SPEZZARE IL PANE CON GLI ESCLUSI
Esco
da tre giorni d'inferno (Korogocho è esplosa il 9-10 agosto in
un'orgia di violenza). Finisco ora di parlare con una ragazza: è
sola con tre bambini, ha fame... È la fine della strada, per lei.
Piange. Sono gli inferni quotidiani dei poveri.
Ci
sono dei momenti in cui mi sento rivoltare dentro, stomaco e
tutto! A volte mi sembra di "stravagare". E non sono
solo le reazioni di un bianco dal cuore tenero! Rivedo la rabbia
di un nostro catechista, Ochieng, davanti allo spettacolo di un
vecchietto trovato morto su un mucchio di immondizie: "Oggi
mi vergogno - esclama Ochieng - di essere un uomo". È
quello che sento quando donne e ragazze svuotano il sacco delle
loro miserie: "Non mi resta che buttarmi nell'acquitrino!".
Corpi di donne... corpi di uomini... corpo di Cristo! Corpo
spezzato nelle vite distrutte, nei corpi crocifissi dei nostri
fratelli... È quello che sento specie alla sera quando vado
nelle baracche a celebrare l'eucaristia. Con i malati di AIDS:
segno che il Papi vuol loro bene.
Alla
luce di lampade a petrolio, in baracche fatiscenti, con lo
spettro della miseria attorno... mi ritorna spesso nel cuore il
ritornello: "Ma che pane spezzo dentro questa realtà? Sto
forse recitando una commedia? Ma quale corpo di Cristo?". E
ricordo le drammatiche parole di Paolo alla piccola comunità
cristiana di Corinto che celebrava la "cena del Signore"
alla maniera greca, cioè dove i pochi ricchi mangiavano e i
poveri (molti) guardavano. "Il vostro - scrive Paolo
incavolato - non è più un mangiare la cena del Signore!".
È solo una farsa, una beffa insostenibile!
"Se
in un senso vero siamo ancora l'unico corpo universale di Cristo
- scrive il teologo tedesco Duchrow -, questo corpo di Cristo è
diviso tra ladri in azione, beneficiari e vittime del sistema".
Sono questi i nuovi crocifissi, il corpo straziato di Cristo...
le vittime di Korogocho e di tutte le Korogocho del mondo. Ma
quello che mi preme è porre una grave domanda: "Quando i
nostri teologi che vivono dentro al sistema avranno il coraggio
di dirci la verità?". E la verità è che i poveri sono la
"carne" di Cristo, carne che gronda sangue... sangue di
milioni di poveri! Sono loro le vittime che sputano sangue, il
sangue di Cristo".
"Avevo
fame ... " (Mt 25). "Io trovo che c'è più
transustanziazione in questo versetto che non nel pane e nel vino",
afferma il grande pensatore Lévinas, scomparso recentemente.
"Il termine "transustanziazione" è evidentemente
eccessivo - scrive il teologo francese Bruno Chenu. Ma non è una
ragione per edulcorare la forza del messaggio. Il povero nella
sua indigenza è volto del Cristo. L'identificazione non è
generalizzata ma personalizzata: ogni volto di povero è l'icona
di Dio. E perciò spesso diventa rivelatore del cattivo ordine
del mondo, denuncia dell'ingiustizia regnante. Attualizzando il
Cristo, il povero attualizza il giudizio di Cristo su ogni società".
Oggi più che mai abbiamo bisogno di una teologia il cui cuore
sia la Parola letta dalla parte delle vittime (l'unica lettura
possibile!) poiché il Papi è Papi di tutti i crocifissi della
storia. Abbiamo bisogno, anche nel cuore del sistema, di teologie
che proclamino queste verità, questa buona novella.