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5. Identificazione Spottorno (7Q5 = Zaccaria 7:4-5)

 

Autore: Ó Gianluigi Bastia, diritti riservati

 

Ultima revisione: 23/07/2006 – richiede font greco greek.ttf

 

 

 

La professoressa Maria Victoria Spottorno Diaz-Caro ha proposto nel 1992 la identificazione di 7Q5 con un passo del libro del profeta Zaccaria (94) secondo il testo della LXX. Questa attribuzione, da un punto di vista storico, sembra essere meno rivoluzionaria di quella di O’Callaghan. Ufficialmente a Qumran non è stato ritrovato alcun frammento del Nuovo Testamento, inoltre i frammenti in greco sono molto rari. Invece sono stati ritrovati alcuni frammenti della Bibbia dei LXX, come evidenzia la Tabella 1). Due frammenti della stessa Grotta 7 sono stati attribuiti a un passo dell’Esodo e del libro di Baruc. Supporre che 7Q5 appartenga al libro di Zaccaria per molti esperti di filologia neo testamentaria e storici del cristianesimo certamente è meno problematico che supporre la sua identificazione con un passo del Nuovo Testamento. La Spottorno fa le seguenti assunzioni. La prima linea contiene una tau (t, T in maiuscolo) a sinistra invece della e proposta da O’Callaghan-Thiede: la frammentarietà di questa linea, che contiene solo un piccolo tratto di inchiostro, lascia spazio alle più svariate interpretazioni. Inoltre respinge la lettura della stringa tw sulla seconda linea in favore di una successione gw (in maiuscolo Gw). La lettura di una gamma invece che una tau  nella linea 2 del frammento non sembra molto convincente, difatti tutti gli altri studiosi non fanno questa ipotesi e una g non è messa in conto neppure nella Editio Princeps. A sostegno della tesi della Spottorno c’è da osservare che effettivamente la parte sinistra del taglio orizzontale della lettera sembra essere mancante, ma forse l’ipotetico tratto è soltanto danneggiato. O’Callaghan per confronto ipotizza che sia questa lettera che quella, simile per grafia, che appare nella linea 3 siano delle t. Nella linea 2, dopo la lettera w si ipotizza la presenza di una N (ni, n, in minuscolo) come peraltro confermano le analisi scientifiche di cui si è avvalso Thiede. Abbiamo già visto come la presenza di una n, in realtà, sia contestata da altri studiosi come ad esempio Malnati o Puech, per non parlare poi di quanto riportato nella editio princeps DJD III. La prima lettera della terza riga sarebbe invece una s invece della h ipotizzata da O’Callaghan. Su questa riga viene naturalmente confermato il kai, che è incontestabile, ma ad esso si fa seguire, staccata di uno spazio, una p laddove O’Callaghan legge invece una t, che considera uguale alla lettera t letta dalla Spottorno come una g. Spottorno identifica una p, mentre O’Callaghan una stringa ti. Il gruppo nnhs viene confermato sulla quarta linea. Infine sulla quinta linea l’unica certezza è sulla lettera h che appare chiaramente leggibile (H in maiuscolo) e non è opinabile. La decifrazione delle lettere è pertanto (due delle lettere che sembrano sicure vengono cambiate in questa interpretazione):

 

 

1

              t

2

            egwne

3

         s  kai p

4

                nnhs

5

                when

 

 

La Spottorno identifica il frammento 7Q5 con Zaccaria 7:4-5. Ecco il testo greco oggi considerato più autorevole secondo la versione dei LXX:

 

Zaccaria 7:4-5 (LXX)  [4] Kaˆ ™gšneto lÒgoj kur…ou tîn dun£mewn prÒj me lšgwn [5] E„pÕn prÕj ¤panta tÕn laÕn tÁj gÁj kaˆ prÕj toÝj ƒere‹j lšgwn 'E¦n nhsteÚshte À kÒyhsqe ™n ta‹j pšmptaij À ™n ta‹j ˜bdÒmaij, kaˆ „doÝ ˜bdom»konta œth m¾ nhste…an nenhsteÚkatš moi.

 

Traduzione del testo (Versione italiana C.E.I., 1973):

 

Zaccaria 7:4-5 4 Allora mi fu rivolta questa parola del Signore: 5 “Parla a tutto il popolo del paese e a tutti i sacerdoti e dì loro: Quando avete fatto digiuni e lamenti nel quinto e nel settimo mese per questi settant’anni, lo facevate forse per me?”

