Fino all'avvento
dei Comuni, la storia locale ha sede particolarmente negli archivi parrocchiali.
La parrocchia di Costalissoio, essendo "giovane" non ha archivio
storico. Unica fonte è il Bollettino Parrocchiale con alcune ricerche di don
Aurelio Frezza che sono in gran parte riportate in questo sito.
Vista la disponibilità di don Attilio Zanderigo, Parroco di
Candide, che ha messo a disposizione le loro ricerche storiche riportate negli anni,
sul "Bollettino Parrocchiale di Candide", abbiamo la possibilità di leggere le
"pillole di storia" che verranno pubblicate a tempo...., e che, anche
se riportano luoghi e persone di quella comunità, ci possono far conoscere
l'ambiente del Comelico nel passato.
NOTIZIE
STORICHE (1)
La
relativa vicinanza del Comelico al territorio friulano dominato dalla grande
Aquileia, dove l’evangelista Marco aveva annunciato la religione cristiana,
seguito poi dal discepolo Ermagora, il quale avrebbe percorso la Carnia, parte
della Carinzia e perfino la Pusteria, induce a credere che fra noi penetrasse
facilmente presto la luce del Vangelo, portandovi il dono inestimabile della
fede.
Lecito quindi argomentare come verso il 500 il Comelico fosse tutto cristiano e di conseguenza avesse eretto templi al Dio vero.
| Mancano
però notizie certe di quelle remote epoche, ma secondo la tradizione ed in
prossimità dove ora sorge la chiesetta gotica di S. Antonio Abate vuolsi sia
stata una altra ben più antica chiamata “la chiesa del bosco” essendo
allora il nucleo abitato di Candide circondato da boscaglie. |
Accanto alla chiesa pievanale di S. Maria
Assunta, sorge la chiesa dedicata a S. Antonio Abate. Qui a sinistra una foto della Chiesa dedicata a S. Antonio Abate. (testo ed immagine dal sito: www.diocesi.it/candide/lapieve.html |
Anche
il Comune era venuto formandosi e lo si trova nel vecchio documento che risale
al 1^ ottobre 1029, fatto nel portico della chiesa di S. Nicolò, col quale
Andrea Docloi di Serravalle si impegna a far approvare dal suo Tutore la vendita
da lui fatta ad Alteprano, Marico di Candide (cioè Sindaco) del monte
“Avertignonum” (l’attuale Frugnoni).
Nel
1039 Candide ricevette in affitto da Domegge la parte che questi aveva del monte
“Chialiscon”.
Il
28 febbraio 1166 Kolomanno (famiglia tedesca venuta in Comelico in una delle
invasioni precedenti al 1000 ed
impossessatasi di terre per diritto di conquista) vendette e consegnò a
“Guecellone da Camino”, tutta la terra di sua pertinenza, con i servi e le
serve, che aveva nel Comitato di Cadore nella “Villa di Glera” o Gera.
23
settembre 1175
Nel
contratto con cui “Gabriele da Camino” comperò dai signori di
“Vallespergle” (l’attuale Monguelfo in Pusteria) certe proprietà verso
Ampezzo di Cadore, figurano presenti come testimoni tali “Paisio di Alberto”
e “Olovrado de Sacco” di Candide.
Il
documento che stabilisce l’epoca sicura di un Tempio in Candide, è quella
del 15 settembre 1186, scritto davanti la Chiesa di S. Maria in Pieve di
Cadore.
Notizie
raccolte da Don Giuseppe Monti o De Monti Delicado, nato a Lacuna di S. Nicolò
di Comelico, il 14/2/1803 e morto a Candide il 10/2/1871, e da Mons. Giov.Battista
Martini nato a Padola il 1/6/1810 e morto a Padola il 21/10/1877.
![]()
NOTIZIE STORICHE
(2)
Verso
il 1200 cessarono le leggi longobarde restando le leggi romane e si
formarono gli statuti, chiamati LAUDI, nei quali erano per scritto riportati le
consuetudini, le norme, i modi di usare i beni privati e pubblici.
Il
Monti fa risalire il primo Laudo, composto a Candide, all’anno 1200 e sarebbe
questo il più antico del Cadore.
A Candide, dove era in carica il Marigo, si ebbero anche i Laudatori. Nei Laudi si stabilivano multe a chi danneggiava con gli animali i terreni altrui raddoppiando la pena ai recidivi; chi avesse rubato foraggio o legna doveva restituire ed era multato.
La condanna doveva essere pronunciata dal Marigo e dai Laudatori, che non potevano andare contro il Laudo.
Le
notizie storiche che riportiamo, si dilungano nella elencazione di sentenze
varie che si indicano sommariamente.
-
13-06-1213: vertenza fra Candide e S. Nicolò per differenze di confini; in
quest’epoca era Marigo di Candide e della Cappella, Azzo di Sacco.
-
21-06-1214: il notaio Corrado del Sacro Palazzo, scrive presso la Vara di Gogna,
un compromesso fra Candide, S.Nicolò e Domegge che rimettono a 12 uomini la
divisione delle loro montagne.
-
05-06-1216: i predetti arbitri assegnano ad Alteprano, Marigo di Candide e per
il suo popolo, l’intero Monte Croce, i Colleselli, un terzo di Pontigo nella
parte superiore ed un terzo di Chialiscon ed assegnano agli altri due comuni
quanto loro destinato.
-
23-02-1221: il Marigo di Domegge si pronuncia contro Viviano da Gera affinché
trasportasse i suoi edifici posti sul torrente Padola, presso il ponte di Gera
ove sogliono passare gli animali di Domegge. Nelle note si suppone che questi
edifici siano stati una serra o diga per fermare il legname che veniva fluitato.
-
24-02-1228: il Marigo di Domegge avverte Viviano da Gera di riparare il ponte
sul Padola.
-
07-08-1228: accordo tra Candide e Domegge circa il passaggio di animali nei loro
terreni.
-
28-06-1242: atto scritto in piazza di S.Pietro di Comelico di affitto di prati a
due tedeschi. In questo atto figura un certo “Hermanus clericus de Candide”
il primo che appare con un nome negli atti noti.
