in questa posizione non appare del tutto convincente soprattutto per confronto con lo iota del kai (cfr. l. 3).

 

Abbiamo infine un problema insormontabile con la linea 5 del frammento. Il papiro mostra chiaramente la presenza di una eta, l’unica lettera certa e perfettamente leggibile in questa linea. Ora, al v. 14 una simile lettera può solo comparire nella parola Ierousalhm (Gerusalemme). Si nota tuttavia che l’allineamento verticale con la soprastante nu risulta abbastanza difficoltoso, inoltre il testo dopo l’eta richiede una mi che è assolutamente incompatibile con le tracce di inchiostro presenti alla linea 5 di 7Q5; prima dell’eta, poi, il testo richiede addirittura una lambda, lettera imposibile da scorgere nel tratto chiaramente arrotondontato presente sul papiro 7Q5 in questa posizione. Comunque una proposta di griglia paleografica è riportata nella Tabella 14.

 

 

 

Linea

Testo ricostruito 2Sam 5:13-14

Num. lettere

1

™lqe‹n aÙtÕn ™k Cebrwn, kaˆ

22

2

™gšnonto Dauid œti

19

3

uƒoˆ. [14] kaˆ taàta t¦ ÑnÒma

19 + spazio

4

ta tîn gennhqšntwn aÙtù ™n

23

5

Ierousalhm Sammouj kaˆ

20

 

Tabella 14 – Griglia paleografica nel caso di attribuzione di 7Q5 a 2 Sam 5:13-14. La numerazione delle linee è quella convenzionale della editio princeps. Per ragioni sticometriche viene omessa la specificazione kaˆ qugatšrej al v. 14 (variante breve). Gli iota ascritti (linee 2 e 4) sono considerati inclusi nel testo. La linea 3 va a capo sulla linea successiva. Mettendo in conto una spaziatura equivalente a tre lettere, la linea 3 verrebbe ad essere lunga 22 lettere. La attribuzione presenta notevoli difficoltà paleografiche alla linea 5.

 

 

Per valutare la fattibilità della attribuzione consideriamo uno spazio bianco equivalente a tre lettere prima del kai alla linea 3, come richiesto dal papiro. La tau di è la nona lettera della linea 2 mentre la kappa del kai è di fatto la settima lettera della linea 3 per cui è possibile che le due lettere possano anche cadere una sopra all’altra come richiesto dal papiro, se scritte a mano e secondo la tecnica della scriptio continua (117). La eta della linea 5 e la nu che precede la eta alla linea 4 sono le none lettere delle rispettive linee quindi con tutta probabilità effettivamente cadono una sopra all’altra. Infine l’alfa del kai è di fatto la settima lettera della linea 3 per cui non è inverosimile che possa cadere sopra la prima nu della stringa nnh alla linea 4 essendo questa l’ottava lettera della linea. Tecnicamente la sticometria è nel complesso soddisfacente così come l’allineamento verticale. Qualche perplessità può essere data dalle 19 lettere disposte sulla linea 2, un valore un po’ basso rispetto alle altre linee (118). Se in linea di massima la disposizione delle lettere nella tabella può essere soddisfacente, permangono tuttavia delle incompatibilità paleografiche:

 

 

 

 

 

A questo va aggiunta la omissione di kaˆ qugatšrej postulata per ragioni sticometriche.

 

 

 

Figura  14 – Possibile ricostruzione della colonna di testo ottenuta rispettando le proporzioni delle lettere in 7Q5 e la spaziatura presente prima del kai. La numerazione delle linee è quella della editio princeps. Nella linea 2 lo iota ascritto di è stato supposto presente nel testo, come nei frammenti più antichi della LXX. La linea 3 si concluderebbe con ÑnÒma mentre la linea 4 con aÙtù ™n (iota ascritto probabilmente incluso nel testo) così queste linee verrebbero ad avere troppe lettere a destra rispetto alla linea 2. L’allineamento destro è quindi quanto mai precario. L’allineamento a sinistra dovrebbe essere sempre garantito, il disegno mostra invece che non lo è affatto in quanto la l. 2 si allunga decisamente troppo verso sinistra. Tra la l. 2 e la l. 3 è stata omessa la frase kaˆ qugatšrej.

 

Il secondo libro di Samuele presenta un secondo passo che potrebbe a prima vista sembrare di qualche interesse per identificare 7Q5: si tratta di 2 Sam 4:12-5:1. Il testo greco è infatti:

 

2 Samuele 4:12 kaˆ ™nete…lato Dauid to‹j paidar…oij aÙtoà kaˆ ¢poktšnnousin aÙtoÝj kaˆ koloboàsin t¦j ce‹raj aÙtîn kaˆ toÝj pÒdaj aÙtîn kaˆ ™kršmasan aÙtoÝj ™pˆ tÁj kr»nhj ™n Cebrwn: kaˆ t¾n kefal¾n Memfibosqe œqayan ™n tù t£fJ Abennhr uƒoà Nhr. 5:1 Kaˆ parag…nontai p©sai aƒ fulaˆ Israhl prÕj Dauid e„j Cebrwn kaˆ epan aÙtù 'IdoÝ Ñst© sou kaˆ s£rkej sou ¹me‹j

 

