LA STORIA DELLA DONNA IN ITALIA E POLONIA
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LA RAPRESENTANZA POLITICA FEMMINILE IN ITALIA E IN POLONIA

Le donne hanno ottenuto solamente in questo secolo l’accesso alle istituzioni politiche nazionali ma tutt’oggi sono sottorappresentate nella politica nazionale e ovunque si registra una presenza femminile nelle istituzioni relativamente bassa.
Nelle sedi nazionali il principio delle pari opportunità è stato accolto con entusiasmo ma ha trovato un riscontro oggettivo nelle istituzioni rappresentative. Gli interventi politici a favore di una maggiore presenza femminile sono stati numerosi ma non incisivi e le donne candidate sono ancora poche e nelle liste, l’alternanza dei candidati inizia sempre con un candidato maschile.
All’interno dei Partiti, dei Sindacati e degli Organi rappresentativi a carattere elettivo le donne di rado occupano delle posizioni chiave.
Il modello delle democrazie europee è un modello improntato ad un pensiero politico di almeno due secoli fa, dove le donne non erano ancora considerate soggetti politici, né esistevano delle rivendicazioni in tal senso e da cui risulta che le idee i uguaglianza sono concetti pensati per lo più al maschile.

Attualmente in Italia sono pochissime le donne a capo di un ufficio giudiziario (Livia Pomodoro è stata la prima donna a capo di un ufficio giudiziario nel gennaio 2007) infatti il 95% di procure e tribunali sono guidati da uomini mentre le donne rappresentano il 40% dei giudici ma nessuna donna è procuratore generale, presidente di Corte d’assise o in servizio alla procura nazionale antimafia.
Le donne che arrivano a fare il capo di un ufficio giudiziario riescono ad aggiudicarsi solo i posti che agli uomini non interessano.

In Polonia invece i primi partiti costituiti dalle donne mirano ad un uguaglianza anche a livello salariare oltre che politico e al raggiungimento di una legge sull’aborto.

La classifica dello status della condizione femminile in 115 Paesi
(pubblicata dal World Economic Forum)

Lo status delle donne può essere preso come un indice delle prospettive di un Paese per la partecipazione delle donne all’economia e alla politica.
La classifica prevede un punteggio in quattro aree:
• partecipazione e opportunità economica delle donne, cioè un’analisi dei salari, dei livelli di partecipazione al mondo del lavoro e del grado di accesso alle posizioni più qualificate;
• l’accesso all’educazione, sia quella base che quella più elevata;
• l’influenza politica, cioè il grado di partecipazione alle strutture decisionali;
• le differenze tra uomo e donna in termini di salute e di aspettative di vita.

I quattro indici sono poi stati riassunti in uno generale che è la base delle classifica finale e dove l’indice uguale a 1 significherebbe parità assoluta e 0 una disuguaglianza assoluta. Di seguito è mostrata la classifica con i primi dieci Paesi e la posizione dell’Italia e della Polonia.

Come mostrato nella tabella l’Italia è al 77esimo posto su 115 paesi e nei quattro indici il peggiore è quello che indica la partecipazione delle donne all’economia ma l’accesso femminile al potere politico è il territorio in cui le cose vanno male in tutto il mondo, infatti nessun paese raggiunge la sufficienza.

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Paese

Posizione in classifica generale

Punteggio totale (dove zero è l’ineguaglianza assoluta e uno l’uguaglianza assoluta)

Classifica del grado di partecipazione e delle opportunità economiche delle donne

Classifica dei risultati scolastici (educazione), sempre delle donne

Classifica del potere politico delle donne

Classifica dello stato di salute e di longevità

Sweden

1

0,8133

9

22

1

70

Norway

2

0,7994

11

14

2

61

Finland

3

0,7958

8

17

3

1

Iceland

4

0,7813

17

49

4

92

Germany

5

0,7524

32

31

6

36

Philippines

6

0,7516

4

1

16

1

New Zealand

7

0,7509

14

16

11

69

Denmark

8

0,7462

19

1

13

76

United Kingdom

9

0,7365

37

1

12

63

Ireland

10

0,7335

47

1

9

81

Poland

44

0,6802

50

12

58

36

Italy

77

0,6456

87

26

72

77