| Vincenzo Guerrazzi |
Recensioni
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| Renzo Paris | "IL MANIFESTO" 4 settembre 1974 |
Vincenzo Guerrazzi è un operaio metalmeccanico di trentaquattro
anni.
Ha scritto un romanzo intitolato: Nord e Sud uniti nella lotta.
Guerrazzi
innesta nello spazio di un viaggio per una importante manifestazione
sindacale avvenuta a Reggio Calabria nell'ottobre del '72, episodi
significativi della sua biografia di calabrese emigrato a Genova.
Il
romanzo si svolge su una nave affittata dal sindacato per permettere
agli
operai genovesi di partecipare alla manifestazione meridionale.
La nave
ha vari piani; in quelli inferiori, più scomodi, viaggiano gli
operai; in quelli
superiori, più confortevoli, viaggiano i sindacalisti e le loro
mogli-amanti,
queste ultime sempre pronte sembra, a godersi la vita, a pettegolezzare
come scervellate dame borghesi.
I temi del libro sono essenzialmente due sapientemente intrecciati tra loro:
1) il bisogno di possesso, rappresentato come bisogno sessuale:
presente dalla prima all'ultima pagina;
2) l'insofferenza, la vera e propria "nausea" per la condizione
di operaio, che
Guerrazzi descrive con molta cura. In sordina ne appare un terzo,
che è
poi il motivo per cui il protagonista riferisce i dibattiti politici
con l'amico
odiato-amato Paolo o semplicemente ascoltati sulla nave, in maniera
sempre più esterna, paesaggistica.
Il protagonista infatti è un operaio diverso, potrebbe essere
uno scrittore
come i suoi compagni sanno. Ma la sua specifica condizione lo
ostacola
in questa sua aspirazione. L'amico Paolo, l'interlocutore del
libro, è presentato
come un "missionario" del partito, che sacrifica tutta la sua
vita privata alla
politica e non, "va a donne"; un uomo cioè che ha tutto sublimato
nella politica,
abituato ormai a non vedere più nei suoi bisogni quelli della
classe ma al contrario.
Questo romanzo è una vera sorpresa: finalmente un operaio visto
come un
individuo; che ha bisogni sessuali continui e che li urla, insoddisfatto,
in
tutto il suo libro; un uomo profondamente nauseato dal lavoro
di fabbrica,
che vuole uscire dalla sua condizione, costi quel che costi.
La condizione
operaia è quella di sempre: nausea, vomito per il lavoro desideri
sessuali
sfogati nelle scritte sui muri dei gabinetti, carcere, inferno.
Questo è un
libro che ha i numeri per fare arricciare il naso a più di un
critico
letterario e a più di un politico abituati a vedere nell'operaio
o la classe
operaia in blocco, con tutti i suoi bravi comportamenti prestabiliti,
cosciente di se stessa ecc., o la lotta per un lavoro "meno alienante".
Vincenzo Guerrazzi ci tiene a dire che l'operaio non è un robot
prefabbricato da inserire in film o in romanzi di successo, ma
una persona
per nulla affezionata al suo mestiere. Con buona pace di tutta
la
letteratura piccolo borghese sull'operaio onesto lavoratore, fornito
di
buoni sentimenti e anche di quella più recente dell'operaio-massa,
portatore inevitabilmente di un progetto politico globale. La
lotta politica
per Guerrazzi deve passare attraverso le sue, per così dire, "private"
esigenze, deve tener conto anzitutto dei suoi bisogni se vuole
essere
abbracciata totalmente. La novità forse più scandalosa è poi
che Guerrazzi
aspira ad essere uno scrittore del livello di Joyce e non si accontenta
di
Pratesi. C'è nel suo libro una precisa attenzione alla struttura
e alla
scrittura, un riferimento chiaro a esperienze avanguardistiche
ultime che
però in lui hanno trovato risonanze di cupe "malinconie", per
tutto quello
che nella sua vita di operaio meridionale non ha potuto avere.
Il finale di Nord e Sud infatti, come a qualcuno sarebbe potuto
venire in mente,
non è glorioso. Il protagonista si è addormentato stanco del
viaggio di ritorno e
degli slogans di Paolo, con negli occhi il ricordo della sua adolescenza
calabrese, di una donna ricca che non ha mai potuto amare. Guerrazzi
dunque disubbidisce due volte: una prima volta a chi lo vede come
uno
schema, un robot, un "personaggio positivo", una seconda volta
a chi lo
vuole subalterno nelle sue scelte culturali di scrittore, e tutt'insieme
fa lo
sberleffo a tutta quella cultura piccolo-borghese che si è occupata
dell'operaio finora.
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Vincenzo Guerrazzi H o m e P a g e |
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