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UNA PAROLA AL GIORNO

RIFLESSIONI  QUOTIDIANE  SULLA

PAROLA  DI  DIO

a cura di don Franco LOCCI

 

 

GENNAIO  1991

 

 

 

MARTEDI' 1 GENNAIO 1991

 

“FOGLIO BIANCO”

"Servite alla volontà di Dio nel tempo che rimane in questa vita mortale". (1Pt 4,2)

Ogni volta che mi accingo d scrivere, il foglio bianco da una parte mi attira dall'altra mi spaventa. Su un foglio bianco può prendere vita una storia, una parola di conforto o anche una parola che farà male, può nascere un disegno meraviglioso o anche un orribile sgorbio. L'anno nuovo è un po' così: un foglio bianco, non sappiamo quanto lungo, sul quale scrivere la storia della nostra vita. Ci può entusiasmare scrivere una nuova pagina o ci può lasciare perplessi anche perché, magari, il risultato delle "pagine" precedenti non ci ha esaltati. Ma penso anche che qualunque storia prenderà corpo in questa pagina bianca, bella o brutta, difficile o lineare c'è già una parola scritta da Colui che il foglio bianco ci ha donato e che può  ispirare tutto lo scritto. E la parola è: AMORE.

 

 

MERCOLEDI' 2 GENNAIO 1991

 

“IPOCRISIA”

"Non c'è nulla di nascosto che non sarà svelato e nulla di segreto che non sarà conosciuto". (Lc. 12,2)

Mi sembra di vedere la scena come in un film, "Buon giorno signora; da quanto tempo non la vedevo; che piacere mi fa incontrarla!" che diventa: "Che iella! potevo ben vederla prima questa pettegola e attraversare la strada dall'altra parte ed evitarmi di perdere tempo con lei". E la persona pia che prega tutta composta e assorta: "Padre Nostro che sei nei cieli" che diventa: "Guarda quel mio vicino! E' venuto in chiesa per farsi vedere e vedi che razza di vestito si è messo!" Davanti a Dio c'è poco da nascondere! Lui legge il cuore, lui il film della nostra vita lo vede al naturale, senza doppiaggio! Il senso di vergogna che proveremo alla fine della vita, quando le cose saranno svelate, sarà la nostra condanna. Non varrebbe la pena di essere meno ipocriti fin da adesso? E non sarà anche ipocrisia ancora più grossa nascondere certi atteggiamenti facendoli passare per falsa carità?

 

 

GIOVEDI' 3 GENNAIO 1991

 

“SANGUE”

"Siete  stati  riscattati... col prezioso sangue di Cristo"  (1Pt. 1,18-19)

Erano le dieci passate e quella sera due infermiere erano ancora al lavoro. Un operato stava  causando loro serie preoccupazioni. Aspettavano il chirurgo con impazienza. Ogni minuto era prezioso, era in gioco la vita di un uomo. Finalmente il medico arrivo. Dopo  aver esaminato  il  malato e riflettuto   alcuni   secondi, dichiaro: "Presto, quattro flaconi di sangue!" ed uscì. Bisognava agire, nella scorta é era soltanto un  flacone del gruppo richiesto. Una delle infermiere apparteneva a quel gruppo sanguigno; decise di dare il proprio sangue. Due ore più tardi ella era sola nella sua camera.  Benché stanca, non si addormento subito.  Pensava a Colui che, per amore per lei, aveva dato molto di più, tutto il suo sangue, quel sangue di cui la Bibbia dice:"II sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato". (1Gv 1,7). Con una trasfusione si era potuta prolungare  una  vita. Con il sangue di Cristo, il  peccato, quella malattia che rode tutta l'umanità, può essere perdonato. Non esiste altro rimedio a questo  male: "In  nessun  altro  è la salvezza; poiché non v'è sotto il cielo alcun altro nome  che sia  stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad essere salvati". (At 4,12)

 

 

VENERDI' 4 GENNAIO 1991

 

“CAMBIAMENTO”

"Vi  darò  un  cuore  nuovo  e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne". (Ez. 36,26)