 

Una possibile ricostruzione del testo porta a una colonna di una trentina di lettere per linea all’incirca, come riportato nella Tabella 7. Si noti che la ricostruzione ipotizza anche una sesta linea, nella quale comparirebbe una epsilon. Le tracce rimaste sul papiro rendono tuttavia estremamente difficoltoso, se non impossibile, scorgere una sesta linea.

 

 

5.1 Obiezioni alla attribuzione Spottorno

 

Considerazioni paleografiche. Tralasciando la linea 1, dove le tracce di inchiostro rimasto sono veramente esigue, nella linea 2 la Spottorno legge una g e quindi stringa g + w mentre gli altri studiosi sono convinti che la lettera in questione sia una t (95). Inoltre dopo la w si ipotizza la presenza di una n: questa lettera è stata decifrata anche da O’Callaghan, tuttavia essa è stata oggetto di molte polemiche, come abbiamo discusso nella analisi della attribuzione a Marco 6:52-53 e delle lettere decifrate sul 7Q5. La presenza di una e dopo la discussa n non è coerente né con la editio princeps (che ipotizza qui una p), né con la attribuzione di O’Callaghan (che qui legge una h). Prima del kai sulla linea 3 viene supposta una sigma scritta come “C”: la lettera in questione non si è preservata completamente ma guardando il papiro questa ipotesi sembra poco convincente in quanto la curvatura della parte destra della “C” risulterebbe poco accentuata per giustificare una simile lettera; in realtà la lettera assomiglia più alla parte destra di una h (cfr. linee 3 e 4) come supposto da O’Callaghan e nella editio princeps. Sempre nella linea 3 dopo il kai abbiamo l’ipotesi di un p; sul frammento le due lettere nella linea 2 e nella linea 3 sembrano invece troppo simili tra loro (vedi in part. il trattino di base e l’andamento della linea orizzontale superiore) e rappresentare in entrambi i casi un tau. L’ipotesi di leggere una omega nella linea 5 prima della eta forse non è impossibile ma le tracce di inchiostro che si sono conservate (nella parte alta della lettera) fanno pensare più ad una lettera chiusa superiormente come una o oppure una q come del resto riporta la editio princeps. Risulta poi impossibile scorgere sul papiro una sesta linea contenente una epsilon così questo argomento non può certo essere utilizzato per rafforzare l’autorevolezza di questa attribuzione.

 

Sticometria. La sticometria secondo la griglia paleografica proposta in Tabella 7 è certamente meno regolare rispetto alla identificazione di O’Callaghan-Thiede, si va da un minimo di 24 lettere nelle righe 5, 6 ad un massimo di  33 lettere nella riga 3 con una differenza massima di ben 9 lettere. Dobbiamo però osservare che le linee 5, 6 potrebbero essere aggiustate in modo da portarle ad un numero di lettere più vicino a 30 senza modificare la collocazione delle lettere nelle linee da 1 a 4.

 

Varianti testuali I. La attribuzione presenta alcune significative varianti. Nell’edizione di A. Rahlfs della Bibbia dei Settanta il gruppo tÁj gÁj (che nel contesto significa: “del paese”) nella linea 3 compare soltanto una volta mentre nella ricostruzione della Spottorno compare due volte per ragioni sticometriche. Se togliamo queste sei lettere dalla riga 3 il numero di lettere scende a sole 27 lettere: trascurando le linee 5, 6 che potrebbero eventualmente essere aggiustate a un numero di lettere prossimo a 30, omettendo tÁj gÁj la linea 3 diventerebbe quella con il minor numero di lettere.

 

 

Linea

Testo greco ricostruito dalla Spottorno

Num. lettere

1

4kaˆ ™gšneto lÒgoj kur…ou tîn dun£mewn

32

2

prÒj me lšgwn 5E„pÕn prÕj ¤panta tÕn

29

3

laÕn tÁj gÁj kaˆ prÕj toÝj ƒere‹j tÁj gÁj

33

4

lšgwn 'E¦n nhsteÚshte À kÒyhsqe ™n tw

30

5

pšmptw À ™n tw ˜bdÒmw kaˆ „doÝ

(24)

6

˜bdom»konta œth m¾ nhste…an

(24)

 

Tabella  7  - Griglia paleografica della attribuzione del frammento 7Q5 a un passo di Zaccaria (Spottorno, 1992). Ci sono alcune varianti testuali evidenziate in blu nelle linee 3, 4, 5. Esse necessarie per definire la attribuzione.

