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Poco si addice alla poesia, ma la rabbia è il filo conduttore di questa raccolta. Soprattutto la rabbia nei confronti della stupidità umana in tutte le sue manifestazioni.




  • NEL CHIARO DI LUNA
    (una pietra in memoria delle oltre 90 vittime di Sharm el Sheikh - 23/07/2005)

  • ESEQUIE
    (una pietra in memoria di Massimo Ficuciello e degli altri 27 Caduti a Nassirya - 12/11/2003)

  • ALLA STAZIONE
    (una pietra contro l'indifferenza)

  • UN RICORDO CON COLONNA SONORA
    (una pietra contro ogni campo di concentramento o di sterminio)

  • NON È CHE SABBIA
    (una pietra per ricordare Nicola Calipari caduto a Bagdad)

  • BUON ANNO
    (una pietra per ciņ che è fatuo)

  • AMICI
    (una pietra per chi seppellisce l'amicizia)









NEL CHIARO DI LUNA

Nel chiaro di luna
profumo di fiori
in bianco e nero
e vociare colorato
tra le foglie dei papiri.

Isola di luce
tra lo sciabordio del mare
e il vento ruvido di sabbia
che irrompe dal deserto.

Poi la furia e il fuoco
dei cialtroni di Dio.



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ESEQUIE

Corrono
su autostrade nere,
tra deserti dell'anima,
pensieri sfuocati
ubriachi di dolore.

Corrono
su canali mediatici,
flash tra le lacrime,
moderni fantasmi
che in qualchedove
ancora sognano
salutano
ridono.

Rabbia sterile
non solleva la soffocante cappa
scesa sui lucidi legni
e sui colori dell'orgoglio.

Resta solo l'affetto
tenero come carezza di madre
ad abbracciare chi resta.



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ALLA STAZIONE

Solitari giorni
trascorsi in questo atrio in festa
tra annunci d'arrivi e di partenze
e d'auguri ai passeggeri

frettolosi

vocianti

che non indugiano con me
non si soffermano e mi superano
quasi grati e meravigliati
che non abbia teso la mia mano
e non abbia nulla chiesto o domandato.

Ma nulla mi manca in questo rifugio
che puzza di freni surriscaldati e ferro
e strilla con voci di metallo
che tengono lontani, attenuati
i rumori della città

che è fuori

distante.

Nulla ho da chiedere
non sono un accattone
sono solo un uomo che non c'è più

sono un barbone

col mio tesoro appresso
nel carrello da supermercato
in questo castello inespugnabile
dove ho un letto di cartone
in un angolo dimenticato.



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UN RICORDO
CON COLONNA SONORA

AUSCHWITZ


Vecchia canzone
di gioventù passata
consumata in istanti banali
qui assume sapori amari
tragicamente reali.

Son morto ch'ero bambino
son morto con altri cento
passato per un camino
ed ora sono nel vento


Nella fresca mattina
sotto a un sole settembrino
anche la natura
sembra smorzare
i suoi canti
e i suoi colori

Ad Auschwitz c'era la neve
il fumo saliva lento
nei campi tante persone
che ora sono nel vento


Arbeit Macht Frei
passato il portale
il silenzio è tangibile
è quasi totale.

Nei campi tante persone
ma un solo grande silenzio
che strano non ho imparato
a sorridere qui nel vento


Dietro a spoglie finestre
ancora i volti emaciati
dagli occhi incavati.

Io chiedo come può un uomo
uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni
in polvere qui nel vento


Volti atrofizzati dal terrore
incapaci ormai
di esprimere ogni dolore.

Ancora tuona il cannone
ancora non è contenta
di sangue la bestia umana
e ancora ci porta il vento


Nei cubicoli dei dormitori
ancora la sofferenza
di corpi straziati
e di affetti strappati.

Io chiedo quando sarà
che un uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare
e il vento si poserà.



Non c'è bisogno di poesie
per chiedersi quali piedi
calpestarono quella terra
quelle assi
quella polvere grigia

serve solo il cuore
per leggerne i nomi

ed il coraggio
di non dimenticare.



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NON È CHE SABBIA

È tiepida l'oscurità
e tra fragranze di spezie rare
come la speranza che qui
ha i colori dell'ocra

fiori rossi

si sgranano improvvisi
abbaglianti ricami
che incidono il buio

e la pelle
e l'anima

mentre a ponente
già il sole è tramontato
lasciando tenui strie infuocate
come strascico di un sorriso
amaro per una notte
che inesorabile avanza

e intorno non è che sabbia.



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BUON ANNO

Di nuovo qui
a digerire lenticchie in mutande rosse
ad augurare qualunque cosa
tra bollicine evanescenti.

E da domani di nuovo
a vendere fumo e rincorrere illusioni
ignari dei regali veri, non visti

ancora da spacchettare.



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AMICI

Fu per molto tempo morbida
la mia cuccia
e dolci le carezze dell'amico
quando l'aspettavo al ritorno
il cuore al ritmo dell'attesa.

Non fu duro l'addestramento
anche se non era tenero
il mio amico
e doppie erano le coccole
quando azzannavo l'inopportuno
che lo disturbava.

Mi lussai spesso la coda
per scodinzolargli il mio affetto
finchè non venne
nell'estate dell'abbandono
l'area attrezzata sull'A21.

Oggi ho baffi cangianti
occhi gialli e una coda sinuosa
che muovo solo
quando sono nervoso.

Belle signore mi lasciano
bocconcini di fegato e polmone
vicino alla loro cantina
dove non si vedono più sorci
da quando sono qui.

E nemmeno
si vedono più le mie cicatrici
sotto al pelo folto e nero
che incute timore
perfino a quegli stupidi cani

che ancora non sanno.



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