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Identificazione del frammento 7Q5

 

 

Autore: Ó Gianluigi Bastia, diritti riservati.

 

Ultima revisione: 23/07/2006 – Online dal: 26/11/2004 – richiede font greco greek.ttf

 

 

Identificazione del frammento 7Q5 (PDF 1254 KB)    

 

 

1. Introduzione

 

 

 

La Grotta 7  di Qumran, esplorata nel Febbraio del 1955, conteneva ventuno frammenti di papiro e tre frammenti di argilla recanti l’impronta inversa di un papiro scomparso (7Q19,1,2&3) originatasi a causa del prolungato contatto del papiro con il blocco di terra solido. Una delle caratteristiche peculiari della Grotta 7 è che tutti i frammenti in essa rinvenuti sono scritti in greco (1). Questo è un dato piuttosto singolare in quanto tra tutto il materiale ritrovato a Qumran non ci sono che altri sei frammenti soltanto scritti in greco – tutti rinvenuti nella Grotta 4 – a fronte di centinaia e centinaia di documenti scritti in ebraico od aramaico. Nella Grotta 4 soltanto due dei sei frammenti ritrovati sono scritti su papiro, i restanti quattro sono su cuoio. Gli unici frammenti in greco provenienti da Qumran che sono stati attribuiti con un certo grado di sicurezza riguardano passi dell’Antico Testamento, secondo il testo della Bibbia dei LXX. Nel dettaglio la situazione dei frammenti greci rinvenuti nelle grotte di Qumran è riportata nella Tabella 1.

 

 

Datazione

Frammento

Supporto

Attribuzione

II sec. a.C.

4Q122 = 4QLXXDeut

Cuoio

Deuteronomio, 11:4

II-I sec. a.C.

4Q119 = 4QLXXLev a

Cuoio

Levitico, 26:2-16

7Q1 = 7QLXXEx (7Q1,1+7Q1,2)

Papiro

Esodo 28:4-7

7Q2 = 7QLXXEpJer

Papiro

Baruc 6:43-44

7Q3

Papiro

Non identificato

I sec. a.C.

4Q120 = 4QLXXLev b

Papiro

Levitico, 1:11-6:5

Fine I sec. a.C.

4Q126 = 4QUnidgr

Papiro

Non identificato

4Q127 = 4QpapParaExgr

Cuoio

Parafrasi dell’Esodo

I sec. a.C. –

I sec. d.C.

4Q121 = 4QLXXNu

Cuoio

Numeri, 3:40-4:16

 

50 a.C. –

50 d.C.

7Q4, 7Q6, 7Q8,

7Q9, 7Q10, 7Q11, 7Q12,

7Q13, 7Q14, 7Q15

Papiro

Non identificati. Attribuzioni più probabili a passi del NT o al primo libro di Enoch

7Q5

Papiro

?? Marco 6:52-53 ?? (attribuzione non sicura)

7Q19

Testo impresso su un blocco di terra

Non identificato

 

Tabella 1 – Situazione dei frammenti di rotolo in greco ritrovati a Qumran, le datazioni sono paleografiche. Nella Grotta 4 sono stati ritrovati complessivamente sei frammenti, quattro dei quali sono stati attribuiti a passi del Pentateuco, secondo il testo dei LXX, mentre due restano non identificati. La situazione nella Grotta 7 è alquanto complicata: soltanto i frammenti 7Q1 (composto di due porzioni) e 7Q2 sono stati attribuiti – con varianti – risp. a un passo del libro dei Numeri e ad un passo del libro di Baruc (Epistola di Geremia) secondo il testo della LXX. Gli altri frammenti restano senza attribuzione.

 

La storia del sito indica che il materiale in esso ritrovato non può essere stato scritto successivamente al 68 d.C., anno in cui l’insediamento di Qumran venne attaccato e distrutto dall’esercito romano a causa della prima guerra giudaica e le grotte vennero abbandonate. Questo stop archeologico, che al più può essere spostato in avanti di due o tre anni al massimo, è peraltro confermato dalle analisi paleografiche dei papiri che sono stati ritrovati, basate sullo studio dello stile di scrittura e dalla comparazione di questo con quello di documenti di datazione più sicura, oltre che da altre indagini scientifiche su oggetti rinvenuti nelle grotte (2). Oltre alla peculiarità della lingua greca i frammenti rinvenuti nella Grotta 7 presentano anche un’altra caratteristica: essi sembrano essere pezzi di rotolo distaccatisi dal manoscritto originale per qualche motivo. Che fine hanno fatto i numerosi rotoli dai quali provengono questi frammenti? Possibile che si siano dissolti nel nulla e siano rimasti solo pochi minuscoli frammenti? Poiché esistono alcune antiche tradizioni che menzionano ritrovamenti di manoscritti in ebraico e in greco attorno a Gerico, città che dista una decina di km soltanto dal sito archeologico di Qumran, si è anche ipotizzato che alcune cave, in particolare le Grotte 3 e 7, siano state violate nell’antichità e il loro contenuto sia stato asportato (3).

