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Live 2006: il ruggito dell'Hammond

di Stefano Bertazzolo

foto Valeria Gianni

L'ultima volta che l'avevo sentito dal vivo, l'Hammond di Rick Wright, era il 1994 e il concerto era quello dei Pink Floyd a Modena. Già allora era evidente, come appare anche oggi rivedendo le immagini del DVD di P.U.L.S.E, che la rinascita era davvero completa. Due anni dopo quei concerti fu Broken China a confermare il ritorno definitivo di un grande artista. Poi il silenzio. Il silenzio di un po' tutto il mondo Floyd, rotto solo dalle apparizioni ai concerti acustici dell'amico Gilmour, anch'essi documentati da un ottimo DVD. Poi la leggendaria ma fugace esibizione al Live 8. Ma quest'anno finalmente un ritorno importante all'attività live ci ha consentito di rivedere, e risentire, Richard Wright dal vivo, ancora una volta assieme all'antico sodale questa volta titolare della tournée. Ed è stato un ritorno in grande stile. Chiunque abbia assistito a una data del tour - io ne ho avuto modo due volte, a Milano al teatro degli Arcimboldi e a Venezia in piazza S. Marco - può testimoniare la grande ritrovata voglia di suonare di Rick, apparso in grandissima forma, in grado di regalare prestazioni davvero degne delle grandiose performance degli anni 70. Se ce ne fosse stato bisogno, infatti, i concerti di Gilmour ci hanno prepotentemente ricordato come il binomio Gilmour-Wright fosse l'asse portante del sound Pink Floyd, ancora più in evidenza in questo tour che nelle precedenti uscite a nome Pink Floyd degli anni 80-90. L'hammond e il pianoforte assolutamente in primo piano, a tessere assieme alla Stratocaster paesaggi sonori ora epici, ora delicati, ora deliranti e psichedelici. A tutto questo si sono accompagnati i recuperi di gemme del passato del calibro di Fat Old Sun o Wots Uh The Deal, una indimenticabile esecuzione di Echoes con un Wright scatenato, in grande evidenza e impegnatissimo; la prima esecuzione live di Wearing The Inside Out, suonata in moltissime date, è stato un particolare riflettore su Rick che ha regalato esibizioni vocali anche in Arnold Layne, Astronomy Domine, oltre ovviamente alla già citata Echoes.

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I fragorosi applausi, le standing ovations che il pubblico ha regolarmente tributato a Wright durante queste indimenticabili serate, sono un giusto riconoscimento a un artista troppo spesso sottovalutato nel suo enorme contributo a una grandissima band. Ora pare che il tastierista si dedicherà alla produzione del suo prossimo, nuovo album solista. In mancanza di attività da parte della band (Gilmour non sembra intenzionato al momento a ritornare sui suoi passi) ci sembra un evento da attendere con ansia e impazienza, perchè un Wright così in forma ed entusiasta non potrà che regalarci nuova grande musica.

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Richard Wright, David Gilmour e Dick Parry.


 

 

 

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