Gli inizi


E’ il 1975, Luciano ha 15 anni, una chitarra per le mani ("Una Clarissa: una sorta di sotto-sotto-sottomarca... io, almeno, non ne ho più viste", precisa Liga), "misteriosamente" regalata dal signor Ligabue, che - allora gestore di una balera - combatteva fermamente l’idea che il figlio potesse ridursi a fare il musicista ("un mestiere da morti di fame"); ma il cuore è ancora pieno del suo grande sogno d’infanzia: il calcio.
"Giocavo da marcatore puro: proprio un mastino che sopperiva con la grinta a tutti i suoi limiti tecnici. Restai a giocare nella Correggese e continuai ad amare il calcio in quella maniera molto pura, molto ideale. Per me era divertimento e basta."

"Usai la chitarra per la mia prima canzone, credo verso il ’77 o il ’78, comunque in quegli anni lì. Era una canzone orribile, si chiamava "Cento lampioni" e parlava di una puttana che stava contando i giorni per riuscire a smettere. Ed era veramente bruttissima, era una canzone sbrodolana, molto moralista. Se posso trovarci un valore, era un brano che dimostrava il mio interesse per il mondo dei losers; ma in realtà non c’era nessun approfondimento e conoscenza vera dell’argomento. Scrivere canzoni comunque smise presto di essere un hobby. Pian piano diventò una forma di urgenza fisica, quasi un bisogno. Andò avanti per anni, sempre come scrivere non finalizzato, un comporre tra me e me. Nessuno al mondo conosceva questo materiale, non lo facevo neanche sentire agli amici."
Il primo concerto "vero" del rocker emiliano, insieme con il gruppo degli OraZero (con Paolo Signorelli e Bruno Pederzoli alle chitarre, Roberto Bartolucci al basso, Alberto Imovilli alla batteria), si tiene al circolo culturale "Lucio Lombardo Radice" di Correggio l’8 Febbraio del 1987. Ed è così sfrontato e incosciente da imbastire un set senza covers. Farà così praticamente sempre in quei primi concerti, salvo rarissime eccezioni: solo brani suoi, un set pelle-ossa di un’ora tirata con brani come "Figlio di un cane", "Marlon Brando è sempre lui", "Fuori Tempo" e quella "Sogni di rock’n’roll" che spiega in un titolo quello che sta accadendo.
Nell'anno successivo Pierangelo Bertoli (grande cantautore modenese) decide di pubblicare, nel suo album intitolato "Tra me e me", "Sogni di rock'n’roll", una canzone che qualche anno più tardi sarebbe diventato uno dei pezzi più ascoltati. Fra l'altro in questa edizione è proprio di Liga la voce del contro-canto finale.
L'esperienza sarà replicata l'anno dopo, quando Bertoli pubblicherà nel suo "Sedia elettrica" la canzone di Luciano "Figlio d'un cane".
Tornando al 1988, nel luglio di quell'anno la vittoria al concorso "Terremoto rock" consente a Liga e agli OraZero di incidere come premio un 45 giri - ormai praticamente introvabile - contenente le canzoni "Anime in plexiglass" e "Bar Mario". Nella miglior tradizione rock, nessuno se le fila, salvo mangiarsi le mani più avanti quando sarà Liga-boom e quel vinilino serioso con picture sleeve in bianco e nero diventerà molto, molto collezionabile. E’ una vita grama e per fortuna che ci sono quelle gare a portare qualche raggio di speranza. Il 1988 si chiude con la partecipazione fra i finalisti del "Primo Concorso Nazionale per Gruppi di Base" (vinto dai Almamegretta) grazie al quale un'altra canzone, "El Gringo", viene pubblicata sulla compilation del Concorso.