 

Il frammento oggetto della analisi contenuta in questo articolo è denominato 7Q5, si tratta del frammento numero 5 ritrovato nella Grotta 7 di Qumran (4) e scritto in greco su papiro. Questo frammento è scritto solo su un lato, quindi in origine doveva apparteneva ad un rotolo piuttosto che ad un codice. A partire dalla data di pubblicazione ufficiale di questi frammenti greci ritrovati nella Grotta 7 (1962) sono state proposte alcune identificazioni del frammento 7Q5 con testi noti. Nel seguito si descrivono le attribuzioni che hanno avuto maggior credito in tutti questi anni: innanzitutto l’identificazione del papirologo spagnolo Josè O’Callaghan, la prima che sia mai stata proposta per 7Q5, con un passo del Vangelo di Marco, che è del 1972, ed è stata successivamente sostenuta dagli anni ‘80 anche dal papirologo tedesco Carsten Peter Thiede, il maggior sostenitore delle tesi di O’Callaghan; l’identificazione di Maria Victoria Spottorno Diaz-Caro (1992) con un brano tratto dal libro del profeta Zaccaria secondo la versione greca detta dei LXX; la posizione di Ernest Muro (1999) secondo cui l’attribuzione più probabile con un testo a noi noto sarebbe con un passo della Genesi, tuttavia conclude che il numero di lettere presenti sul papiro e il loro stato di conservazione non è sufficiente per sostenere con ragionevole certezza una possibile identificazione con testi a noi noti. Infine si prenderanno in esame le attribuzioni di Paul Garnet (1973) con Esodo 36:10-11, Kurt Aland (1974) con un’altro passo neo testamentario, Luca 3:19-21 e Daniel B. Wallace (1992) con un passo – non biblico – di Filone di Alessandria. Queste proposte sono di varia qualità e consistenza, obiettivo del presente documento è indagare sulle ipotesi che sono state fatte. Nell’analisi si deve tenere conto che è possibile che 7Q5 sia il resto di un antico testo andato perduto e oggi non più disponibile. Tra tutte le attribuzioni proposte è evidentemente quella di O’Callaghan ad essere la più rivoluzionaria e dirompente: se fosse provata con assoluta certezza essa dimostrerebbe che il Vangelo di Marco è stato scritto molto presto, prima della distruzione di Gerusalemme e addirittura già nella versione greca, peraltro in una forma pressoché identica a quella oggi nota, almeno limitatamente al passo 6:52-53. 7Q5 sarebbe inoltre il primo ed unico esempio di rotolo cristiano (5) oltre che il più antico frammento in assoluto del Nuovo Testamento. Inoltre si porrebbero inevitabili domande circa i rapporti che sono esistiti tra il cristianesimo nascente del I secolo e gli abitanti del sito di Qumran, molto probabilmente la setta nota con il nome di esseni descritta già nel passato da autorevoli storici ebrei del I secolo d.C. quali Giuseppe Flavio e Filone di Alessandria. Non sarebbe invece così sconvolgente scoprire che 7Q5 e gli altri frammenti appartengono ad una versione greca dell’Antico Testamento come la Bibbia dei LXX, alcuni frammenti della grotta 4 e persino 7Q1 e 7Q2 ne sono effettivamente parte.

 

 

1.1 Decifrazione delle lettere secondo DJD III

 

 

La prima descrizione (detta Editio Princeps) del frammento 7Q5 e degli altri frammenti della Grotta 7 compare nell’opera: Discoveries in the Judean Desert of Jordan III: Les “Petites Grottes” de Qumran, di M. Baillet, J.T. Milik e R. de Vaux (6), Clarendon Press, Oxford, 1962. Essa viene sinteticamente indicata con DJD III. La riportiamo in Tabella 2.

 

 

5

(PL. XXX)

Papyrus fin, très abîmé, et disloqué a droite. Surface rugueuse, dos plus lisse. L’écriture appartient au “Zierstil” et peut dater de 50 av. a 50 ap. J.-C. Hauteur des lettres de 2 a 3 mm. Les mots semblent sépares par des intervalles allant jusqu’a 5 mm. (l.3) Interlignes de 7 a 9 mm. Si on restitue ™gšnnhsen à la l. 4, le f. peut provenir de quelque généalogie.

Le déchiffrement et les notes sont dues au R.P. Boismard.

 

                                                     ] . [

                                                  ] .   a . [

                                             ] h      kaˆ  tw [

                                                  ™gš] nnhs [en

                                                        ] qhes [

 

L. 1: trace d’epsilon, theta, omicron ou sigma.

L. 2: après alpha, peut être un pi, mais les traces ont l’air trop basses.

L. 3: debut: eta probable (cf. l. 5). Dernière lettre: omega ou omicron.

L. 4: fin: trace anguleuse de sigma. ™gšnnhsen n’est que une suggestion.  

L. 5: première lettre omicron ou plutôt theta; troisième epsilon ou sigma (le trait médian n’est pas certain); quatrième sigma, epsilon ou theta.

