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BENVENUTI NEL SITO DELLA PARROCCHIA DI VARENNA

Panorama di Varenna dal Lago di Como

PARROCCHIA DI SAN GIORGIO - Piazza S. Giorgio 25 - Varenna - Tel. Fax 0341/ 830.228 - E-mail: par.va@libero.it

Parroco: Don Lauro Consonni

SCHEDA STORICA

Sono numerosi gli studi fatti sulle origini di questo paese. L'arch. Prof. Gianfranco Caniggia di Roma,libero docente di composizione architettonica della Università di Roma, negli anni '70 in un Congresso tenutosi in "Villa Monastero" , dagli studi fatti sulla planimetria del paese, ipotizzò che la sua origine risalisse ad un "castrum romano". Nel 1991, l'Arch. Elena Amadio conseguiva la laurea in Architettura al Politecnico di Milano in cui illustrava la sua ipotesi per cui il paese fosse di origine medievale.
La prima data sicura che compare nei documenti è del 493 quando il Papa Gelasio consegna al Vescovo di Milano Teodoro la nomina di Conte con potere su diversi centri abitati. Tra cui c'è Varenna.
Nel 769, il Diacono Grato di Monza, lascia delle terre che sono in Varenna all'Arciprete di Monza, perché dalle rendite derivanti si potesse costruire uno "Xenodochium" - (casa di accoglienza per stranieri). Da qui nasce la dipendenza di Varenna da Monza in tutto, compreso il rito patriarchino, che resterà in vigore fino alla sua soppressione con il Concilio di Trento (1563).
La dipendenza di Varenna da Monza giustifica:

  • l'introduzione del "rito patriarchino" o più correttamente, rito Patriarcale di Aquileia, tanto che ancora oggi i varennesi vengono chiamati con il soprannome di "Patriarchit de Varèna"

  • la dedicazione della prima Chiesa (sec.XI) a S. Giovanni Battista, patrono di Monza

  • il suo legame con la Regina Teodolina e con i longobardi

  • la sua Lega con Milano ed i Comuni contro Como ed il Barbarossa. Quando il 24 giugno 1169 i comaschi vollero punire i comacini per la loro ribellione a Como ed incendiarono l'isola, i comacini fuggirono a Varenna, sicuri di trovare in questa terra la nuova patria.

  • Ancora oggi, ogni primo sabato del mese di luglio si ricorda questo fatto con la rievocazione dello sbarco

  • Moriva l'insula vetus, cioè l'isola comacina e nasceva, l'insula Nova, la nuova Varenna. Furono gli anni in cui in questo borgo, protetto dalla torre di Vezio e tutto fasciato da postazioni e mura sicure, vide uno sviluppo impressionante. Il paese era raddoppiato. Bisognava costruire una nuova Chiesa e per questo si pose mano alla edificazione di S. Giorgio (fine XIII sec.).

Nella nostra Chiesa sulla prima colonna di sinistra viene raffigurata la Regina Teodolinda con la testa coronata e la rosa in mano, così come compare nel dittico in avorio di Stilicone che il Papa Gregorio Magno donò alla Regina in occasione del Battesimo del figlio Teodaldo.
Questa dipendenza da Monza dura certamente fino alla Prima Visita pastorale di San Carlo Borromeo (1.11.1566) in cui si dice che il Parroco Don Francesco Sicco, cremonese era in carica da 5 anni e che era stato eletto dalla gente " per antica consuetudine, dietro conferma dell'Arciprete di Monza". Detto parroco era di diritto, Canonico del Duomo di Monza.
Legata a San Carlo Borromeo, c'è l'altra questione della soppressione del Monastero delle Cistercensi, oggi "Villa Monastero" di proprietà della Provincia di Lecco e centro di studi del CNR.
Perché è una questione? Perché si attribuisce la sua soppressione al fatto che quelle monache avrebbero tenuto dei comportamenti poco conformi al loro stato, tipo "Monaca di Monza". La soppressione non è frutto di un arbitrio di San Carlo, ma solo una corretta applicazione del dettato del Concilio di Trento, come si rileva dalla bolla papale di S. Pio V, del 1567, in cui vengono riportate le motivazioni: soppressione dei monasteri con meno di 12 monache professe il cui fabbricato fosse ubicato fuori delle mura del borgo ed in particolare, perché c'era un testamento del Longhi di Lecco che lasciava case e terre in luogo detto "al Chioso" (l'attuale Chiuso?) a patto che le monache si trasferissero appunto a Lecco, in quel Monastero.
Le più grandi famiglie nobili del Ducato di Milano avevano qui le loro ville : Mazza, Mornico, Serponti, Tenca, Cella. Gli Sfondrati di Cremona ebbero qui una loro villa sontuosa: "la Capuana".