Interrogate cento persone: quante ne troverete che siano veramente soddisfatte della loro sorte? II salariato si lamenterà del padrone, il padrone della congiuntura economica, il funzionario del governo ed il contribuente del fisco I giovani si crederanno incompresi dai genitori e questi diranno le loro preoccupazioni riguardo ai figli. Altri infine invocheranno  la  cattiva  sorte e  renderanno Dio  responsabile della loro sfortuna. Ed  ognuno  invocherà  quel  cambiamento che gli ridarebbe la gioia di vivere. E ' pur vero che deve cambiare qualcosa nella vita di ogni uomo. Ma si tratta innanzitutto  di  determinare  la  causa delle mie delusioni e delle mie inquietudini.  E  la Parola di Dio me la fa conoscere. Ciò che mi impedisce di essere felice non sono le mie circostanze, ma il mio stato interiore; non sono gli altri, sono io stesso; non sono le mie abitudini, è il mio cuore! Posto così il vero problema, come cambiare questo cuore? Vi perverrò con i miei  propri  sforzi? Anche  su  questo punto la Bibbia non mi lascia nessuna illusione. No, è un'impresa impossibile:  un pendolo rotto non può rifarsi un movimento nuovo. E' necessario l'intervento  dell'orologiaio  e  per  noi quello del nostro Creatore. Colui che ci ha dato la vita ci vuole anche dare, per mezzo di Gesù Cristo, la vita nuova,  un nuovo cuore capace di ricevere il  suo amore e, con questo, di essere soddisfatto.

 

 

SABATO 5 GENNAIO 1991

 

“SORRISO”

"Avevo fame e tu mi hai dato da mangiare". (Mt. 25,31-46)

A volte sembra che solo le cose più evidenti   sembrano   “evangeliche”; un romanziere, Evely Uaug attualizza questa pagina del vangelo. Un contadino irlandese, sempre lieto e buon compagno d'allegria una notte ebbe un sogno. Gli sembrò di essere morto e di trovarsi al giudizio universale. Era quasi disperato perché aveva molte marachelle sulla  coscienza; sentiva che il Giudice, indicando qualcuno tra i beati  diceva: "Avevo  fame e tu mi hai sfamato. Vieni alla mia destra", oppure: "Avevo freddo, e tu mi hai ricoperto", oppure: "Ero assetato, e tu hai calmato la mia arsura", si capiva che ogni  opera  buona, fatta per amor di Cristo al prossimo, era subito ricompensata. Il contadino tremava tutto perché non si  ricordava di aver mai incontrato quel Giudice sfolgorante di luce e di bellezza, ma quando venne il suo turno ebbe la gioia di vedersi osservato benevolmente e di essere assegnato tra i beati. "Che cosa mai avrò fatto di buono?" si chiedeva umilmente. E  il Giudice esclamò: "Ero triste un giorno e tu mi hai sorriso, ero addolorato e tu mi hai consolato con un allegro discorso, ero turbato e tu mi hai rasserenato. Entra, benedetto, nel gaudio del tuo Signore".

 

 

DOMENICA  6 GENNAIO 1991 - EPIFANIA DEL SIGNORE

 

“VOCAZIONE”

"Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino". (Mt. 2,9)

Su questa stella dei magi se ne sono dette di tutti  i colori, da chi insiste  per  identificarla  con  la cometa Halley  in  una  delle  sue  periodiche apparizioni, a chi dice che è una fiaba, a chi la vede come simbolo. Non mi importa! Di una cosa dovrei essere  certo:  costantemente  segni dal ciclo  accompagnano  la  mia  giornata. Oh;  non che abbia visioni, ma la mia e la tua storia sono scritte con caratteri  speciali che dobbiamo imparare a leggere.  C'è  una  traccia  che Dio ha segnato  per    e  per  me.  Non  una traccia lontana, astrusa, ma una traccia   che   si   intesse   continuamente con i fatti della mia vita.  Una luce che può sparire in certi momenti, ma che ritorna,  che ti riempie il cuore di gioia,  che ti richiama,  ti  indica il cammino. Qualcuno la chiama vocazione,  qualcun  altro  più  semplicemente amore di Dio, speciale por tè.

 

 

LUNEDI' 7 GENNAIO 1991

 

“CAMBIARE”

"Convertitevi e vivrete"  (Ez. 18,32)

Se gli altri la pensassero e agissero come me!... Il mondo andrebbe meglio!" E’ una frase che spesso diciamo o perlomeno pensiamo. Ma la conversione vera comincia dagli altri, o da me stesso? A un discepolo che si lamentava continuamente degli altri, il maestro disse: "Se è la pace che vuoi, cerca di cambiare tè stesso, non gli altri. E' più facile proteggersi i piedi con delle pantofole che ricoprire di tappeti tutta la terra"

 

 

MARTEDI'  8 GENNAIO 1991

 

“ RICCHEZZA O POVERTÀ”

"Anche se uno è ne l'abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni". (Lc. 12,15)

