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PALAZZO STERI

Il soffitto delle meraviglie e la Vucciria di Guttuso

E’ uno dei luoghi simbolo della città, un palazzo che custodisce sette secoli di arte e di storia della Sicilia: dall’epoca di fondazione, nel Trecento, a opera della grande famiglia dei Chiaromonte, passando per la stagione dei re aragonesi e per quella oscura dell’Inquisizione spagnola, per arrivare agli Anni Settanta del Novecento, quando l’edificio rinacque sotto il segno degli architetti Carlo Scarpa e Roberto Calandra. Oggi sede istituzionale dell’Università di Palermo, lo Steri (dal francese antico oster, dimora sontuosa) è uno straordinario museo di se stesso in cui ogni passaggio della storia ha lasciato testimonianze preziose: il soffitto dipinto della Sala Magna, i loggiati, i graffiti dei prigionieri dell’Inquisizione già restaurati e inglobati nell’attuale Sala delle Armi, la Sala delle Capriate e la Vucciria di Renato Guttuso, il dipinto-icona di Palermo che l’artista nel 1974 volle regalare all’Ateneo.
Lo Steri nacque nel XIV secolo come residenza dei Chiaromonte, grande famiglia di feudatari. A quell’epoca risale lo splendido soffitto della Sala Magna, commissionato da Martino III Chiaromonte e dipinto fra il 1377 e il 1380 da tre artisti-artigiani dell'Isola che probabilmente avevano appreso questa tecnica durante la dominazione islamica: Cecco di Naro, Simone da Corleone e Darenu da Palermo.
Vero gioiello d’arte, il soffitto offre tutto il vasto repertorio figurativo
che rispecchia la società siciliana delTrecento.
Temi religiosi, l'Antico testamento in primo luogo, si alternano con scene cavalleresche e illustrazioni araldiche e floreali: i tornei d'arme e il corteggiamento dell'amor cortese, i delitti passionali e i castighi, il conflitto islamico-cristiano, l'Iliade e l'Odissea, scene di caccia, momenti ludici come il gioco degli scacchi, tanti stemmi nobiliari. Lungo ventisette metri e largo otto, esteso 215 metri quadrati, presenta la narrazione di 32 storie, una vera enciclopedia medioevale.
L’epoca dei Chiaromonte terminò il 13 maggio 1392 con l’ingresso in città, dopo quasi un mese di assedio, dei re aragonesi Maria e Martino, protagonisti della restaurazione monarchica: principale bersaglio fu lo Steri, di cui si avviò la ristrutturazione già nel 1393. I primi interventi ebbero come effetto l’ampliamento dell’area intorno al palazzo, ottenuto mediante la distruzione di case e altri edifici, mentre all’interno ambienti privati e di rappresentanza subirono un incessante lavorio: nuove porte si aprirono, porte inutili vennero murate, si costruirono soppalchi, tramezzi, scale di legno, botole, armadi e librerie.
Nel corso del XV secolo, con qualche eccezione, a rappresentare la monarchia in Sicilia, e dunque ad abitare lo Steri (dove si riunivano il Parlamento, la Magna Curia, la Corte dei Maestri razionali), furono i viceré. Una presenza che comportò un frequente ricambio di inquilini e, spesso, la convivenza di due o più personaggi con rispettive famiglie e servitù, e dunque continui lavori di adattamento. Intanto, la vicinanza col porto fece sì che lo Steri e le sue pertinenze diventassero abituale punto d’incontro per mercanti e uomini d’affari. Nel 1516 la città si rivoltò contro il corrotto e ambiguo viceré Ugo Moncada; la notte del 7 marzo la folla inferocita si riversò in piazza Marina e assediò lo Steri: il viceré uscì da una porta segreta, raggiunse il porto e si imbarcò. Il palazzo rimase abbandonato al saccheggio per tutta la notte.
Alla fine del secolo XVI lo Steri vive una nuova radicale ristrutturazione: il Castellammare, sede fino al 1593 delle prigioni dell’Inquisizione, venne danneggiato dallo scoppio di una polveriera. Il Sant’Uffizio si trasferì nel vecchio palazzo di piazza Marina, dove vennero realizzare alcune celle, oggi inglobate nella Sala delle Armi, e fu costruito un nuovo edificio carcerario, attualmente in restauro. Una stagione buia terminata nel 1782, quando l’illuminato viceré Domenico Caracciolo cancellò la vergogna del Tribunale e ordinò che gli archivi fossero cancellati con il rogo.
Nel 1799, quando l’onda lunga della Rivoluzione francese arrivò nel Regno delle due Sicilie, il re Ferdinando III fu costretto a scappare da Napoli e approdò a Palermo. Si stabilì a Palazzo Reale, allora sede del Tribunale, e il Tribunale si trasferì allo Steri, dove rimase fino alla metà del Novecento.
Negli anni Ottanta l’Università degli Studi di Palermo, ottenuta la cessione dell’edificio da parte del Demanio, vi ha trasferito la sua sede di rappresentanza. Nel 2004 i prospetti sono stati oggetto di un accuratissimo restauro, condotto da Costanza Conti dell’ufficio tecnico dell’Università, e grazie al quale sono stati svelati tutti i segreti della fabbrica del palazzo. Di recente lo Steri è stato aperto alle visite guidate, tassello centrale dell’offerta culturale e turistica di Palermo.

Piazza Marina 61, Palermo