 

Tabella 2 – La prima descrizione (1962) del frammento 7Q5 in DJD III. I punti rappresentano tracce di lettere che gli estensori della DJD III non si sentirono di decifrare. Le lettere sottolineate rappresentano lettere probabili tuttavia non sicure. Lo iota della linea 2 è supposto ascritto e in DJD III è graficamente riportato sotto l’omega.

 

 

1.2 Corrispondenza con le lettere maiuscole del frammento

 

Nel frammento compaiono le lettere greche maiuscole (cfr. Figura 1). Secondo gli estensori della DJD III e il noto paleografo di Oxford Colin H. Roberts questa grafia appartiene ad un particolare stile di scrittura detto zierstil, che significa “ornato”, caratteristico del periodo 50 a.C. – 50 d.C. circa. Che il frammento sia comunque anteriore ai più vecchi manoscritti del Nuovo Testamento come P52, scritto attorno al 150 d.C., è evidente: basta osservare il caratteristico modo di scrivere la lettera a in 7Q5 e confrontarla con quella di manoscritti più giovani che appartengono con certezza al NT (7). Inoltre il sito archeologico di Qumran venne abbandonato verso il 68 d.C., al più nel 70 d.C. dopo la prima guerra giudaica, quindi questo stop archeologico, confermato anche dalle prove al radiocarbonio eseguite sui reperti di alcune grotte, pare essere in perfetto accordo con la datazione paleografica.

 

 

Figura 1 – Immagine fotografica del frammento 7Q5. Nella Editio Princeps DJD III del 1962 7Q5 viene suddiviso in cinque linee, nella prima è visibile a malapena un piccolo tratto di inchiostro.

Si noti l’area danneggiata sulla parte destra del frammento. Sono leggibili una decina circa di lettere soltanto. Lo stile di scrittura “ornato” (zierstil) sembra indicare che il documento è stato scritto tra il 50 a.C. e il 50 d.C. La calligrafia risulta più epigrafica e letteraria dei tipici codici del Nuovo Testamento. Si noti inoltre la ampia spaziatura prima del kai.

(Foto: David Rubinger, Gerusalemme).

 

 

 

La grafia ci segnala che il manoscritto con alta probabilità non è un documento privato come una lettera, una lista o un appunto: tutto sembra indicare che si tratta di un’opera di una certa importanza come un libro dell’Antico Testamento, un commentario, un’opera letteraria o altro oggetto simile. Anche il formato stesso del manoscritto è significativo: 7Q5 è scritto solo su di un lato, molto probabilmente apparteneva quindi ad un rotolo piuttosto che ad un codice o ad un foglio. Grosso modo il passaggio dal rotolo al codice ebbe luogo verso la fine del I secolo d.C., attorno all’80 d.C., naturalmente non in maniera netta ma attraverso un processo graduale in funzione delle varie aree geografiche (8). La Palestina comunque può di certo essere considerata una zona periferica della cultura ellenica pertanto si deve tenere conto che sia la datazione basata sulla grafia zierstil sia quella massima suggerita dalla data di passaggio dal rotolo al codice possono eventualmente essere ritoccate di qualche anno in avanti. Il formato “rotolo” è perfettamente compatibile con la zona archeologica di Qumran, ne sono stati ritrovati centinaia e centinaia di resti delle dimensioni più svariate nelle altre cave. Il codice invece è il formato per eccellenza dei documenti del Nuovo Testamento: tutti i primi frammenti e i grandi papiri del Nuovo Testamento sono stati composti seguendo questo modello editoriale. Inoltre i frammenti più antichi di codice che si conoscono sono quasi sempre, con pochissime eccezioni, porzioni del Nuovo Testamento piuttosto che di altre opere per cui si è pensato che sia stata proprio la diffusione del cristianesimo ad accelerare enormemente la diffusione del codice come nuovo formato per i manoscritti. Per questo se dovesse essere provato che 7Q5 appartiene effettivamente senza ombra di dubbio ad un passo del Nuovo Testamento scritto attorno alla metà del I secolo d.C. si tratterebbe di un esempio sorprendente di rotolo scritto da cristiani, formato destinato ad essere presto soppiantato. Nulla di eccezionale invece se 7Q5 appartenesse ad un passo dell’Antico Testamento, a un’opera letteraria non biblica oppure a un altro documento ancora come ad esempio un commentario biblico: se ne sono ritrovati tanti a Qumran, scritti in ebraico od aramaico.

