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Vincenzo Guerrazzi
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Giovanni Giudici "IL CORRIERE DELLA SERA" 15 luglio 1975


Operaio che ne pensi della mutua e del sesso

 

Utilità di Dio e giorni di mutua, assenteismo e dirigenti, ravioli  e compromesso storico, Brigate rosse e soddisfazione delle esigenze sessuali della moglie, ipotesi se ci sia qualcuno che vuole il bene della classe operaia e pensiero della morte: ecco soltanto alcune delle ventisei domande che Vincenzo Guerrazzi, operaio dell'Ansaldo Meccanico Nucleare di Genova, aveva posto a suo tempo a ottantuno dei suoi compagni di lavoro, "per avere un quadro abbastanza reale del pensiero operaio" come base di documentazione per un romanzo (che probabilmente avremo occasione di leggere in futuro).

 E questo per due ragioni: primo, perché tra intervistatore e intervistati  non esiste (o, diciamo, esiste in misura molto minore) quel diaframma  culturale che vizia spesso l'attendibilità. delle risposte ai questionari, soprattutto quando a rispondere siano persone appartenenti a una fascia  di cultura diversa da quella che ha ormai ritualizzato tal genere di  scambi.
 Secondo, perché l'essere state fornite per iscritto (col questionario Guerrazzi consegnava ai suoi colleghi anche due blocchetti da compilare)  non toglie alla maggior parte delle risposte il tono di calda immediatezza nella terminologia e negli argomenti che avrebbero avuto se fornite a voce e che avrebbero peraltro perduto nella necessaria trascrizione.
Siamo, insomma, in presa diretta.

"Come i padroni"

 Tanto è vero che più di uno fra i sessantotto operai che hanno risposto  non perde di vista, anche nell'inevitabile mediazione a freddo che l'atto della scrittura. comporta, la presenza personale del suo interlocutore;  talvolta addirittura giudicandolo sociologicamente dall'altra parte ("...tu sei come i padroni caro Guerra', perché i padroni ci sfruttano facendoci  lavorare e tu ci sfrutti facendoci scrivere i quesiti che poi vendi ai giornali...  e, poi magari scrivi i libri e li vendi come il primo e fai i soldi.."), talvolta coinvolgendolo in una carica di affettività e gratitudine che supera anche il dissenso politico (come nel caso del cinquantenne ex-crumiro che si è iscritto al sindacato perché "non ho avuto il coraggio di dirti di no").

 Oppure l'amaro umorismo che, circa le possibilità per un operaio di soddisfare sessualmente la moglie dopo otto ore di fabbrica, induce a rispondere che "se la moglie è insoddisfatta ha molte possibilità di farsi soddisfare, tanto il marito non c'è', è al lavoro...".

Incongruenze

E lo stesso è da dirsi per un eventuale tentativo di antologizzazione dei giudizi politici sui partiti e sui sindacati, giudizi dai quali sembra emergere specialmente negli intervistati più giovani un atteggiamento di indiscriminata negatività o di critica accentuata, appena corretto dalle posizioni più disciplinate o addirittura arcaiche (Dio = Stalin) di qualche anziano: tutto quel che si può dire a questo riguardo è che le innegabili incongruenze o più ancora certe espressioni di rabbioso qualunquismo o motivate acerbità polemiche non devono necessariamente indurre alla conclusione che l'orientamento prevalente fra gli operai è "extraparlamentare"; ma semmai confermano la persistenza di una frattura politico-culturale fra la classe e le sue espressioni istituzionalizzate, partiti e sindacati.

Ma bisognerà. subito aggiungere che è anche un libro di alta leggibilità da raccomandarsi a quanti, annoiati da letture troppo spesso infruttuose, non abbiano deposto la speranza di imbattersi in qualche pagina esente dal vizio narcisistico che lo scrivere istituzionalizzato porta quasi sempre con se.
 Qui vi sono pagine scritte con duro sforzo, sera per sera, qualche volta  per strenua convinzione, qualche volta per un'ingenua e nobile e ostinata fiducia nella parola, e qualche altra semplicemente per non scontentare un compagno di lavoro: "Ti confesso che sono contento di essere arrivato all'ultima domanda. Non so se ti serve ancora ma mi ci è voluto tutto questo tempo perché la sera quando arrivavo a casa più di una domanda non facevo. Tuo amico G. Grazie...


Vincenzo Guerrazzi
H o m e P a g e