La "casa nel bosco" esiste veramente, è in Casentino, nel cuore della Toscana, a poco meno di 800 metri slm, tra foreste di faggi, di castagni, di abeti ... un posto magico, terra di sogni e di cinghiali ...
tra i Crudi Sassi spaccati dai millenni
dagli spigoli smussati e ingentiliti
da coltri di muschio folto
e tappeti d'edera abbarbicata
tra i faggi secolari, svettanti pilastri
m'avvio per sentieri
che pur se conosciuti restano
ammantati dalla magia dell'ignoto
dove si perde lo scorrere del tempo
e non v'è traccia del divenire.
Qui dove d'anno in anno nulla muta
la forra profonda si dischiude
di tanto in tanto
sui lontani scenari della valle
come squarci di coscienza
che s'insinuano nelle angosce
del passato che qui ho portato
per disperderle nel bosco
e mentre il falco fischia
sempre la sua nota triste
ritrovo quell'equilibrio armonico
in cui si srotolano i miei pensieri
serenamente
e rinasco in questo verde placentale
avvolgente che mi è padre e madre
Dalla vecchia ringhiera nera di ferro battuto
m'affaccio sul baratro che s'apre verso nord
di questo spartiacque tra il Tevere e l'Arno
e lo sguardo corre dallo scosceso crinale
spaziando dal Tirreno all'Adriatico mare.
Dai Sassi di Simone alle Balze acerbe
l'occhio si sposta e spazia fino all'Amiata
passando da quei fitti boschi
che in Appennino, sono la mia casa.
E pensiero sussulta e come falco vola
ai ricordi antichi che in questi scenari
mossero passi di gioia sfrenata
e speranza rincorsero tra queste faggete
dimora d'incanti e di magie segrete.
Le ortensie macchiano di rosa e di blu
il verde scuro del sottobosco
mentre un raggio di sole coglie il ginepro
quello vecchio, grosso e nodoso
da fare invidia ai cipressi.
L'inverno ha lasciato il segno
di un grosso ramo manca l'ombra
e sul lastricato davanti a casa il sole batte
a scaldare pietre antiche.
Non una voce, non un rumore
nulla d'urbano si riverbera tra i tronchi
solo gli incessanti richiami delle ghiandaie
e il cinguettare continuo di chissà chi.
Una pietra del muro s'è smossa
forse il cinghiale che ha grufolato nel fosso.
Dovrò metterla a posto.
Intanto il vento continua ad affannarsi
per far tremare le foglie degli olmi.
i cardini vecchi
nella penombra
e nell'odore di chiuso
e di polvere umida,
ma è casa.
Si spalancano l'imposte
su immutate viste
che solo ieri
pare d'aver lasciato
e luce entra a dare vita
alle cose ritrovate
in un magico istante
di occhi stupiti
che indugiano
ad abbracciare il tutto
quasi a cercare la certezza
d'essere davvero li
non c'è più nell'aria l'odore dell'estate
e il sole ha ceduto il passo
al calore delle ruggini d'autunno.
I girasoli dimenticati sono vizzi nei campi grigi
e le nuvole s'arrotolano sulle colline,
affondando fredde dita tra alberi impigriti.
La brezza della mattina fa apprezzare
le maniche lunghe e il calore del caffè
che scalda prima del lavoro.
Le spiagge deserte, le giornate più corte.
Anche il tempo pare rallentare il ritmo
lasciando il passo a serate sonnolente
nel ricordo chiassoso delle notti d'estate.
In attesa del sonno, davanti ad un televisore
gli occhi sono nella memoria
di boschi a quest'ora bui e neri
percorsi da un vento freddo che smuove i rami
dove ascolto
gli ultimi richiami striduli di una civetta
e lo scricchiolio di foglie secche
smosse dall'istrice in caccia.