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Vincenzo Guerrazzi
Recensioni



 

Corrado Costa Parma, gennaio 1988


  Carissimo Guerrazzi

Cosa posso fare per te, Guerrazzi? Posso solo enunciarti a che sviluppi critici vai incontro, a che tipo di domande devi prepararti a rispondere, una volta toccato pittoricamente il personaggio parlamentare: la proposta d'arte di Vincenzo Guerrazzi si carica, probabilmente per aumenta re la sua forza persuasiva, di significati polemici contro la DC e il PC.
Ma nella misura in cui il limite naturale dell'arte viene forzato è assai facile osservare che gli spazi pittorici reali non si creano alterando il volto del personaggio rappresentato per accrescere il proprio vigore polemico. I problemi di fondo (leggi: rapporti tra i personaggi) restano ed è alla fine con quelli che si deve fare i conti.
La DC, per esempio, ha sempre riconosciuto e riconosce, ovviamente, l'esistenza di una cultura laica assai importante nell'evoluzione storica italiana. Questa componente ha una grande funzione, che è certamente più consistente dell'attribuzione quantitativa espressa in termini pittorici dal Guerrazzi.
Stai attento Guerrazzi, che potresti trovarti a fronteggiare critiche di questo tipo: Sei sicuro di essere a posto con le misure, le grandezze, i volumi, le attribuzioni quantitative in termini di centimetro quadrato? Hai assegnato sempre ai sei partiti uno spazio proporzionale?
I rappresentanti dei partiti di maggioranza relativa sono stati collocati nella parte superiore (nobile) del quadro? Sei sicuro? Se non sei sicuro, trema.

CORRADO COSTA
Reggio Emilia
20 maggio l980


La musica delle rondini e i musicisti terrestri

 Il dipinto che Vincenzo Guerrazzi ha dedicato a Parma è un quadro metaforico allegorico in cui sono rappresentati uomini di cultura, di economia e di spettacolo del tempo presente e passato, che hanno inciso, e incidono, maggiormente nell'evoluzione culturale e nella crescita della città. La pittura di Guerrazzi stimola l'interesse del pubblico e dei critici per la scelta dei temi e dei colori. Egli si rifà al Rinascimento. Ma mentre i grandi pittori rinascimentali erano al servizio di una corte o di un principe, Guerrazzi non lavora per alcuna corte: egli osserva il suo tempo e lo descrive. Come Paolo Uccello e Andrea del Castagno, gli interessa solo mettere in evidenza le qualità dei personaggi sottolineandone l'energia vitale attraverso la forza del colore, la luce e l'appassionante intensità delle espressioni.
La sua pittura non è una dolciastra rappresentazione dei "Primi della classe" né tantomeno una esaltazione: è una rappresentazione della festa e della gioia.

Nel quadro ognuno dei personaggi tutela la sua forte personalità dotata di poteri specializzati. Essi derivano, pittoricamente, da diversi repertori figurali liberamente tratti dalla storia, dalla moda, dal mondo economico e da quello politico e sindacale.
Fuori dalla cronaca, ognuno, in rapporto con gli altri, diventa il prodotto di una immagine simbolica. Esprime il desiderio dell'uomo davanti allo specchio: fissare la propria figura nel tempo. A pochi è stata data la possibilità di inaugurare il proprio monumento. Guerrazzi offre questa occasione. Se ti sceglie, assisti, magari facendo capolino dalla spalla di un altro, al meccanismo della creazione artistica.
Guerrazzi va oltre le fotografie di un settimanale che non sono altro che il progetto di un futuro monumento, la cronaca in attesa di diventare storia.
La "Festa di Parma" è un quadro pieno di colori che ricordano una interminabile primavera nordica eccitata dal sapore dei frutti che si sciolgono in bocca ed evocano il profumo dei fiori.

CORRADO COSTA
Parma, gennaio 1988


Vincenzo Guerrazzi
H o m e P a g e