 

 

Varianti testuali II. Nella ricostruzione della Spottorno tra la fine della linea 4 e l’inizio della linea 5 troviamo scritto:  en tw pšmptw À ™n tw ˜bdÒmw. Nella Bibbia dei Settanta invece abbiamo la costruzione: en ta‹j pšmptaij À ™n ta‹j ˜bdÒmaij. La sostituzione di -w con -aij altera la sticometria del brano e il rapporto tra le lettere delle linee 3, 4 e 5, e questa è la ragione per cui la Spottorno ipotizza questo cambio, ma la cosa più grave è che queste lettere che compaiono nella versione dei Settanta andrebbero a sovrapporsi a lettere del frammento; l’attribuzione infatti ipotizza di leggere nel frammento nella linea 5 una omega (in pemptw) prima della congiunzione h, invece l’edizione dei Settanta (96) riporta il gruppo –aij: leggere in questa linea una omega è alquanto problematico (vedi discussione paleografica). Da un punto di vista grammaticale con questo cambio si è costretti a passare dal plurale (-aij) che compare nel testo odierno al singolare (-w). Così in Zaccaria 7:5 invece che “nel quinto e nel settimo mese” avremmo “nei quinti e nei settimi mesi”.

 

Spaziatura prima del kai. Non c’è alcun modo di giustificare la grande spaziatura (tre-quattro lettere “vuote” all’incirca) esistente tra il kai e la sigma nella linea 3 se non appellandosi a casi “particolari” – come il papiro P.Rylands Gk. 458 – che presentano spaziature inspiegabili. Il versetto Zaccaria 7:5 inizia infatti nella linea 2 con “Eipon”. L’attribuzione di O’Callaghan almeno tenta di spiegare questa distanza, che assomiglia ad un paragraphos, con l’inizio di una nuova sezione logica della narrazione che oggi corrisponde all’inizio del v. 53 del Cap. 6 di Marco. Oltretutto la linea 3 ricostruita dalla Spottorno conta ben 33 lettere: spostare a destra il kai di uno spazio corrispondente a circa due o tre lettere – come richiesto dal frammento – significherebbe ammettere di fatto una linea 3 lunga ben 35-36 caratteri. A favore della tesi della Spottorno occorre comunque osservare che nei tipici manoscritti ebraici in greco a volte compaiono spaziature “inspiegabili”, non corrispondenti a precisi cambiamenti di sezione o paragrafo (il caso limite è forse proprio P.Ryl.Gk. 458).

 

Allineamento verticale. Primo controllo della corrispondenza con le lettere leggibili sul papiro (“sincronismo” tra le linee 2, 3). La g (O’Callaghan legge qui una t) della linea 2 deve trovarsi sopra la k del kai presente nella linea 3. Nel testo della Spottorno la g in questione sarebbe la nona lettera della linea 2. La k del kai nella linea 3 sarebbe l’undicesima lettera di questa linea e a questo dobbiamo aggiungere il dato di fatto che il kai è anche molto spostato verso destra a causa della grande spaziatura che deve esistere tra la j e la k: quindi di fatto è come dire che questa k è la tredicesima o la quattordicesima lettera della linea 3. Molto a destra, troppo, quindi, per poter combaciare facilmente con la lettera g della linea superiore, anche tenendo conto che il papiro è scritto a mano e in caratteri maiuscoli. Questa obiezione è piuttosto grave e non è possibile risolverla neppure mettendo in conto altre varianti.

 

Secondo controllo della corrispondenza con le lettere leggibili sul papiro (“sincronismo” tra le linee 4, 5). La h chiaramente leggibile nella linea 5 del frammento deve trovarsi sotto la n che precede la h nella linea 4 soprastante. Poiché la h della linea 5 è la settima lettera di tale linea mentre la n della linea 4 è nona lettera in questa linea, essendoci uno scarto di due lettere soltanto è effettivamente possibile che combacino bene queste lettere, una volta che siano scritte a mano e in maiuscolo una attaccata all’altra (scriptio continua).

 

Terzo ed ultimo criterio per controllare la corrispondenza con le lettere leggibili sul papiro (“sincronismo” tra le linee 3 e 4). La a del kai della linea 3 deve trovarsi sopra la prima n della stringa nnhs presente nella linea 4. Nel caso in questione la a del kai è la dodicesima lettera della linea 3. Tenendo però conto che il kai è molto spostato sulla destra, questa lettera è come se fosse addirittura la quattordicesima o la quindicesima lettera di tale linea. D’altra parte la prima n della stringa nnhs nella linea 4 è soltanto l’ottava lettera di tale linea quindi, in definitiva, il kai è troppo spostato verso destra perché le linee 3 e 4 possano combaciare bene tra loro secondo l’evidenza fisica del frammento.

