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Nuvole Barocche

E fu la notte

Delitto di paese

Valzer per un amore

Per i tuoi larghi occhi

Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers

Il fannullone

Geordie

Amore che vieni amore che vai

La canzone dell'amore perduto

 

NUVOLE BAROCCHE

Poi un'altra giornata di luce

poi un altro di questi tramonti

e portali colonne e fontane

tu mi hai insegnato a vivere

insegnami a partir

ma il cielo è tutto rosso

di nuvole barocche

sul fiume che si sciacqua

sotto l'ultimo sole

e mentre soffio a soffio

le spinge lo scirocco

sussurra un altro invito

che dice di restare

poi carezze lusinghe abbandoni

poi quegli occhi di verde dolcezza

mille e una di queste promesse

tu mi hai insegnato il sogno

io voglio la realtà

e mentre soffio a soffio

le spinge lo scirocco

sussurra un altro invito

che dice devi amare

che dice devi amare

 

Testo: F.De Andrè – C.Stanisci – G.Lario
Anno di pubblicazione: 1958

 

 

E FU LA NOTTE

E fu la notte la notte per noi

notte profonda sul nostro amore

e fu la fine di tutto per noi

resta il passato e niente di più

ma se ti dico "Non t'amo più"

sono sicuro di non dire il vero

e fu la notte la notte per noi

buio e silenzio son scesi su noi

e fu la notte la notte per noi

buio e silenzio son scesi su noi

 

Testo: F.De Andrè – C.Stanisci – F.Franchi
Anno di pubblicazione: 1958

 

DELITTO DI PAESE

Non tutti nella capitale sbocciano i fiori del male
qualche assassinio senza pretese abbiamo anche noi in paese

qualche assassinio senza pretese abbiamo anche noi qui in paese

aveva il capo tutto bianco ma il cuore non ancor stanco

gli ritornò a battere in fretta per una giovinetta

gli ritornò a battere in fretta per una giovinetta

 

ma la sua voglia troppo viva subito gli esauriva

in un sol bacio e una carezza l'ultima giovinezza

in un sol bacio e una carezza l'ultima giovinezza

quando la mano lei gli tese triste lui le rispose

d'essere povero in bolletta lei si rivestì in fretta

d'essere povero in bolletta lei si rivestì in fretta

 

e andò a cercare il suo compagno partecipe del guadagno

e ritornò col protettore dal vecchio truffatore

e ritornò col protettore dal vecchio truffatore

mentre lui fermo lo teneva sei volte lo accoltellava

dicon che quando lui spirò la lingua lei gli mostrò

dicon che quando lui spirò la lingua lei gli mostrò

 

misero tutto sotto sopra senza trovare un soldo

ma solo un mucchio di cambiali e di atti giudiziali

ma solo un mucchio di cambiali e di atti giudiziali

allora presi dallo sconforto e dal rimpianto del morto

s'inginocchiaron sul povero uomo chiedendogli perdono

s'inginocchiaron sul povero uomo chiedendogli perdono

 

quando i gendarmi sono entrati piangenti li han trovati

fu qualche lacrima sul viso a dargli il paradiso

fu qualche lacrima sul viso a dargli il paradiso

e quando furono impiccati volarono fra i beati

qualche beghino di questo fatto fu poco soddisfatto

qualche beghino di questo fatto fu poco soddisfatto

 

non tutti nella capitale sbocciano i fiori del male

qualche assassinio senza pretese abbiamo anche noi in paese

qualche assassinio senza pretese abbiamo anche noi in paese

 

Testo: De Andrè (traduzione di “Assassinat” di G.Brassens)
Anno di pubblicazione: 1958

 

VALZER PER UN AMORE

Quando carica d'anni e di castità

tra i ricordi e le illusioni

del bel tempo che non ritornerà

troverai le mie canzoni

nel sentirle ti meraviglierai

che qualcuno abbia lodato

le bellezze che allor più non avrai

e che avesti nel tempo passato

 

Ma non ti servirà il ricordo non ti servirà

che per piangere il tuo rifiuto

del mio amor che non tornerà

ma non ti servirà più a niente non ti servirà

che per piangere sui tuoi occhi

che nessuno più canterà

ma non ti servirà più a niente non ti servirà

che per piangere sui tuoi occhi

che nessuno più canterà

 

Vola il tempo lo sai che vola e va

forse non ce ne accorgiamo

ma più ancora del tempo che non ha età

siamo noi che ce ne andiamo

e per questo ti dico amore amor

io t'attenderò ogni sera

ma tu vieni non aspettare ancor

vieni adesso finché è primavera

 

(Nota: Musica tratta dal “Valzer campestre” della “Suite siciliana” di G.Marinuzzi jr.)

