La parola a Bergson…

Il tempo spazializzato e reversibile della scienza...

"Tutte le nostre opinioni intorno agli oggetti, tutte le nostre operazioni sui sistemi che la scienza isola, si fondano sull’idea che il tempo non incide su di essi. [...]
Il tempo astratto "t", attribuito dalla scienza a un oggetto materiale o a un sistema isolato, consiste solo in un numero determinato di simultaneità o, più in generale, di corrispondenze, il cui numero resta invariato, qualunque sia la natura degli intervalli che separano le corrispondenze. Quando si parla della materia bruta, si astrae sempre da tali intervalli; o, se si prendono in considerazione, è solo per introdurvi nuove corrispondenze, tra le quali potrà pur sempre accadere tutto ciò che si vorrà. Il senso comune, che si occupa solo di oggetti staccati — come la scienza, che considera solo sistemi isolati —, si colloca alle estremità degli intervalli, e non lungo il loro corso. E però, se, per ipotesi, il corso del tempo si svolgesse con una velocità infinita, sì che tutto il passato, il presente e l’avvenire degli oggetti materiali o dei sistemi isolati potesse squadernarsi in un sol colpo nello spazio, non vi sarebbe, tuttavia, nulla da cambiare né nelle formule dello scienziato né nello stesso linguaggio del senso comune. Il numero "t" non muterebbe significato: servirebbe sempre a misurare lo stesso numero di corrispondenze tra gli stati degli oggetti o dei sistemi e i punti di quella linea già tracciata che è il «corso del tempo."

(da L'evoluzione creatrice, in H. Bergson, Le opere, trad. di P. Serini, UTET, Torino 1971)