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Dormono sulla collina

Un matto

Un giudice

 Un blasfemo

Un malato di cuore

Un medico

Un chimico

Un ottico

Il suonatore Jones

 

DORMONO SULLA COLLINA

Dove se n'è andato Elmer

che di febbre si lasciò morire

dov'è Herman bruciato in miniera

dove sono Bert e Tom

il primo ucciso in una rissa

e l'altro che uscì già morto di galera

e cosa ne sarà di Charley

che cadde mentre lavorava

e dal ponte volò e volò sulla strada

 

Dormono, dormono sulla collina

dormono, dormono sulla collina

 

Dove sono Ella e Kate

morte entrambe per errore

una di aborto, l'altra d'amore

e Maggie uccisa in un bordello

dalle carezze di un animale

e Edith consumata da uno strano male.

e Lizzie che inseguì la vita

lontano, e dall'Inghilterra

fu riportata in questo palmo di terra

 

Dormono, dormono sulla collina

dormono, dormono sulla collina

 

Dove sono i generali

che si fregiarono nelle battaglie

con cimiteri di croci sul petto

dove i figli della guerra

partiti per un ideale

per una truffa, per un amore finito male

hanno rimandato a casa

le loro spoglie nelle barriere

legate strette perché sembrassero intere

 

Dormono, dormono sulla collina

dormono, dormono sulla collina

 

Dov'è Jones il suonatore

che fu sorpreso dai suoi novant'anni

e con la vita avrebbe ancora giocato

lui che offrì la faccia al vento

la gola al vino e mai un pensiero

non al denaro, non all'amore né al cielo

lui sì sembra di sentirlo

cianciare ancora delle porcate

mangiate in strada nelle ore sbagliate

sembra di sentirlo ancora

dire al mercante di liquore

"Tu che lo vendi cosa ti compri di migliore?"

 

Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio
Anno di pubblicazione: 1971

 

UN MATTO
(Dietro ogni scemo c'è un villaggio)

Tu prova ad avere un mondo nel cuore

e non riesci ad esprimerlo con le parole,

e la luce del giorno si divide la piazza

tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,

e neppure la notte ti lascia da solo:

gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro

 

E sì, anche tu andresti a cercare

le parole sicure per farti ascoltare:

per stupire mezz'ora basta un libro di storia,

io cercai di imparare la Treccani a memoria,

e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,

continuarono gli altri fino a leggermi matto

 

E senza sapere a chi dovessi la vita

in un manicomio io l'ho restituita:

qui sulla collina dormo malvolentieri

eppure c'è luce ormai nei miei pensieri,

qui nella penombra ora invento parole

ma rimpiango una luce, la luce del sole

 

Le mie ossa regalano ancora alla vita:

le regalano ancora erba fiorita.

Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina

di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;

di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia

"Una morte pietosa lo strappò alla pazzia"

 

Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio
Anno di pubblicazione: 1971

 

UN GIUDICE

Cosa vuol dire avere

un metro e mezzo di statura,
ve lo rivelan gli occhi

e le battute della gente,

o la curiosità

d'una ragazza irriverente

che vi avvicina solo

per un suo dubbio impertinente:

vuole scoprir se è vero

quanto si dice intorno ai nani,

che siano i più forniti

della virtù meno apparente,

fra tutte le virtù

la più indecente

 

Passano gli anni, i mesi,

e se li conti anche i minuti,

è triste trovarsi adulti

senza essere cresciuti;

la maldicenza insiste,

batte la lingua sul tamburo

fino a dire che un nano

è una carogna di sicuro

perché ha il cuore troppo

troppo vicino al buco del culo

 

Fu nelle notti insonni

vegliate al lume del rancore

che preparai gli esami

diventai procuratore

per imboccar la strada

che dalle panche d'una cattedrale

porta alla sacrestia

quindi alla cattedra d'un tribunale

giudice finalmente,

arbitro in terra del bene e del male

 

E allora la mia statura

non dispensò più buonumore

a chi alla sbarra in piedi

mi diceva "Vostro Onore",

e di affidarli al boia

fu un piacere del tutto mio,

prima di genuflettermi

nell'ora dell'addio

non conoscendo affatto

la statura di Dio

 

Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio
Anno di pubblicazione: 1971

 

UN BLASFEMO
(Dietro ogni blasfemo c'è un giardino incantato)