 

A questo punto per sistemare la posizione delle lettere diventa fondamentale il ruolo giocato dalle parole tÁj gÁj (seconda occorrenza) come supposto dalla Spottorno. Nel contesto le parole tÁj gÁj significano “del paese” così il passo si trasformerebbe in una variante lunga: “Parla a tutto il popolo del paese e a tutti i sacerdoti del paese” senza generare un assurdo linguistico. Si noti che queste parole non compaiono comunque nel testo odierno e nelle varianti che si conoscono del passo. Per sistemare la corrispondenza tra le linee 3, 4 del frammento si può ipotizzare che queste parole si trovino all’inizio della linea 4. Il kai viene così spostato molto a destra (di due o tre lettere) come si vede nel papiro e la linea 3 passa a 27 lettere (cfr. Tabella 8). La a del kai continua ad essere la quattordicesima - quindicesima lettera della linea 3 ma la prima n della stringa nnhs nella linea 4 è ora la quattordicesima lettera di tale linea ed è possibile che in questo modo coincida effettivamente con la a del soprastante kai.

 

Bisogna poi spezzare la parola kÒyhsqe perché altrimenti la linea 4 verrebbe a contare addirittura 36 lettere, un valore decisamente eccessivo. A questo scopo poiché abbiamo aumentato di sei lettere la linea 4 spostando su questa linea tÁj gÁj portiamo sulla linea successiva le parole en tw con cui si conclude la linea 4 attualmente. Inoltre possiamo spezzare la parola kÒyhsqe e mandare a capo le ultime due lettere qe (la linea 4 non cambia così il proprio numero di lettere che rimane pari a 30). Con questi spostamenti nelle linee 4 e 5, la h della linea 5 diventa la tredicesima lettera di tale linea mentre la n che precede la h nella linea 4 è la quindicesima lettera di tale linea: tra la h e la n soprastante sussiste uno scarto di due lettere, un valore non eccezionale ma neppure pessimo per dichiarare che le lettere, una volta scritte a mano e in maiuscolo, si trovano una sopra all’altra.

 

Queste operazioni in qualche modo hanno sistemato le linee 3, 4 e 5 (notiamo comunque che lo scarto di due lettere tra la n e la h delle linee 4, 5 è uguale allo scarto tra le linee 3, 4 della attribuzione di O’Callaghan) ma il rapporto tra le linee 2 e 3 continua a non essere affatto soddisfacente in quanto – come attesta il papiro – la g della linea 2 dovrebbe trovarsi sopra la k del kai della linea 3 tuttavia, essendo il kai molto spostato a destra, questo risulta impossibile. Nonostante gli aggiustamenti in Tabella 8 la gamma in questione continua ad essere la nona lettera della linea 2 mentre la kappa continua ad essere in pratica la quattordicesima lettera della linea 3 (mettendo in conto uno spatium di tre lettere nella linea 3). L’unico modo per ottenere una corrispondenza verticale fra queste lettere sarebbe quello di spostare verso destra la parola legwn della linea 2, ma questa linea ha già 29 lettere e se si compie questa operazione si è poi costretti a portare alcune delle lettere “terminali” della linea 2 nella linea 3 sottostante e questo torna ad alterare tutti i rapporti tra le lettere delle linee 3, 4, 5 che tanto faticosamente abbiamo – più o meno – sistemato.

 

 

Linea

Testo greco ricostruito dalla Spottorno

Num. lettere

1

4kaˆ ™gšneto lÒgoj kur…ou tîn dun£mewn

32

2

prÒj me lšgwn 5E„pÕn prÕj ¤panta tÕn

29

3

laÕn tÁj gÁj    kaˆ prÕj toÝj ƒere‹j

27

4

tÁj gÁj  lšgwn 'E¦n nhsteÚshte À kÒyhs

30

5

qe ™n tw pšmptw À ™n tw ˜bdÒmw kai idou

30

 

Tabella  8 - Modifica della precedente griglia per sistemare i rapporti tra le linee 3, 4, 5 con la posizione fisica delle lettere visibili sul frammento 7Q5. Nonostante la presenza delle parole thj ghj (seconda occorrenza, linea 4) evidenziate in blu e non presenti nel testo attuale di Zaccaria, continuano ad esistere problemi di sincronizzazione (allineamento verticale delle lettere) tra le linee 2 e 3. Il minor numero di lettere nella linea 3 è giustificato dalla presenza di uno spatium prima del kai (che comunque non è possibile spiegare da un punto di vista testuale).

