Non si tratta per me di analizzare il Partito Socialista
Italiano, di cui si è parlato abbastanza.
Il fatto principale è la grande crisi del settembre dell'anno passato [1] che ha creato questa situazione. Se si esamina anche da lontano la situazione politica si ha l'impressione, anzi la certezza, che il proletariato italiano ha preso, nel corso degli anni che hanno seguito la guerra, un orientamento nettamente rivoluzionario. Quello che diceva l'Avanti!, quello che dicevano gli oratori del Partito Socialista, era compreso dalla grande massa operaia come un appello alla rivoluzione proletaria; questa propaganda è penetrata nella coscienza, nella volontà della classe operaia e l'azione del settembre ne è stata la prova. Se si giudica il partito politicamente, bisogna supporre -perché è la sola spiegazione che se ne possa dare- che il Partito Socialista Italiano, falsando la sua politica verbalmente rivoluzionaria, non ha mai tenuto conto delle conseguenze che tale politica poteva avere. Perché tutti sanno che l'organizzazione che fu la più spaventata e la più paralizzata dagli avvenimenti del settembre non era altra che il Partito Socialista che li aveva preparati. Ed ecco, tali fatti ci provano che l'organizzazione italiana era cattiva, perché il Partito non è soltanto una corrente d'idee, uno scopo, un programma, è anche una macchina, un'organizzazione che crea con la sua opera costante le garanzie della vittoria. Il mese di settembre è stato il teatro di una grande crisi per il proletariato e per il Partito socialista italiano. Quali sono le conseguenze che il proletariato italiano ha tratto da questi avvenimenti? È molto difficile rendersene conto adesso, dato che la coscienza di una classe, quando tale classe rompe col suo partito, è subito disorientata. Ma il Partito, quale conclusione ha tratto dalla sua esperienza? Durante i tre anni che hanno seguito la guerra, tutti i compagni che venivano dall'Italia ci dicevano: "Noi siamo pronti, arcipronti per la rivoluzione". Si sapeva di essere alla vigilia della rivoluzione; scatenata la rivoluzione, il partito ha fallito. Quale conclusione si è tratta da questo avvenimento? Che si è fatto? Si è forse detto: "Non eravamo preparati poiché il nostro organismo aveva nel suo seno degli elementi in disaccordo completo che si paralizzavano scambievolmente. Per creare delle condizioni, per quanto queste condizioni dipendono dalla nostra volontà, bisogna volerle". Questa, compagno Lazzari [2], è la condizione essenziale, bisogna volere la vittoria rivoluzionaria. Si può dopo di ciò discutere, si può analizzare, perché ci vuole strategia, e non si ottiene la vittoria con la volontà pura. Turati [3] e i suoi amici sono onesti in questo senso, che ripetono ogni giorno con assoluta chiarezza che non vogliono la rivoluzione. Non la vogliono, e tuttavia restano nel Partito socialista, di cui anzi sono l'elemento essenziale. Voi avete fatto l'esperienza di settembre, e dopo quel mese così tragico che avete fatto? Un movimento a destra. Nella vostra nuova frazione parlamentare, i riformisti, cioè quelli che non vogliono la rivoluzione, sono la maggioranza. Il vostro organo centrale, l'Avanti!, ha dato un colpo di timone a destra. Ecco la situazione. Non si può richiamarsi al passato, quando si ha oggi una situazione così chiara e così convincente. C'è contraddizione fra il rivoluzionarismo verbale e le esigenze brutali della situazione rivoluzionaria che si osservava da voi nel mese di settembre. Da questa contraddizione si possono trarre due conclusioni: o respingere quella parte del vostro passato che era soltanto verbalmente rivoluzionaria, e diventate rivoluzionari (ossia vi separate dai riformisti che ostacolano l'azione rivoluzionaria), o dovete dire: "Poiché non volevamo gli avvenimenti di settembre, dobbiamo respingere i metodi che li hanno provocati". Turati non mancherà di trarre profitto dalle lezioni di settembre e saprà dimostrare la contraddizione evidente che se ne sprigiona. Quanto a voi, come il vostro Partito e il vostro Comitato Centrale, non fate che mantenere la confusione che ha preparato, determinato, predestinato, il fallimento di settembre, lasciando il Partito socialista italiano svilupparsi a destra. L'idea di Serrati [4] era la concentrazione delle