Noi non possiamo più renderci conto di quanto Gesù scandalizzava i suoi contemporanei. Essi erano abituati a leggere la Bibbia (l'Antico Testamento) ed essa sembrava comprovare che il giusto, doveva essere per forza un benestante sulla terra. Gesù dice che non è vero Anche nella nostra mentalità (sono passati circa 2.000 anni) noi la pensiamo ancora più o meno così e vediamo il   benessere  come   benedizione   e la povertà come maledizione. La differenza di Gesù qual 'è? E' che egli vede l'uomo, non il benessere, la povertà, l'esteriorità. In qualunque situazione l'uomo deve sapere che vale perché fatto a immagine e somiglianza di Dio, perché amato da lui e non perché ricco o povero. Anche  certe  idee di falsa  povertà, propagandate come essenza del cristianesimo ma cercate solo per se stesse cadrebbero se si  entrasse  in questo pensiero del Signore. Non è ne essendo ricchi  o  diventando poveri  accattoni che si ama Dio ma è amando Lui, mettendo Lui al primo posto, lasciandoci amare concretamente da Lui nella situazione in cui siamo che, senza tante parole, la  nostra vita  diventa un "Ti amo perché mi ami".

 

 

MERCOLEDI' 9 GENNAIO 1991

 

“PANE”

"Se tu sei Figlio di Dio, di' che   queste   pietre   diventino pane". (Mt. 4,3)

Molti uomini oggi hanno fatto proprie le parole del Tentatore: "Dacci il pane e noi ti crederemo. Il pane è la prima necessità. Quando 1'uomo ha il pane, tutti i suoi problemi sono risolti. Allora egli è onesto, religioso, pacifico; la donna è senza macchia; la famiglia sta in piedi. Date benessere economico e tutto si sistemerà automaticamente." Ma come mai allora in galera non manca il pane e non si è felici? Come mai fra i ricchi non mancano gli omicidi, i suicidi, i violenti, gli avari, gli adulteri? Come mai dove c'è benessere economico spesso c'è anche tristezza e angoscia? Allora che dici? L'ha o non l'ha dunque il pane questa divina virtù di risanare ogni piaga e di beatificar e ogni uomo? O non piuttosto, oltre il pane, occorre la libertà, l'onestà, la virtù, la fraternità e soprattutto la religione, che fonda la morale e comanda l'amore? Perciò disse Gesù: "Non di solo pane vive l'uomo ma di ogni parola che viene dalla bocca di Dio".

 

 

GIOVEDI' 10 GENNAIO 1991

 

“FRATELLANZA”

"Voi siete tutti fratelli". (Mt. 23,8)

IL PRINCIPE E IL MENDICANTE

Un principe, andando a spasso, incontrò un mendicante che gli chiese l'elemosina  dicendo: Fate  la  carità ad un povero fratello. Il principe si  soffermò,  lo osservò, poi  disse: "Io  non  ho  fratelli poveri.  Il  mendicante  ribatté:  Non siamo tutti fratelli in Gesù Cristo? Il principe gli diede una moneta d'oro. E così fece per dieci giorni di seguito, ogni volta che passava di là. L'undicesimo  giorno  il  principe, fingendo di essere anche lui un mendicante, disse: " Fate la carità ad un povero fratello» E  il  mendicante,  irato: lo non ho fratelli! Allora il principe si fece riconoscere e rispose: Ho capito! Tu sei fratello solo dei principi. E gli riprese le dieci monete.  (M. Reynaudo)

 

 

VENERDI' 11 GENNAIO 1991

 

“PREGHIERA”

"Chiedete e otterrete, bussate e vi sarà aperto". (Mt. 7,7)

Leggendo queste parole di Gesù, potremmo essere tentati di credere all'automatismo della preghiera, quasi che il Signore funzioni come una lavatrice a gettone. Questo racconto non risolve certamente tutti i problemi della preghiera ma, umoristicamente, almeno una risposta ce la da. Un uomo molto pio attraversava un momento difficile, così cominciò a pregare in questo modo: "Signore, ricordati di tutti quegli anni in cui ti ho servito come meglio ho potuto, senza chiedere nulla in cambio. Ora che sono vecchio e squattrinato, vorrei chiederti un piacere per la prima volta nella vita e sono sicuro che non mi dirai di no: fammi vincere alla lotteria". Passarono giorni, poi settimane e poi mesi, senza che accadesse nulla. Alla fine, disperato, una sera egli gridò  con  quanto   fiato  aveva  in gola: "Signore, perché non mi dai una mano?" All'improvviso sentì la voce di Dio che replicava: "Dammela tu! Perché non compri un biglietto della lotteria?"

