| Vincenzo Guerrazzi |
Recensioni
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| Luigi Compagnone | Napoli, 4 febbraio 198l |
Vincenzo Guerrazzi, operaio genovese, ha scritto quattordici racconti
ora riuniti in un libro che ha per titolo: Vita operaia di fabbrica:
l'alienazione. Poi mi ha chiesto per lettera, in modo sarcastico
e sofferto, di dire pubblicamente che cosa ne pensa un bonzo democrattico!
del libro di un povero oscuro operaio. Io penso che il suo libro
sia un documento interessante non solo sulla condizione operaia
attuale ma sul destino della classe in una società avanzata. Per
quattordici racconti questo operaio intelligente e disperato ripete
questa idea: siamo fottuti, siamo tagliati fuori, è inutile che
ci facciamo illusioni: la cultura, l'arte, la politica, la storia
appartengono agli altri che ce ne lasciano cadere qualche briciola.
Ne nasce un razzismo alla rovescia, un razzismo operaio per cui
gli altri, qualsiasi cosa facciano e dicano sono dei nemici, dei
demagoghi, degli imbroglioni: il borghese intellettuale che promette
le rivoluzioni che non farà mai, il sindacalista che ha imparato
come si fa l'operaio senza lavorare, l'artista impegnato soprattutto
a fare i comodi suoi, tutti finiscono nello stesso mazzo, se non
sono dei nemici dichiarati, sono degli estranei. Se la classe
operaia è davvero così, come la descrive questo genovese, se ha
perso ogni fede nella politica delle alleanze, se rifiuta in partenza
di assumersi il compito storico di prendere sulle sue spalle i
problemi di tutti, anche di coloro che non indossano la tuta,
allora è vero che la sua ora rivoluzionaria è passata, che spetta
ad altre classi di diventare il motore della storia. "I comunisti
- dice Guerrazzi - non mi amano. Non sono uno dei loro, non sono
della famiglia". E lo credo: un libro come questo non denuncia
tanto lo sfruttamento capitalistico, fatto o misfatto notorio;
denuncia la crisi dei partiti operai e sembra suggerire che nei
Paesi avanzati la classe operaia né va in paradiso né resta nell'inferno
i cui si meditano luciferine rivolte; ma sta in un grigio sgradevole
purgatorio che nessuno può sopprimere, ma da cui tutti sognano
di scappare.
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Vincenzo Guerrazzi H o m e P a g e |
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