L'OTTOCENTO A VARENNA: UN NIDO OSPITALE DELLA CULTURA EUROPEA


Con certosina pazienza, l'Adami consultando il registro delle firme della proprietà del Royal Victoria ha potuto stendere l'elenco di tutti i personaggi famosi che hanno soggiornato sul nostro scoglio o perlomeno siano stati di passaggio.

Pur rimandando a quell'elenco non si può fare a meno di ricordare qualche nome di spicco:

  • l'imperatore d'Austria, Ferdinando I e l'imperatrice giunsero da noi verso le 13 del 25 agosto 1838; a Varenna, pranzarono presso l'Albergo Venini, ora Villa Cipressi, poi sul battello a vapore, il Falco, raggiunsero Villa Melzi dove pernottarono ed il giorno seguente poterono assistere ad una regata, con sei uomini per barca, in cui il primo premio fu per quella Varennese capitanata da Carlo Venini

  • la Regina Vittoria che poi diede nome all'albergo omonimo

  • Massimo D'Azeglio, genero di Alessandro Manzoni per aver sposato in prime nozze la figlia Giulia, morta nel '36; lo scrittore aveva una Villa a Loveno di Menaggio, ma veniva spesso a Varenna, perché la seconda moglie, Luisa Maumary aveva in Varenna una sorella, Carolina Maumary ved. Seufferheld ed un cognato, Ippolito Blondel; questo nome spiega come il D'Azeglio fosse legato a filo doppio con il nostro Don Lisander; il D'Azeglio ha dipinto anche due quadri su Varenna - la punta del Morcate ed i portici - ora conservati alla Galleria d'Arte Moderna di Torino

  • negli anni '50 vi soggiornò il Ginami, patriota milanese ucciso davanti al Castello Sforzesco dagli Austriaci e poi sepolto a Varenna; la moglie, Emilia Venini rimasta vedova si arruolò come infermiera nelle truppe garibaldine; fu in tale circostanza che conobbe il medico di Garibaldi, Dott. Enrico Albanese e lo sposò

  • a Varenna soggiornarono anche le sorelle di Pietro Borsieri, altro martire del Risorgimento rinchiuso allo Spilberg con Silvio Pellico; Francesca e Maddalena quando ebbero coscienza che per il fratello non ci sarebbe stata speranza alcuna di liberazione, si ritirarono a Varenna dove tennero una piccola scuola elementare.

Si parla pure di una presenza di Gounod che qui a Varenna avrebbe composto la celebre "Ave Maria"; più probabile, anche se non sufficientemente documentata sarebbe stata la presenza di Riccardo Wagner il quale, tramite l'amica italiana Giovannina Lucca, era intenzionato a trovare una Villa sul lago di Como poiché "il dolce clima d'Italia è necessario a colei che oggi si chiama Madama de Bulow, ma che presto cambierà il suo nome con il mio"; la residenza del maestro sarebbe stata trovata in una villa di Fiumelatte proprio di fronte a Bellagio; di ville del genere ce ne sono diverse e molto belle e riesce quindi difficile poterla identificare.
Certo è che non mancarono i musicisti che, quasi si davano costante appuntamento, sia nella casa dei Pirelli detta, "Ca' Tinai", o, "ca' di matt" per lo strepito che si faceva in questa villa posta proprio sulla punta di Varenna. Anche la Luisa Venini, di cui parleremo subito in un capitolo a parte, era solita raccogliere il fior fiore degli artisti del bel mondo milanese nella sua Villa, , oggi detta "Villa Mapelli" che domina la passeggiata a lago, detta "la passerella".
Chi vi soggiornò più a lungo fu certamente Leopoldo Marenco che qui compose tutte le sue opere principali dal momento che la sua residenza perdurò una decina d'anni; la sua familiarità con i varennesi era tale che nel 1872 fece da padrino e diede il suo nome a Vitali Leopolda figlia di negozianti; ma anche Gaetano Braga che qui compose la "Leggenda Valacca" e "Le melodie di Varenna"; di quest'ultimo poi, si dice che, Luisa Campioni cg. Venini, ben conoscendo la sua prodigalità, si preoccupasse di salvare un poco della fortuna economica del maestro ogni volta che rientrava da Parigi, per potergli poi offrire la possibilità di ritornarvi quando ormai avesse dato fondo a tutte le sue sostanze. Attorno a questo pugno di artisti che vi risiedevano quasi abitualmente si univano poi gli altri artisti come il Capuana, il Ponchielli, il Verga, Cencio Poggi, Cesare Rossi, Pietro Cossa, il maestro Platania, il M°. Viganò, Ricordi e Giuseppe Verdi.
Con l'800 abbiamo anche la presenza di quei personaggi che chiameremmo da "seconda casa", perché pur avendo una residenza principale in altre città, finivano però per affezionarsi a questo piccolo paese dove, per le dimensioni del borgo, potevano ritenersi ai vertici dell'attenzione e della riverenza: loro erano ( i sciuri) : i Signori! Così pur avendone già parlato conta ricordare la figura di Carlo Isimbardi, proprietario della Villa, ora detta "Villa Cipressi". Anche lui, per parte di madre, Maddalena Beccaria, era cugino del Manzoni. Fu un politico, perché abbracciò in pieno la Rivoluzione francese e da Napoleone fu nominato Direttore Generale della Zecca del Regno, ma anche un dottissimo cultore delle scienze dell'ottica e della meccanica. Morì in Varenna il 2 febbraio 1824.
Un'altra figura di cui abbiamo gà accennato è la Nobildonna Carolina Maumary ved. Seufferheld, proprietaria in quei tempi di Villa Monastero; si convertì al cattolicesimo e fu prima e munifica benefattrice dell'Asilo d'infanzia, ora detto "Asilo G.B. Pirelli" dal nome dell'illustre varennese che a Milano trovò la sua fortuna diventando il "Re della gomma".
Fra i primi Sindaci di Varenna, se non il primo in assoluto fu Luigi Bellati, nato a Taceno nel 1799, laureatosi in giurisprudenza, svolse la sua attività come Pretore di Chiavenna; le sue idee politiche non piacquero agli Austriaci che, credendo di distruggerlo economicamente e politicamente lo confinarono a Varenna; qui egli trovò, invece, un terreno fertile per le sue idee di libertà e molti amici.