![]()
Notizie storiche (3)
15-08-1245:
Biaquino da Camino, Conte di Cadore, approva la sentenza circa “Lumines villae Padulae” emanata dal Podestà del Cadore. Il termine “Lumines” si spiega nelle note, ha il significato di chiesa e sue adiacenze, da cui gli autori delle note deducono che Padola nel 1245 avesse una chiesa.
17-08-1271
Biaquino da Camino dona ad “Odorico de sub Ecclesiae” da Candide, un monte detto “Lacus de Alle in Silvella”, che il predetto Odorico ricevette per conto del Comune.
23-06-1307
Il Comune di Candide rilascia una procura per una vertenza di confini con Domegge.
I laudatori erano nominati uno per ogni regola con il compito di vigilare sell’esecuzione dei Laudi.
Don Pietro da Ronco in Archivio storico di Belluno,Feltre e Cadore, n.66 del 1939, dice in merito a Monte Croce: “Nei documenti latini è detto Mons Crucis, il monte della croce, la croce cioè che prima del 1582 stava eretta come segno di confine sul medio della spianata del monte, presso la via di comunicazione del Cadore con la Pusteria. Da quella croce, il monte trasse il suo nome. Alla croce, nel detto anno fu sostituito un altariolo in pietra, detto Capitèl. Caduto questo in rovina ed in seguito distrutto, vi fu collocato come segno di confine un grosso cippo di granito.”
Nelle note è ricordata “ La strada per arrivare da Cadore al medio Comelico, salendo da Auronzo, passava per la forcella Caradiès e discendeva a Gera. Si vedono ancora sul versante comelicese, certi tratti.”
Si ricorda ancora nelle note che “quando il Comune di Candide fece estrarre i blocchi di marmo di Silvella per l’altar maggiore di S.Maria, l’artista dell’opera, -Pietro Andreis da Carnia – scolpì a valle della croda un cavallo e solo da allora derivò e prese il nome di “Cavallino” tutto quel complesso roccioso che i tedeschi chiamano “Koenigswand” cioè Monte reale grande.
Il Cavallino nel versante austriaco è anche indicato per “Weis Wald” cioè parete bianca. E’ da ritenere che in antico detta croda corrisponda a “Creppe di Allas” nominata in un documento del 7 settembre 1228.”
Notizie storiche (4)
22-1-1312
Nel Badulo (portico antistante la chiesa di S.Maria di Candide) è stipulato un atto di cessione al Comune di Candide dei diritti che un tale Artico Zuanella, fabbro di Gera, aveva sui monti di Silvella, Chialiscon, Rinfreddo, Lavina, Frugnoni, Federa vecchia, Croce e Colleselli, eccettuato il Ciampobon e il Valbona. L’atto è fatto da un Federico notaio imperiale e presenti testi, fra i quali uno di Rigolato, due di Domegge.
17-2-1312
Altro atto in cui alcuni uomini giurano che i nominati monti di cui al precedente atto sono dei Consorti di Candide, Casamazzagno, Palù o Palude Staunovo, Sacco, Dosoledo, Padola, Crode e Prese per diritto di pascolo, segazione e monticazione. Accertarono inoltre che il predetto Artico, benché stesse a Gera, come i suoi antenati, non è estraneo a Candide, dove ha molte possessioni, ha casa a Casamazzagno e varie altre fabbriche nel superiore Comelico, e che lo stesso è della Regola di Candide.
15-11-1314
Transazione tra Candide e Calalzo circa la Montagna di Aiarnola ed i pascoli comunali di Candide dietro Colleselli e Ciampestrin.
10-2-1318
Il Comune stabilisce e decreta a carico delle famiglie che lo componevano l’obbligo di dare annualmente una proporzionata quantità di avena ai Saltari (guardia boschi) come retribuzione dei servigi prestati in pro della cosa pubblica, Da Padola a Gera vi erano 119 famiglie che componevano il Comune. Le benestanti dovevano dare una calvia, le meno abbienti mezza, quelle che avevano poco, un quartolo.
3-3-1322
Azzarino da Palude, quale Marico della Regola e Comune di Candide, si assume di aprire dalla neve la strada di Monte Croce per andare in terra teutonica.
NOTIZIE STORICHE (5)
23-8-1326
Il Comune in un laudo inibisce a chiunque di avere più di cinque animali minuti (pecore e capre) in Tavella, cioè nella campagna coltivata; e se di più il Saltaro ha facoltà di sequestrarne uno e ammazzarlo. La pelle resta al Saltaro, una spalla va al Marico ed il resto al Comune. Il Saltaro che inviato ad invigilare non si prestasse, sarà multato di 20soldi.
5-5-1328
Remissioni in arbitri, se spetti anche a S. Nicolò la manutenzione della strada di Monte Croce: pertanto farà Candide e se soccombente, S. Nicolò pagherà metà della spesa.
16-9-1328
Compromesso fra Domegge e Candide per le due piante occorrenti al riatto del ponte di Gera. Gli arbitri decidono che Domegge darà le piante e Candide dovrà tenere il ponte in buono stato. Il compromesso è steso presso la chiesa in Pieve di Cadore e la sentenza pronunciata a Domegge il 3 ottobre 1328.
ALTRE NOTIZIE
-Nel 1330 Costalissoio dava a S. Maria di Candide, 4 calvie di orzo e 6 di avena.
-Il 16 ottobre 1330 Giovanni di Romana di Palù, vende a Francesco da Candide un prato.
-Il 27 settembre 1343 i rappresentanti di Auronzo e Comelico Superiore fecero la confinazione della strada di Monte Zovo e di S. Caterina detta delle rive, in confronto dei prati adiacenti. Fra i possessori dei prati, vi è gente di Pozzale, Vigo, Pieve, Sottocastello, Auronzo e persino del Monastero della Follina presso Ceneda.
-Mino da Gera vende a Giacomo Carbogno, marico di Candide, le sue azioni e diritti sulla strada da Ringiavò a Rinfredo, il 20 novembre 1344.
-Il 26 luglio 1345 Cadobrino de Plazza, Marico di Candide, per il suo Comune acquista due pezzi di terra e mezzo tabiado.
-Il 25 gennaio 1348, venerdì, di sera, un fortissimo terremoto reca grandi rovine in Friuli, nella Carnia e nella Carinzia.
Anche il Cadore risentì danni ingenti, rovinò il Castello di Bottestagno.
