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- 5° CAPITOLO -
Troppo tempo è passato da quei tranquilli giorni primaverili in cui giocavamo, spensierati, a calcio in parchi frequentati da giovani famiglie sognanti. La palla rotolava lentamente sull’erba leggermente bagnata dalla rugiada mattutina e dalla delicata fragranza. Nessun senso c’era in quel gioco ma ero conscio di farlo per il solo piacere di stare con te. Ma il tempo tiranno ci faceva inesorabilmente crescere. Cercavo continuamente di cogliere ogni minimo insegnamento da ogni tuo più piccolo gesto. Imparai a non imporre mai ciò che volevo agli altri ma ad animarlo da corpi grezzi ed inanimati. Imparai l’arte solenne della silenziosa attesa della pesca. Imparai ad aspettare, come quieti acque di lago, l’attimo giusto per scoccare la freccia che, fulminea, colpirà l’agognato bersaglio.
Le giornate si illuminarono del caldo torpore del sole estivo decretando, in me, una lungamente ricercata maturità ed una giovanile regressione dei legami con gli antichi idoli.
I colori autunnali presero il posto dei gioiosi colori festivi. Le foglie iniziarono la loro triste danza lenta per giungere, esanimi, a terra ed annunciare l’arrivo del fatale freddo invernale.
Il leggiadro vento non potrà riportare alle mie vigili orecchie parole scaturite da colui con cui avevo intrapreso una strada che, ora, faticosamente percorro da solo. Hai deciso di lasciarmi solo muti ricordi racchiusi in un cuore straziato dalla dolorosa perdita di una delle colonne fondamentali della mia vita. Né un’ultima parola né l’ultimo addio sono riuscito ad esprimere a colui che, da solo, ha deciso di intraprendere il suo più lungo viaggio. Aspettando il giorno in cui ritorneremo a camminare insieme sulla stessa via vivrai per sempre nei sogni e nei cuori di coloro che ti hanno sempre amato e quando ci riuniremo attenderemo pazientemente la venuta di nuove e spensierate giornate primaverili.
(27 / Giugno / 2001 sarete sempre con me)
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