 

Le dimensioni fisiche del frammento sono molto piccole: 3,9 cm (altezza) ´ 2,7 cm (larghezza). Siccome una porzione sulla destra del frammento risulta molto danneggiata di fatto l’area “utile” per la decifrazione si riduce soltanto a 3,3 cm ´ 2,3 cm (vedi la scala in cm in  Figura 1). Quello che si dovrebbe trovare è dunque:

 

                                                                                                            ] . [

                                                                ] . T w I A . [

                                                          ] H    K A I   T w [

                                                                       ] N N H C [

                                                                        ] q H E C [

 

N.B. in rosso le dieci lettere che sono sicure secondo DJD III,

sebbene alcuni dissentano anche su alcune di queste.

 

Le lettere sono scritte sul papiro secondo la tecnica della scriptio continua ovvero tutte attaccate l’una all’altra, ad eccezione della linea 3 in cui, guardando il frammento, si nota una grande spaziatura, corrispondente circa a due o tre lettere “vuote”, tra il kai e la lettera precedente. Nonostante la consistente spaziatura ed il fatto che la lettera precedente il kai è spostata molto a sinistra, nessuno studioso ha mai pensato che il kai e la lettera che lo precede a sinistra appartengano a due colonne diverse del rotolo perché lo spazio è comunque troppo piccolo per giustificare una simile ipotesi. Inoltre nella linea soprastante è visibile una lettera, seppure molto danneggiata. Si potrebbe più verosimilmente giustificare questa violazione della scriptio continua da parte dello scriba con l’inizio di un nuovo paragrafo, capitolo o sezione logica dello scritto sebbene gli antichi papiri biblici o letterari non contenessero l’usuale suddivisione in capitoli e versetti oggi adottata. Un’altra spaziatura, di ampiezza molto minore, si nota alla linea 3 dopo il kai e prima della lettera t successiva. Le sigma (vedi soprattutto la l. 5) negli antichi manoscritti greci del periodo di 7Q5 venivano usualmente scritte come “C”.

 

La sfida è trovare un testo oggi noto che una volta incolonnato (con un numero di lettere per linea da definire) si possa incasellare come sopra. Spesso chi non si è mai interessato delle questioni legate alla papirologia e alla datazione degli antichi frammenti si domanda se il problema di identificare un pezzetto di papiro così piccolo, contenente soltanto dieci lettere leggibili secondo la prima edizione del manoscritto, del 1962, alcune delle quali neppure molto chiaramente, abbia davvero un senso. Potrebbero difatti esistere numerosissimi testi contenenti queste lettere nella giusta sequenza. In realtà trovare un passo che soddisfi completamente quanto si vede sul papiro non è affatto semplice. Bisogna infatti supporre che le lettere che compaiono nel testo rispettino la corrispondenza con le lettere del papiro, ipotizzando di dividere il testo in colonne di linee contenenti all’incirca lo stesso numero di lettera per linea: il testo anticamente veniva infatti scritto in questo modo, su tante colonne affiancate e allineate a destra e a sinistra come le pagine di un giornale. Per quanto concerne le esigue dimensioni del frammento e la pochezza delle lettere, osserviamo che (9):

 

Ø Il frammento di rotolo P.Oxy. 2831 rinvenuto ad Oxyrhynchus e pubblicato nel 1971 misura 2,4 ´ 3,3 cm e presenta diciannove lettere (ma quelle chiaramente leggibili sono sette-otto soltanto) disposte su cinque linee. Esso è stato datato al I-II secolo d.C. ed attribuito ad un passo di una commedia di Menandro (Samia).

 

Ø Il frammento 7Q2 = 7QLXXEpJer ritrovato proprio nella Grotta 7 di Qumran è stato attribuito senza problemi ad un passo di Baruc (6:43-44) anche se presenta solo quattordici lettere leggibili. Oltretutto il testo ricostruito presenta alcune varianti rispetto al testo che ci è pervenuto nella versione greca dei LXX. Questa attribuzione peraltro è di una certa importanza storica in quanto trattasi di un frammento della LXX non appartenente al Pentateuco e scritto prima di Cristo. Anche il frammento 7Q1 = 7QLXXEx è stato attribuito a Esodo 28:4-7 con alcune varianti testuali.

 

Ø Il frammento latino P.Masada 721A rinvenuto a Masada nel 1987 è stato attribuito ad un passo dell’Eneide di Virgilio (IV.9) con solo quindici lettere visibili scritte solo su un lato. L’ipotesi è che una copia dell’Eneide fosse al seguito dell’esercito romano ai tempi della guerra giudaica e ciò giustificherebbe il ritrovamento di un simile resto in un’area geografica così insolita. Un’altra possibilità è che qualcuno abbia scritto quel verso dell’Eneide in una lettera, documento o altro scritto. Infatti nella parte posteriore è scritto un altro verso tuttora non decifrato.

 

Ø Il frammento P73 (noto anche come P.Bodmer L, del VI-VII secolo) contiene in un lato (recto) Matteo 25:43 e nell’altro (verso) il versetto Matteo 26:2-3. Questo resto di papiro è più piccolo del 7Q5 inoltre presenta solo tre lettere leggibili su un lato (recto: ouk, linea 2) e cinque sull’altro (verso: urw, linea 2; nh, linea 3). Tuttavia l’attribuzione a un passo del Vangelo di Matteo è stata accettata senza difficoltà.

 

Sempre per quanto riguarda le dimensioni e la scarsità delle lettere visibili, osserviamo che Emile Puech ha attribuito il frammento PAM 40.559 (538) (10) del rotolo 8HevXIIgr rinvenuto a Nahal Hever a Zaccaria 4:8-10 sebbene esso contenga solo quattro linee di testo e quattro o cinque lettere leggibili.

 

 

1.3 Considerazioni paleografiche

 

 

Linea 1. Sulla parte sinistra restano tracce di una lettera che O’Callaghan e Thiede ipotizzano essere una E (epsilon, e in minuscolo) che peraltro è messa nel conto delle possibilità anche da Boismard nella Editio Princeps. La Spottorno nella sua decifrazione ipotizza invece che questa lettera di cui compare una traccia sopra la T nella linea 2 sia piuttosto una tau (T in maiuscolo, t in minuscolo). La tesi della Spottorno è respinta da Thiede secondo cui dal confronto con le tau che compaiono sostanzialmente intatte nelle linee 2 e 3 del papiro non è possibile giungere a questa conclusione. Sulla parte destra del frammento Muro ipotizza la presenza di una o oppure di una w ma la lettera è estremamente difficile da decifrare perché si trova nella porzione danneggiata o coperta del papiro.

 

Linea 2. Il gruppo tw al centro appare abbastanza sicuro. La t è indiscussa per la maggioranza degli esperti, infatti anche nelle riproduzioni fotografiche si vedono le tracce di inchiostro costituenti il prolungamento verso sinistra della linea orizzontale che sormonta la T. La lettera che si viene a costituire è così molto simile a quella che compare nella linea 3, notare la terminazione orizzontale (che piega a sinistra) della gamba della lettera. Indiscutibile è poi la presenza della w. Nonostante queste evidenze la Spottorno ha proposto che invece della tau (T) la lettera precedente la w sia una gamma (G) contro il parere di Boismard, di O’Callaghan, Muro (che conferma il gruppo Tw) oltre che di altri studiosi. Prima di tw (o gw) secondo tutte le attribuzioni c’è una lettera, ma dalle riproduzioni fotografiche è difficile scorgere tracce di inchiostro, si riescono a malapena ad intuire alcune macchioline – e bisogna inoltre vedere se sono proprio tracce di inchiostro pressoché cancellate oppure sporco – che sembrano dare luogo ad una linea verticale.

 

Dopo il gruppo tw la editio princeps ipotizza la presenza di uno iota (ascritto) seguito da un’a. Osservando il frammento in questo punto vediamo in effetti la presenza di un tratto verticale che potrebbe proprio essere uno iota: questa lettera, collegata all’omega che la precede, darebbe luogo ad un dittongo wi. Secondo il Prof. Thiede in questa posizione invece di una stringa i + a potremmo avere una sola lettera, una N (cioè una ni, n, in minuscolo) sulla base di una indagine scientifica basata sull’uso del microscopio elettronico eseguita nell’Aprile del 1992 presso il Dipartimento di Investigazione e Scienza Forense della Polizia Nazionale di Israele. Questa perizia ha messo in evidenza la presenza di un piccolo tratto obliquo di inchiostro che parte in alto a sinistra del presunto iota: esso potrebbe essere quello che è rimasto della barretta diagonale di una N. Questo lieve tratto di inchiostro, seppure solo parzialmente conservatosi, sarebbe nelle intenzioni di Thiede la prova che le due lettere sono in realtà un’unica lettera, proprio una n. La presenza di questo n, come vedremo, ha una importanza fondamentale: se fosse definitivamente provata, aumenterebbero notevolmente le probabilità che la lettura di O’Callaghan sia corretta mentre altre attribuzioni proposte perderebbero molto del loro significato.

 

Sul risultato della perizia israeliana i pareri non sono tuttavia unanimi. A. Malnati (11) ha proposto che la lettera sia invece una M (cioè una mi, m, in minuscolo), purtroppo sul papiro non abbiamo un esempio di tale lettera da poter confrontare con quanto ricostruito. Osservando il frammento 7Q5 nel suo insieme la teoria della m non appare inverosimile. In Figura 2 abbiamo riportato a sinistra la piccola traccia diagonale messa in evidenza dalle indagini della Polizia Israeliana. Questo piccolo tratto dovrebbe raccordarsi con le tracce di lettera presenti sulla parte destra della presunta n. Queste tracce residue però darebbero luogo ad una specie di concavità verso il basso e non a un taglio diagonale rettilineo caratteristico della n. Al centro è riportata la ricostruzione del raccordo tra l’inizio del taglio diagonale e il resto della lettera. A destra è riportata invece la n presente nella linea 4 del frammento: secondo alcuni questa lettera è significativamente diversa dalla ricostruzione della lettera discussa per cui rimane molto dubbia la presenza della n nonostante l’analisi scientifica (12).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Figura  2 – A sinistra: il tratto diagonale evidenziato dalla analisi scientifica al microscopio elettronico del 1992. Secondo il Prof. Thiede esso sarebbe quello che resta del tratto diagonale di una N che collegava il presunto iota e la presunta alfa postulate dalla editio princeps. Al centro: la ricostruzione della N. Poiché si è ben conservata una traccia arrotondata sulla parte destra si deve supporre una n abbastanza diversa da quella che si è conservata completa nel frammento sulla linea 4. A destra: la n completa della linea 4 di 7Q5. Il tratto diagonale è praticamente un segmento, esso sembra alquanto diverso dal tratto curvilineo e tondeggiante (che tra l’altro piega verso l’alto nella parte finale) proposto nella ricostruzione del Prof. Thiede. Inoltre nella presunta n della linea 2 viene a mancare la parte bassa della linea verticale destra della lettera.