Notizie storiche (6)
- 4 giugno 1372: la chiesa di Candide, a mezzo di Giovanni Cadobrino da Plazza, accetta da Giovanni Nicolò, fabbro da Gera una donazione.
- 28 ottobre 1372: Benvenuta, vedova di Paisio, da Casamazzagno, dona alla chiesa di Candide un fondo denominato Camporzello, luogo dietro S. Leonardo vecchio.
- 25 dicembre 1372 : Zaccaria Giuliano da Celle di S. Nicolò, fa manifestazione giurata di terre soggette alla decima in favore delle quattro chiese di Candide, S. Nicolò, S.Stefano e S. Pietro.
- 1 novembre 1373: adunanza nel portico della chiesa di S. Maria di Candide, di gran numero di capi famiglia del superiore Comelico, e per scrittura di notaro Bartholomeus filius ser Ianne de Plazza, fecero sindacato per trattare e per ricevere da Domegge e sue Regole, ad enfiteusi il monte di Calascono. Alla adunanza concorsero i due terzi dei regolieri e nell’atto si elencano i nomi. Fra i testimoni figura un Nichilo teutonico da Prissinono (Bressanone) ed un Odorico da Sesto.
- 4 dicembre 1373: 51 uomini di Domegge si riuniscono nel cimitero della loro chiesa di S. Giorgio e deliberarono di concedere a Candide il monte Calascono a livello perpetuo verso l’annua corresponsione di L. 10 di piccoli, da pagarsi a S. Martino, restando ogni spesa di infortuni celesti a carico di Candide. Rogò il verbale dell’adunanza tale Jacobus domino Rizzardi de Plebe Cadubri, notaro d’imperiale autorità e figurano testi anche un Federico Ioanni dicti Oinelli et Iannis Rizzardi de Collana, entrambi di Auronzo.
- 23 luglio 1377: Fra Lamberto, Vescovo di Parenzo nell’Istria, quale Vicario Generale del Patriarca di Aquileia, nell’occasione che riconsacrò la chiesa di S. Luca di Padola, con rescritto in data 23 luglio, accorda indulgenze a chi la visiterà in talune festività, ricorrenze e suono di campana.
- 28 settembre 1378: patto per il rifabbrico della chiesa matrice di S. Stefano con il concorso delle altre chiese suffraganee di Candide, S.Nicolò e S. Pietro.
- 1379: L’ imperatore Venceslao VI di Germania e re di Boemia, conferisce in riconoscimento dei meriti militari di Osvaldo di Donella, nato a Stilnovo circa il 1350, il diploma, dandogli facoltà a porre nel proprio stemma, l’aquila imperiale, da ciò il cognome: Dall’Aquila.
Notizie storiche (7)
-il 26 gennaio 1348, venerdì di sera, un fortissimo terremoto reca grandi rovine nel Friuli, nella Carnia e nella Carinzia. Anche il Cadore risentì danni ingenti, rovinò il Castello di Bottestagno (Pieve di Cadore), il monte Antelao dirupò colpendo nuclei abitati in Val Boite, franò anche la montagna dall'Aiarnola alla croda di Campo e di Tacco e le macerie colpirono in parte la villa di Padola, ostruirono il torrente omonimo e risalirono oltrepassandolo Dosoledo. Padola venne danneggiata nei casolari a sud, nella zona detta poi di Masariò, ossia delle macerie.
- il 5 febbraio 1353, Prè Nicolò, Pievano di Comelico oriundo di Udine e quinto Pievano di S. Stefano è ricordato, perché assistette nella villa Dugonio e nella loggia di Giovanni Lando, al matrimonio di Benvenuta, sorella di Giovanni, con Giovanni Zaccaria da Costalissoio.
- Il 9 maggioo 1356, il mercante veneziano di legnami, Nicolettum de Pissis, fa un contratto per acquisto di tronchi e scrisse l’atto di Padola, il notaro Bartholucius de Axeyo, detto il bellunese. Fra i testi vi è un tal Odorico detto Fornezzo de Furno dimorante a Casamazzagno.
- Nel gennaio 1359 cadde molta neve che giunse alla gronda degli stabili e si dovette gettarla dai tetti per evitare il crollo dei fabbricati.
- 1360: in quest’epoca il cronista Monti segna di aver trovato in Cadore il primo documento scritto in lingua italiana (prima e anche dopo si usava il latino) e consisteva in un atto d’ affittanza di beni della chiesa di S. Stefano del Comelico.
- 31 gennaio 1361: il Patriarca Ludovico della Torre, milanese, conferma lo statuto dato dal suo predecessore, che i cadorini non siano tenuti a sgombrare dalla neve le strade fuori del loro territorio e che nessun forestiero possa aprire o fare strade nei boschi dello stesso Cadore.
- Il 7 febbraio 1363: il Vicario del Cadore pronuncia sentenza contro Olovrandinus, figlio di Vito de Crodis per determinati tributi.
- 1364: è proibito l’uso della strada che conduce a monte Ombrio da parte di estranei, essendo il monte di proprietà di Candide. Così dispone il Vicario del Cadore Rainaldus de la Porta.
- 25 settembre 1366: il Vicario venuto a conoscenza come la strada antica di Zovo per Auronzo era rovinata e trascurata, di accordo con il Consiglio di Cadore, decreta che sia riparata e resa bene transitabile non solo dalle persone, ma anche da animali di ogni specie ed aggiogati a carro, facendo obbligo ai rappresentanti dei Comuni di Candide, Auronzo e consorti del monte Zovo, per il compimento dei relativi lavori. Sul monte vi era un sito denominato “la festa di Zovo”. Forse in quel tempo si faceva una festa pagana in onore del dio Giove.
Notizie storiche (8)
- 7 giugno 1400: Arbitramento fra Calalzo e Candide in Aiarnola.
- 2 gennaio 1401: A seguito istanza promossa dal vice-arcidiacono del Cadore, prete Giovanni De Paluto, il vice-vicario e vice-capitano della Regione, Nicolò de Romano, da Feltre, emette precetto tali Giovanni Tauro e Antonio Berta di Dosoledo e Odorico Pirino da Sacco, rifiutatisi di pagare la decima alla chiesa S. Luca a Padola.
- 2 aprile 1409: il pievano Giacomo di S. Stefano, infermo a Udine dove morì, lascia £. 1500, da dividersi in parti uguali alle 4 chiese sacramentali del Comelico, con l’obbligo di un anniversario perpetuo.
