Nell’Ottocento esce il primo numero di una rivista chiamata “Primula” (Pierwiosnek) dove vengono pubblicati solamente articoli scritti dalle donne e nei successivi anni vengono pubblicati molti altri libri e giornali. Grazie a questo è stato possibile tradurre il libro di educazione femminile di Virginia Penny.
Anna Tomaszewska diventa la prima donna polacca ad aver studiato in un Università a Zurigo ma una volta tornata a Varsavia, un gruppo di dottori non le permette di esercitare la sua professione.
Verso la metà degli anni Ottanta nascono delle librerie dove le donne potevano studiare autonomamente e facendo nascere dei corsi segreti tenuti da Dawidowej che li trasformò in corsi Universitari.
Gli incontri segreti portarono alla nascita di un organizzazione segreta della Corona (ndr: antico nome della Polonia) e Lituania. Negli stessi anni venne creata la figliare polacca gestita da un organizzazione di donne chiamata “Unione” e un comitato di donne che per la prima volta useranno il termine “femminista”.
Verso la fine degli anni Ottanta invece, tre donne ottennero la possibilità di studiare all’Università e con l’approvazione del Ministero dell’Educazione Austriaca le donne ottennero il diritto di studiare filosofia e più tardi anche medicina.
Un gruppo di femministe, in prevalenza studentesse, si interessarono alle questioni femminili organizzando un cinema al femminile e trasmettendo film dove le donne erano le registe.
Si aprì anche un dibattito sull’aborto dove il gruppo di donne organizzava dimostrazioni, raccoglieva firme e proteste e opinioni.
Nei primi del ‘900 uscì la rivista “Ster” (uscita anche anni prima ma poi la sua pubblicazione fu bloccata) con una funzione di organo di uguaglianza delle donne e proponendo delle leggi per l’uguaglianza tra uomo e donna.
Pochi anni dopo una donna ottiene per la prima volta un posto in una banca commerciale di Varsavia.
Nasce la “Lega donne”, che collabora con il comitato Nazionale a Cracovia, con 120mila iscritte.
Nel 1918 le donne ottennero il diritto di voto e Irena Kosmowska viene nominata come vice ministro dei servizi sociali. Nel 1921 fu ufficialmente riconosciuto a tutte le donne il diritto di voto. Le donne ottennero la possibilità di avere un lavoro uguale a quello degli uomini e riuscirono anche a guadagnarsi un posto come avvocati e giudici.
Entrò in vigore una legge sull’uguaglianza della moglie e del marito nella loro vita privata.
Venne discussa un disegno di legge dove le donne che abortivano (e i medici che le facevano abortire) venivano punite con la reclusione in carcere per 5 anni e nei anni successivi il Codice penale diede il permesso di abortire solamente quando la donna era rimasta incinta dopo aver subito atti di violenza o nel caso la donna rischi la sua stessa vita ma per ottenere l’autorizzazione serviva il parere favorevole di due medici.
La nuova Costituzione garantisce l’uguaglianza sul posto di lavoro e del salario (anche se tutt’oggi la situazione non è cosi perché la donna è pagata il 17% in meno dell’uomo) mentre una nuova legge sull’aborto permette alla donna in caso si difficoltà di poter abortire. Solamente verso i primi anni Sessanta il governo muoveva i primi incerti passi per la legalizzazione dell’aborto.
Nei primi anni Ottanta la Polonia firmò una convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna e della discriminazione di essa al lavoro mentre nel 1988 un gruppo di donne polacche scrisse una lettera di protesta contro la legge sull’aborto ottenendo nei primi anni Novanta una legge per poter abortire in ospedale.
Nei primi anni Novanta Hanna Suchocka (ndr: Hanna Suchocka è la prima donna Premier della Polonia) ottiene il titolo di persona dell’anno dal giornale “Diritto” e ottiene dal Senato un posto come direttrice della Banca Nazionale.
Negli stessi anni viene pubblicato in polacco la legge sull’uguaglianza in collaborazione della Norvegia.
Nel 1993 entrò in vigore la legge sull’aborto che permetteva oltre ad abortire quando la donna era stata violentata o in pericolo di vita di abortire anche nel caso l’embrione fosse malformato. Tuttavia restò l’obbligo di abortire solamente negli ospedali e pochi anni dopo il Senato rifiutò di legalizzare l’aborto.
Verso la fine degli anni Novanta venne fatta una legge che modificava i diritti nel matrimonio e si indirizzava alla separazione.
Nel 2000 a New York durante un assemblea dell’ONZ, Jerzy Kropiwnicki sostenne che in Polonia non vi era alcuna forma di discriminazione ma i rapporti dell’ONZ sottolineavano il contrario.
Un gruppo di donne chiamato “Donne dell’8 marzo”, organizzarono la manifestazione con lo scopo di dimostrare la forte discriminazione presente nel paese.
Pochi anni dopo la Polonia partecipò a due programmi (chiamati PHARE 2002) dell’Unione Europea per l’aumento della politica di uguaglianza verso l’uomo e la donna facendo si che la Polonia si avvicinasse alla visione dei paesi dell’unione.
Nel gennaio del 2007 nasce il primo partito polacco al femminile chiamato “Partito delle donne” dove i principali obiettivi sono il raggiungimento di un uguaglianza salariare nelle buste paghe, l’ottenimento di una sicurezza economica per la salvaguardia della salute e la garanzia di agevolazioni per le donne rimaste sole con uno o più figli. Inoltre, uno dei principali obiettivi del partito e quello di giungere ad una legge che permetta alla donna di decidere liberamente sul tema dell’aborto.