 

 

E. Muro accetta invece la proposta della identificazione di Boismard in DJD III, ipotizzando che la seconda linea del frammento si debba interpretare con TwIA e che la presenza della decisiva n non sia univocamente deducibile dalla perizia di cui sopra. Pertanto la presunta lettera n in realtà sarebbe uno i (ascritto) seguito da un a e il taglio diagonale evidenziato dalle analisi probabilmente una banale macchiolina di sporco o di inchiostro sul papiro (13): è infatti evidente che seguendo la strada delle due lettere separate non si può ammettere alcun collegamento tra la i e la a. A rendere dubbia anche questa teoria è il fatto che la presunta gamba sinistra della a inizierebbe troppo in alto rispetto alla base della linea di scrittura. Per questo è stato anche supposto che dopo la i che segue la w, si abbia ancora un’altra w (14). Avremmo così una sequenza tw + i + w che – ancora una volta – non sembra molto convincente confrontando la presunta w con la w della stessa linea che si è conservata per intero due lettere prima: la base della lettera ricostruita non verrebbe neppure a toccare la base del rigo di scrittura.

 

Dopo questa lettera n (che potrebbe anche essere m oppure i + a) ce n’è un’altra che non si riesce a decifrare perché gravemente danneggiata. Una ipotesi proposta in DJD III è che si tratti di una p, sebbene sia assai poco probabile. Secondo O’Callaghan e Thiede la lettera è una H (eta, h, in minuscolo), ma per Muro è improbabile che questa lettera possa essere una H oppure una q (theta), avanzando invece l’ipotesi che sia una porzione di una T (tau, t, in minuscolo) oppure di una P (pi, p, in minuscolo) seguita da una omega (w) come il gruppo Tw che compare prima, oppure seguita da una o. Siamo comunque nel campo delle speculazioni.

 

Linea 3. La prima lettera all’estrema sinistra del frammento è una H (etha, h, in minuscolo) anche secondo O’Callaghan, Thiede e Muro. Questa ipotesi è stata sostenuta da O’Callaghan in base a fotografie all’infrarosso del papiro (15). La professoressa Maria Victoria Spottorno Diaz-Caro ha invece proposto per la sua identificazione una sigma (che veniva scritta come una nostra “C” in minuscolo) al posto della H. Non è comunque da trascurare l’ipotesi che si tratti di tracce di un p. Dopo questa lettera c’è un abbondante spazio vuoto (inizio di un nuovo paragrafo o sezione logica del testo?) oltre il quale si legge chiaramente un kai (la congiunzione greca “e”) ed un ulteriore, ma più piccolo, spazio vuoto.

 

Di tutta la linea sono sicure le quattro lettere K, A, I, e la successiva T. L’ultima lettera, quella dopo la T (t, tau, in minuscolo) è controversa. O’Callaghan-Thiede sostengono che si tratti di uno iota per la loro identificazione. Esiste anche la possibilità che la stringa ti sia in realtà una lettera unica, una p. Questa tesi non sembra essere molto convincente in quanto la spiegazione più logica, confrontando le linee 2 e 3, è che la lettera che in esse compare non possa essere che una t, praticamente quanto si vede su una linea sostiene quello che si vede sull’altra. Infatti il taglio orizzontale alla base della lettera (sostanzialmente identico nelle linee 2 e 3) sembra confermare che le due lettere sono le stesse. Se le due lettere sono le stesse ciò significa che nella linea 2 è presente il tratto orizzontale in alto, verso sinistra difatti si scorgono tracce di inchiostro e l’andamento della linea orizzontale nel suo complesso è pressoché identico a quello della linea 3. Poiché la lettera presente nella linea 2 non può essere un p non resta allora che supporre che sia una t, da cui segue la stessa conclusione in ordine alla linea 3. Secondo Muro et. al. dopo la t segue un omega (w in minuscolo) e non i. La stessa tesi è sostenuta anche in DJD III, dove si sottolinea peraltro anche la possibilità che sia una o.