- 3 ottobre 1418: Ser Marco Gerardo da Costalta, donò alla chiesa di S. Pietro un messale completo, scritto a mano da prete Nicolò da Udine, Pievano di S. Stefano Comelico (6° pievano). Il messale ai tempi del Monti esisteva ancora.
- 1420: data importante nella storia del Cadore e del Comelico: in luglio il Cadore, crollato il potere temporale dei Patriarchi di Aquileia, su invito del doge Tomaso Mocenigo, si diede in braccio alla Repubblica di Venezia. I Cadorini chiesero di essere svincolati dal giuramento di fedeltà ai Patriarchi, quindi si radunarono, assistettero alla Messa dello Spirito Santo nella chiesa di Valle e poi votarono la dedizione del Cadore a Venezia al grido di “Eamus ad bonos Venetos”.
- 31 luglio 1420: Si presentarono al Doge Tomaso Mocenigo a Venezia, Nicolò Palatini di Pieve, Antonio Barnabò di Vallesella, Antonio di Venas e Bartolomeo di Sala quali rappresentanti del Cadore per l’atto di dedizione. Il doge concesse tra l’altro ai cadorini: esenzione da ogni gravezza, imposizione od angheria; non essere chiamati alle armi fuori del Cadore, per nessuna causa, neanche se pagati; avere un buon capitano, con un buon vicario dottore in leggi: potranno scegliersi il capitano e il vicario tra i sudditi della Repubblica e di gradimento dei cadorini; la Comunità può fare statuti, purchè non contrari allo Stato e potrà correggere, rifare, abolire gli statuti fatti; siano osservate e custodite illese le giurisdizioni, immunità e libertà del Cadore; conservati tutti i diritti e privilegi concessi dai Patriarchi di Aquileia; concessione di uno stazio di legname a S. Francesco della Vigna a Venezia.
NOTIZIE STORICHE (9)
- Nel 1422 compaiono perla prima volta in Cadore, gli zingari.
17 giugno 1424, viene definita la controversia fra Domegge e Candide circa Chialiscon. Era marico di Candide Antonius qn. Petrus Gramatici di Casamazzagno.
Nel 1427 il Consiglio di Cadore decreta di innalzare in Pieve lo stendardo di S. Marco e di piantare una "forca" ai piedi della Cavallera allo scopo di intimorire chi rubasse legname.
Il 25 aprile 1949, Jacopo Negro, fante della Curia Maggiore di Venezia, riferì per parte e comando del dominio, che d’ora in avanti tutti i cittadini ed abitanti del Cadore, siano considerati come cittadini di Venezia.
Il 25 giugno 1429 quietanza di Domegge scritta a Pieve di Cadore dal notaio Alexandrinus filii ser Antoni, di ricevuta da Candide di £ 800 per acconto della contrattazione di Chialiscon. Il 24 agosto 1429, altra quietanza di di £ 200.
Il 25 maggio 1433 Odorico Ambrogio Caffono di Casamazzagno, fa vitalizio.
Il 10 luglio 1433, il Vicario di Cadore, ad istanza di Candide, proibisce a Calalzo di oppignorare in Popera, sino a fine giudizio in corso.
Il 20 novembre 1438 Odorico Nicolò Sacco da Candide, va nunzio al Conte di Gorizia, per ottenere di trasportare biade in Cadore pagando dazi; diversamente il Cadore per ritorsione, inibirà il transito di merci dei sudditi del Conte.
8 maggio 1439 Sentenza vicariale favorevole a Candide contro Calalzo.
Nel 1433 Divieto in Cadore alle donne di portare abiti che non arrivino sotto il ginocchio. Si stabilisce che il Fante nei giorni di festa, innalzi a Pieve lo stendardo di S. Marco. Vengono eletti contro il flagello della peste i santi Rocco e Sebastiano e si farà festa nelle loro ricorrenze.
Nel 1444 Un Damian Laro venne condannato alla fustigazione. Non trovandosi in Cadore l’esecutore della sentenza, venne chiamato "manigoldo" ossia boia, l’esecutore venuto da S. Candido.
2 giugno 1445 Don Enrico da Domegge, arcidiacono del Cadore, sentenzia per il rilascio dei beni della Chiesa a Somprà. Nelle note si ricorda che questo arcidiacono è indicato in alcuni documenti con il nome di Odorico e che il Patriarca non riconobbe la nomina arcidiaconale fatta dal Cosiglio di Cadore
NOTIZIE STORICHE (10)
16 ottobre1446 Il dominio veneto vende alla chiesa di Candide ogni diritto feudale, sui beni della chiesa.
Nel 1446 il Consiglio di Cadore delibera di fabbricare il palazzo della Comunità in Pieve.
3 luglio 1448 Il Comelico perde tutte le montagne che aveva oltre le cime nella valle di Zeglia, sino giù a Karthisc, Leiten e Cercenà (Thilliach). Le notizie riportano testualmente quanto pubblico il Da Ronco nel n. 68 anno 1940 dell’ Archivio storico di Belluno, Feltre e Cadore che a sua volta riportava dal Ciani. In sintesi gli abitanti di Cercenà, sudditi del conte di Gorizia, avevano ucciso due comelicesi, rapinati due buoi ed alquante pecore. Il Consiglio di Cadore prese posizione querelandosi presso il conte di Gorizia, ma inutilmente, per cui il Consiglio ruppe ogni relazione con il Conte ed invitò i comelicesi a vigilare e a guardarsi dalle insidie nemiche. Ma quelli della Centuria inferiore eseguirono rappresaglie contro i pastori di Cercenà, i quali si vendicarono uccidendo il primo comelicese trovato sui monti. Inaspritesi le discordie e portate le offese anche in territori fuori discussione, il Consiglio della Comunità incarica Odorico Nicolò Sacco di Candide, oratore al doge Foscari (1445) affinché interponga persona autorevole a trattare e a procurare la conciliazione delle parti. Il doge delega in data 16 settembre 1445 il veneziano Tommaso Contarini, già capitano negli anni 1443-1444 nel Castello di Pieve. Contemporaneamente il Conte Enrico in data 9 ottobre delega Cristoforo Renold di Dobbiaco ed altrettanto nello stesso mese fa il Vescovo di Bressanone. Il lodo fu emesso a Pieve ed il 22 ottobre 1445 fu steso l’atto dal notaio Bortolo de Plazza Nicolò da Pieve. Il lodo non soddisfece nessuna delle parti e continuarono le ostilità.
