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12. La ripresa del capitalismo
Le prospettive per lo stalinismo non erano l’unico punto su cui la direzione della quarta internazionale si stava perdendo, appena finita la guerra. L’altro nodo era la possibilità di una ripresa economica. Anche in questo caso, rifacendosi ad alcune affermazioni di Trotskij, fatte in un preciso contesto, anni prima, il SI escludeva la possibilità di una ripresa. La direzione del Rcp propose un’ipotesi alternativa. Con la formula di “controrivoluzione in forma democratica”, Ted Grant spiegò come, grazie al ruolo dei partiti stalinisti e riformisti, la borghesia aveva lo spazio per reprimere, seppure non militarmente, la classe operaia e rilanciare l’economia.
Rispondendo alle posizioni di Pierre Frank (per il SI), che confondeva le acque sostenendo che in Europa c’erano solo regimi bonapartisti (con il trucco, per altro in voga anche recentemente, di parlare di “elementi di bonapartismo”). In questo modo la direzione del Rcp dimostrò di essere la vera continuatrice del metodo marxista: le sue analisi erano una guida per l’azione dell’avanguardia rivoluzionaria e non una giustificazione di errori commessi. Da un estremo ‘ultimatista’, simile alla teoria stalinista del terzo periodo, la direzione della quarta internazionale assunse una posizione all’altro estremo.
Negli anni ‘60 per questi “teorici” la classe operaia si era politicamente atrofizzata e non poteva essere attratta da un’organizzazione rivoluzionaria. Così da motore della rivoluzione, la classe operaia diveniva, nelle tesi della direzione quartinternazionalista, quasi un peso e nuove forze - i popoli oppressi, le minoranze di ogni genere - venivano promosse a forza decisiva per il cambiamento. Ancora una volta la quarta internazionale non faceva che teorizzare la propria incapacità. Anziché spiegare le condizioni particolari in cui si era potuto mantenere un quarto di secolo di crescita, costoro passarono a occuparsi dell’oppressione razziale, sessuale, della guerriglia contadina ecc. La conclusione fu che furono colti di sorpresa da tutti i movimenti di lotta che si verificarono negli anni ‘60 e ‘70 in Occidente. Il caso più eclatante fu quello del movimento del 1968 francese, in cui milioni di operai francesi occuparono le fabbriche e ci furono le più imponenti manifestazioni della storia in quel paese.
La Lcr, sezione della quarta internazionale, fu totalmente colta alla sprovvista. Si diede da sola il colpo di grazia pubblicando un volantino in cui, con un tono paternalista, chiedeva ai lavoratori di sottomettersi alla direzione rivoluzionaria, costituita appunto dalla Lcr, citando, fuori contesto, il brano del Che fare? in cui, in un modo poco felice e che in seguito rifiutò, Lenin chiarisce il ruolo della direzione rivoluzionaria. In generale alla lotta di classe venne sostituita ogni altra forma di lotta e questo impedì alle varie sezioni dell’internazionale di giocare un ruolo di qualche peso quando la classe operaia si risvegliò.