 

Linea 4. La sequenza nnhs (NNHS) è accettata sostanzialmente da tutti, DJD III, Spottorno e O’Callaghan-Thiede. L’ultima lettera non è comunque leggibile perfettamente, almeno nelle ordinarie riproduzioni fotografiche, mentre appare coerente la presenza di una n all’inizio della sequenza in quanto è visibile la traccia della lineetta diagonale verso sinistra. Questa sequenza di lettere è piuttosto rara nella letteratura greca antica. Per esempio la si ritrova anche nel primo libro dei Maccabei 11:67 nella parola Genèsaret ma questo testo non può essere identificato con 7Q5 perché il resto delle lettere non concorda per niente col papiro 7Q5. Come suggerito anche da DJD III questa sequenza di lettere è caratteristica delle genealogie (ce ne sono molte nell’A.T., mentre in Luca e Matteo viene riportata la genealogia di Gesù). In greco gennhtÒj (gennêtos) significa infatti “generato” mentre gšnnhsij (gennêsis) significa “natività”, ”nascita” o, come aggettivo, “generato”, “procreato”.

 

Linea 5. In questa linea è sicura solo la terza lettera che per tutti è indiscutibilmente una H (eta, h, in minuscolo) e si legge molto chiaramente sul papiro. La prima lettera è una theta anche secondo O’Callaghan e Thiede. Nelle riproduzioni fotografiche si vede che questa lettera è sicuramente “tondeggiante”, una O oppure, appunto, una Q. La terza lettera invece è una sigma (maiuscolo: C) secondo O’Callaghan-Thiede, eventualità del resto non esclusa anche dalla DJD III; il trattino orizzontale sarebbe infatti troppo in alto e poco marcato perché la lettera possa essere una e. La quarta ed ultima lettera della linea 5 è secondo O’Callaghan-Thiede un’alfa, A in maiuscolo, sebbene le riproduzioni fotografiche non consentano di decifrarla con sicurezza.

 

Dopo queste considerazioni paleografiche preliminari entriamo nel vivo del dibattito sulle possibili identificazioni del papiro 7Q5, cominciando dalla proposta avanzata nel 1972 da J. O’Callaghan.

 

 

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NOTE AL TESTO
 


(1) In realtà E. Muro ha fatto notare che in una lista del materiale rinvenuto nelle Grotte 7-10, compilata da R. de Vaux sulla Revue Biblique, 63 del 1956 (pag. 572), risultava la presenza di un frammento (7Q21) in ebraico su cuoio rinvenuto nella Grotta 7 (cfr. E. Muro, 7Q21: What is it? Where is it?, pubbl. internet, www.breadofangels.com, 1999). Questo frammento tuttavia non compare nella successiva DJD III del 1962, la prima pubblicazione ufficiale dei documenti della Grotta 7, e nemmeno in successive liste. Ci si chiede quindi se questo reperto sia mai esistito o si tratti di una svista, dove eventualmente sia collocato e se sia davvero significativo.

 

(2) Nel 1952 venne eseguita una prova al C14 su alcuni teli di lino che avvolgevano alcuni rotoli della Grotta 1: essi risultarono datati al 33 d.C., coerentemente con le informazioni storiche sulla data di chiusura del sito, ma la precisione del risultato risultò alquanto scadente (± 200 anni). La prova venne eseguita da Libby dell’Università di Chicago, lo stesso ideatore del metodo di datazione al C14. Poiché la prova al C14 è distruttiva non è possibile eseguirla direttamente sui frammenti, soprattutto se questi sono molto piccoli come nel caso di 7Q5. Altre analisi al radiocarbonio, che coinvolsero anche campioni prelevati direttamente da alcuni manoscritti, vennero eseguite nel 1991 (Institut fur Mittelenergiephysik, Zurigo) e nel 1994 (Università dell’Arizona). Secondo le indagini paleografiche tradizionali, basate sullo studio dello stile di scrittura, nessun manoscritto di Qumran è databile oltre la fine del I secolo d.C., il frammento 7Q5 sarebbe stato scritto nel periodo compreso tra il 50 a.C. ed il 50 d.C., come riportato nella Editio Princeps del 1962.

 

(3) Per questi aspetti vedere l’articolo “Identificazione dei frammenti ritrovati nella Grotta 7 di Qumran”.

 

(4) 7Q5 viene oggi conservato presso il Rockefeller Museum di Gerusalemme, inv. nr. 789.

 

(5) Infatti P12, P13, P18 e P22 sono stati scritti su vecchi rotoli riutilizzati. Vedi anche E.G. Turner, Papiri greci, Carocci, Roma, 1984, pag. 31.

 

(6) Questa è stata la prima descrizione (editio princeps) del frammento 7Q5, pubblicata nel 1962. L’archeologo gesuita Padre Roland de Vaux è stato capo della commissione archeologica “giordana” di studio dei ritrovamenti di Qumran, un’altra commissione archeologica si formò in Israele e venne presieduta da Yigael Yadin.

