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Sentenza
9440
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Il reato
di abbandono del tetto coniugale sarà pure stato soppresso, ma nel Codice
penale resiste l'obbligo di assistenza familiare. A ricordarlo è la sesta
sezione penale della Cassazione che, con la sentenza 9440, ha respinto il
ricordo di una donna condannata in primo e secondo grado per violazione
dell'articolo 570 del Codice penale. La donna aveva abbandonato il marito
per un collega, presso la casa del quale si era trasferita. Un
comportamento "egoistico" - ha ravvisato la Cassazione - che non
era dovuto ad altri motivi, se non al desiderio della donna di vivere
liberamente la sua storia. Da qui la conferma della condanna, che la
Suprema corte ha così spiegato: "Nel caso in esame, il contestato
abbandono del domicilio coniugale non risulta in alcun modo
giustificato, non è invero risultato che il marito abbia tenuto un
qualsiasi comportamento contrario ai suoi obblighi coniugali, o alla
corretta conduzione della vita familiare; neppure sono emersi rapporti
interpersonali tanto deteriorati da rendere intollerabile la prosecuzione
della convivenza".
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Condannata
moglie che lascia
il marito
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(2000)
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Sentenza
11706
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Se il
capufficio offende, il dipendente può rispondergli per le rime senza correre
il rischio di essere licenziato. E' il principio contenuto nella sentenza
11706 della sezione lavoro della Cassazione che ha respinto il ricorso
presentato da una società di Napoli che aveva licenziato in tronco un
dipendente "reo" di aver preso a male parole il suo superiore che
"lo aveva provocato con atteggiamento derisorio e sarcastico". Una
reazione che aveva mandato su tutte le furie il dirigente, tanto da indurlo a
licenziare su due piedi il lavoratore. Già il Pretore e il Tribunale di
Napoli avevano dato ragione al dipendente, intimandone la riassunzione. E ora
anche la Cassazione, bocciando il ricordo ha giudicato illegittimo il
licenziamento, facendo sua la sentenza di secondo grado.
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Non va
licenziato chi reagisce
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(2000)
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Sentenza
10107
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La
Cassazione precisa l'orientamento per cui le multe per eccesso di
velocità rilevate dall'Autovelox devono essere contestate subito dagli
agenti, pena la nullità della sanzione. E la Corte (con la sentenza
10107) sottolinea che se la pattuglia che eleva la contravvenzione è
proprio impossibilitata all'inseguimento del pilota in flagrante (per
contestargli subito il verbale) che almeno si metta in contatto - via
radio - con i colleghi appostati più avanti e li incarichi
dell'incombenza. Altrimenti niente da fare: quella multa sarà invalidata.
A meno che, e qui la Cassazione circoscrive l'inefficacia, quando sarà
consegnata al destinatario, non contenga l'esposizione dei motivi per i
quali non è stato possibile notificarla quando si è verificata
l'infrazione al codice della strada. In particolare, la Cassazione ha
respinto il ricorso della Prefettura di Agrigento che non voleva
rassegnarsi alla nullità della multa - non immediatamente contestata -
recapitata ad una donna che nel '98, aveva infranto i limiti di velocità.
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Multe -
Autovelox
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(2000)
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Sentenza
12386
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In
Cassazione nuovo round in favore dei pensionati a scapito dell'Inps. Chi ha
ricevuto in ritardo la pensione o la rivalutazione monetaria del rateo
pensionistico può pretenderne la rivalutazione dal momento in cui il suo
diritto è maturato: lo ha stabilito le sentenza 12386.
La Corte
ha accolto la tesi dei pensionati, dando invece torto all?Istituto di
previdenza secondo il quale la rivalutazione decorre a partire dalla data
di richiesta di pagamento presentata dal pensionato creditore. La Suprema
corte non ha però condiviso questa impostazione, che talvolta ha trovato
ascolto nei giudizi di merito. In particolare, è stato accolto il ricorso
di tre pensionati milanesi che avevano ricevuto con notevole ritardo la
pensione. La Corte di Cassazione ha ribadito la decisione del pretore e
del tribunale di Milano, secondo i quali il diritto dei pensionati a
ottenere la rivalutazione (l'indicizzazione Istat) scatta solo a partire
dalla data della domanda di aggiornamento. In Cassazione questo indirizzo
non è stato convalidato; la rivalutazione, per i giudici della Suprema
corte, deve scattare dal momento in cui il pensionato ne ha diritto, non
da quando la sua domanda è stata presentata.
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Pensioni
rivalutate dalla data del diritto
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(2000)
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