GIACOMO E LUISA VENINI, I PROTAGONISTI DI "PICCOLO MONDO ANTICO"


A questo punto so di dare un grosso dispiacere a chi custodisce i ricordi letterari sulla sponda italiana di un altro lago, il Ceresio, ma la verità storica non si può cancellare.
Se Antonio Fogazzaro ha scelto quella sponda di lago e quei paesi e non poteva essere che così, bisogna però testimoniare con chiarezza che i protagonisti sono a buon diritto varennesi.
Sull'argomento è necessario rifarsi agli studi del Prof. Luigi Romano che ha pubblicato: "Il carteggio inedito Fogazzaro - Luisa Venini".
La casata Venini era originaria dell'Isola Comacina e dopo la distruzione di questa, i suoi componenti si trasferirono a Varenna; non certamente a Como che aveva procurato direttamente tanto dolore agli Isolani; il trasferimento in Como di questa famiglia deve essere avvenuto nei secoli successivi, soprattutto se si tiene conto della condizione sociale raggiunta dai suoi discendenti.
L'Avvocato Giacomo Venini, dimorante in Como, aveva ricevuto in eredità da uno zio omonimo la Villa in Varenna, ora "Villa Mapelli", con ingresso sulla via principale del paese, detta "Via Venini" perché prende il nome da due eroici pronipoti dell'Avv. Giacomo caduti per la patria.
Il 25 settembre 1842 nella Chiesa di S. Pietro Sovera, Giacomo Venini sposa Luisa Campioni nata a Mojana il 25 dicembre 1817.
Dopo un anno e mezzo circa di matrimonio, ai giovani sposi nasce il 25 gennaio 1844 il primo figlio maschio che prende il nome di Guido.
L'anno seguente, il 22 gennaio 1845 nasce il secondogenito che prende il nome di Giulio; il terzogenito, Pietro Gugliemo nasce a Varenna il 10 maggio 1850 e muore due anni dopo, sempre a Varenna I' 1 I luglio 1852 per il morbo di Croups o difterite. Il Romano nella sua ricerca fa nascere quest'ultimo nel '45 e quindi, contro la fede dei registri parrocchiali, ne dà la morte a sette anni.
Si può presumere che l'avvocato, pur avendo la residenza e tutta la sua attività in Como, come era nella tradizione dell'800, portasse la famiglia nella Villa di Varenna dalla primavera al tardo autunno; mi pare di averne una conferma indiretta nel fatto che i figli, Guido e Giulio, che sono di gennaio, nascono a Como, mentre Pietro Guglielmo, che è di maggio, nasce e viene battezzato a Varenna; così accadde anche per i nipoti.
Nei moti risorgimentali del '48, l'avvocato diventa un personaggio di primo piano nella organizzazione dell'insurrezione a Varenna, tanto che il giornale "22 Marzo" lo cita espressamente per tessere l'elogio sul suo operato. Si può anche capire che per l'avvocato, in quei mesi, la Villa di Varenna fosse più ospitale di Como, dove gli Austriaci tenevano una piazza di controllo.
E' ben noto come i moti risorgimentali, ispirati dagli orientamenti politici e filosofici di Mazzini e Garibaldi, non fossero proprio in sintonia con le scelte politiche e pastorali della Chiesa; questo scontro era ancor più sentito in questi piccoli paesi che, per una tradizione da far risalire a San Carlo, erano avvinghiati ad una granitica tradizione cattolica; ciò non toglie che i parroci locali, come ho già accennato sopra, si siano segnalati per amor patrio anche a rischio della propria vita come fu per il Curato Don Ruspini.
Non ultimo fra i grandi personaggi, è doveroso ricordare il più grande teologo del nostro secolo, Romano Guardini che soggiornò a Varenna nelle estati dal 1923 al 1926 e che da qui scrisse un interessante volumetto dal titolo "Lettere dal lago di Como" in cui pone già in quegli anni il problema del rapporto tra industrializzazione e rovina del paesaggio.

