Sotto ad un cielo
d'azzurro profondo
spiccano le macchie gialle
delle ginestra abbarbicate
a muri a secco
assieme a gocce di rosolacci
incastonate nel verde
di vecchie fasce
tra profumi di salvia
e rosmarino.
Tra gli ulivi il luccichio
di acque lontane
e giaggioli a gareggiare
coi pastelli di case
a picco sul mare
e carruggi stretti
tra facciate legate da archivolti
bui e freschi nella calura
odorosa di sale
del mezzogiorno.
Scoscese scogliere
svettano sul mare
come gotiche cattedrali
nella morbida luce
dell'alba d'estate
e paiono vetrate colorate
le fioriture incastonate
nei canaloni a strapiombo.
Mentre i gabbiani
s'allontanano radenti l'acqua
per apprestarsi al giorno
come beghine che sciamano
dal portale dopo il mattutino.
Volo via dal mio deserto
dove oasi non prospera
dove impera il silenzio
di anime perse
svuotate dal tempo
e d'affanni grevi
che soffocano il sorriso
che opprimono i pensieri.
Cosi adesso volo
lascio questa terra
nell'odore di bufera
nel tintinnio
di catene infrante
fra i cocci taglienti
di memorie sparse.
E cerco la quiete
nel vuoto del nulla
nei grandi silenzi
della scogliera
riempiti dal canto
dei gabbiani
e dall'eco della risacca
Nel profumo
di resina e d'incenso
dei cipressi arroccati
a picco sulla scogliera
da San Michele
m'affaccio sul mare.
Piccoli punti bianchi
i gabbiani riposano
lasciandosi cullare sulle onde
lunghe
lente
come il trascorrere di queste ore
mentre
l'orizzonte immutabile del mare
scruto in attesa.
Mattina di sole
confonde lo sguardo
perso nel mare
con abbaglianti riflessi.
Dolce inverno
che con immagini
di distanti amori
mi vizi e mi culli
in questa splendida giornata
fuori stagione
mentre guardo
con ammirata invidia
spericolate evoluzioni
di gabbiani
di gabbiani felici
di ali candide
che per me vorrei
per raggiungere il sole.
Giornate lunghe di primavera
a sera accompagnano
i miei passi stanchi.
Fortunato, volgo lo sguardo,
non su grigi cementi
o su mattoni cupi di palazzi,
ma sul golfo, mai monotono,
dove la collina cade a capofitto
con la macchia impenetrabile
che sposa la quercia al mare.
Golfo mutevole
nei colori delle acque dove il riflesso
raddoppia prospettive di lampioni
e passeggiate a mare defilate e lontane.
E ancora mutevole
nei caldi tramonti dipinti sulle nubi
e nei profumi di sale
e nei suoni di una risacca pacata
che anche stasera
culla i miei sogni ad occhi aperti
mentre rientro a casa.
Percorro a fatica
sentieri in salita
e il fiato mi sento mancare
tra rive scoscese
sul mare a calare.
Mare buio
pericoloso e inesplorato
eppure accattivante
desiderato
che schizzi di schiuma
scaglia al cielo
a catturare colori di luce
d'arcobaleno.
Senza voltarmi
al baratro m'affaccio
ad ammirare le gocce cadenti
su scoglio infrante
disegnare
volute iridescenti
così come gabbiano
stufo di camminare
l'ali dispiego
e nel vuoto mi lancio andare
a sfidare venti e spruzzi
con la speranza di non finire
sugli scogli più aguzzi.
Vento in faccia
e schizzi di bianche spume
da chiglia infrante
ebbrezza di velocità
consumata nel silenzio
interrotto solo
da schiocchi di vela
e sbatacchiare di stralli
mentre il mare
ombroso
sempre pronto
a negare il tuo volere
ti lascia scivolare
ad inseguire sogni
che ad esso ti legano
come appassionato amante.
Lunghe onde s'infrangono
sulle spiagge deserte
dell'inverno.
Spiagge di sabbie grige
avvolte dalle nebulizzate
spume di un mare di piombo.
Voli di gabbiani
memoria d'impossibili sogni
che come le onde s'inseguono
a ravvivare i ricordi
di colori d'estate lontana
trascorsa nell'incedere
d'attimi di gioia
dispersi dal tempo.