26 ottobre 1447, raccontano gli storici tedeschi, a causa delle continue ostilità fra comelicesi ed i popoli al di là delle cime, il Consiglio della Comunità inviò una compagnia (probabilmente la compagnia di S. Pietro) che scese dalle cime di Londo per la Val Visdende, gettandosi ed insultando gravemente e maltrattando la popolazione di Thilliach (Cercenà). Il Vescovo di Bressanone fece invadere dai suoi Selva e Pescul e ordinò al capitano Andrazzo di occupare Caprile. Il Maggior Consiglio si rivolse alla Signoria di Venezia e inviò come suo ambasciatore Pietro Valzer a cercare di definire la vertenza. Il conte di Gorizia ed il Vescovo di Bressanone inviarono i loro rappresentanti che tutti convennero a S. Candido, compreso Antonio Palatini ed Odorico Sacco, come deputati della Comunità Cadorina: il detto Odorico Bortolo Mario di Costalta, Giacomo de Santarella, Antonio di Danta, Bortolo De Pol; Matteo Michele de Notz Vicario generale del Vescovo di Bressanone; il dott. Giacomo Chragher; il canonico di Bressanone Nicolò Pamperger, Giorgio Kinigel, Pietro Mori di Phalfen (ora Falzes) e Cristoforo Arnoldi di Dobbiaco, come deputati del conte di Gorizia; Nicolò Shuffler e Nicolò Zingerell come deputati di Karthise. Giovanni Weisel e Nicolò Mezzavilla, come deputati di Thilliach. Tutti esaminati i luoghi contesi, gli oggetti, le cause, le ragioni delle differenze, sentite le parti, viste, vista la la sentenza del 22 luglio 1403 e la notificazione ducale dell’ 11 aprile 1424, considerata ogni cosa pronunciarono la sentenza che fra l’altro stabilisce:
- i monti al di là delle cime fino al torrente Gail è destinato ai paesi di Karthisc e di Thilliach, con l’obbligo di non costruire fortilizi e case dominicali ;
- detti paesi devono dare ogni anno una libbra di cera al capitano del castello di Pieve.
- I Comelicesi possiedono dello monte sino alle cime e nessuno da una parte o dall’altra può superare le cime. La sentenza stesa da Corrado Teijman di Neuburg (Baviera) canonico della diocesi di Augusta, venne pubblicata presso la chiesa di S. Candido.
NOTIZIE STORICHE (11)
- 10 maggio 1382: il notaro Bartolomeo de Plaza scrive in villa di Gera il Laudo della Regola di Caradiés, alla quale facevano parte i Consorti di Candide, Gera e Danta. Il Laudo consta di 25 capitoli.
- 21 settembre 1382 il Laudo è approvato nel portico della chiesa di Pieve da Vicario del Cadore. Dichiara libera la fiera degli animali dei giorni 8 e 29 settembre. La fiera di S. Michele in Comelico è molto antica; a S. Stefano quella dei Santi, fu istituita solo nel 1769.
- 28 luglio 1394: il Patriarca Giovanni (moravo, nipote dell’Imperatore Carlo IV) da Cividale, emana l’ordine, a mezzo del Vicario Generale mons. Corradino da Gallerate, dottore in ambo le leggi, al Vescovo di Gubbio Francesco, allora per circostanza offciante nella chiesa di S. Giacomo in Ampezzo, di recarsi a Padola a consacrare la chiesa di S. Luca, da qualche tempo incendiata e poi ricostruita. Gli uomini di Padola avevano inoltrato supplica alla sede patriarcale di Aquileia.
- 4 gennaio 1395: Prete di Giacomo Benedetto da Amaro, Pievano di S. Stefano, (è il 7° Pievano di Comelico) si obbliga verso i quattro marighi di S. Stefano, Candide, S. Nicolò e S. Pietro, di ben servirli per i loro popoli, amministrar sacramenti , celebrare e funzionare nella Pieve, esso e Cappellani, ed adempiere fedelmente a tutti i doveri di Pievano e specialmente con la residenza, assoggettando a cauzione tutti i suoi beni.
- 3 settembre 1397: un precetto del Vicario di Cadore fa obbligo al Marico di Domegge di difendere il Comune di Candide con i tedeschi, per Chialiscon.
- 8 marzo 1398: adunanza a Candide ed elezioni procuratori ad agire contro Domegge per Chialiscon.
- 9 marzo 1398: Giorgio da Maniago, Vicario di Cadore, condanna Candide a pagare £ 21 a Domegge per due uomini mandati in terra teutonica, ad istanza di Candide, per tutelare i diritti di Chialiscon.
- 16 marzo 1398: Candide pretende da Domegge £ 300, ma perde causa e deve pagare £ 25 e restituire Chialiscon a Domegge.
- 1400: un Bortolo Odorico della Bianca da Padola, condannato dal Vicario cadorino per aver subaffittato ai tedeschi il monte di Chialiscon.
NOTIZIE STORICHE (12)
Un avvenimento importante d'ordine economico, fu
la istituzione con ducale dell' 8 marzo 1450 del Fontico a Pieve di
Cadore, per biade da rivendere alla popolazione, istituito per sopperire
alla scarsa produzione locale ed accogliere i cereali che provenivano da
fuori, in gran parte dalla Carinzia, finché verso il 1450 non sorsero
differenze con il conte di Gorizia per i dazi di esportazione ed il
Consiglio di Cadore si rivolse verso la pianura veneta.
Chiamavasi Fronticàro l'incaricato delle compere e Canipàro quello
preposto alle vendite. Nel Comelico Superiore vi era una succursale del
Fontego.
- 21 ottobre 1454
Gli eredi di Stefano da Gera, mutano un loro legato.
- 8 ottobre 1457
Sentenza scritta a Pieve di Cadore dal cancelliere
Arcidiaconale, notaro Lodovico Palatini, contro Bortolo p. ser Nicolò da
Sacco, abitante a Gera per pagamenti alle chiese di Candide e Padola.