 

 

O’ Callaghan in una intervista rilasciata nel 1995 si espresse molto duramente contro questa ed altre identificazioni:

 

Domanda: “C’è un’altra questione papirologica ed è costituita da tentativi di realizzare altre identificazioni di 7Q5, diverse dalla sua; come quella della professoressa Spottorno, con Zaccaria 7:4-5. Altri studiosi come Julio Trebolle, per esempio, in un libro recentemente pubblicato, dicono che sono possibili altre identificazioni del papiro. Che ne dice a proposito?”

 

O’Callaghan: “Sono ipotesi completamente sbagliate. Lo dico, come papirologo, con tutta franchezza. Tutto quanto affermano a livello papirologico io lo analizzo in profondità – come ho già detto – nella conclusione del mio libro (97). Queste alternative che essi propongono, in quanto papirologo, fanno pena a vederle. Sembra che qui vogliano, più che illuminare, disorientare e parlare tanto per parlare. Hanno proposto come identificazione testi che non c’entrano in nessun modo! Ho sempre detto, fin dall’inizio, che se mi provano che questo non è il Vangelo di Marco io lo accetto di conseguenza. Ma hanno cercato di distorcere la realtà. Nel libro che sta per apparire c’è una sezione chiamata ‘Presupposti scientifici per l’identificazione’. E sulla base di quanto ivi espongo si vede con chiarezza che, nella proposta delle loro alternative, non si è tenuto conto di quanto, nella metodologia scientifica, è più elementare. E questo lo affermo nella maniera più assoluta.”

 

Domanda: “In concreto, di che cosa stiamo parlando, di lettere che non esistono nel papiro originale?”

 

O’Callaghan: “Quando uno fa una identificazione, se è vera, questa corrisponde a quello che si vede nel papiro, alla disposizione delle lettere e al resto. Se la identificazione non corrisponde a quello che si vede nel papiro, uno, di conseguenza, mette in dubbio e dice: ‘Questo non è il papiro, è un’altra cosa’. Queste interpretazioni alternative, che hanno proposto, fanno pena, sul piano scientifico. Nel caso della professoressa Spottorno, che rispetto molto a livello personale, ella ricostruisce, in base a 7Q5, un passaggio che non è uguale al brano di Zaccaria con il quale pretende di identificarlo, ma sarebbe una specie di parafrasi dello stesso passo; che razza di identificazione è?”

 

Domanda: “In queste pretese identificazioni, si rispetta la verticalità delle lettere che si deduce dalla media sticometrica (numero delle lettere per linea) del rotolo al quale il papiro apparteneva?”

 

O’Callaghan: “No, in nessun modo. Né la verticalità delle lettere, né la lettura. Perché oltre a non corrispondere al papiro, le lettere che propongono non si vedono. Non sto parlando solo di lettere complete, ma non si vedono neppure incomplete, e neppure si vedono i tratti di penna. In papirologia le lettere complete non presentano nessuna difficoltà: quelle incomplete possono essere di lettura sicura o incerta. Però se incontriamo un documento antico per esempio nel nostro alfabeto un triangolo con il vertice in alto, si possono completare i lati fino alla base e si può dire che è una A. Però se si incontra un simile triangolo non si può dire che è una S. Eppure queste supposte identificazioni alternative presentano cose simili; è incredibile!” (98)

 

Secondo il Prof. C.P. Thiede:

 

“[...] le varianti peculiari in Marco hanno senso e possono essere previste, come è stato dimostrato più di una volta, mentre le varianti della Spottorno provengono da un’edizione estremamente eclettica e filologicamente ingiustificabile. Perciò la studiosa spagnola non tenta nemmeno di giustificarle... Per esempio c’è l’omissione di ton dynameon in 7:4; l’impossibilità di uno spatium prima del kai in 7:4; l’aggiunta di tes ges fra hiereis e legon in 7:5; to pempto invece di tais pemptais e to ebdomo invece di tais ebdomais in 7:5. La notevole quantità di queste varianti invalida il tentativo di V. Spottorno di migliorare la lettura di 7Q5 = Marco 6:52-53. La sua ipotesi va respinta in quanto impossibile per ragioni paleografiche e filologiche.” (99)

 

 

 

5.2 Sticometria dei brani O’Callaghan-Spottorno

 

Proponiamo un confronto tra i brani di Marco 6:52-53 e Zaccaria 7:4-5 scritti in maiuscolo come appare sul papiro ed incolonnati in modo tale da far quadrare le lettere identificate da O’Callaghan e dalla Spottorno con le tracce presenti sul papiro.  L’attribuzione di O’Callaghan (7Q5 = Mc 6:52-53) ha le seguenti ipotesi:

 

·  tiaper£santej al posto di diaper£santej per l’errore del copista (cambio delta-tau).

