2. L’Internazionale Comunista dopo
Lenin La terza internazionale, nel decennio che va dal 1923 al 1933, cessò di essere il partito della rivoluzione mondiale e divenne il partito della controrivoluzione mondiale. Il processo iniziò con il fallimento della rivoluzione in Germania, dovuto anche a politiche scorrette suggerite dall’ala destra del partito bolscevico, e terminò con la presa del potere da parte dei nazisti. Non è questo il luogo per analizzare il processo di degenerazione dello stato operaio russo e del partito bolscevico. E' comunque importante notare che i dirigenti principali del partito e soprattutto Lenin e Trotskij erano ben consci dei pericoli insiti nell’isolamento e nell’arretratezza dell’economia russa. Già nel ‘22 Lenin si mosse, compatibilmente con le sue ormai precarie condizioni di salute, per tentare di porre un freno alla deriva burocratica del partito. Il 1923 fu l’anno in cui cominciò la lotta tra la frazione bolscevica, guidata da Trotskij, e l’apparato burocratico intorno a Stalin. In quell’anno venne formata l’Opposizione di sinistra come mezzo per riformare il partito e lo stato. Nell’ottobre del 1923 Trotskij scrisse alcune lettere al CC del Pcr sulla democrazia nel partito e firmò la “dichiarazione dei 46” (un documento che prendeva il nome dai 46 dirigenti che formavano l’opposizione). L’apparente imminenza della rivoluzione in Germania rafforzò l’opposizione e al Plenum di dicembre del CC la politica di “Nuovo Corso” venne approvata, anche se non verrà mai portata avanti. La sconfitta della rivoluzione tedesca, causata anche dagli errori della direzione russa, isolarono l’opposizione. Nell’autunno del 1924 Stalin propose la teoria assolutamente nuova e antimarxista del “socialismo in un solo paese”. La burocrazia, sfidata dall’opposizione, aveva preso coscienza di sé e cominciava a crearsi una giustificazione teorica delle proprie politiche. Le sconfitte che si susseguirono negli anni ‘20 (in Cina, in Inghilterra ecc.), furono sia causa che risultato dello spostamento a destra della burocrazia e consentirono all’apparato, paradossalmente grazie ai propri errori, di isolare l’avanguardia bolscevica nel Pcr e in ogni altro partito comunista. Dal 1926 al 1928 si consumò la breve esperienza dell’opposizione unificata: Zinoviev, Kamenev e altri, sottovalutando Stalin, avevano pensato in un primo momento di servirsene contro Trotskij. Essendosi resi conto della totale estraneità di Stalin dalle pratiche e dai principi del bolscevismo, compirono una svolta unendosi a Trotskij. Ma di nuovo, dopo due anni, operarono una nuova svolta e si arresero alla burocrazia. Nello stesso anno Stalin lanciò le prime ampie purghe nel partito[2]. Al sesto congresso della Internazionale Comunista Trotskij propose una piattaforma alternativa che, data la ancora incompleta degenerazione del partito, venne ammessa alla discussione. Molti dirigenti dell’Internazionale presero contatto per la prima volta con le idee dell’opposizione russa ed estesero la battaglia dell’Osi in molti partiti comunisti del mondo. Nel 1929 Trotskij venne esiliato in Turchia e l’Osi allontanata dai partiti comunisti. Nello stesso periodo la burocrazia stalinista compì una svolta settaria di 180 gradi nel suo orientamento politico. Scavalcò formalmente a sinistra l’Osi, dichiarò giunta l’epoca del declino finale dell’imperialismo e definì i partiti riformisti come “gemelli” del fascismo. In questo modo preparò la colossale disfatta del proletariato tedesco. Questa politica non era che l’esportazione all’estero della svolta a cui Stalin era stato costretto all’interno: distruzione della nascente borghesia (basata sulla Nep) e applicazione, seppur mostruosamente distorta, delle misure proposte dall’opposizione di sinistra (pianificazione, piano quinquennale ecc.). A quell’epoca, definita dall’Internazionale Comunista il “terzo periodo”, Trotskij considerava ancora l’Osi come la tendenza rivoluzionaria della terza internazionale e resisteva alle pressioni di alcuni estremisti che avrebbero voluto formalizzare una scissione per formare subito una nuova internazionale. I gruppi rivoluzionari nei vari paesi cercavano di organizzarsi come tendenze dentro e fuori i partiti comunisti. Nel 1933 ci fu la disastrosa sconfitta del proletariato tedesco, in cui i nazisti poterono prendere il potere e annientare il più potente movimento operaio mondiale senza sparare un colpo, anzi con la complicità del partito comunista. Questo infatti si rifiutò di allearsi con la Spd contro i nazisti, ripetendo che la Spd e i nazisti erano gemelli. Arrivò addirittura a votare insieme ai nazisti contro la Spd in un referendum che chiedeva l’abbattimento di un governo socialdemocratico. Mentre i suoi dirigenti dichiararono trionfanti che ora era il loro turno e che Hitler era solo di passaggio, Trotskij realizzò l’impossibilità di riformare l’Internazionale Comunista e lo stato operaio sovietico. Dal 1933 l’Osi si chiamerà Lci (lega comunista internazionalista) per la quarta internazionale. |