 

 

SABATO 12 GENNAIO 1991

 

“BESTEMMIA”

"Chi bestemmierà lo Spirito Santo non gli sarà perdonato".  (Lc. 12,10)

Quando sentiamo la parola bestemmia ci vengono subito  in mente certe parole rivolte contro Dio,  contro la Madonna che,  purtroppo,  sentiamo sempre più in bocca a tante persone che il più delle volte non sanno neppure cosa dicono. Ma qui Gesù parla di una bestemmia che il più delle volte non è neppure fatta di parole. Si  bestemmia contro  lo Spirito Santo quando il nostro atteggiamento di vita esclude allo Spirito ogni possibilità di agire in noi e attorno a noi, quando in pratica ci si organizza esclusivamente da soli senza lasciare spazio a Dio,  quando si esclude la speranza per noi e per il prossimo, quando troppo pieni di noi e dei nostri peccati si pensa che Dio non abbia più fiducia in noi e non possa perdonarci. E' allora che anche quel "non gli sarà perdonato"  diventa  reale,  non perché Dio non possa perdonarci, ma perché io gli ho chiuso la porta e non permetto che  il  suo  perdono  mi  raggiunga e faccia di me un uomo nuovo.

 

 

DOMENICA 13 GENNAIO 1991 - “FESTA DEL BATTESIMO DI GESÙ”

 

“IN DUE PAROLE”

"Come per la disobbedienza di uno solo, tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti". (Rom. 5,19)

Si racconta che Federico il Grande un giorno fu avvicinato da un povero uomo che voleva parlargli. "Non ho tempo di ascoltarti", gli disse il re senza fermarsi. "Sire, ho  solo due parole da dirle". "Sia  rispose Federico ma due parole, non di più". "Fame, freddo", gridò allora il poveretto al posto della piccola supplica che aveva preparato. "Pane, carbone", rispose il re con altrettanta brevità. E gli fece dare cento talleri. Non è forse possibile riassumere anche in due parole lo stato di miseria nel quale è immersa la razza umana? Queste due parole sono: Peccato e morte. Ma a queste due parole anche Dio in Gesù ci risponde con altre due parole meravigliose:  perdono e vita eterna.

 

 

LUNEDI' 14 GENNAIO 1991

 

“DECISIONI”

"Vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte e gli disse: Seguimi ! Egli, lasciando tutto, si alzò e lo segui". (Lc. 5,28)

Si rimane sempre stupiti e talvolta perplessi  di fronte a decisioni rapide  inaspettate, irreversibili  come quella di Levi nel racconto di Luca. Siamo  spesso  tentati  di  giudicarle avventate, non sufficientemente meditate e i fatti talora ci danno ragione. 11 Vangelo invece è ricco di decisioni e di  scelte che contraddicono al nostro "buon senso", I discepoli lasciano tutto quasi all'improvviso e lo seguono; Zaccheo, il pubblicano usuraio, cambia  nel  giro di  poche  ore la sua vita;  la samaritana,  donna dalla vita non chiara, dopo un solo colloquio con Cristo Signore si rinnova radicalmente e si fa sua annunciatrice. Il Vangelo non ci guida alla riflessione, ma alla radicalità e alla totalità delle nostre decisioni. Non ci si può fermare a metà strada, non si può servire a due padroni. 11 nostro male è forse la mediocrità, la mancanza di coraggio per fare scelte decisive. A metà strada non si può che essere tristi e insoddisfatti. "Voi non potete servire a Dio e alle ricchezze". (Lc. 16,13).

 

 

MARTEDI' 15 GENNAIO 1991

 

“MIRACOLI”

"Erode, sperava di vedere qualche miracolo da Lui".  (Lc. 28,8)

Come Erode anche noi siamo attratti dai miracoli, dallo straordinario. Ma spesso questo non solo non aumenta la fede, ma diventa impedimento a vedere come l'ordinario, il quotidiano è un miracolo continuo. Un uomo traverso terre e mari per verificare personalmente la straordinaria fama del maestro. "Che miracoli ha operato il vostro maestro?" chiese a un discepolo. "Be! c'è miracolo e miracolo. Nel tuo paese è considerato un miracolo che Dio faccia la volontà di qualcuno. Nel nostro paese è considerato un miracolo che qualcuno faccia la volontà di Dio".

