IL GIAMPIETRI

Francesco Antonio Giampietri nacque il 24 maggio 1764 da Vito e Paola Zita,in Bollita dove visse fino all'età  di 15 anni,educato

dallo zio sacerdote.

Recatosi nel 1779 in Napoli completò gli studi addottorandosi in utroque jure ed esercitava con buon successo  la professione di

forense già nel 1784.

E del 1789 è la seconda edizione di una sua dissertazione latina sul rito degli sponsali; nel 1804 mise a stampa certe proposte per la

difesa contro la peste ,che ripubblicò nel 1816; nello stesso anno,un'epistola latina al marchese Tommasi;nel 1819,una lettera di

argomento numismatico ,e un'altra a proposito di una commedia rappresentata allora in Napoli "la sepolta viva" intorno ai

 miglioramenti da introdurre nelle commedie.

Era uomo,come si vede,di versatile cultura.

Ed era anche uomo probo ;e il Colletta medesimo lo giudica "caldo ed onesto partigiano della monarchia"e per questa sua

affezione,lasciata la professione dell'avvocato,entrò volentieri nelle magistrature , e fu  nominato giudice del tribunale di polizia o

"giudice interino delle carceri",ufficio che ricopriva nel 1803.

Rimasto alto nei suoi sentimenti politici ,alla seconda venuta dei Francesi,patì persecuzioni,e nel 1807 subì l'arresto e l'esilio.

Riammesso al tempo di re Gioacchino,riprese l'esercizio forense .

Nel giugno del 1816 fu nominato prefetto di polizia a quattromila ducati l'anno.

Abolito sulla fine del 1819 il ministero di polizia e la relativa prefettura ,il Giampietri ebbe titolo di direttore e ,come tale ,passò alla

dipendenza del ministero della giustizia .

d.o.m..jpg (259051 byte)

Lapide sull'altare della Madonna delle Grazie nella Chiesa Madre

dono del Giampietri

Erano quelli anni di attesa e di fermento tra "carbonari"e "calderari",tra "borbonici" ed "ex-murattiani", con la rivoluzione che si

andava preparando,la sua opera di polizia non poteva non procacciargli avversioni e rancori:percè sebbene non lo si potesse

tacciare di durezza e crudeltà,costretto com'era a far arrestare e sfrattare dal regno molti settari,senza giudizio e senzadifesa,seminava

odi fierissimi e germi di ribellione e di sangue.

Quando nel 1820 scoppiò la rivoluzione Costituzionale,ilGiampietri fu allontanato da quell'ufficio,e "tornò privato ed oscuro vivendo tra

pochi amici e numerosa famiglia".

Si era ritirato,anche per ragioni di salute ,in una casa quasi di campagna ,a Margellina,nel vicoletto vicino alla fontana del Leone.

Ma qualcuno dei colpiti non dimenticava,teneva viva l'avversione contro il caduto e disponeva alla vendetta gli animi perseguitati.

Un anonimo verseggiatore ,sparse a più riprese per la città, fogli volanti,rinfacciando al Giampietri le sue malefatte.

Nel primo foglio,intitolato "Confessione di Giampietri" gli si faceva dire:

"Io temo tutto,in ogni istante io credo

che un ferro punitor sta per cadere

sul capo…ahimè!tremo d'orror a tale

spaventevole idea,che il cor m'affanna…"

e lo si faceva confessare a un sacerdote di aver in sulle prime esrcitato buona giustizia,ma che poi aveva cominciato a venderla,e si era

comportato "da belva",odiando e perseguitando "massoni" e "carbonari"; sicchè dal confessore riceveva per penitanza l'ordine di ritirarsi

 in un eremo(che era forse allusione al ritiroa Margellina).

Nel secondo foglio "Giampietri eremita" si assisteva all 'accoglienza che egli trovava presso un eremita al quale diceva:

"Dunque, io pure con te, padre, permetti

che la pace mia goda: il fallo mio

piango a pianto di sangue. Io così forse

pietà ritrovo presso il Dio, che gli empi

punisce e danna al lagrimante luogo.

Terra corrotta, io t'abbandono! E voi

pur anche lascio ognor, lusinghe ingrate:

venne, mondo da me, ch'io già compunto,

calma,godendo al zampillante rio,

eremita mi fo. Ti lascio, addio!"

 Nel terzo foglio, "Miserere di Giampietri all 'eremo", lo si vedeva volgere disperatamente il pensiero al paradiso, nel quale non sarebbe

 potuto mai entrare

"Che faran gli immortali muratori

pe'guai c'hanno sofferto a causa mia ?…

Ma ,se teco,Signore,hanno ricetto

massoni e carbonari in nuovo vita,

sarò cacciato allor……."

Più triviale, e di altro autore, è un "Discorso che fa Giampietri e lo creato" , cioè lui e i1 suo servitore, anche in versi.

Ma ci fu anche chi prese le sue difese domandando: di qual male si fosse mai reso colpevole il Giampietri, quale danno particolarmente

 avesse arrecato ai carbonari, che il Patrizi e il Morbilli fieramente perseguitarono e a cui egli si era dimostrato sempre indulgente e

benigno.

Le condizioni di Napoli erano. in quei mesi, assai pericolose, i carbonari dopo aver effettuato la  rivoluzione introducevano malcontento e

indisciplina nell 'esercito, che sarebbe dovuto rimanere  saldo baluardo nel regime costituzionale, ma s'inframmetteva in ogni altra parte

dell'amministrazionee turbava la pubblica tranquillità.