forze, egli ha voluto conservare i comunisti, i centristi e i riformisti in uno stesso partito. A un dato momento, quest'idea di concentrazione di forze ha potuto essere motivata dalla speranza di serbare in seno al Partito il massimo possibile di forze rivoluzionarie. Ha voluto farlo, ha voluto associare questi tre gruppi per dire in seguito: "Ecco i veri contorni del nostro Partito, e ciò che resta al di fuori è nocivo". Voi avete fatte le più dure esperienze, le più chiare e le più tragiche. E solo in seguito l'idea della concentrazione, che era un'idea un po' astratta, ha preso una forma politica delle più nette. Essa è divenuta profondamente riformista, perché lo sviluppo del Partito è ora orientato nettamente verso destra. Turati ha detto: "Nel mese di settembre, il proletariato non era maturo". Non era maturo, ma avete forse spiegato al proletariato perché il Partito non lo era? Avete forse detto al proletariato: "Si, Turati ha ragione in questo senso, che voi, operai italiani, non eravate abbastanza maturi per purificare il vostro Partito, prima di lanciarvi in un'azione decisiva, dagli elementi che paralizzano l'azione. Turati ha ragione in questo senso, che, dato che il proletariato italiano non lo aveva respinto dal suo seno, dimostrava con ciò che non era abbastanza maturo in settembre per un'azione decisiva". Qual è dunque la situazione attuale del proletariato italiano? Esso è diventato, ne sono certo, molto più prudente, dato che il Partito nel quale aveva la più intera fiducia l'ha ingannato senza saperlo. Il compagno Lazzari è incline a comprendere delle espressioni simili; moralmente e individualmente il compagno Lazzari dice: "Ma se ci accusano di tradimento, che abbiamo ricevuto per il nostro tradimento?". Ora, non si tratta di un tradimento individuale e interessato: si tratta del fallimento di un Partito, ciò che politicamente altro non è che il tradimento degli interessi del proletariato. Io mi chiedo cosa deve ora pensare il proletariato. Il Partito è certo molto compromesso ai suoi occhi. È sorto un nuovo piccolo Partito: il Partito comunista. Noi siamo sicuri che questo partito si svilupperà, anche se resterà isolato come lo è oggi. Questo Partito si rivolge al proletariato e gli espone il suo programma rivoluzionario comunista. Non temete che prestando orecchio il proletariato faccia questa riflessione: "Ho già sentito queste arie, e tuttavia mi hanno ingannato nel mese di settembre"? Ecco la situazione molto difficile che avete creato e vi dovrete tenere per un certo periodo, che spero brevissimo, in Italia. Il giovane Partito italiano deve ora riconquistare con lavoro energico e coraggioso la fiducia verbalmente rivoluzionaria, fiducia che è necessaria, non solo per un'azione parlamentare -ciò che è già un'altra cosa, ma per un nuovo attacco contro la società capitalista. Bisogna riconquistare la fiducia rivoluzionaria che il partito ha persa con la sua azione, o per meglio dire con la sua inazione, nel mese di settembre. Voi ci dite che i turatiani si sottomisero alla disciplina del Partito. Ah, veramente qui si è detto che si faceva la difesa di Turati, e una difesa concepita in forma del tutto giuridica. Che si intende per disciplina di partito? C'è la disciplina di forma, c'è quella di sostanza. Quando non posso fare altrimenti, o quando faccio una cosa volentieri, mi pare che ci sia differenza. Noi ci sottomettiamo alla disciplina dello Stato capitalista, alla legalità capitalista, ma come? Solo in quanto vi siamo forzati. Ma in pari tempo, mettiamo in ridicolo la legalità borghese, creiamo degli organi illegali per annientarla, e usiamo ogni mezzo per rompere o allargare la legalità borghese. E che fa Turati con la vostra disciplina? Fa lo stesso, compagno Lazzari. Si sottomette alla vostra disciplina come noi ci sottomettiamo alla legalità borghese. Crea i suoi organi illegali, la sua frazione nel vostro Partito, complotta col Governo, naturalmente clandestinamente, illegalmente. Fa di tutto per allagare questa disciplina, per romperla, e specialmente fa di tutto per metterla in ridicolo in tutti i suoi discorsi e nel suo giornale. Egli è dunque il nostro nemico cosciente, metodico, sistematico, come noi siamo i nemici della società borghese e della sua legalità. Ecco la