Al v. 4:12 abbiamo le sequenze, nell’ordine in cui si susseguono testualmente: HNHC (kr»nhj) ed NNHR (Abennhr). Ora, nessuna delle due sequenze appare pienamente convincente da un punto di vista paleografico, difatti la prima richiede una eta laddove il frammento mette in evidenza una ni (vedi linea 4) mentre la seconda pur presentando una ni dove richiesto si conclude con una rho mentre tutti leggono una sigma (vedi anche l’editio princeps). Come sappiamo, prima della sequenza che tutti leggono come nnhs il papiro presenta la congiunzione kai seguita da una tau (vedi linea 3) e prima ancora si deve avere una sequenza tw seguita da una ni secondo O’Callaghan (linea 2); affinché si possa sperare di ottenere un minimo di allineamento verticale delle lettere è necessario pertanto supporre che la sequenza di nostro interesse alla linea 4 sia quella contenuta nella parola Abennhr (il sepolcro di Abner in Ebron) verso la fine del v. 4:12, scartando la prima ipotesi. Essa ha, almeno, il pregio di leggere due ni consecutivamente, sebbene preveda una rho in luogo di una più ragionevole sigma. Avremmo così la sequenza tau + omega della linea 2 contenuta in pÒdaj aÙtîn e la sequenza kai + tau della linea 3 contenuta in kaˆ t¾n kefal¾n. Così facendo, poiché sul frammento l’alfa del kai della linea 3 deve trovarsi esattamente sopra la prima ni della sequenza nnh, essendo queste due lettere separate nel testo da 40 lettere (119) ne segue una sticometria di 41 lettere/linea. Questo dato è coerente con le 40 lettere che separano la tau della l. 2 dalla kappa del kai alla l. 3, lettere che si trovano sovrapposte sul papiro, anche se qui andrebbe messo in conto uno spazio di circa due lettere piene prima del kai. Una sticometria di circa quaranta lettere/linea risulta non molto convincente per la colonna di un rotolo, mentre sarebbe certamente più verosimile se 7Q5 provenisse dalla pagina un codice, scritta con una sola colonna in tutta la sua larghezza. In ogni caso, con questi dati una quarantina di lettere dopo la sequenza nnhr dobbiamo incontrare la eta chiaramente leggibile alla l. 5 del frammento. In effetti una simile lettera compare nella parola Israhl (Israele) e solo in questa in tutto il v. 5:1. Essa risulta separata nel testo esattamente da quaranta lettere dalla ni che precede la eta in Abennhr. Ma questa eta risulta seguita nel testo da una lambda e questo appare assolutamente inconciliabile con la sigma od epsilon (la lettera non è chiarissima) della l. 5. Persino l’alfa richiesta dal testo prima dell’eta risulta incompatibile con le tracce tondeggianti leggibili sul papiro prima della eta, riconducibili a una omicron o ad un theta. Pur presentando in linea di principio buone possibilità sticometriche questa possibile identificazione presenta i seguenti problemi:

 

·  Sticometria piuttosto elevata (40 lettere/linea all’incirca) perché il manoscritto potesse appartenere in origine alla colonna di un rotolo; un simile valore è più vicino alla pagina di un codice scritta per intero in un’unica colonna che non di un rotolo.

 

·  Alla linea 2, nella decifrazione della ni di aÙtîn abbiamo qui riproposte le stesse difficoltà paleografiche dell’attribuzione di J. O’Callaghan.

 

·  Nella linea 3 l’editio princeps legge dopo kai e dopo una lettera tau una ulteriore lettera tondeggiante come una omicron o un’omega. Questa attribuzione prevederebbe però un’eta, ciò non appare in contrasto con la lettura proposta da O’Callaghan (iota).

 

·  Difficoltà di leggere una rho dopo la sequenza nnh alla linea 4 del frammento. Tutti gli esperti infatti leggono qui una sigma (vedi anche l’editio princeps).

 

·  Difficoltà paleografiche alla linea 5: impossibilità di leggere una alfa e una lambda come richiesto dal testo.

 

 

 

 

 

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NOTE AL TESTO

(113) Vedi l’articolo in Journal of Theological Studies (JTS), 23, 1972. Roberts fa riferimento al passo 2Re 5:13-14, probabilmente intendendo però 2Samuele che anticamente veniva chiamato 2Re (l’attuale 2Re sarebbe 4Re).

(114) Tenuto conto che le sigma venivano scritte in maiuscolo come C, certamente non vi è incompatibilità leggendo un Q.

(115) Si noti che in questo punto del testo non vi sono lettere ascritte che potevano o meno comparire sul papiro in dipendenza delle usanze scribali del periodo.

(116) Si tratta di una omissione paragonabile all’epi tên gên di O’Callaghan. L’autore di questo articolo ignora se questa possibile variante a 2Samuele 5:14 sia attestata da qualche manoscritto della LXX.

(117) Cercando di scrivere a mano le lettere, tuttavia, ci si rende conto della difficoltà pratica di far combaciare il kappa con il tau soprastante, a motivo del fatto che all’inizio della l. 3 abbiamo solo uioi.

(118) Un po’ di spazio bianco si nota comunque alla linea 2 del papiro prima del tau.

(119) Sono stati computati anche due iota ascritti che si suppongono presenti nel testo originario.

 

 

 


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