 

 

MERCOLEDI' 16 GENNAIO 1991

 

“PAROLE”

"Pregando non sprecate parole come i pagani i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di  quali  cose  avete  bisogno ancor prima che gliele chiediate". (Mt. 6,7-8)

Siamo sommersi da parole sprecate: dalla pubblicità, dalla politica, dalla stampa, dalla televisione e dal frastuono delle tante parole dette e udite in casa,  in strada, al lavoro. Parliamo  e le parole scorrono spesso  inutili, insignificanti  sul nostro vivere quotidiano. Parliamo e quasi mai riusciamo a dirci davvero quello che sentiamo nel cuore, nella mente. Per questo il colloquio con Dio non ha bisogno di molte parole; lui che "mi scruta e mi conosce" (Salmo 139,1) mi chiede la sincerità e la semplicità dell'animo, la fiduciosa apertura del cuore.  Per  intenderci,  per parlare davvero, può bastare uno sguardo. La parola ci è data da Dio per comunicare, per sentirci più uniti, più fratelli; noi corriamo invece il rischio che le nostre molte parole ci dividano o che ci lascino terribilmente soli. Il nostro tempo che dell'informatica ne ha fatto una scienza e una filosofia, conosce anche paurose, desolate solitudini.

 

 

GIOVEDI' 17 GENNAIO 1991

 

“PERDONATI”

"Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori".  (Mt. 6,12)

Appena aperta la porta della chiesa era già lì ad aspettarmi. Sporco; aveva dormito fuori. Erano anni che lo conoscevo: vino, qualche furto, un po' di galera, droga... trent'anni racchiusi in quel volto dalle pupille dilatate, dalla barba incolta, dalle cicatrici segno di violenze fatte e subite “Avevo cercato di aiutarlo più volte: prima soldini, poi qualche lavoretto... promesse ne aveva fatte tante ma non ne aveva mantenuta una... "Eh no! questa volta, basta!" gli ho quasi gridato, prima ancora che avesse tempo di parlare. Gli ho rifilato un paio di mille lire "per la colazione" e me ne sono andato irritato. Poi mentre preparavo per la Messa mi è venuto in mente: "Tu sei qui tutte le mattine a chiedere a Dio. Tutte le mattine gli chiedi perdono, gli prometti che farai meglio e non mantieni, hai più di 40 anni e non solo non sei migliorato, ma peggiorato... e Dio non ti ha ancora detto: "Eh no! questa volta, basta!”.

 

 

VENERDI' 18 GENNAIO 1991

 

“PERDONO”

"Pietro gli disse: Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello se  pecca  contro  di me? Fino a sette volte? E Gesù gli rispose: Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette". (Mt. 18,22)

Gesù ha un suo stile nel prospettare programmi  di vita:  indica l'apertura, la linea iniziale, ma non dice quando il programma è esaurito. Pietro chiede un numero esatto per esaurire il suo programma di perdono e Cristo gli apre un orizzonte senza confini. Così ai poveri, dice, si deve dare il superfluo, ma lascia a noi stabilirne la misura e noi  non esauriremo mai, in coscienza, la  lista  delle  cose superflue di cui è possibile fare a meno. Vorremmo invece numeri e dosi precise come in una ricetta  medica  per  poterci  dire che abbiamo assolto il nostro compito. Gesù ci presenta sempre un conto aperto e noi possiamo buttarci dentro tutto quello che nasce dalla generosità dell'animo,  dalla  sensibilità  umana, dalla bontà del cuore. Non è mai esaurita l'attesa del Signore. Il perdono è come l'amore,  che se ha un limite non è più amore e non è più perdono.

 

 

SABATO  19  GENNAIO 1991

 

“MISSIONE”

"Ed essi, subito, lasciate le reti, lo seguirono"  (Mt. 4,20)

Lasciare tutto per andare. Se voi conoscete bene un ragazzo o una ragazza e improvvisamente vi dice "vado missionario" o "entro in un monastero" restate perplessi. Molte domande si affollano in noi... Ecco un biglietto lasciato da suor Mariarosa Muscarella ad una amica prima di partire per il Ciad. "Perché parto? Parto perché voglio condividere ciò che Dio mi ha dato. Parto perché credo nella vita, che è veramente tale se la si dona. Parto perché, non soltanto i ciadiani hanno bisogno di me, ma io di loro. Parto perché Dio ha chiamato me e nessuno può andare al mio posto. Parto perché voglio amare la vita, non solo a parole, Parto  perché  altri  sono  partiti per insegnarmi  il  Vangelo ed ora tocca a me  partire  per  insegnarlo ad altri. Parto  perché  la  mia  solidarietà col povero vuole essere un mezzo per rendere credibile la bontà e l'amore di Dio per l'uomo. Parto perché la mia gioia sia anche la loro e sia così gioia piena. Parto perché i poveri mi aspettano e non possono fare altro che aspettare.  Parto,  infine,  perché  voi mi mandate e Cristo è con me."

