Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 
Bibliografia
Riportiamo qui una serie di libri che possono essere utili per l’approfondimento dei temi trattati in questo contributo.

di L. Trotskij:
Il nuovo corso
Lezioni dell’ottobre
Il terzo periodo di errori dell’Internazionale Comunista
La terza Internazionale dopo Lenin
Stalinismo e bolscevismo
Scritti sull’Italia
La mia vita
La rivoluzione tradita
Il programma di transizione
La loro morale e la nostra
On the Suppressed testament of Lenin
In difesa del marxismo
Guerra e rivoluzione

(con altri): Piattaforma dell’Opposizione di sinistra

di T. Grant:
Problemi sull’entrismo
La rivoluzione coloniale e il ruolo dei quadri marxisti
La teoria marxista dello stato
The Unbroken Thread

(con J. Haston): Behind the Tito-Stalin Clash
(con A. Woods): Lenin & Trotsky: what they really stood for

[1] Il termine trotskismo nacque in senso dispregiativo a indicare quella che secondo i teorici della burocrazia era una deviazione politica nemica del bolscevismo. In questo subì una sorte analoga a “leninismo”, che per i revisionisti socialsciovinisti era la forma moderna del blanquismo. Con trotskisti si passò poi a indicare i rivoluzionari che si rifacevano al pensiero di Trotskij. Per noi il trotskismo non è altro che la teoria marxista alla luce delle esperienze della vittoria e della degenerazione della rivoluzione russa.
[2] Il partito bolscevico era sempre stato un’organizzazione di quadri rivoluzionari fino al 1917. Nel periodo che va dal febbraio all’ottobre 1917 divenne un partito operaio di massa. Ma anche dopo la rivoluzione, rimase un partito di rivoluzionari scelti e l’accesso era notevolmente selettivo. Questa tradizione di alto livello politico dei militanti era un ostacolo alla burocrazia. Nel 1924 venne lanciata una “leva leninista” che serviva ad annacquare il vecchio nucleo di militanti con una massa di iscritti, anche onesti e devoti alla rivoluzione, ma più facilmente manovrabili. A ciò va aggiunto che moltissimi quadri storici del partito erano stati falcidiati dalla guerra civile. Infine occorre notare che una serie di carrieristi e servitori dello zarismo entrarono nel partito come mezzo per difendere i propri privilegi. L’opposizione richiese, tra l’altro, un ritorno ai metodi leninisti di reclutamento e a una scrematura degli iscritti. Questo venne rifiutato. Invece, anni dopo, la burocrazia lanciò le epurazioni che qui citiamo come strumento per portare a termine lo svuotamento del partito espellendo i quadri legati alle tradizioni del partito di Lenin.
[3] Nei paragrafi conclusivi del Programma di Transizione Trotskij risponde a questa gente.
[4] Così come, definendo “marxisti”, i partiti stalinisti, occorre chiarire, con le virgolette, l’accezione totalmente distorta con cui si può utilizzare il termine in quel contesto, così occorrerebbe distinguere tra trotskisti e “trotskisti”. In questo contributo abbiamo evitato questa distinzione confidando nella capacità discriminatoria del lettore.
[5] Il SI: segretariato internazionale. Massimo organo di direzione della quarta internazionale. Si definirà così fino al 1963, quando, con il ritorno di alcuni gruppi che si erano scissi dieci anni prima, muterà nome in SU (segretariato unificato).
[6] Questa corrente, diretta da un ex membro del Rcp britannico, T. Cliff, aveva esposto le sue posizioni già nel ‘48, ma con la guerra di Corea del ‘51 si distinse definitivamente dalla quarta internazionale, dichiarandosi neutrale nella lotta tra stalinismo e imperialismo americano. Formerà la corrente dei “socialisti internazionali” e successivamente il gruppo Swp britannico.
[7] Anche in questo si vede l’incolmabile distanza tra i marxisti e ogni genere di setta. Trotskij, a differenza di questi epigoni, non condusse mai nessuna battaglia per questioni terminologiche. Era invece estremamente flessibile sulla questione delle definizioni. Il punto, per lui, come per noi, era stabilire la natura concreta di questi stati.
[8] Sembra che questa posizione dell’impossibilità di una crescita del capitalismo, sia stata difesa in modo assoluto dall’organizzazione lambertista, che ancora negli anni ‘60 negava che il capitalismo avesse avuto una crescita dopo il 1913.
[9] A rigore la posizione di “terzo campo” si riferisce a una tendenza ex trotskista americana (Schachtman ecc.), ma nel contesto si capisce a cosa ci stiamo riferendo.