- 1 maggio 1459
Si forma il Laudo di monte Fessà appartenente ai consorzi di Candide,
Casamazzagno, S. Nicolò, Gera, Campedello. La tradizione dice che il
monte venne dato da due donne, indubbiamente facoltose e filantrope, ai
regolieri di dette ville.
Il laudo venne fatto "super Col Martinum in fabula dicti Fessadi",
scritto dal Notaro Jacopo de Sacho de Candidis, officiale del Comelico
Superiore.
E' un ampio territorio che nelle memorie storiche è descritto in tutta
la sua estensione. Il laudo è composto di 17 articoli con tutte le norme
cui devono attenersi i regolieri e i non regolieri.
Il Vicario del Cadore, Ioannis-Victor de Burgatys, da Feltre, dottore in
legge, approvò il Laudo rendendolo esecutivo.
- 19 ottobre 1461
Data dell'inventario dei beni della Chiesa di S. Maria, con
l'intervento dell' Arcidiacono e Pievano di Pieve pré Rizzardo de
Costantini (di Ampezzo di Cadore) che fu Arcidiacono dal 1457 al 1461,
ed il cancelliere arcidiaconale, notaro Conte Vecellio.
I regolieri si riunirono nel sagrato della chiesa e prestarono
giuramento. Fra i testimoni figurano il Pievano di Auronzo, pré
Domenico, oriundo da Oltrepiave. Si elencarono 48 appezzamenti di
terreno.
- Si ricorda che nelle note che i regolieri aderenti al lascito di monte Fessà, per ricordare la data in cui ottennero i terreni loro donati, fissarono la loro festa nel 1° maggio.
NOTIZIE STORICHE (13)
- 2 luglio 1463
Il Cadore dona in
perpetuo al Veneto dominio il vasto e rigoglioso bosco di Sommadida in
valle Ansiei di Auronzo, chiamato poi la “ Vizza di S. Marco”, bosco di
abeti e larici dell’estensione di 382 ettari; è ora proprietà dello
Stato.
La Repubblica Veneta ricavò da detto bosco le antenne per le sue navi e
legname per l’Arsenale.
Il prof. Ronzon nell’almanacco cadorino “ Da Pelmo a Peralba “ del 1874
dice a questo riguardo che “ le centurie del Cadore avevano assunto
spontaneamente l’obbligo di condurre gli alberi da Sommadida a Perarolo;
poi il legname veniva fluito lungo il Piave.
Dice anche che il bosco di S. Marco conservò sempre tale nome, come
monumento imperituro d’una fedeltà e di una reciprocità di benefici che
ha pochi riscontri nella storia”.
- 15 ottobre 1463
Concordio tra Candide e Calalzo circa i pascoli, confini e strada dietro Collesei e Ciampestrin.
- 3 dicembre 1468
Sentenza dell’Arcidiacono Giovanni Kraus, di origine tedesca, Pievano a Pieve dal 1462 al 1475, a favore della Chiesa di S. M aria a Candide, in una lite fra Matteo Antonio Martini da Padola, quale Marigo di Candide e facente per detta Chiesa e Trapano di Croce, che era rappresentato dal nipote Odorico dei Tos (Tosi) da Danta.
- 26 settembre 1470
Mons. Andrea,
Vescovo di Fermentino (prov. Di Frosinone) per autorità del Sommo
Pontefice Paolo II, quale Vicario e governatore generale delle cose
spirituali e temporali del Patriarcato e Diocesi di Aquileia, in
occasione della visita pastorale, consacrò la chiesa di S. Luca in
Padola con due altari; uno dedicato al Santo titolare e l’altro a S.
Silvestro Papa.
Il 1° ottobre lo stesso Vescovo dispone da Udine che il Pievano di S.
Stefano, o il suo Vicario, debbano celebrare nelle domeniche ed altre
feste a Padola, imponendo ai fedeli del luogo di concorrervi e fare le
solite offerte.
Nelle note si ricorda che la chiesa del 1300, piccola, venne rifatta; la
nuova costruzione consacrata mercoledì 26 settembre 1470, venne poi
ingrandita e rimaneggiata; subì l’incendio del 1845, quindi riadattata e
ufficiata fino al 1869; venne demolita verso il 1890 essendo abbandonata
in rovina.
- 25 luglio 1471
Atto di Candide e di S. Nicolò che concedono a livello un prato di Chiesa a Caradies con obbligo di fabbricare un tabiado e di non vendere la concessione a Duca, Marchese, Conte, Principe, Comunità o Corporazione per cui vada perduto il livello.
NOTIZIE STORICHE (14)
9 gennaio 1472Il Consiglio di Cadore accorda al Centenaro di Comelico Superiore d' affittare il monte Melino per ricavare denaro da impiegare nel rifabbrico della chiesa di S. Nicolò.
12 novembre 1473
Acquisto da parte di Calalzo
di due prati in Aiarnola.
21 maggio 1475
Domenico de Sandre di Laggio
vende casa che aveva a Candide, dietro la chiesa di S. Antonio, a Zampietro
Zambelli.
5 ottobre 1477
Il pré Giovanni da Montaldo
(forse calabrese della città di Montalto), Pievano di S. Stefano dal 1475 al
1481 e vice Arcidiacono, poi Arcidiacono e Pievano a Pieve dal 1481 al 1488,
indi Pievano di Vigo, fa pubblicare sulla piazza di S. Stefano il decreto
1.10.1470 del Vescovo di Ferentino circa i doveri e i diritti rispettivi del
Pievano e dei Padolesi per le celebrazioni in S. Luca.
2 febbraio 1479
Atto notarile di Jacobus de
Sacho di vendita di due masi al Comune di Candide con bosco relativo.
11 gennaio 1480
Il Consiglio di Cadore
contribuisce con il ricavato di affitti di prati alla fabbrica della chiesa di
S. Stefano.
18 ottobre 1481
Vendita al Comune di Candide
di un fondo a Monte Zovo.
14 ottobre 1482
In un arbitrato appare per
la prima volta in cognome della distinta famiglia per uomini per censo dei de
Duriga da Casamazzagno.
10 ottobre 1485
Atto del notaio Nicola
Donati de Ultrarinum di vendita di un prato in monte Zovo.
4 ottobre 1486
Manifestazione di legati
dovuti alle chiese del Comune di Candide.