 Testo: F.De Andrè
Anno di pubblicazione: 1964

 

 

PER I TUOI LARGHI OCCHI

Per i tuoi larghi occhi

per i tuoi larghi occhi chiari

che non piangono mai

che non piangono mai

e perché non mi hai dato

che un addio troppo greve

perché dietro a quegli occhi

batte un cuore di neve

 

Io ti dico che mai

il ricordo in me lascerai

sarà stretto al mio cuore

da un motivo d'amore

non pensarlo perché

tutto quel che ricordo di te

di quegli attimi amari

sono i tuoi occhi chiari

 

I tuoi larghi occhi

che restavan lontani

anche quando io sognavo

anche mentre ti amavo

e se tu tornerai

ti amerò come sempre ti amai

come un bel sogno inutile

che si scorda al mattino

 

Ma i tuoi larghi occhi

i tuoi larghi occhi chiari

anche se non verrai

non li scorderò mai

 

Testo: F.De Andrè
Anno di pubblicazione: 1965

 

CARLO MARTELLO
RITORNA DALLA BATTAGLIA DI POITIERS

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra cingendolo d'allor
al sol della calda primavera
lampeggia l'armatura del sire vincitor
il sangue del Principe e del Moro
arrossano il cimiero d'identico color
ma più che del corpo le ferite
da Carlo son sentite le bramosie d'amor
"Se ansia di gloria, sete d'onore
spegne la guerra al vincitore
non ti concede un momento per fare all'amore.
Chi poi impone alla sposa soave
di castità la cintura, ahimè, è grave,
in battaglia può correre il rischio di perder la chiave"

Così si lamenta il re cristiano,
s'inchina intorno il grano, gli son corona i fiori
lo specchio di chiara fontanella
riflette fiero in sella dei mori il vincitor
quand'ecco nell'acqua si compone
mirabile visione il simbolo d'amor
nel folto di lunghe trecce bionde
il seno si confonde ignudo in pieno sol

"Mai non fu vista cosa più bella,
mai io non colsi siffatta pulzella"
disse re Carlo scendendo veloce di sella
"Deh! Cavaliere non v'accostate
già d'altri è gaudio quel che cercate
ad altra più facile fonte la sete calmate"

Sorpreso da un dire sì deciso
sentendosi deriso re Carlo s'arrestò
Ma più dell'onor poté il digiuno
fremente l'elmo bruno il sire si levò
codesta era l'arma sua segreta
da Carlo spesso usata in gran difficoltà
alla donna apparve un gran nasone
un volto da caprone ma era Sua Maestà
"Se voi non foste il mio sovrano"
Carlo si sfila il pesante spadone
"Non celerei il disio di fuggirvi lontano
Ma poiché siete il mio signore"
Carlo si toglie l'intero gabbione
"Debbo concedermi spoglia ad ogni pudore"

Cavaliere lui era assai valente
ed anche in quel frangente d'onor si ricoprì
e giunto alla fin della tenzone
incerto sull'arcione tentò di risalir
veloce lo arpiona la pulzella
repente una parcella presenta al suo Signor
"Deh! Proprio perché noi siete il sire
fan cinquemila lire, è un prezzo di favor"
"È mai possibile oh porco di un cane
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane
Anche sul prezzo c'è poi da ridire,
ben mi ricordo che pria di partire
v'eran tariffe inferiori alle tremila lire"

Ciò detto agì da gran cialtrone
con balzo da leone in sella si lanciò
frustando il cavallo come un ciuco
fra i glicini e il sambuco il re si dileguò

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra cingendolo d'allor
al sol della calda primavera
lampeggia l'armatura del sire vincitor
 

Testo: F.De Andrè – P.Villaggio
Anno di pubblicazione 1963
 

 

IL FANNULLONE

Senza pretesa di voler strafare

io dormo al giorno quattordici ore

anche per questo nel mio rione

godo la fama di fannullone

ma non si sdegni la brava gente

se nella vita non riesco a far niente

 

Tu vaghi per le strade quasi tutta la notte

sognando mille favole di gloria e di vendetta

racconti le sue storie a pochi uomini ormai stanchi

che ridono fissandoti con vuoti sguardi bianchi

tu reciti una parte fastidiosa alla gente

facendo della vita una commedia divertente

 