 

 

DOMENICA 20 GENNAIO 1991

 

“FIOCCO DI NEVE”

"Allora  il Signore chiamò: Samuele!". (1Sam. 3,4)

Un canto che facciamo in chiesa dice: "Manchi  solo  tu"  alla  mensa,  alla gioia, alla festa. Questa semplice favola ci ricorda che forse manchiamo solo noi  e  il mondo potrebbe cambiare. Dimmi un po’ : "Quanto pesa un fiocco di neve?", domandò la cinciallegra alla colomba. "Niente di niente!", fu la risposta. Allora,  la  cinciallegra  le  raccontò una storia. "Mi trovavo sul ramo di un pino, quando  cominciò  a  nevicare.  Non proprio una  tempesta,  ma  dolcemente,  senza violenza. Come un sogno, Dato che non avevo niente di meglio da fare,  cominciai  a  contare  i  fiocchi di neve che cadevano sul ramo su cui mi trovavo. Ne caddero 3.751.952. Quando il 3.751.953esimo cadde sul ramo, un niente di niente come hai detto  il ramo si spezzò". A questo punto, la cinciallegra se ne andò. La colomba, un'autorità in materia di pace dal tempo di un certo Noè, pensò un momento e concluse tra sé: "Ecco, forse non manca più che una sola persona, perché tutto si capovolga e il mondo viva in pace".

 

 

LUNEDI' 21 GENNAIO 1991

 

“ARRIVEDERCI”

"Siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa". (Lc.12,36)

Ecco come una casalinga ha tradotto in preghiera questo pensiero di Gesù:

"Quando mi verrai a cercare, o Signore, posso  chiederti  d'avere  la  bontà di bussare alla mia porta perché io sappia che tu arrivi? Lo so che hai detto che tu verrai come un ladro... Ma ciò non è indispensabile, puoi presentarti anche diversamente. E' perché noi fossimo sempre pronti che hai detto così: Grazie, Signore! Ma  vedi,  Signore,  quando  in casa io sbrigo le faccende, indosso il grembiule  e  facilmente  mi  sporco;  e  se un  amico  bussa all'uscio,  prima d'aprirgli mi tolgo il grembiule per non offrirgli vista sgradevole, Lasciami  il  tempo  di  nascondere il grembiule per ben riceverti! lo tè lo chiedo, ma so bene che farai come  vorrai;  e  sarà  per  il  meglio, Era solo un desiderio che ti ho voluto confidare: non si fa così tra amici? E  sei  tu  il  grande amico,  colui che mai mi verrà meno e in cui ho piena confidenza, A presto, Signore!"

 

 

MARTEDI' 22 GENNAIO 1991

 

“GIUDIZI”

"Non giudicate secondo le apparenze"  (Gv. 7,24)

La famiglia era riunita per la cena, Il figlio  maggiore  annuncio  che stava per sposare la ragazza della casa di fronte.

"Ma i suoi non le hanno lasciato una lira", obietto il padre.

"E lei non ha messo nulla da parte", aggiunse la madre.

"Non si intende affatto di calcio", disse il fratello più piccolo,

"Non ho mai visto una ragazza pettinata in modo così buffo!", osservo la sorella.

"Non fa che leggere romanzi", commentò lo zio.

"E che cattivo gusto nel vestire!", disse la zia.

"Certo, non lesina cipria e belletto!", aggiunse la nonna.

E' vero", ribatté il ragazzo. "Ma lei ha un enorme vantaggio su tutti noi",

"E quale?" chiesero tutti in coro.

"Non ha famiglia!"

 

 

MERCOLEDI' 23 GENNAIO 1991

 

“PENSIERI”

"I pensieri dei giusti sono equità e pace"  (Pr 12,5)

Il pensiero è l’anima delle parole e delle opere di carità e conferisce loro freschezza, bellezza, vita. E, quindi, se si vogliono belle parole e belle opere di carità, occorrono bei pensieri. Chi ha la mente colma di buoni pensieri ha il cuore pieno di bontà, una bocca piena d'amore e una mano pronta a tutto. Se al mattino iniziamo la giornata con pensieri di carità, di bontà invece che con pensieri egoistici e indifferenti noi troveremo facile il vedere sempre  bene,  l'interpretare  bene, il desiderare bene a tutti, il dimenticare  le  amarezze,  i  dispiaceri  della vita. Chi si avvezza a pensare sempre bene, solo bene, è un'anima che si distende sul  capo un orizzonte sereno  di pace e di gioia: è il segreto per rendere  felici  gli  altri  e,  anche, noi stessi. Colui che si è reso abituali i pensieri  buoni,  ha  negli  occhi, nel volto,  sulle  labbra,  nel  tono della voce,  in tutta la persona un qualche cosa  di  luminoso,  di  suggestivo che piace,  che  attrae:  è l'aureola della bontà. E, si potrebbe aggiungere, anche della serenità.

