NEL CHIARO DI LUNA
Nel chiaro di luna
profumo di fiori
in bianco e nero
e vociare colorato
tra le foglie dei papiri.
Isola di luce
tra lo sciabordio del mare
e il vento ruvido di sabbia
che irrompe dal deserto.
Poi la furia e il fuoco
dei cialtroni di Dio.
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ESEQUIE
Corrono
su autostrade nere,
tra deserti dell'anima,
pensieri sfuocati
ubriachi di dolore.
Corrono
su canali mediatici,
flash tra le lacrime,
moderni fantasmi
che in qualchedove
ancora sognano
salutano
ridono.
Rabbia sterile
non solleva la soffocante cappa
scesa sui lucidi legni
e sui colori dell'orgoglio.
Resta solo l'affetto
tenero come carezza di madre
ad abbracciare chi resta.
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ALLA STAZIONE
Solitari giorni
trascorsi in questo atrio in festa
tra annunci d'arrivi e di partenze
e d'auguri ai passeggeri
frettolosi
vocianti
che non indugiano con me
non si soffermano e mi superano
quasi grati e meravigliati
che non abbia teso la mia mano
e non abbia nulla chiesto o domandato.
Ma nulla mi manca in questo rifugio
che puzza di freni surriscaldati e ferro
e strilla con voci di metallo
che tengono lontani, attenuati
i rumori della città
che è fuori
distante.
Nulla ho da chiedere
non sono un accattone
sono solo un uomo che non c'è più
sono un barbone
col mio tesoro appresso
nel carrello da supermercato
in questo castello inespugnabile
dove ho un letto di cartone
in un angolo dimenticato.
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UN RICORDO
CON COLONNA SONORA
AUSCHWITZ
Vecchia canzone
di gioventù passata
consumata in istanti banali
qui assume sapori amari
tragicamente reali.
Son morto ch'ero bambino
son morto con altri cento
passato per un camino
ed ora sono nel vento
Nella fresca mattina
sotto a un sole settembrino
anche la natura
sembra smorzare
i suoi canti
e i suoi colori
Ad Auschwitz c'era la neve
il fumo saliva lento
nei campi tante persone
che ora sono nel vento
Arbeit Macht Frei
passato il portale
il silenzio è tangibile
è quasi totale.
Nei campi tante persone
ma un solo grande silenzio
che strano non ho imparato
a sorridere qui nel vento
Dietro a spoglie finestre
ancora i volti emaciati
dagli occhi incavati.
Io chiedo come può un uomo
uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni
in polvere qui nel vento
Volti atrofizzati dal terrore
incapaci ormai
di esprimere ogni dolore.
Ancora tuona il cannone
ancora non è contenta
di sangue la bestia umana
e ancora ci porta il vento
Nei cubicoli dei dormitori
ancora la sofferenza
di corpi straziati
e di affetti strappati.
Io chiedo quando sarà
che un uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare
e il vento si poserà.
Non c'è bisogno di poesie
per chiedersi quali piedi
calpestarono quella terra
quelle assi
quella polvere grigia
serve solo il cuore
per leggerne i nomi
ed il coraggio
di non dimenticare.
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NON È CHE SABBIA
È tiepida l'oscurità
e tra fragranze di spezie rare
come la speranza che qui
ha i colori dell'ocra
fiori rossi
si sgranano improvvisi
abbaglianti ricami
che incidono il buio
e la pelle
e l'anima
mentre a ponente
già il sole è tramontato
lasciando tenui strie infuocate
come strascico di un sorriso
amaro per una notte
che inesorabile avanza
e intorno non è che sabbia.
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BUON ANNO
Di nuovo qui
a digerire lenticchie in mutande rosse
ad augurare qualunque cosa
tra bollicine evanescenti.
E da domani di nuovo
a vendere fumo e rincorrere illusioni
ignari dei regali veri, non visti
ancora da spacchettare.
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AMICI
Fu per molto tempo morbida
la mia cuccia
e dolci le carezze dell'amico
quando l'aspettavo al ritorno
il cuore al ritmo dell'attesa.
Non fu duro l'addestramento
anche se non era tenero
il mio amico
e doppie erano le coccole
quando azzannavo l'inopportuno
che lo disturbava.
Mi lussai spesso la coda
per scodinzolargli il mio affetto
finchè non venne
nell'estate dell'abbandono
l'area attrezzata sull'A21.
Oggi ho baffi cangianti
occhi gialli e una coda sinuosa
che muovo solo
quando sono nervoso.
Belle signore mi lasciano
bocconcini di fegato e polmone
vicino alla loro cantina
dove non si vedono più sorci
da quando sono qui.
E nemmeno
si vedono più le mie cicatrici
sotto al pelo folto e nero
che incute timore
perfino a quegli stupidi cani
che ancora non sanno.
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