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7. Vittoria e diversificazione dello stalinismo
Come detto la guerra distrusse gran parte della direzione della quarta internazionale. Molti quadri, che sarebbero stati decisivi nel dopoguerra, finirono nei campi di sterminio nazisti e stalinisti, altri vennero assassinati dai servizi segreti delle ‘democrazie’ occidentali. Questa debolezza oggettiva non era però cosa nuova per i rivoluzionari. Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, i socialisti internazionalisti che si incontravano in Svizzera, potevano stare in qualche carrozza di un treno, secondo la nota battuta di Trotskij, eppure dopo nemmeno cinque anni era stata fondata un internazionale comunista di massa come culmine della vittoria della classe operaia in Russia. Il problema fu che gli esiti della seconda guerra mondiale agirono sulla direzione internazionale come fattori di scompiglio decisivo.
La burocrazia, vincitore del nazifascismo, otteneva una incredibile ricompensa per i suoi crimini, mezza Europa da edificare a propria immagine e somiglianza. L’Armata Rossa a Berlino era la prova che Stalin aveva avuto ragione, che l’esempio sovietico andava apprezzato e seguito. Nei dieci-venti anni successivi alla vittoria contro Hitler, lo stalinismo raggiunse il suo apogeo. L’enorme sviluppo economico e tecnologico dell’Urss, di cui lo sforzo bellico era la prova più convincente, dimostrava la superiorità della pianificazione sovietica su ogni forma di capitalismo, anche la più brutale. Lo stalinismo aveva occupato militarmente l’Europa dell’Est e in qualche anno, peraltro molto facilmente, modellava questi paesi a propria somiglianza. In Iugoslavia e in Cina gli stalinisti prendevano il potere in modo autonomo da Mosca ma pur sempre entrando a far parte del sistema sovietico.
La guerra di Corea fu l’ennesima frustrazione per l’imperialismo occidentale, in specie americano. Mezzo mondo era saldamente nelle mani di caste burocratiche sovietiche e l’influsso sovietico si faceva sentire in ogni angolo del mondo coloniale, spingendo colonnelli e satrapi locali a definirsi socialisti, nazionalizzare fabbriche e miniere e passare armi e bagagli con Mosca. Perfino Cuba, squallida provincia dell’impero americano, una specie di bordello galleggiante al largo della costa americana, sollevò la testa. La vittoria di Castro e Guevara a Cuba, una nazione intimamente dentro il sistema imperialista statunitense sconvolse la borghesia americana. Sebbene ingrassati da anni di boom economico, i capitalisti americani non risero quando Krusciov urlò nel palazzo di Vetro: “Vi seppelliremo!”. C’era già chi faceva il conto alla rovescia per prevedere l’anno in cui l’Urss avrebbe dovuto superare il colosso americano (il 1984 circa).
In Italia e in Francia, ma non solo, il movimento operaio era controllato saldamente dagli scagnozzi del Cremlino. L’apoteosi della barbarie stalinista ebbe un effetto deprimente e disorganizzatore sulla quarta internazionale. Ancora una volta sorsero profondi dissidi sulla natura di questi stati. I satelliti di Mosca erano stati operai degenerati? E la Cina o la Iugoslavia, in cui gli stalinisti avevano preso il potere autonomamente, che natura di classe avevano? E i vari staterelli che si dichiaravano socialisti in giro per il mondo? Oggi potrebbe sembrare curioso che qualcuno potesse vedere delle differenze nella natura dell’Urss degli anni ‘60 e della Ddr o della Bulgaria, o anche della Iugoslavia e della Cina.
A uno sguardo anche superficiale questi stati apparivano così simili che qualsiasi differenziazione sarebbe sembrata quanto meno arbitraria. Eppure su questo problema l’internazionale si ruppe la testa. Il nodo del contendere era questo: si può accettare che uno stato operaio, anche se enormemente deformato, possa sorgere come conseguenza della vittoria bellica e dell’occupazione militare? Può l’Armata Rossa modificare i rapporti di produzione, sostituendosi in un certo senso alla classe operaia? E se si accetta questo, a che serve la quarta internazionale? Non sono più utili i carri armati come mezzo di espansione dello stato operaio? Le risposte date a questi punti tormentarono l’internazionale per tutto il periodo postbellico. Qui cercheremo di esporre brevemente quali risposte vennero date.