 

(7) In tutti i codici del Nuovo Testamento dall’inizio del II secolo in poi le alfa sono scritte quasi in corsivo vedi ad esempio il classico P52 = P.Ryl. Gk. 457, uno dei più antichi frammenti del Nuovo Testamento, datato paleogr. al 150 ± 25 anni, inoltre sono pochissime le violazioni della scriptio continua. Un caso particolare è costituito dal papiro di Magdalen P64 in cui le alfa sono decisamente meno corsiveggianti, secondo Thiede addirittura non dissimili da quelle del rotolo ebraico 8HevXIIgr (Scriba “B”) per il quale è stata proposta la datazione paleografica 50 a.C. – 50 d.C.; P64 è stato datato paleograficamente al tardo II secolo (C.H. Roberts) ma Thiede propende per una ridatazione alla fine del I secolo. Il modo tipico di tratteggiare l’alfa (linea 2) in 7Q5 è più epigrafico rispetto alla massa dei manoscritti del Nuovo Testamento (P64 a parte) e certamente è più coerente con gli altri frammenti greci tipicamente ebraici rinvenuti a Qumran o a Nahal Hever. Esistono comunque esempi di manoscritti (non documentari) con alfa “corsiveggiante” che oltrepassano il I secolo ma altri collocati ancora nel I secolo d.C. (vedi ad es. P.Mich. 5451, P.Oxy. XIX 2220, P.Oxy. L 3522, P.Oxy. LVII 3883, P.Oxy. LX 4024), il confine temporale tra i due stili di scrittura non è netto e inoltre dipende dalle zone geografiche, dalle usanze degli scribi e dal tipo di documento. Nei manoscritti più antichi della LXX le alfa sono sempre scritte in modo analogo a 7Q5, in perfetta calligrafia maiuscola come A. Un esempio di alfa corsiveggiante in un frammento della LXX si trova in P.Oxy. 4443, porzione del libro di Ester (documento cristiano?) del I-II sec. d.C., si può dire che tutto il manoscritto ha una scrittura in generale meno letteraria rispetto a quelli più antichi manoscritti della LXX. Da questo punto di vista 7Q5 sembra essere un tipico prodotto ebraico come denota anche la presenza di spaziature tra le lettere e il formato su rotolo.

 

(8) I più antichi resti di codice sarebbero P.Yale 1 (80-90 d.C., pap., gr., frammento della Genesi, Capitolo 14, vedi anche nota 54) e P.Oxy 1 (100 d.C. circa, perg., lat.), cfr. O. Montevecchi, La Papirologia, Ed. Vita e Pensiero, ristampa del 1988, pag. 16. Ricordiamo tra i codici più antichi che si conoscono anche il papiro di Rylands P52 = P.Ryl. Gk. 457, frammento del Vangelo di Giovanni datato paleograficamente al 150 d.C. ± 25 anni.

 

(9) Queste informazioni sono state tratte dal libro di C.P. Thiede, Eyewitness to Jesus, 1995, pag. 44. Vedere anche del medesimo autore: Il papiro di Magdalen la comunità di Qumran e le origini del Vangelo, PIEMME, 1997 (edizione originale in lingua inglese del 1995)

 

(10) Sigla di una fotografia all’infrarosso del documento (PAM = Palestine Archaeological Museum).

 

(11) Aristide Malnati, dell’Università di Strasburgo, è favorevole alla attribuzione del frammento 7Q5 a Marco 6:52-53, tuttavia ritiene che l’ultima lettera leggibile della seconda linea del frammento sia una m invece che una n come sostenuto da O’Callaghan e da Thiede. Malnati sostiene che lo scambio della n con la m era un tipo di errore abbastanza diffuso e relativamente comune soprattutto tra gli scrittori di lingua madre non greca.

 

(12) Differenze nella scrittura all’interno di un manoscritto realizzato da uno stesso autore sono sempre possibili, un esempio nel 7Q5 lo abbiamo confrontando le due h di cui alla linea 4 e alla linea 5. Altre, ancora più evidenti, si possono studiare su altri manoscritti. La scrittura manuale, difatti, non è sempre uniforme. Il punto è: la presunta n ricostruita da Thiede è sufficientemente diversa dalla n della linea 4 da potere concludere che è impossibile che queste due lettere sono state scritte dal medesimo scriba e dunque non è ammissibile in 7Q5?

 

(13) L’analisi al microscopio elettronico non consente infatti di stabilire che materiale sia quello depositato sul papiro, se inchiostro oppure sporco o macchia.

 

(14) Vedi articolo di P. Benoit sulla Revue Biblique, 79 (1972), pag. 322.

 

(15) Vedi J. O’Callaghan, Los Papiros griegos de la Cueva 7 de Qumran, Madrid, 1974, infra red enlargement of 7Q5 on plate VI, infra red photographs of other 7Q fragments on plates IV and V.

 

 


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