Associazione ex-Allievi Liceo TASSO

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   Pompeo Onesti, nativo di Campagna, vive a Salerno, ove esercita la professione di avvocato. Tra le sue prime pubblicazioni "La Chiena", "La Gramigna e la Fenice", "Via Principati", romanzi di taglio sociale, sempre a difesa del Sud e delle sue parti.

   Per le Edizioni "Controcorrente" ha già scritto "Il brigante", anch'esso presentato recentemente al Circolo Canottieri "Irno".


« "La vita di un fascista non vale più un soldo", pensai e mi avviai, stanco e deluso, verso la stazione ferroviaria nella speranza di prendere un treno per Como o una corriera o un passaggio... La città era diventata improvvisamente deserta e spettrale. Qualche radio trasmetteva la canzone del momento: "Solo me ne vò per la città, passo tra la folla che non sa, che non conosce il mio dolore...

«"Strano", dissi, "mi sono calmato all'improvviso, sono sereno, tranquillo. Due minuti fa ero furioso. "Non ho mai pensato di uscire vivo da questa guerra", disse Mazza, "ho avuto sempre la convinzione che sarei morto proprio così, con la pistola in pugno per non farmi prendere vivo". Si viveva in attesa di qualche cosa di indefinibile che alimentava uno stato d'animo di inquietudine. La guerra proseguiva sì, però sembrava avesse perduto di importanza. Era lontana. Il pericolo reale era vicino, ed era tanto più temuto quanto più imprevedibile e invisibile. C'era, ma non si vedeva ancora. Ma c'era. Lo sapevano tutti. Che faranno gli antifascisti? Come reagiranno i comunisti? Che faranno i tedeschi?  Sui monti apparvero i primi falò».

«Subivano agguati, attentati, imboscate che si indirizzavano verso vittime aggredite alle spalle. I partigiani, infatti, agivano da vigliacchi; uccidevano a tradimento. Nè servì l'idea di portare la pistola fuori della fondina, agganciata ad una cinghia messa a tracollo per poterla usare più rapidamente perché in genere, come ho detto, ci sparavano alle spalle. Questo modo di combattere mi faceva aumentare la rabbia che mi portavo dentro».
«Aveva incontrato la sua Luciana. Me ne parlò a lungo appena rimise piede al paese. Mi riferì anche che l'avvocato Di Nardo era scettico, non credeva che si potesse organizzare una guerriglia al Sud. "La mia impressione", aggiunse Alberto, "a parte la spettacolare impresa compiuta da Riccardo Monaco, è che molti parlano e pochi agiscono".
"Chi è Monaco?"
"Un uomo. Uno di quelli che parlano con l'azione. All'arrivo degli anglo-americani si è levato in volo con il suo aereo ed ha attaccato da solo l'aviazione nemica. E' stato coraggioso, deciso, preciso. Ha abbattuto due fortezze volanti"».

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