 

·  Omissione delle parole ™pˆ t¾n gÁn presenti nella attuale versione del passo di Marco.

 

·  Grande spaziatura tra la h ed il kai nella terza linea spiegata con l’inizio del versetto 6:53.

 

L’attribuzione proposta dalla Spottorno (7Q5 = Zc 7:4-5), d’altra parte, si basa sulle seguenti ipotesi:

 

·  Aggiunta delle parole tÁj gÁj  che nella Bibbia dei LXII compaiono solo una volta nel testo.

 

·  Sostituzione di ta‹j pšmptaij À ™n ta‹j ˜bdÒmaij  che compare nella Bibbia dei LXII con tw pšmptw À ™n tw ˜bdÒmw e trasformazione del discorso dal plurale (testo odierno) al singolare (testo ricostruito).

 

·  Grande spaziatura tra la h ed il kai nella terza linea dettata da quanto si vede sul frammento, ma non spiegata con l’inizio di un nuovo capitolo, discorso, verso o sim.

 

Al fine di eseguire un confronto tra le due attribuzioni, cerchiamo di fare combaciare le lettere identificate con le lettere presenti fisicamente sul frammento 7Q5 e a partire da questo vincolo scriviamo poi tutte le altre lettere, in maiuscolo e in scriptio continua (a parte la abbondante distanza tra la k del kai e la lettera che lo precede). La sticometria nel caso dell’attribuzione a Zaccaria sembra essere assai meno regolare, in particolare a causa dell’allineamento scadente che sussiste tra le linee 1, 2 e le linee successive. Negli antichi manoscritti il testo era suddiviso in colonne, e le righe erano allineate a destra e a sinistra. Essendo la scrittura manuale, ovviamente l’allineamento a destra era sempre un po’ imperfetto e c’era uno scarto di qualche lettera ma l’allineamento a sinistra, dove comincia la scrittura, era invece sempre assicurato. Dei due brani di cui sopra, il primo (O’Callaghan) sembra più probabile che potesse essere scritto (a mano) in una colonna mantenendo l’esatta corrispondenza con le tracce del papiro, come dimostra la Tabella 9. Esso assicura meglio il corretto allineamento e la corrispondenza con le lettere che si trovano sul papiro.

 

 

Attribuzione O’Callaghan 7Q5 = Mc 6:52-53

Attribuzione Spottorno 7Q5 = Zc 7:4-5

 

Tabella  9 – Ricostruzioni manuali con i caratteri maiuscoli di come poteva essere scritto il testo di 7Q5 nel caso delle attribuzioni di O’Callaghan e della Spottorno. Nelle ricostruzioni è stata eliminata la linea 1 che contiene una sola lettera praticamente illeggibile. Nel caso della attribuzione a Zc 7:4-5 nonostante tutte le varianti introdotte si nota l’allineamento altamente irregolare tra la linea 2 e le linee successive: nella linea 3 non si riescono a far rientrare quattro lettere all’inizio, nella linea 4 mancano ben sei lettere che non si sa come sistemare all’inizio della riga infine nella linea 5 dovrebbero entrare all’inizio altre quattro lettere. Se tutte queste lettere che non abbiamo trascritto venissero inserite si perderebbe l’allineamento a sinistra con la linea 2, che oltretutto risulta avere troppe lettere nella parte finale e deborda di ben cinque-sei lettere. Si confronti quanto ottenuto con la ricostruzione manoscritta 7Q5 = Marco 6:52-53, molto più regolare e plausibile.