Ho anche provato a lavorare

senza risparmio mi diedi da fare

ma il sol risultato dell'esperimento

fu della fame un tragico aumento

non si risenta la gente per bene

se non mi adatto a portar le catene

 

Ti diedero lavoro in un grande ristorante

a lavare gli avanzi della gente elegante

ma tu dicevi "Il cielo e la mia unica fortuna

e l'acqua dei piatti non rispecchia la luna"

tornasti a cantar storie lungo strade di notte

sfidando il buon umore delle tue scarpe rotte

 

Non sono poi quel cagnaccio malvagio

senza morale straccione e randagio

che si accontenta di un osso bucato

con affettuoso disprezzo gettato

al fannullone sa battere il cuore

il cane randagio ha trovato il suo amore

 

Pensasti al matrimonio come al giro di una danza

amasti la tua donna come un giorno di vacanza

hai preso la tua casa per rifugio alla tua fiacca

per un attaccapanni a cui appendere la giacca

e la tua dolce sposa consolò la sua tristezza

cercando fra la gente chi le offrisse tenerezza

 

E' andata via senza fare rumore

forse cantando una storia d'amore

la raccontava ad un mondo ormai stanco

che camminava distratto al suo fianco

lei tornerà in una notte d'estate

l'applaudiranno le stelle incantate

rischiareranno dall'alto i lampioni

la strana danza di due fannulloni

la luna avrà dell'argento il colore

sopra la schiena dei gatti in amore

 

Testo: F.De Andrè – P.Villaggio
Anno di pubblicazione: 1963

 

 

GEORDIE

Uomo:

Mentre attraversavo London Bridge

un giorno senza sole

vidi una donna pianger d'amore,

piangeva per il suo Geordie

 

Donna:

Impiccheranno Geordie con una corda d'oro,

è un privilegio raro.

Rubò sei cervi nel parco del re

vendendoli per denaro

 

Uomo:

Sellate il suo cavallo dalla bianca criniera

sellatele il suo pony

cavalcherà sino a Londra stasera

ad implorare per Geordie

 

Donna:

Geordie non rubò mai neppure per me

un frutto o un fiore raro.

Rubò sei cervi del parco del re

vedendoli per denaro

 

Insieme:

Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso,

non ha vent'anni ancora

cadrà l'inverno anche sopra il suo viso,

Potrete impiccarlo allora.

 

Uomo:

Né il cuore degli inglesi né lo scettro del re

Geordie potranno salvare,

anche se piangeranno con te

la legge non può cambiare

 

Insieme:

così lo impiccheranno con una corda d'oro,

è un privilegio raro.

rubò sei cervi nel parco del re

Uomo: vendendoli per denaro

 

Testo: F.De Andrè (traduzione di una canzone popolare inglese)
Anno di pubblicazione: 1966

 

AMORE CHE VIENI AMORE CHE VAI

Quei giorni perduti a rincorrere il vento

a chiederci un bacio e volerne altri cento

un giorno qualunque li ricorderai

amore che fuggi da me tornerai

un giorno qualunque li ricorderai

amore che fuggi da me tornerai

E tu che con gli occhi di un altro colore

mi dici le stesse parole d'amore

fra un mese, fra un anno, scordate le avrai

amore che vieni da me fuggirai

fra un mese, fra un anno, scordate le avrai

amore che vieni da me fuggirai

Venuto dal sole o da spiagge gelate

perduto in novembre o col vento d'estate

io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai

amore che vieni, amore che vai

io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai

amore che vieni, amore che vai

 

Testo: F.De Andrè

Anno di pubblicazione: 1966
 

 

LA CANZONE DELL'AMORE PERDUTO

Ricordi sbocciavan le viole

con le nostre parole:

"Non ci lasceremo mai

mai e poi mai"

Vorrei dirti ora le stesse cose

ma come fan presto amore

ad appassir le rose

così per noi

L'amore che strappa i capelli

è perduto ormai

non resta che qualche svogliata carezza

e un po' di tenerezza

 

E quando ti troverai in mano

dei fiori appassiti

al sole d'un aprile

ormai lontano li rimpiangerai

ma sarà la prima

che incontri per strada

che tu coprirai d'oro

per un bacio mai dato

per un amore nuovo

 

E sarà la prima

che incontri per strada

che tu coprirai d'oro

per un bacio mai dato

per un amore nuovo

 

Testo: F.De Andrè

Anno di pubblicazione: 1965