Tale era lo stato degli animi quando il 9 febbraio giunse in Napoli la famosa lettera di Ferdinando IV°con la quale,da Lubiana, il 28

gennaio l82I, annunziava la ferma volontà delle potenze alleate di non ammettere il regime costituzionale in Napoli e insieme l'imminente

 intervento delle truppe autriache che avrebbero fatto rispettare quanto i sovrani avevano deciso .

Il dolore e l'irritazione suscitati da quel messaggio furono enormi.

Un capitano della guardia nazionale soprannominato Oglioraro ed un tenente, ne dettero pubblica lettura alla folla presso la chiesa di S.

Nicola della Carità ed ordinarono ai Carbonari di tutte le vendite di trovarsi all'imbrunire,armati nello stesso luogo.

La sera una turba di forsennati stabilì di uccidere i ministri che si supponeva, avessero fatto venire da Lubiana la lettera abominevole.

Cinquanta individui armati di schioppi, stili, baionette e sciabole radunatisi nuovamente, in casa dell'Oglioraro, decisero la morte del

Giampietri sul quale, principalmente si appuntavano gli odi e il desiderio di vendetta, e ritenevano cosa più facile.

Immediatamente si dispose tutto per la spedizione punitiva.

Gli uomini due a due passando per la Corsea, Toledo, le Chianche alla Carità, sboccarono ai Gradoni di Chiara e di là, per i1 Vico Freddo

e la Riviera si diressero a Mergellina.

Il luogo solitario si prestava al vile colpo di mano.

Il Capitano appiattò nell'ombra i suoi degni seguaci e picchiò al portone dicendo che si trattava di una pattuglia di polizia.

Il portinaio non se ne diè per inteso ma il Giampietri udito che si trattava di quella pattuglia volle che si aprisse; e quelli salirono in molti,

 maltrattando le persone di casa, specie la moglie signora Francesca Palazzi; e uno di essi, forse L'Oglioraro, spacciandosi per ispettore di

 Polizia intimò al Giampietri di andar con loro, perché era in arresto per ordine del presidente della pubblica Sicurezza Siniscalchi.

Il Giampietri non fece resistenza: indossò un mantello buttatogli sulle spalle dalla moglie, chiese ma invano di servirsi della propria

carrozza, scese le scale a spinte di punta e calci di schioppo.

La moglie e il cognato si affacciarono al balcone per vedere che cosa accadesse di quel povero disgraziato, ma dalla strada gridarono loro

di ritirarsi.

Acciuffato il Giampietri, si radunò tutta la plebaglia disseminata nell'ombra e vibrandogli colpi, lo condussero sulla strada di Mergellina.

La vittima se ne stava lì immota comprendendo che vana sarebbe riuscita ogni resistenza, diceva soltanto:"Figli,figli miei, perché mi

uccidete?" invocando il nome della Vergine.

Raccogliendo le ultime forze, cercò uno scampo verso il mare, ma i congiurati gli furono sopra e gli vibrarono colpi mortali lasciandolo

 morto sulla spiaggia.

Compiuto l'eccidio la masnada riparò sul Vomero,giurò il segreto su quanto avevano fatto, e si disperse.

L'indomani ,11 febbraio ,all'alba alcuni pescatori trovarono il corpo straziato del Giampietri, crivellato da 51 ferite,ed un grande terrore si

sparse nella città,perché ogni borbonico temeva non dovesse accadere a lui quanto al Giampietri accaduto; la polizia conosceva i nomi

degli assassini ma non osava arrestarli;pavidi i giornalisti non raccontavano il fatto nei loro fogli.

Solo quando gli austriaci entrarono in Napoli si provvide agli arresti dei delinquenti,che con sentenza del 29-9-1821 ,furono processati

dalla Gran Corte Speciale e furono condannati parte a morte, parte alla galera.


ELENCO DI TUTTE LE CONDANNE PER 

L'ASSASSINIO DI GIAMPIETRI

GIUSEPPE BOTTINI alla morte

RAFFAELE RUSSO alla morte

LUIGI MANFREDI alla morte

PASQUALE CAPOZZI all'ergastolo

GIOACCHINO DE CRESCENZO all'ergastolo

ANTONIO ESPOSITO all'ergastolo

GIUSEPPE PARISI all'ergastolo

RAFFAELE CENERE 30 anni di ferri

PASQUALE DURA 30 anni di ferri

MICHELE SCHETTINI 30 anni di ferri

RAFFAELE LANDI 30 anni di ferri

GIACOMO VILLAGRASSO 30 anni di ferri

ALESSANDRO MATTIELLO 30 anni di ferri

GIO. LUIGI RUSSO 30 anni di ferri

MICHELE COSTANZO 30 anni di ferri

RAFFAELE ZAMPARIELLO 30 anni di ferri

GIUSEPPE DE SIMONE 25 anni di carcere

GAETANO FERRARO 25 anni di carcere

PASQUALE JORIO 25 anni di carcere

RAFFAELE DEL BEATO più ampia istruzione restando in carcere

GIOVANNI FIORE più ampia istruzione restando in carcere

CARLO LICASTRO più ampia istruzione restando in carcere

AGDSTINO VIGLIETTI più ampia istruzione restando in carcere

FRANCESCO DE LUCA libertà provvisoria

GIUSEPPE PERROTTA libertà provvisoria

RAFFAELE FALGUER libertà provvisoria

GENNARO COPPOLA libertà provvisoria

GENNARO LO MASTRO libertà provvisoria

GIUSEPPE DE SIMONE raccomandazione

GAETANO FERRARO raccomandazione

Le condanne capitali furono eseguite il 1° ottobre 1821  e negli anni appresso seguì l'arresto di altri con nuove condanne, e tre altre esecuzioni capitali ebbero luogo il 12 febbraio del 1825 .

sent1.jpg (3304475 byte) 

Estratto delle condanne per l'omicidio del Giampietri