2 ottobre 1492
L' Arcidiacono del Cadore
Vendramino Soldano (nativo a Laggio, arcidiacono dal 1482 al 1483) emana una
sentenza a Candide. L' atto è esteso dal notaro Gerolamo Palatini.
1496
Il Consiglio di Cadore ordina che nelle nozze non si possono fare due
pasti, cioè dalla sposa e anche dallo sposo, ma invece uno solo,
restrizioni quindi e...tessera anche allora.
3 ottobre 1502
Scrittura del notaio Tiziano Vecellio di Andrea da Pieve di Cadore
relativo alla remissione della causa intentata alla chiesa di Candide da
Giorgio Messer- Smit da Padola contro il testamento del padre.
Nell' adunanza del Centenaro del superiore Comelico, venne deliberata l' aggregazione come "vicini" cioè regolieri e partecipanti ai diritti e doveri dei relativi, di alcuni individui dimoranti da qualche tempo nel Centenaro e sempre con obbligo ad essi di ottenere la cittadinanza dal Consiglio dl Cadore ed inoltre versare una corresponsione alla chiesa di Candide, secondo la possidenza degli aggregati.
Nel 1504 il Consiglio di Cadore prescrive che sia copiato in pergamena lo Statuto cadorino e ciò in vista della conservazione.
Purtroppo lo Statuto venne rubato pochi anni dopo dagli invasori austriaci.
NOTIZIE STORICHE (15)
1 ottobre 1504
Convenzione dei beni della chiesa di Candide.
3 ottobre 1504
Nicolò qn. Cristoforo Laris vende al Marico di Candide le sue consorzie nelle montagne del Comelico Superiore prima di trasferirsi a Lienz in Carinzia.
29 dicembre 1504
Per fornire di biade il Fòntico di Pieve si è costretti a trovare denaro a livello.
Nel 1506
Incendiate 23 case, ossia quasi tutte le abitazioni esistenti a S. Nicolò.
Nel 1507
Il Consiglio di Cadore dichiara nulle senza effetti gli atti di vendita tra genitori e figli.
12 maggio 1507
Andrea Mocenigo, dottore, avvocato, procuratore e sindaco della Repubblica di Venezia, visita il Cadore.
1508 - 1511
Epoca funesta per tutto il Cadore per il passaggio delle truppe dell'Imperatore Massimiliano 1°, diretto a Roma per farsi incoronare dal Papa. Venezia si oppose temendo danni materiali e menomazioni al suo prestigio ed ebbero inizio le ostilità.
22 febbraio 1508
I tedeschi al comando di Sisto von Trautsohn, da Misurina a Tre Croci, schivando il forte di Bottestagno tenuto dai Cadorini. arrivarono ad Ampezzo. I cadorini si ritirarono alla chiesa di Venas, ma anche qui il numero dei nemici ebbe vinta.
25 febbraio 1508
Quattromila tedeschi occuparono Pieve mettendo tutto a ferro e fuoco ed impiccando il presidio veneziano del castello. Non trovando da ricoverare e sfamare la soldatesca, parte di questa ritornò in Pusteria, mentre le terrorizzate popolazioni erano per lo più fuggite sui monti malgrado la stagione avversa, rifiutandosi di farsi sudditi dell' Imperatore. Segretamente intanto i capi cadorini ricorsero al Doge per aiuto. Venezia mandò il capitano Bartolomeo Alviano con duemila uomini ben armati che transitarono Valle e presidiarono la Chiusa, mentre a Lorenzago era giunta dalla Carnia altra gente veneta. Si adunarono anche i cadorini al comando di B. Barnabò e M. Palatini. I tedeschi di stanza a Pieve, accortisi dei preparativi avversari e tremendo di essere presi nel mezzo, partirono verso l' Austria, ma le opposte armate si scontrarono il 2 marzo 1508, oltre Tai, in località Rusecco, in una battaglia cruenta con la totale disfatta dei tedeschi: vi morirono in 1800, compreso il Trautsohn e lascindo 500 prigionieri; molti fuggirono sui monti vicini e lontani e perirono dal freddo. La grande vittoria liberò per il momento il Cadore, avendo gli imperiali sgombrato Bottestagno, rifugiandosi in Pusteria.
6 aprile 1508
Raccontasi che un fuggitivo tedesco da Rusecco, giunto sfinito attraverso Monte Zovo (passo S. Antonio), si ricoverasse in un barco addormentandosi ed ivi trovato da una donna di Padola, che qualche settimana prima aveva sofferto grave oltraggio dagli invasori, uccise il tedesco nel sonno, tagliandogli la testa con la scure e portando la testa su un'asta come trofeo. Tale vendetta conosciuta dai tedeschi, dette origine alla calata dei tedeschi da Monte Croce il 6 aprile 1508: rapinati ed arsi gli abituri e ville del superiore Comelico: il fulgore si vedeva da Ospedale di Cadore; si fermarono sotto Candide all' Altariolo di Col d'Martin, quando udirono un forte ripetuto suono di corno che supposero il segnale delle truppe veneto-cadorine che si preparassero a battagliare e memori delle battaglie di Rusecco, retrocessero ritornando in Pusteria con il bestiame depredato. Furono distrutte la chiesa di Candide ed il suo archivio, nonchè quelli delle case dei maggiorenti e delle altre chiese, l' Altariolo di Sacco, del quale per dispregio venne portata fuori la statua della Madonna e conficcata con il capo all'ingiù in un vicino terreno paludoso.
NOTIZIE STORICHE (16)
17 ottobre 1511
La guerra riprende.
Massimiliano fa invadere dalle sue truppe, al comando del Regendorf, il
Cadore e fa passare un distaccamento di armigeri al comando di Luca
Graben per il Comelico. Questo distaccamento il 17 di ottobre si
stabilisce a Padola e in dicembre saccheggia e brucia il Comelico.
Il castello di Pieve viene depredato d’ogni cosa; lo statuto scritto in
pergamena nel 1504 andò in mano a Cristoforo capitano da Dobbiaco, poi a
Bressanone e infine a Innsbruck, ove sembra esista ancora nell’archivio
di quella luogotenenza.
Le ripetute invasioni costrinsero i cadorini e i comelicesi a riunirsi
in pochi centri onde meglio difendersi dallo straniero, dando così vita
alle Ville, come oggi si vedono, ed abbandonano i masi.
1512
Si rinnova l’inventario dei beni e legati della chiesa di S.Leonardo in Casamazzagno.
