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6. La natura di classe dell’Urss
Già prima della fondazione della quarta internazionale, vi erano gruppi estremisti che proponevano la teoria che l’Urss fosse uno stato capitalista in cui la borghesia era formata dalla casta burocratica che estorceva plusvalore al proletariato come il capitalista ‘privato’ fa nel resto del mondo. In Italia per esempio, questa teoria venne fatta propria dai bordighisti. In seno alla quarta internazionale l’analisi di Trotskij veniva accettata da tutti, o almeno così sembrava. Poco prima della sua morte, nella sezione americana, il Swp, una corrente cominciò a muovere critiche alla teoria dello stato operaio degenerato e propose una nuova teoria, quella del “collettivismo burocratico”.
Secondo questa teoria l’Urss sarebbe un nuovo tipo di stato, né capitalista né operaio che esprimerebbe peraltro una tendenza generale dell’economia mondiale. Una tendenza peraltro progressista, che dunque sarebbe un errore contrastare. Tanto il nazifascismo, quanto il New Deal, quanto l’Urss non sarebbero che diverse modalità con cui i manager pubblici e privati, i burocrati aziendali e statali, vanno acquisendo il potere nella società. I fondatori di questa teoria erano due dirigenti del Swp, Burnham e Schachtman, che avviarono un’aspra lotta di frazione in seno alla sezione americana contro l’idea che i trotskisti dovessero difendere l’Urss contro l’imperialismo. Trotskij e la maggioranza del Swp difesero la posizione dello stato operaio degenerato. La frazione che difendeva la concezione del ‘collettivismo burocratico’ rifletteva il cambiamento di umore nella piccola borghesia radicale. Finché difendere l’Urss significava una politica astratta, basata su eventi che accadevano lontano, allora si poteva essere rivoluzionari senza sforzi. Quando, all’avvicinarsi della seconda guerra mondiale, la difesa dell’Urss diveniva un problema che investiva tutto il mondo, questi intellettuali, professori di filosofia e simili, si rifiutavano di difendere la mostruosa dittatura stalinista, accusando i trotskisti di voler difendere il totalitarismo.
La loro fine dimostra quali erano le basi sociali della spaccatura: dopo essersi scissi dal Swp e aver formato il Workers’ Party, diventeranno nel dopoguerra politici reazionari (partecipando alla campagna maccartista). Questo episodio evidenzia una lezione che si dimostrerà più e più volte vera nella storia: la critica alla concezione dell’Urss come stato operaio deformato è l’inizio di una rottura politica e organizzativa con il movimento rivoluzionario. Questo non significa che tutte le correnti politiche che hanno rifiutato l’analisi di Trotskij sono poi passate alla reazione. Ma questa rottura è una condizione necessaria sulla strada di una svolta controrivoluzionaria. Così fu anche nella lotta di frazione in seno al Swp.
All’inizio questa concezione sembrava una deformazione peculiare di una corrente del partito, ma col tempo, si dimostrò per quello che era, una teoria profondamente reazionaria. Trotskij rispose magistralmente a queste deformazioni in In difesa del marxismo. Anche se prima della sua morte queste correnti restavano minoritarie, non bisogna dimenticare che il SI[5], rifugiato a New York, appoggiava maggioritariamente la frazione Burnham-Shachtman della sezione americana che proponeva di modificare la posizione della quarta internazionale verso l’Urss e questo dimostrava fondamentalmente l’immaturità di questo organo. In generale la lotta di frazione in senso al Swp era solo un sintomo di un processo generale.