 

 

GIOVEDI' 24 GENNAIO 1991

 

“DIFFIDENZA”

"Chi ha sete, venga". (Ap 22,17)

Tre arabi si recarono in pellegrinaggio alla Mecca. Dovettero attraversare il deserto e persero la strada. Stremati stavano per morire di sete. Invocarono Dio che li esaudì e fece scaturire davanti ai loro occhi increduli, una sorgente d'acqua fresca. Il primo la guardo e diffidente disse: "E' impossibile che Dio faccia di questi prodigi. Egli ha già creato tutte le acque, non c'è bisogno che ne crei altre: questa sorgente non può essere che un "miraggio”. Tiro innanzi e morì di sete. Non arrivò alla Mecca, II secondo invece si fermò, guardò la sorgente con sospetto: forse è avvelenata, inquinata, bisognerebbe esaminarla prima di berla. Ci vuole una commissione di esperti. E tirò avanti a morire di sete per paura di morire avvelenato. Non arrivò alla Mecca. Anche il terzo si fermò. Intinse un dito nell'acqua e l'assaggiò: sentì che era fresca, limpida e di buon sapore: ne bevve avidamente. Arrivò alla Mecca e raccontò l'episodio alle autorità che mandarono una commissione d’esperti che la esaminarono e la trovarono batteriologica mente pura e sicura. Mentre la commissione ritornava alla Mecca, lungo il deserto apparve il volto triste del buon Dio che disse: "E pensare che volevo solo salvare, aiutare, evitare a quei poveri figli la morte per sete".

 

 

VENERDI' 25 GENNAIO 1991 - FESTA DELLA CONVERSIONE DI S. PAOLO

 

“LO SGOMBERO”

"Spogliatevi  dell'uomo  vecchio con le sue azioni". (Col 3,9)

Uno zio di mio padre faceva il curato in un paesino nei dintorni del lago d'Orla. Era un omone, con modi ruvidi e casa da contadino, che noi s'andava a visitare molto di rado e morì che ero ancora bambina. L'unico ricordo vivo che conservo di lui è un vocione pari alla sua taglia, con il quale amava ripetere: "Vi raccomando lo sgombero! Senza uno sgombero ben fatto non c'è verso di rimodernare come si conviene una casa". Compresi molti anni dopo che quella era la sua versione personale delle riflessioni profonde di san Paolo sulla  fede  capace  di  trasformare un. "uomo vecchio" in "uomo nuovo".

 

 

SABATO 26 GENNAIO 1991

 

“PROVVISORIETÀ”

"Tenetevi lontano da ogni  cupidigia,  perché  anche  se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni".  (Lc. 12,15)

Nel secolo scorso, un turista americano fece visita al famoso rabbino polacco Hofetz Chaim. Rimase stupito nel vedere che la casa del rabbino era solo una semplice stanza piena di libri, Gli unici mobili erano un tavolo e una panca. "Rabbi, dove sono i suoi mobili?", chiese il turista. "E i suoi dove sono?", replico Hofetz. "I miei? Ma io sono solo in visita, Sono solo di passaggio", disse l'americano. "Anch'io", disse il rabbino. Se pensassimo di più alla nostra provvisorietà, quanto  meno  attaccamento alle cose e quanta più libertà!

 

 

DOMENICA 27 GENNAIO 1991

 

“REGNO DI DIO”

"II Regno dei Cieli e simile a …. (Mt. 13,44)

A noi che siamo un po' tutti malati di positivismo, da un po' fastidio che Gesù non dia una definizione chiara ed esauriente di "Regno di Dio" ma si accontenti invece di paragoni che in certi casi ci sembrano anche semplicistici. Ma proprio in questo sta il primo grande insegnamento sul Regno: esso non può essere racchiuso in una definizione; proprio perché è di Dio e non c'è nessuna definizione o limite che possa comprenderlo. Solo dei paragoni come quelli di Gesù (la rete, la perla, il tesoro) possono darcene una pallida idea e ci indicano anche che è in costruzione continua, già presente perché realizzato da Dio ma in continua venuta perché da lui offerto continuamente alla nostra collaborazione. Proviamo oggi a pensare a che cosa sarà simile il Regno per noi e in che modo possiamo fare affinché esso si possa manifestare.