20 aprile 1513
Con atto steso dal notaio Agostino q. Leonardo Quater di S.Stefano, nel quale è detto Victor q.ser Jacobi Basii de Furno Superiori habitans in vilia de Glera, vende per lire 41 a Giacomo q. Giampietro Zimbelli di Candide un prato a Stramezan.
10 febbraio 1514
Il Consiglio di Cadore emana severe leggi sul portar lettere in tempo di guerra e rinnova la proibizione di discoprire e rubare roba sepolta sotto terra durante la guerra: pena l’impiccagione.
25 giugno 1514
Sentenza del Consiglio che una donna ereditiera, se passa a matrimonio nella sua villa, abbia una sola consorzia di monti col marito.
Terminata l’ostilità e ritornata una relativa calma, i comelicesi iniziarono la ricostruzione delle abitazioni e anche dei templi.
La chiesa di Candide venne ricostruita ed era posta gran parte davanti la presente ed un po’ sulla parte inferiore. Era orientata da sera a mattina con entrata a levante.
22 luglio 1515
Mons. Daniele de Rubeis, Vescovo di Caorle, visitatore e Vicario generale del Patriarca (che era il Cardinal Domenico Grimani), consacrò la rifatta chiesa di Candide sotto il titolo di Maria SS. e detta perciò della Madonna. Aveva tre altari: il maggiore dedicato alla Vergine, il secondo a destra a S. Lorenzo e il terzo a S. Odorico. Venne accordata particolare indulgenza plenaria.
1516
Si usava a Casamazzagno distribuire il cosiddetto “pagnolino” agli inservienti alla processione nel primo giorno delle Rogazioni.
10 marzo 1518
Sentenza di bando al Cadore e territorio Veneto a Gaspare q: Nicolò Costan per aver rapinato un prete tedesco che si recava dalla Pusteria a S. Stefano.
1 marzo 1520
Mediante disposizione giurata dei tenitori dei terreni, viene rifatto l’inventario della Scuola dei Battuti di Candide.
21 aprile 1521
Per iniziativa di Pré
Osvaldo Zandonella dall’Aquila, Pievano del Comelico a S. Stefano, si fa
un’adunanza a Dosoledo nella casa paterna del Pievano per la costruzione
della chiesa di Dosoledo da dedicare a S. Rocco e a S. Osvaldo.
A Dosoledo vi era un altariolo. Pré Osvaldo di Bartolomeo fu prima
notaio, poi si fece sacerdote.
Nel 1502 era vicePievano a S.Stefano e Pievano dal 1509 al 1530 quando
vi morì.
Fu il 16° Pievano del Comelico
Nel 1523
La decima di S.Luca risultò dei seguenti prodotti: segala, calvie 47; orzo 33; frumento 4; avena 14
NOTIZIE STORICHE (17)
Al lato sinistro fu fatta aggiunta di alcune stanze da Mons. Gera, Vescovo di Feltre, che servivano a lui come casa di villeggiatura per quel po' di tempo che ogni anno veniva a passare in Cadore. La facciata e il lato sinistro di questa aggiunta portano dipinto il suo stemma vescovile.
24 agosto 1534
Bortolo Sacco di S. Nicolò e Leonardo di Vittore di Gera, vendono per £. 50 una
consorzia sul monte Silvella, ereditata insieme agli altri suoi beni da Nicolò
di Avara.
28 luglio 1535
Il Consiglio dei Dieci di Venezia, atteso l'abuso invalso di tagliare larici
giovani per focatico e con l'evidente pericolo di restar privi di genere di
tanto necessario per l'Arsenale e per le fabbriche private, decretò alcune
proibizioni e limitazioni al taglio di larici e abeti.
Dal 1529 al 1545
Leonardo Gera, notaio, scrisse atti notarili e fu il primo di cui si conservano
nell'archivio comunale di Candide degli atti scritti in lingua italiana, mista
però di molti latinismi.
1536
Si inizia il rifabbrico della chiesa di S. Antonio Abate in Candide, continuando
negli anni 1537-38-39. Mistro Culau di Roupel, assunse nel 1536 di rifabbricare
la chiesa per £ 1.150, prezzo convenuto £ 1.150 con i Giurati della
chiesa, Nicolò Bassanello e Nicolò Doriga. Il lavoro fu terminato nel 1538. La
chiesa fu consacrata nel luglio 1548 da Mons. Luca Bisanzio, Vescovo di Cattaro
e visitatore delegato dal Patriarca.
30 maggio 1536
Per conto di Giovanni Balbi, negoziante di legnami, viene fatta pignorazione a
carico di Gaspare Zandonella di Dosoledo, di alcuni beni.
1537
La Stua di Padola sul torrente omonimo, già di Domenico Zoldan, da alcuni anni è
passata ad un Paolo di Belluno per £ 2.000. Durante la reggenza (1527-30) del
capitano di Cadore Filippo Salomon, andò all'asta e fu comprata da Zuanantonio
Zanco di Perarolo; poi il di lui figlio, Vincenzo, la cedette in uso ai fratelli
Zangrando da Vodo e questi la ripararono incontrando la spesa di £ 100. Lo Zanco
voleva tosto riaverla, ma i Zangrando si opposero essendo già cominciata la
menada delle taglie, le quali al 1° maggio devono essere alla confluenza del
Digon con il Padola, un po' oltre Gera, per la consegna della " coda " (le
ultime taglie) alla cosidetta "menada grande".
7 ottobre 1537
Ottoprano Martini e Pietro Impoigiesia, giurati del lume di S. Luca in Padola,
denunciano All'Arcidiacono Antonio Vecelli, in carica dal 34 al 40, gli eredi
del fu Leonardo Wielmo, per non aver pagato un canone dovuto per un maso
indiviso con S. Maria di Candide. L' Arcidiacono delega il Pievano GianPaolo
Zandonella dall'Aquila a far dividere il maso in colonelli o lotti e darli ai
regolieri di Padola in affitto.
8 dicembre 1537
L' Arcidiacono fa
l'inventario dei beni di S. Luca.
23 febbraio 1538
Una nota sotto questa data ci riferisce che Leonardo Gera somministrò generi di
vittuaria per £ 3 a mistro Culau murador di Carnia, quando questi lavorava il
tetto della chiesa di S. Antonio.