 

 

 

6. Identificazione E. Muro (7Q5 = Genesi 46:20)

 

 

Nel 1999 lo studioso americano Ernest Muro ha utilizzato il software “Bible Works” (versione 3.5) per Windows al fine di trovare i testi biblici in greco contenenti la successione di lettere e di spazi “n kai t” ed “nnh”. Fra tutti i passaggi ottenuti dalla ricerca informatica soltanto tre testi contengono le due successioni di lettere e spazi nell’ordine giusto. Si tratta di: Genesi 46:20, 1 Samuele 26:7 e Giovanni 9:32. E’ interessante constatare come Muro non abbia considerato Marco 6:52-53, il brano proposto da O’Callaghan che sarebbe dovuto apparire tra i risultati della ricerca in quanto contiene le stesse sequenze degli altri brani. Il motivo della esclusione è evidentemente dato dal fatto che tutti i manoscritti di Marco non contengono il cambio delta tau nella parola diaperasantej così cercando una tau dopo il kai non potrà mai apparire tra i risultati Marco 6:52-53. Si evidenziano pertanto i limiti di questa ricerca condotta da Muro e la complessità stessa dell’approccio al 7Q5. Come abbiamo visto è alquanto difficile che un papiro antico sia giunto fino a noi senza alcun errore o variante in tutti i suoi punti; anche nel caso dei piccoli frammenti alcune varianti testuali e/o errori ortografici sono sempre possibili e quasi fisiologici. Pertanto se davvero 7Q5 appartiene a un testo noto è verosimile doversi attendere almeno una variante od un errore ortografico rispetto al testo. Esistono casi di papiri con numerose varianti o addirittura errori ortografici oppure lettere provenienti più dalla lingua parlata (sempre in lenta e costante evoluzione attraverso i secoli) che da quella scritta. Così imporre alla ricerca la stringa “n kai t” elimina in un solo colpo tutte le varianti che contengono un cambio delta tau mentre abbiamo visto che esistono casi documentati di tale scambio di lettera per motivi fonetici o per errori grammaticali.

 

Sul piano paleografico, Muro contesta alla attribuzione di O’Callaghan la lettura della N nella seconda linea di 7Q5, lettera che invece secondo Thiede sarebbe dimostrata dall’indagine della Polizia israeliana condotta a Gerusalemme nell’Aprile del 1992. Muro non respinge la scientificità e l’autorevolezza della perizia ma piuttosto le interpretazioni che sono state date alla medesima, sostenendo che i tratti evidenziati non definiscono univocamente ed in maniera inoppugnabile una N e potrebbero persino non essere tracce di inchiostro ma una semplice macchiolina rimasta sul papiro (100). Di conseguenza Muro propende per l’interpretazione di Boismard della seconda linea, che dovrebbe pertanto leggersi come come twi + a (TwI A) invece che twn (TwN). Uno dei grandi fattori che rendono problematica la attribuzione del frammento 7Q5 a Marco 6:52-53 è proprio la difficoltà di dimostrare la presenza della decisiva lettera n sulla linea 2, nella parola autwn, nonostante l’analisi eseguita dalla Polizia Scientifica Israeliana e le discussioni di Thiede e di Hunger. Muro ha poi indagato la possibilità che un’alfa come quella che si verrebbe ad avere sul 7Q5 possa essere costituita dalle due barre oblique terminanti con due trattini orizzontali (o curvilinei) alle loro basi. Alcuni esempi e studi, tratti da documenti di Qumran scritti in greco Zierstil, sono disponibili nel sito del Prof. E. Muro www.breadofangels.com  

 

Muro nella sua analisi si è poi accorto che dei tre testi di cui sopra quello che ha più lettere coincidenti con la decifrazione di Boismard (DJD III) del frammento 7Q5 è Genesi 46:20, un passo dell’Antico Testamento che per tipologia e caratteristiche ci si aspetterebbe di trovare effettivamente tra i manoscritti di Qumran. Tuttavia Muro stesso ha intuito che la sticometria non può assolutamente essere corretta, come appare dalla griglia paleografica che riportiamo qui sotto e che è relativa appunto a Genesi 46:20. Nella linea 2 si evidenzia la presenza di una w con una i ascritta (simbolo: ù) seguita da una a, la proposta della Editio Princeps del frammento 7Q5 del 1962. Avremmo quindi sul papiro la sequenza TwI + A.