 

 

LUNEDI' 28 GENNAIO 1991

 

“PATRIA”

"Vi prenderò di mezzo alle genti, vi radunerò da tutte le nazioni e vi condurrò nel vostro paese" (Ez. 36,24)

E' facile immaginarsi il desiderio del popolo di Israele disperso e prigioniero di poter nuovamente avere una patria. Mi raccontava un anziano rimasto per anni in campo di concentramento che il suo sogno ricorrente durante la prigionia era quello di poter passare ancora una serata nella stalla della sua cascina con i familiari a raccontarsi storie, a dire insieme magari un po' di corsa, il rosario, sentire il calore delle bestie, vedere le donne cucire,  i bambini addormentarsi, e poi sul tardi uscire nell'aria fresca della notte e poter dall'aia guardare i campi che "dormono in attesa di poter portare frutto". Chissà se anche noi sentiamo ancora nostalgia di casa" o se siamo talmente presi dal nostro correre quotidiano da aver dimenticato che in questa terra siamo esuli. Eppure la nostra patria definitiva non è qui. I nostri affetti, le nostre speranze, hanno bisogno di trovare compimento e il nostro cuore avrà pace definitiva solo in Lui.

 

 

MARTEDI' 29 GENNAIO 1991

 

“FEDE”

"Beata tè che hai creduto".   (Lc. 1,45)

Quanti atti di fede facciamo inconsapevolmente ogni  giorno!  Ad esempio diamo per vera quella notizia perché è scritta sul nostro giornale preferito, accettiamo quella persona per ciò che dice perché la riteniamo meritevole di stima... Ma nell'assenso di fede al credo l'uomo  è garantito perché è Dio che parla. Maria è chiamata beata non perché sa tutto quello che crede ma perché ha fatto della sua fede un atto di amore totalizzante in Dio Padre. Anche per noi, sul suo esempio, non si tratta allora ne di credere a occhi chiusi ne di volerci spiegare tutto per filo e per segno, ma di mettere intelligenza, cuore, volontà, in un unico atto d'amore in colui che pur essendo il  "totalmente altro" è il nostro Padre celeste.

 

 

MERCOLEDI' 30 GENNAIO 1991

 

“REALISMO”

"Una parte del seme cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta"  (Mt. 13,8)

I grandi mistici mi hanno sempre spaventato. Facevano, per amor di Dio, cose che non "posso permettermi". La saggezza di Gesù è di chiederti con realismo a seconda di quello che sei capace. Però se sei da trenta, trenta devi rendere. Una volta un baro disse al maestro: "Sono stato sorpreso a barare a carte ieri e i miei compagni di gioco mi hanno picchiato e gettato dalla finestra. Cosa mi consigli di fare?". Il maestro osservò seriamente l'uomo e disse: "Se fossi in tè, d'ora in poi giocherei a piano terra". La   risposta  sbalordì  i  discepoli. "Perché non gli hai detto di smettere di barare?", chiesero. "Perché sapevo che non l'avrebbe fatto", fu la semplice e sagace risposta del maestro.

 

 

GIOVEDI' 31 GENNAIO 1991

 

“CONFESSIONE”

"Io perdonerò la loro iniquità". (Ger. 31.34)

Don Bosco è allo stremo delle forze. Confessa soltanto alcuni salesiani e gli alunni dell'ultima classe. In modo quasi inspiegabile. Luigi Orione ottiene questo singolarissimo privilegio. Bisogna che si prepari seriamente. Lo narrò don Orione stesso: "Nell'esame di coscienza che feci, riempii tre quaderni". Per non tralasciare nulla, aveva   consultato  alcuni   formular!. Ricopiò tutto, si accusò di tutto. A una sola domanda aveva risposto negativamente: alla domanda: "Hai ammazzato?". "Questo no!", scrisse. Poi, con i quaderni in tasca» una mano sul petto,  gli  occhi  bassi , si accodò agli altri attendendo il suo turno. Tremava per l'emozione. Toccò a lui. Si inginocchiò. Don Bosco Lo  guardò  sorridendo:  "Dammi  i  tuoi peccati".  Il  ragazzo  tirò  fuori il primo  quaderno.  Don  Bosco  lo prese; sembrò  soppesarlo  un  attimo,  poi lo stracciò. "Dammi gli altri". Anche gli altri due fecero la stessa fine: stracciati. Il ragazzo stava a guardare disorientato. "E  adesso  la  confessione  è  fatta", disse il Santo. "Non  pensare  mai  più  a  quanto  hai scritto".  (Teresio Bosco)

 

 

 

 

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