LA NUOVA FERRARA
CULTURA SPETTACOLI
lunedì 30 dicembre 2002, S. Eugenio

 

Semi culturali dai diversi colori
«Parole di sabbia», un'originale antologia di scrittori-migranti
di Davide Bregola
FERRARA. Se la tematica "scrittori migranti" vi giunge nuova ma ne volete sapere di più, oppure v'è balzata all'orecchio e siete incappati in queste due parole (scrittori-migranti) ma non vi è chiaro il concetto, di seguito si parlerà profusamente del libro che fa al caso vostro. L'antologia Parole di sabbia (112pp. 10 Euro) edita da Il Grappolo è una primizia assoluta della narrativa contemporanea. Costituita da dieci racconti e curata da tre docenti ferraresi, ha l'originalità di raccogliere il fiore degli autori stranieri che scrivono in italiano: Sandra Ammendola, italo-argentina stabilizzatasi nel Veneto, svolge mansioni di educatrice. Christiana de Caldas Brito, brasiliana di origine ma romana d'adozione, lavora come psicologa per l'infanzia. Yousif Jaralla, iracheno d'origine, poliedrico artista che dalla Sicilia irradia il proprio talento nel resto del globo. Tahar Lamri, algerino di nascita ma romagnolo per scelta, fa il traduttore, l'animatore culturale e lavora per il teatro di Ravenna. Kossi Komla-Ebri, togolese, medico in Lombardia, alterna, come tutti gli altri autori menzionati, la professione principale a quella di scrittore. L'Ammendola presenta due racconti brevi. Nel primo narra dello scambio di regali natalizi tra un uomo e una donna. Il secondo racconto parte con uno squillo del telefono e finisce con una donna che guarda l'orologio prima di addormentarsi. De Caldas Brito racconta rispettivamente di un mendicante cui vengono offerte parole anziché denaro, di Mohamed e del giradischi che custodisce una memoria, di un viaggio in metrò che diventa metafora delle parole sepolte nell'anima. Jaralla racconta, tra musica e canti, di una vecchia che impazzì dopo aver visto qualcosa di inenarrabile. Nel secondo racconto parla di destino e sorte attraverso le immagini rifrante in uno specchio. Lamri narra di un cantastorie che muta lingua in base al luogo in cui si trova. Poi scrive di un esploratore che è accompagnato nel deserto da un tuareg. Komla-Ebri descrive una famiglia d'immigrati il cui figlio rinnega la provenienza dei genitori.
I racconti dei cinque autori sono accompagnati dai versi di altrettanti poeti. Le loro strofe irrompono nella pagina come se la narrativa fosse colmata da un "machmath" arabo, ossia da una prosa rimata e intarsiata da versi tesi a sottolineare la forza evocativa dei componimenti. I nomi dei poeti: Carmine Abate, reduce da una convincente prova narrativa con Mondadori col romanzo Tra due mari. Abate, italo-albanese, proviene da un paese di lingua arbëresh. Hawad, poeta sahariano appartiene alla tribù tuareg degli Ikazkazen e nomade per vocazione. Alberto Masala, artista sardo da sempre animatore culturale e in stretto contatto con le minoranze internazionali di cui salvaguarda poetiche e memorie. Serge Pey, poeta occitano figlio di profughi catalani rifugiati in Francia dopo la guerra di Spagna. Jack Hirschman, poeta americano che fa della commistione linguistica un proprio marchio di fabbrica. Le loro poesie, aperte per natura a interpretazioni di ogni genere, non sono riassumibili.
Ma chi sono i curatori? Francesco Argento, Alberto Melandri, Paolo Trabucco, insegnanti di Lettere alle Scuole Medie Superiori della nostra città nonché esperti accoliti di questa letteratura migrante che alcuni critici hanno definito come "una nuova corrente letteraria." I tre curatori hanno organizzato con altri il 1º Convegno Nazionale "Culture della migrazione e scrittori migranti" che si è tenuto a Ferrara il 19 e 20 aprile 2002 e contano di farlo diventare un importante appuntamento da riproporre a scadenza annuale. Fanno parte del Cies, associazione nazionale con una sede a Ferrara, il cui scopo è di educare all'interculturalità e promuovere iniziative sulle tematiche della migrazione. Sono membri della redazione del sito Voci dal silenzio (consultabile in rete all'indirizzo digilander.iol.it/vocidalsilenzio).
La prefazione del libro è di Armando Gnisci, comparatista della Sapienza di Roma, tra i primi studiosi a recepire la forza dirompente dell'ibridazione letteraria ad opera di stranieri. Il disegno di copertina che raffigura con tratti essenziali un volto femminile è di Fuad Aziz, pittore di origine irakena ma fiorentino d'elezione.
Gli scrittori che Argento, Melandri, Trabucco, hanno chiamato a sé per portare a compimento «Parole di sabbia» sono, come tutti i migranti, uomini e donne che attraversano luoghi e lingue, tra ricordi della terra d'origine e la spinta verso nuove vite e nuove situazioni. Hanno scelto di scrivere in italiano per amore della lingua, per crearsi una nuova identità, per tenere a freno la saudade, per vocazioni, destini, misteri inenarrabili, voglia di comunicare e molto altro.
Certo è che questi scrittori sono partiti dai loro mondi con un libro in valigia e conservano la propria identità con la quale fecondano il paese d'accoglienza, l'Italia, arricchendo al contempo la nostra e la propria cultura di provenienza.
«Parole di sabbia» è un "pezzo" di letteratura che si va a incastonare nel più ampio mosaico della Letteratura dei Mondi, che è la poetica dell'avvenire, è la cultura del futuro le cui basi si stanno ponendo in questi ultimi anni con testi come quelli degli autori e dei poeti presenti nell'antologia. C'è chi legge solo i classici e non vuole rischiare di confrontarsi con gli autori contemporanei e chi, curioso di ciò che gli succede attorno, cerca di essere al passo coi tempi e non aspetta i ritardatari. Beh, questa volta con Parole di sabbia i primi possono fare uno sforzo.

Francesco Argento, Alberto Melandri, Paolo Trabucco (a cura di), «Parole di sabbia», S.Eustachio di Mercato di S.Severino (Sa), Il Grappolo 2002.

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