La legge di reciprocità

Una pellicola richiede mediamente una quantità di luce costante in ogni suo fotogramma; questa quantità dipende dalla sensibilità scelta. Una pellicola è più sensibile se "vede" meglio al buio, cioè se richiede una quantità di luce inferiore. Pellicole più sensibili sono contraddistinte da un numero ISO più elevato.
La luce ambientale varia in continuazione e dipende anche dagli oggetti circostanti più o meno riflettenti, quindi ad ogni fotografia occorre agire su alcuni parametri per regolarla, cioè per fare in modo che arrivi sulla pellicola nella giusta quantità
La fotocellula all'interno della macchina fotografica ci informa, con un indicatore posto in genere nel visore, se la luce è poca o è eccessiva. La regolazione della sensibilità sulla macchina fotografica serve a tarare la fotocellula in base al tipo di pellicola montata.
La luce si può regolare tramite il diaframma, o tramite il tempo di esposizione. Un diaframma chiuso (numero f elevato) lascia passare poca luce. Analogamente, un tempo di esposizione rapido lascia passare poca luce sulla pellicola. Chiaramente la scelta dell'uno condizionerà quella dell'altro.



Un diaframma molto aperto richiederà tempi di scatto rapidi e viceversa.

La scala dei diaframmi è standardizzata, e sarà pertanto la stessa su tutti gli obiettivi (a parte i valori più esterni che possono differire leggermente:



analogamente, anche la scala dei tempi è standardizzata:



Supponiamo di aver trovato, con l'ausilio della fotocellula, una coppia tempo / diaframma che consente di ottenere un'esposizione corretta. La legge di reciprocità ci dice che, se che chiudiamo il diaframma di 1 stop, cioè passiamo dal valore di diaframma suggerito dalla fotocellula a quello immediatamente più chiuso, per riottenere un'esposizione corretta occorre compensare l'attenuazione della luce raddoppiando il tempo di esposizione.
Inoltre, se sostituiamo la pellicola con una che ha sensibilità doppia, occorre compensare la minore richiesta di luce chiudendo il diaframma di uno stop, o dimezzando il tempo di esposizione.

Quindi:
  • Scegliamo una pellicola ed impostiamo la sensibilità sulla macchina
  • Scegliamo un tempo di esposizione
  • L'esposimetro della macchina ci suggerisce il diaframma da utilizzare
(tempo e diaframma non possono essere scelti entrambi arbitrariamente; scelto uno dei due, l'altro andrà scelto in base alla luminosità ambientele)
    Esempio:
  • Pellicola 100 ISO
  • Tempo 1/125
  • Diaframma f 8
    È equivalente a:
  • Pellicola 100 ISO
  • Tempo 1/250
  • Diaframma f 5,6
    [Stessa pellicola, tempo dimezzato, diaframma + aperto di 1 stop]
    È equivalente a:
  • Pellicola 200 ISO
  • Tempo 1/250
  • Diaframma f 8
    [Sensibilità doppia, stesso tempo, diaframma + chiuso di 1 stop]
    È equivalente a:
  • Pellicola 200 ISO
  • Tempo 1/125
  • Diaframma f 11
    [Stessa pellicola, diaframma + chiuso di 1 stop, tempo raddoppiato]
    È equivalente a:
  • Pellicola 3200 ISO
  • Tempo ???? (1/2000)
  • Diaframma f 11 (potrebbe essere il diaframma più chiuso disponibile)

Quest'ultimo esempio mostra che, se si cerca di utilizzare di giorno una pellicola troppo sensibile, potrebbe non essere possibile attenuare efficacemente la luce; se per esempio f11 è il diaframma più chiuso di cui disponiamo, nel nostro esempio dovremmo ricorrere ad un tempo molto rapido (1/2000 di secondo) che non è disponibile su molte macchine fotografiche, il cui tempo limite è 1/1000 di secondo.

ATTENZIONE!
Cambiare il valore di sensibilità nella macchina, non fa diventare la pellicola magicamente più sensibile!
Questa operazione serve solo a tarare la fotocellula sulla sensibilità della pellicola utilizzata.
Il risultato sarebbe un'intera pellicola sotto-esposta!

Cambiare la sensibilità sulla macchina fotografica può però permetterci di effettuare misurazioni in condizioni di luce molto scarse; usando la legge di reciprocità possiamo poi calcolare il tempo equivalente per la pellicola che stiamo effettivamente utilizzando. Badate tuttavia, che per tempi lunghi la legge non vale più a causa di un fenomeno di soglia delle pellicole noto con il nome di "effetto Schwartzchild".


Vedi anche: