Ligabue in teatro


E' un'idea piuttosto insolita, quella di un doppio tour che proponga, per ogni città, due concerti, il primo in teatro e il secondo nel palasport...
L'idea è nuova, e credo che lo sia soprattutto perché comunque è un'idea faticosa, ed anche economicamente impegnativa.
Abbiamo deciso di fare una cosa che ci mettesse nella condizione di suonare in due condizioni molto diverse; il che vuol dire, anche da un punto di vista organizzativo, doppio lavoro per tutti e doppi o tripli problemi per far tornare tutto quanto.
Anche perché non abbiamo deciso di andare nei teatri più capienti, abbiamo chiesto di andare nei teatri belli, ed è ovvio che i teatri da 700/800 persone sono teatri in cui comunque è più difficile far tornare i conti, ma soprattutto in cui bisogna tenere anche un po' di botta rispetto al problema del bagarinaggio ed alla vendita dei biglietti, che è molto veloce e spesso qualcuno rimane scontento perché rimane fuori. Noi di questo chiediamo scusa, però noi più che suonare e fare la nostra parte non sapremmo proprio cosa fare.

Come hai immaginato lo spettacolo che porterai nei teatri?
Suonare a teatro vuol dire entrare in un luogo che gode di un acustica per la quale non dovresti neanche amplificare gli strumenti.
Vuol dire, quindi, partire da quel presupposto, cioè dal presupposto della musica. Noi, comunque, gli amplificatori li portiamo dietro, perché non suoniamo acustici; suoniamo però "da teatro", con una nostra idea di concerto da teatro, che vuol dire suonare diverse canzoni che da un po' di tempo non suoniamo e che in certi casi non abbiamo mai suonato prima. Vuol dire anche cercare di suonare il meno possibile le canzoni che suoneremo il giorno dopo al palazzetto, e sono davvero pochissime. Poi, vuol dire trovare altre strade musicali, ovvero non cambiare la comunicazione, ma piuttosto cambiare un po' la forma attorno alle mie canzoni. Cambiano quindi gli arrangiamenti, cambiano i colori, cambiano i suoni, cambiano gli spazi negli arrangiamenti.

Cambia anche il modo di proporle nel palco?
Sicuramente. E' un concerto che suoniamo stando seduti.
Chi ci conosce immagina la differenza; noi che restiamo per il tempo dello spettacolo seduti vuol dire che si tratta di un concerto fatto di meno fisicità, rispetto al solito, e di maggiore attenzione al modo di cantare, al modo di eseguire, agli spazi e ai colori dei suoni.

Oltre a te e alla band, lo spettacolo nei teatri prevede la partecipazione di due musicisti d'eccezione. Quale sarà il loro contributo?
Mauro Pagani porterà la parte "calda" del concerto, con sonorità legate a strumenti quali violino, mandolino, armonica, flauto.
D.Rad invece si preoccuperà dei campioni, dei loop, una parte un po' più "fredda" rispetto al nostro suono solito, e lavorerà anche di effettistica, campionando inoltre in diretta quello che suoniamo noi per poi riprodurlo in loop...
Più di questo è difficile dire; la musica parla da sola.


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