Mai più mi chinai e nemmeno su un fiore,

più non arrossii nel rubare l'amore

dal momento che Inverno mi convinse che Dio

non sarebbe arrossito rubandomi il mio

 

Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino,

non avevano leggi per punire un blasfemo,

non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte,

mi cercarono l'anima a forza di botte

 

Perché dissi che Dio imbrogliò il primo uomo,

lo costrinse a viaggiare una vita da scemo,

nel giardino incantato lo costrinse a sognare,

a ignorare che al mondo c'e' il bene e c'è il male

 

Quando vide che l'uomo allungava le dita

a rubargli il mistero di una mela proibita

per paura che ormai non avesse padroni

lo fermò con la morte, inventò le stagioni 

... mi cercarono l'anima a forza di botte

 

E se furon due guardie a fermarmi la vita,

è proprio qui sulla terra la mela proibita,
e non Dio, ma qualcuno che per noi l'ha inventato,

ci costringe a sognare in un giardino incantato

ci costringe a sognare in un giardino incantato

 

Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio
Anno di pubblicazione: 1971

 

UN MALATO DI CUORE

"Cominciai a sognare anch'io insieme a loro

poi l'anima d'improvviso prese il volto"

 

Da ragazzo spiare i ragazzi giocare

al ritmo balordo del tuo cuore malato

e ti viene la voglia di uscire e provare

che cosa ti manca per correre al prato,

e ti tieni la voglia, e rimani a pensare

come diavolo fanno a riprendere fiato

 

Da uomo avvertire il tempo sprecato

a farti narrare la vita dagli occhi

e mai poter bere alla coppa d'un fiato

ma a piccoli sorsi interrotti,

e mai poter bere alla coppa d'un fiato

ma a piccoli sorsi interrotti

 

Eppure un sorriso io l'ho regalato

e ancora ritorna in ogni sua estate

quando io la guidai o fui forse guidato

a contarle i capelli con le mani sudate

non credo che chiesi promesse al suo sguardo,

non mi sembra che scelsi il silenzio o la voce,

quando il cuore stordì e ora no, non ricordo

se fu troppo sgomento o troppo felice,

e il cuore impazzì e ora no, non ricordo,

da quale orizzonte sfumasse la luce

 

E fra lo spettacolo dolce dell'erba

fra lunghe carezze finite sul volto,

quelle sue cosce color madreperla

rimasero forse un fiore non colto.

Ma che la baciai questo sì lo ricordo

col cuore ormai sulle labbra,

ma che la baciai, per Dio, sì lo ricordo,

e il mio cuore le restò sulle labbra

 

"E l'anima d'improvviso prese il volo

ma non mi sento di sognare con loro

no non mi riesce di sognare con loro"

 

Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio
Anno di pubblicazione: 1971

 

UN MEDICO

Da bambino volevo guarire i ciliegi

quando rossi di frutti li credevo feriti

la salute per me li aveva lasciati

coi fiori di neve che avevan perduti

 

Un sogno, fu un sogno ma non durò poco

per questo giurai che avrei fatto il dottore

e non per un dio ma nemmeno per gioco:

perché i ciliegi tornassero in fiore,

perché i ciliegi tornassero in fiore

 

E quando dottore lo fui finalmente

non volli tradire il bambino per l'uomo

e vennero in tanti e si chiamavano "gente"

ciliegi malati in ogni stagione

 

E i colleghi d'accordo i colleghi contenti

nel leggermi in cuore tanta voglia d'amare

mi spedirono il meglio dei loro clienti

con la diagnosi in faccia e per tutti era uguale:

ammalato di fame incapace a pagare

 

E allora capii fui costretto a capire

che fare il dottore è soltanto un mestiere

che la scienza non puoi regalarla alla gente

se non vuoi ammalarti dell'identico male,

se non vuoi che il sistema ti pigli per fame

 

E il sistema sicuro è pigliarti per fame

nei tuoi figli in tua moglie che ormai ti disprezza,

perciò chiusi in bottiglia quei fiori di neve,

l'etichetta diceva: elisir di giovinezza

 

E un giudice, un giudice con la faccia da uomo

mi spedì a sfogliare i tramonti in prigione

inutile al mondo ed alle mie dita

bollato per sempre truffatore imbroglione

dottor professor truffatore imbroglione

 

Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio
Anno di pubblicazione: 1971

 

 

UN CHIMICO

Solo la morte m'ha portato in collina

un corpo fra i tanti a dar fosforo all'aria

per bivacchi di fuochi che dicono fatui

che non lasciano cenere, non sciolgon la brina

solo la morte m'ha portato in collina

 

Da chimico un giorno avevo il potere

di sposar gli elementi e farli reagire,

ma gli uomini mai mi riuscì di capire

perché si combinassero attraverso l'amore

affidando ad un gioco la gioia e il dolore

 

Guardate il sorriso guardate il colore

come giocan sul viso di chi cerca l'amore:

ma lo stesso sorriso lo stesso colore

dove sono sul viso di chi ha avuto l'amore

dove sono sul viso di chi ha avuto l'amore

 

È strano andarsene senza soffrire,

senza un volto di donna da dover ricordare.

Ma è fosse diverso il vostro morire

vuoi che uscite all'amore che cedete all'aprile

cosa c'è di diverso nel vostro morire

 

Primavera non bussa lei entra sicura

come il fumo lei penetra in ogni fessura

ha le labbra di carne i capelli di grano

che paura, che voglia che ti prenda per mano

che paura, che voglia che ti porti lontano

 

Ma guardate l'idrogeno tacere nel mare

guardate l'ossigeno al suo fianco dormire:

soltanto una legge che io riesco a capire

ha potuto sposarli senza farli scoppiare

soltanto la legge che io riesco a capire

 

Fui chimico e, no, non mi volli sposare.

Non sapevo con chi e chi avrei generato:

Son morto in un esperimento sbagliato

proprio come gli idioti che muoion d'amore

e qualcuno dirà che c'è un modo migliore

 

Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio
Anno di pubblicazione: 1971

 

UN OTTICO

Prima parte:  

Daltonici, presbiti, mendicanti di vista

il mercante di luce, il vostro oculista,

ora vuole soltanto clienti speciali

che non sanno che farne di occhi normali.

 

Non più ottico ma spacciatore di lenti

per improvvisare occhi contenti,

perché le pupille abituate a copiare

inventino i mondi sui quali guardare

Seguite con me questi occhi sognare,

fuggire dall'orbita e non voler ritornare

 

Seconda parte: 

Primo cliente - Vedo che salgo a rubare il sole

per non aver più notti,

perché non cada in reti di tramonto,

l'ho chiuso nei miei occhi,

e chi avrà freddo e chi avrà freddo

lungo il mio sguardo si dovrà scaldare

 

Secondo cliente - Vedo i fiumi dentro le mie vene,

cercano il loro mare,

rompono gli argini,

trovano cieli da fotografare.

Sangue che scorre senza fantasia

porta tumori di malinconia

 

Terzo cliente - Vedo gendarmi pascolare

donne chine sulla rugiada,

rosse le lingue al polline dei fiori

ma dov'è l'ape regina?

Forse è volata ai nidi dell'aurora,

forse volata, forse più non vola

 

Quarto cliente - Vedo gli amici ancora sulla strada,

loro non hanno fretta,

rubano ancora al sonno l'allegria

all'alba un po' di notte:

e poi la luce, luce che trasforma

il mondo in un giocattolo

 

Faremo gli occhiali così!

Faremo gli occhiali così!

 

Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio
Anno di pubblicazione: 1971

 

IL SUONATORE JONES

In un vortice di polvere

gli altri vedevan siccità,

a me ricordava

la gonna di Jenny

in un ballo di tanti anni fa

 

Sentivo la mia terra

vibrare di suoni, era il mio cuore

e allora perché coltivarla ancora,

come pensarla migliore

 

Libertà l'ho vista dormire

nei campi coltivati

a cielo e denaro,

a cielo ed amore,

protetta da un filo spinato

 

Libertà l'ho vista svegliarsi

ogni volta che ho suonato

per un fruscio di ragazze

a un ballo,

per un compagno ubriaco

 

E poi se la gente sa,

e la gente lo sa che sai suonare,

suonare ti tocca

per tutta la vita

e ti piace lasciarti ascoltare

 

Finii con i campi alle ortiche

finii con un flauto spezzato

e un ridere rauco

e ricordi tanti

e nemmeno un rimpianto

 

Testo: F.De Andrè – G.Bentivoglio
Anno di pubblicazione: 1971