| Vincenzo Guerrazzi |
Recensioni
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| Corrado Costa | Parma, gennaio 1988 |
Finalmente il critico d'arte - se vorrà parlare della tua mostra,
- uscirà fuori dal suo linguaggio. Tu sei il primo pittore della
neocontroriforma e come tale imponi un metro di giudizio da neocontroriforma.
Io ti vedo come il Veronese davanti ai suoi giudici. Credi che
parlassero di toni, di tinte, di volumi, di prospettive? Parlavano
di Gesù, del suo posto a tavola, come mai c'era un cane, se S.
Giovanni era più alto della Madonna ecc.
Il Critico finalmente - davanti ai tuoi quadri - dovrà adottare
il linguaggio dei burocrati addetti alle lottizzazioni: nei tuoi
quadri Berlinguer è politicamente più alto di Andreotti? I rappresentanti
dei partiti minori sono prospetticamente e politicamente più piccoli
e rappresentati in proporzioni minori? Fare della pittura a soggetto
religioso ti fa correre il rischio di critiche pesantissime: l'aureola
di Andreotti l'hai dipinta più grande di quella di Paietta? Hai
tenuto in conto che "i laici non hanno alone?".
Cosa posso fare per te, Guerrazzi? Posso solo enunciarti a che
sviluppi critici vai incontro, a che tipo di domande devi prepararti
a rispondere, una volta toccato pittoricamente il personaggio
parlamentare: la proposta d'arte di Vincenzo Guerrazzi si carica,
probabilmente per aumenta re la sua forza persuasiva, di significati
polemici contro la DC e il PC.
Ma nella misura in cui il limite naturale dell'arte viene forzato
è assai facile osservare che gli spazi pittorici reali non si
creano alterando il volto del personaggio rappresentato per accrescere
il proprio vigore polemico. I problemi di fondo (leggi: rapporti
tra i personaggi) restano ed è alla fine con quelli che si deve
fare i conti.
La DC, per esempio, ha sempre riconosciuto e riconosce, ovviamente,
l'esistenza di una cultura laica assai importante nell'evoluzione
storica italiana. Questa componente ha una grande funzione, che
è certamente più consistente dell'attribuzione quantitativa espressa
in termini pittorici dal Guerrazzi.
Stai attento Guerrazzi, che potresti trovarti a fronteggiare critiche
di questo tipo: Sei sicuro di essere a posto con le misure, le
grandezze, i volumi, le attribuzioni quantitative in termini di
centimetro quadrato? Hai assegnato sempre ai sei partiti uno spazio
proporzionale?
I rappresentanti dei partiti di maggioranza relativa sono stati
collocati nella parte superiore (nobile) del quadro? Sei sicuro?
Se non sei sicuro, trema.
CORRADO COSTA
Reggio Emilia
20 maggio l980
Il dipinto che Vincenzo Guerrazzi ha dedicato a Parma è un quadro
metaforico allegorico in cui sono rappresentati uomini di cultura,
di economia e di spettacolo del tempo presente e passato, che
hanno inciso, e incidono, maggiormente nell'evoluzione culturale
e nella crescita della città. La pittura di Guerrazzi stimola
l'interesse del pubblico e dei critici per la scelta dei temi
e dei colori. Egli si rifà al Rinascimento. Ma mentre i grandi
pittori rinascimentali erano al servizio di una corte o di un
principe, Guerrazzi non lavora per alcuna corte: egli osserva
il suo tempo e lo descrive. Come Paolo Uccello e Andrea del Castagno,
gli interessa solo mettere in evidenza le qualità dei personaggi
sottolineandone l'energia vitale attraverso la forza del colore,
la luce e l'appassionante intensità delle espressioni.
La sua pittura non è una dolciastra rappresentazione dei "Primi
della classe" né tantomeno una esaltazione: è una rappresentazione
della festa e della gioia.
Questo quadro è come un grande specchio dove si riflette una possibile
rappresentazione della città. Il primo piano è dedicato al cielo
che si interseca tra il Duomo e il Battistero per raccogliere,
precipitato dall'azzurro e dalla luce che si insinua da destra,
il volo delle rondini. Le icone appaiono come un mondo infinito
dove il silenzio viene rotto all'improvviso dal suono dell'orchestra.
I musicisti sono colti nel momento in cui controllano la propria
immagine e si riconoscono. Ognuno si ritrova in mano uno strumento
musicale come nei cori del Beato Angelico, con la differenza che
gli angeli musici gravitano ad altezze impervie, mentre qui i
musicisti sono saldamente attaccati alla terra.
Se appoggiamo sul quadro un foglio trasparente col pentagramma,
le rondini prenderanno il posto delle note per comporre la sinfonia
della città. E' già successo in un film del regista russo Alexandrov,
dove la cinepresa si soffermava sui fili del telegrafo e sulle
rondini in fila. Nella colonna sonora veniva eseguita la musica
delle rondini, e un trillo accompagnava le note che si alzavano
in volo. La musica di Parma, secondo Guerrazzi, è scritta in cielo,
e i musici terrestri cercano di fissarne lo spirito. Come un tempo
le immagini delle cattedrali venivano liberamente tratte dalle
Scritture, così oggi Guerrazzi trae dalla cultura del nostro tempo
i motivi della sua pittura.
Nel quadro ognuno dei personaggi tutela la sua forte personalità
dotata di poteri specializzati. Essi derivano, pittoricamente,
da diversi repertori figurali liberamente tratti dalla storia,
dalla moda, dal mondo economico e da quello politico e sindacale.
Fuori dalla cronaca, ognuno, in rapporto con gli altri, diventa
il prodotto di una immagine simbolica. Esprime il desiderio dell'uomo
davanti allo specchio: fissare la propria figura nel tempo. A
pochi è stata data la possibilità di inaugurare il proprio monumento.
Guerrazzi offre questa occasione. Se ti sceglie, assisti, magari
facendo capolino dalla spalla di un altro, al meccanismo della
creazione artistica.
Guerrazzi va oltre le fotografie di un settimanale che non sono
altro che il progetto di un futuro monumento, la cronaca in attesa
di diventare storia.
La "Festa di Parma" è un quadro pieno di colori che ricordano
una interminabile primavera nordica eccitata dal sapore dei frutti
che si sciolgono in bocca ed evocano il profumo dei fiori.
CORRADO COSTA
Parma, gennaio 1988
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Vincenzo Guerrazzi H o m e P a g e |
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