WE DON’T NEED VIOLENCE
Parla Bono Vox

Massimo Coppola è andato a Genova nel giorno degli scontri. Quando una delle città più belle d’Italia si è trasformata in una piccola Beirut, o Belfast, o Gerusalemme. Un ragazzo è stato ucciso, decine di altri sono stati gravemente feriti. La violenza ha rotto le linee dei cortei pacifisti e ha sconvolto le vite di chi c’era e di chi era rimasto a casa a guardare. A Genova sono andati Bob Geldof, Jovanotti e Bono per parlare con i rappresentanti dei Governi presenti al G8. E’ in quell’occasione, sabato 21 luglio, a poche ore dal concerto sold-out degli U2 a Torino, che Massimo e Bono si incontrano.

Cosa pensi di ciò che è successo ieri? Sembra che la violenzia al G8 sia inevitabile …
Penso che la rabbia sia comprensibile ma la violenza non lo sia. La violenza non è mai giusta e non ottiene mai la pace come risultato. Molto raramente si può riconoscere nella violenza un mezzo con il quale raggiungere il proprio fine con successo. Ma capisco la rabbia, la frustrazione, perché io stesso sono frustrato e arrabbiato, viviamo in un mondo dove le ineguaglianze si stanno facendo sempre più pesanti: i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sono sempre più poveri, in un modo che oltrepassa tutto quello che avremo potuto immaginare 20 anni fa. Capisco la frustrazione, davvero.
Sei qui insieme a migliaia di altre persone che portano bandiere diverse. Marxisti, cattolici, ecologisti, attivisti gay, hackers e così via. Quale parte della tua storia ti ha portato qui, come musicista, uomo, attivista? Qual è il tuo fine politico e culturale?
E’ una folla di persone diverse, con intenti diversi. Anche i sostenitori della campagna Cancella Il Debito sono la collezione più straordinaria di persone, dai sindacati delle mamme a quelli dei lavoratori, dai dottori ai preti, abbiamo persino il Papa che ci sostiene, Lorenzo Jovanotti, popstar, personaggi del mondo hip hop e rock. Penso che sia il movimento di protesta più ampio dai tempi dei movimenti anti-Apartheid degli anni ’70 e ’80 per la liberazoine del Sud Africa. Ne sono orgoglioso. Che cosa mi porta a farne parte? Sono andato in Africa quando ero più giovane, dopo il Live Aid. Sono andato a lavorare in Etiopia con mia moglie Ali, poco dopo la carestia e quando siamo tornati, sull’aereo ci siamo promessi di non dimenticare mai quello che avevamo visto. E’ difficile descrivere quello che avevamo visto. Ci venivano offerti i bambini. Mi sono stati messi in braccio dei bambini mentre le loro mamme mi dicevano: “Prendi mio figlio, perché morirebbe fra le mie braccia, ma non fra le tue”. Ho tenuto in mano un neonato piccolissimo, bianco come la neve, e queste cose non le scorderò più. Il bambino in questione è poi riuscito a sopravvivere e siamo rimasti in contatto. Ma si tende a dimenticare queste cose. Si torna alla propria vita egoistica. Io sono egoista, sono un cantante in una rockband che canta di ciò che gli passa per la testa. Questo è egoismo. Sono stra-pagato e stra-viziato. Per cui ti dimentichi. Ma da qualche parte della mia testa mi dico che un giorno, quando Dio mi darà la grazia, sarò capace di guardare a questo problema e non soltanto buttare monetine giù nel pozzo. Tutti sono buoni a mettersi le mani in tasca. Ma io voglio capire la struttura della povertà, le motivazioni profonde, e il peso dei vecchi prestiti è sicuramente stato un buon inizio.
Il G8 si è inaugurato con l’apertura di un fondo per l’AIDS. Non è stata una semplice elemosina? E’ abbastanza?
Hai ragione. Un miliardo di dollari è un penny nella lotta contro l’AIDS e nel risolver il problema di un intero continente che viene buttato giù dal gabinetto. E’ un inizio, siamo orgogliosi che Kofi Annan abbia chiesto questi soldi, ma non siamo fieri della somma assegnata. E’ nostro dovere far sì che questo sia un imperativo politico per i nostri governi. In Italia, a casa mia, in America. Ho lavorato molto con gli americani per convincerli che sarà più costoso nel lungo termine non affrontare questo problema piuttosto che affrontarlo ora, ma è difficile convincere la gente a donare la somma necessaria.
Il G8 è visto, dal movimento di Seattle, come un nemico comune, monolitico, equivale ai potenti della Terra. Tu hai avuto la chance di incontrare molti di questi leader eletti democraticamente. Credi che ci siano delle differenze tra loro? Vale la pena votare per l’uno o per l’altro? O sono tutti uguali, come pensano alcuni?
Sono contrario a quell’idea. E’ molto pericoloso pensare che tutti i politici siano corrotti e che ogni rappresentante eletto democraticamente sia in qualche modo corrotto, non sia rappresentativo del popolo. E’ un’idea molto pericolosa perché dà una scusa alle persone per non votare, crea apatia nell’elettorato. Le persone diventano disilluse con i politici. Nella mia opinione, i popoli hanno i politici che si meritano, per cui se ti interessa qualcosa hai bisogno di uscire per la strada e far presente il tuo punto di vista, e se fai la voce grossa e sei abbastanza impegnato, allora convincerai anche gli altri. Il peso delle tue opinioni ti darà forza. Ti devo dire, per quanto sia poco cool e trendy, che alcuni dei politici che ho incontrato lavorano molto più duramente di quanto sia mai stato disposto ad ammettere, e molte volte fanno un lavoro cupo, e non sono ben pagati per farlo, paragonati per esempio a quanto vengo pagato io. Per cui non vedo perché lanciar loro contro delle pietre. La mia bocca è la mia pietra e parlerò contro quelle persone se ritengo che sono pigre o ipocrite. Ma non andò in strada a rovesciare macchine. Non devi diventare un mostro per combattere i mostri.
Tu hai detto che i discorsi sull’antiglobalizzazione diventano politici quando diventano pop. Credo che il movimento abbia assunto molto spessore proprio grazie all’attenzione dei mass media, ma si può anche dire che i media abbiano sfruttato le qualità pop del movimento. Fino a quando questo idillio potrà durare, fra i media e il movimento?
Non lo so, ma mi piacerebbe pensare che con Cancella Il Debito la cosa di cui sono orgoglioso è che siamo organizzati, razionali, abbiamo un’agenda di obiettivi e stiamo facendo progressi per cui ogni anno otteniamo sempre di più ciò che vogliamo e penso che le persone che ci appoggiano trovino energia in tutto questo. E penso che se continuassimo a stare dietro alle barricate a urlare e fischiare, allora tutto perderebbe di peso, ma questo è diverso, questo è un impegno reale e daremo la caccia a queste persone. Alcune volte non sono persone cattive, ma solo persone occupate in altre cose. Il fatto di essere occupati non è una scusa accettabile di fronte alla povertà oggettiva del Terzo Mondo e alla crisi dell’AIDS. Siamo qui per battere i pugni sul tavolo, certo, ma non per prenderli a pugni in faccia!