I libri pubblicati su Varenna non si contano. Ne citiamo solo quelli che ricordiamo:

  1. Nove volumi editi dalla Parrocchia dal titolo latino "Varèna seu insula nova" in cui si sono pubblicati tutti i documenti riguardanti la storia delle sue sette Chiese e l'anagrafe a partire dal 1636 fino alla fine dell'800
  2. L. Consonni, le Visite pastorali di S. Carlo Borromeo a Varenna, Mandello del Lario, 1984
  3. L. Consonni, Il catalogo delle opere d'arte delle Chiese di Varenna, Mandello del Lario, 1985
  4. L. Consonni, P. Ferrara, L'indulgenza delle sette Chiese di Varenna, Bellano 2000
  5. L. Consonni, P. Ferrara, Mons. Diego Venini accanto agli Arcivescovi di Milano, Bellano 2001
  6. Viennepierre, Romano Guardini, Lettere dal lago di Como, Monza 1993
  7. Varenna che sfugge, immagini tra ottocento e novecento, Ass. Scanagatta
  8. Un volume su Villa Cipressi a cura della Associaz. Villa Cipressi
  9. Stefano Della Torre, Villa Monastero di Varenna
  10. Copia anastatica del Volume di Vittorio Adami, "Varenna e il monte di Varenna", saggio di storia comunale, Milano 1927, pubblicata a cura della Assoc. "L. Scanagatta"
  11. Copia anastatica del Volume di Vittorio Adami, "Cenni genealogici aulle famiglie di Varenna e del monte di Varenna", Milano 1923, pubblicata a cura della Assoc. "L. Scanagatta"
  12. Lauro Consonni, Trascrizione a stampa dei Diari di S. E. Mgr. Diego Venini; Arciv. di Adana e secondo segretario di PIO XI (1922 - 1939)

Breve descrizione delle opere conservate in San Giorgio

ESTERNO

Basilica a tre navate quasi ultimata con intenzione della sua consacrazione nel 1313. Restaurata nel 1957.
Facciata:a frontone spezzato, monocuspidata, da cui appaiono evidenti i segni di tre diversi momenti di interventi radicali. Nella parete obliqua del rosone centrale la decorazione rappresenta dei delfini. Lateralmente, a destra S. Cristoforo.
Il bel campanile, così armonico nelle proporzioni, è del 1653. Fu restaurato nel 1978.

INTERNO

Sono interessanti gli affreschi che si trovano nella navatella a Sud perché, nella corona dei santi sono raffigurati anche dei monaci in abito bianco (cistercensi?) e S. Benedetto. Si può pensare se non ad un monastero ad una presenza di monaci per assistere le suore del Monastero? Sui due cilindri che separano il presbiterio dalla navata si trovano due affreschi con le figure di un Sommo Pontefice e di una Santa coronata e con una rosa in mano. Facendo riferimento al dittico di Stilicone si potrebbe pensare alla figura della Regina Teodolinda e quindi per il Pontefice dovrebbe trattarsi di Papa Gregorio Magno.

AL CENTRO

Polittico di S. Giorgio. e firmato da Giov. Pietro De Brentanis (1467). Rappresenta da destra a sinistra: S. Giorgio - La Vergine - S. Pietro da Verona. Sulle lesene dello stesso abbiamo i Santi Nelle tre cuspidi abbiamo la Croce al centro, Maria SS. e l'Arcangelo Gabriele.