 

LINEA 2 à gÍ A„gÚptJ oÞj œteken aÙ Asenneq qug£thr Petefrh ƒeršwj

 

LINEA 3 à `Hl…ou pÒlewj tÕn Manassh kaˆ n Efraim. ™gšnonto d uƒoˆ Manassh

 

LINEA 4 à oÞj œteken aÙtù ¹ pallak¾ ¹ SÚra tÕn Macir: Macir d ™gšnnhsen tÕn Galaad uƒoˆ

 

LINEA 5 à d Efraim ¢delfoà Manassh Soutalaam kaˆ Taam. uƒoˆ d Soutalaam: Edem

 

In un rotolo i margini delle linee che costituiscono le colonne devono essere allineati sia a destra che a sinistra, come le colonne di un giornale. Poiché la scrittura è manuale, l’allineamento a destra non può certo essere perfetto come quello che si ottiene scrivendo il testo con un computer. In genere il testo è perfettamente allineato a sinistra dove si iniziano le linee mentre l’allineamento a destra è un po’ imperfetto e c’è sempre uno scarto di qualche lettera. In questa attribuzione per avere una buona corrispondenza con le lettere del frammento si è costretti a supporre linee nel testo originario troppo lunghe e soprattutto di lunghezza molto differente tra di loro così che è altamente improbabile che uno scriba abbia composto un impaginazione come quella di sopra, anche scrivendo in maiuscolo (cfr. con la sticometria ricostruita da O’Callaghan e anche dalla attribuzione Spottorno).

 

Nel brano di cui sopra la t della stringa tw è separata da 49 lettere dalla k del kai. La seconda n della stringa nnh è separata da 39 lettere dalla h. Infine la a del kai dista dalla prima n della stringa nnh ben 75 lettere (!). Muro stesso conclude che per ragioni sticometriche 7Q5 non può identificarsi con Gen 46:20, né con alcun altro testo biblico dell’A.T. o del N.T., a meno di non introdurre pesantissime varianti testuali, di gran lunga superiori a quelle proposte da O’Callaghan per la sua attribuzione, pertanto rimane sconosciuta la sua identificazione. Una difficoltà sussiste poi nella parola aÙtù in quanto se si suppone che lo iota ascritto venisse omesso sarebbe impossibile conciliare il testo con quanto si vede nel frammento perché dovrebbe mancare sul papiro proprio il decisivo iota. Avremmo così in teoria: AUTwASeNNeq. Viceversa l’ipotesi di Muro appare coerente se si considerano alcuni esempi tratti dalla LXX, come 4QLXXLev b (I sec. a.C.) e si suppone che 7Q5 sia un testo della stessa natura, sebbene scritto in un periodo un po’ più tardo). Muro rifiuta la tesi di O’Callaghan e di Thiede perché contesta la decifrazione di alcune lettere poco visibili nel frammento originario e sostiene che le lettere sicure sono troppo poche per identificare con certezza assoluta il testo. Inoltre il numero delle varianti introdotte sarebbe eccessivo. La conclusione cui perviene Muro, ovvero impossibilità di attribuzione a passi noti, appare forse un po’ troppo lapidaria in quanto non viene tenuta in nessun conto l’eventualità di errori e/o varianti, anche singolari, mentre la nostra esperienza con i documenti più antichi sembra indicare piuttosto il contrario: 7Q1 e 7Q2, per limitare i riferimenti ai frammenti della Grotta 7 di Qumran, sono stati attribuiti a passi dell’Antico Testamento ipotizzando significative varianti testuali rispetto al testo che oggi si ritiene autorevole.

 

 

 

 

 

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NOTE AL TESTO

 

(94) Vedere ad es. l’articolo: Una nueva posible identificacion de 7Q5, Sefarad 52 (1992), 541-43.

(95) Così Boismard nella Editio Princeps, ma anche O’Callaghan, Muro, Garnet, Aland e perfino Wallace. Una analisi dei frammenti più antichi della LXX mostra in effetti che la lettera presenta tratti più conciliabili con una tau, vedi P.Fouad 266 a,b,c, 4Q120, 4Q127, 7Q4(1), 8HevXIIgr., P.Fouad 2847 dove abbiamo esempi di gamma e tau da confrontare.

(96) La Bibbia dei Settanta, comunemente indicata con LXX, è una fonte autorevole in quanto è la più vecchia versione greca conosciuta dell’Antico Testamento.

(97) J. O’Callaghan, Los Primeros Testimonios del Nuevo Testamento (Introducción a la papirología neotestamentaria), El Almendro, Cordoba, 1995.

(98) da: Vida y Espiritualidad, intervista a Padre J. O’Callaghan, maggio-agosto 1995, anno 11, N.31.

(99) C.P. Thiede, Il papiro di Magdalen la comunità di Qumran e le origini de Vangelo, PIEMME, 1997 (prima edizione in lingua inglese 1995).

(100) Le indagini ai raggi X difatti non consentono di stabilire a quale materiale appartiene una macchiolina o un’ombra presente su una superficie.

 

 


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