A SINISTRA

Pala d'altare:
1. Il Battesimo di Gesù' (1553 Sigismundus de Magistris de Corno pinxit).
2. Polittico per pala d'altare (1450 - autore ignoto). Si tratta di quindici tavolette di legno con raffigurazione di Santi venerati a Varenna. Due di queste tavole sono state rubate nel 1975-76, raffiguranti S. Antonio abate e S. Lucia.
3. Pala d'altare (1494 - autore ignoto).Il dipinto centrale è recentissimo. Alla composizione primitiva vi appartengono le quattro Sante.
A sinistra: S. Caterina e S. Lucia.
A destra: S. M. Maddalena e S. Apollonia.
Alla base: il Signore ed i dodici Apostoli.

A DESTRA
La Deposizione dalla Croce sopra la sacristia. Un'opera meravigliosa in sasso colorato, dove le braccia del Signore fanno da diagonale ad un quadro formato da personaggi armoniosamente disposti. E' forse l'opera più preziosa di questa Chiesa.

Confessionale in stile barocco dell'intagliatore Giovanni Albiolo (1690).


GALLERIA DI IMMAGINI



HISTORICAL REPORT

Many studies have been made about the origin of this village.
The architect Prof. Gianfranco Caniggia from Rome, qualified university teacher of architectural composition at University of Rome, assumed during a congress at Villa Monastero held in the seventies, that the village's origin came from a "castrum romano". This assumption was based on some studies made about the plan of Varenna.
The first sure date appearing in the documents is 493, when the Pope Gelasio appointed the Bishop of Milan Teodoro Count, with power on various towns, among which Varenna. In 769 the Diacon Grato from Monza left some land in Varenna at the Archpriest of Monza, in order to build a "Xenodochium (open house for foreign people) with the profits coming from these land. From here the complete dependence of Varenna on Monza, including the "patriarchal rite", that will be in force until its suppression decided during the Trento Council (1563).
The dependency of Varenna from Monza justifies:

  • The introduction of the "patriarchal rite" or more precisely, the Patriarchal Rite of Aquileia. Because of this particular rite Varenna people are still called with the nickname "Patriarchit de Varèna".
  • The dedication of the first church (XI century) to St. John the Baptist, the patron saint of Monza.
  • Its relationship with the Queen Teodolinda and with Longobards.
  • Its League with Milan and the Towns against Como and the Barbarossa (Redbarth). When on June 24th, 1169 the Como people decided to punish the Comacines for their insurrection against Como, the Comacines fled to Varenna sure to find there a new home. Still today such event is celebrated each first Saturday of July, with the memory of the landing.
  • The "Vetus insula" (i.e. the Comacina Island) died and the "Insula Nova" - the new Varenna - was born. During these years the village well protected by the Vezio Tower and the surrounding walls had a surprising development. The village doubled. It was necessary to build a new Church and the manufacture of St. George Church (end of XIII century) began.

On the first left column of our Church the Queen Teodolinda is represented with the crowned head and the rose in her hands, in the same way she appears in the ivory diptych of Stilicone, given to the Queen by the Pope Gregory the Great on the occasion of the Baptism of her son Teodaldo.

The three aisles Basilica was founded in 1313 and restored in 1957.

OUTSIDE

The single-cusp front is characterised by a broken pediment and one can recognise the marks of the three different periods of construction ori it. The decoration of the edge of the rose window represents some dolphins. On the right side St. Christopher is represented. The slender bell tower was built in 1653 and restored in 1968.

INSIDE

CENTRE
Polyptych painted by Giovanni Pietro de Brentanis (1467); from the right Saint George, the Virgin Mary and Saint Peter Martyr from Verona.

LEFT
1. Altarpiece showing the Baptism of Christ (1553 - Sigismundus de Magistris de Como pinxit).
2. Politptych for altarpiece (unknown painter 1450). It consists of fifteen oil paintings on wood. At the bottom the Virgin Mary sitting on a throne and bearing the Child on her arms. Two angels and two Saints on the sides.
3. Altarpiece (1494) The central painting does not belong to the Primitive composition (1926). Four oil paintings on wood on the sides: St. Catherine and St. Lucy on the Left side, St. Mary Magdalen and St. Apollonia on the right side. At the bottom, Our Lord and the twelve Apostoles.

RIGHT
1. Painted stone sculpture of the Virgin Mary bearing the dead Body of Christ on her lap. It is probably on the top pieces of the Basilica (1486 ?).
2. The Lady of the Rosary Chapel (1777).
3. Baroque style Confessional (1690) engraved by Giovanni Albiolo.

IMAGES GALLERY