verità. Voi dite: "Ma Turati non ci ha dato dei fatti per escluderlo. Sono i fatti che ci mancano". Ora io vi dico, anche se aspettiamo ancora una piccola eternità, questi fatti ci mancheranno sempre, perché Turati sa benissimo ciò che vuole. Turati non è un'arrivista banale che voglia diventare Ministro nello Stato capitalista. Per quanto lo comprendo, egli fa la sua politica che vuol veder riuscire e non tiene ad avere un portafoglio ministeriale. Ora, io mi figuro benissimo una piccola conversazione fra Turati e Giolitti [5]; Giolitti gli dice: "Ecco il portafoglio che vi spetta" E Turati risponde: "Non avete sentito, caro collega, i discorsi eloquentissimi di Lazzari? Dal momento che accetto un portafoglio, io gli do il motivo che aspetta, io sono escluso dal Partito, ed essendo escluso perdo ogni valore politico per voi e per la conservazione dello Stato capitalista. Ora, poiché si tratta non di fare un ministro socialista in più, ma di sostenere la democrazia, vale a dire, di sostenere la società capitalista, io non voglio saperne del vostro portafoglio, perché non tengo a dare dei fatti al mio severissimo collega Lazzari. Lasciamo dunque le cose come sono ora per il maggior vantaggio della società borghese". Voi dite: "Ma si fa troppa attenzione a Turati, ai suoi discorsi, ai suoi libri, alle sue prefazioni: è piuttosto un caso personale, una quantità trascurabile". Ma se è così, se non si tratta per voi che di perdere un individuo, o alcuni individui, o una quantità trascurabile, perché siete tanto ostinati? Immaginatevi, cari compagni italiani, che mentre noi siamo qui, Giolitti domandi per telefono a Turati: "Non vi è il pericolo che Lazzari sia andato a Mosca per prendere degli impegni?". E Turati gli risponda: "Niente affatto, è un caso individuale". Ora, come sapete, vi è nella società capitalista la divisione del lavoro, e rompendola con l'Internazionale Comunista per serbare Turati, voi gli siete stati molto utili. Voi dite di avere i sentimenti più entusiastici per il Partito comunista russo, e per la Russia dei soviet. Permettetemi di parlarne un po' francamente, non solo per i compagni italiani, ma per tutti i partiti. Ora, si parla molto spesso di noi su un tono delicato, come per non urtarci, per averci riguardo. La nostra situazione è molto difficile, lo sapete tutti, voi eravate sulla Piazza Rossa, avete visto non solo i nostri soldati, i nostri comunisti armati, che sono pronti a difendere la III Internazionale. Avete visto pure i nostri adolescenti, i nostri bimbi, una gran parte dei quali sono senza zoccoli e molto magri. Ognuno di voi che visiterà le nostre officine, vedrà la nostra miseria economica e la miseria materiale che oltrepassa ogni altra miseria. Ora, quello che viene qui coll'idea di trovare un paradiso comunista deve essere ben deluso, quello che viene coll'idea di raccogliere impressioni per fare l'elogio della Russia, non è un vero comunista, ma quello che viene per raccogliere i fatti della nostra miseria e per servirsene di argomento contro il comunismo è un nemico dichiarato. (applausi) Ma, compagni, ecco ciò che Turati, che è membro del vostro Partito, dice della Russia: "I russi hanno inventato per loro profitto, per loro interesse nazionale, i soviet e l'Internazionale comunista". Ecco cosa dice all'operaio italiano che è stato trascinato nella guerra per dei pretesi interessi nazionali ed è stato ingannato come tutti gli altri. Adesso, gli si profila un altro pericolo nazionale. È la Russia sovietica che vuole, attraverso l'intermediazione della Internazionale Comunista, servire i propri interessi nazionali. Se prendete la stampa tedesca durante l'azione di marzo, troverete la stessa idea sulla situazione dei soviet che, a lor dire, in quel momento era molto compromessa, e i quali per salvarsi hanno, attraverso l'intermediazione della Internazionale Comunista, ordinato in Germania lo scatenarsi dell'azione rivoluzionaria. Ora i nostri nemici più perfidi e più intelligenti diffondono la leggenda -della quale un propagandista accanito è pure il vostro Turati- che noi esigiamo dagli altri Partiti per aiutarci nella nostra situazione interna, delle azioni rivoluzionarie che non hanno alcun rapporto con l'evoluzione interna politica e sociale, del paese in causa. Se serbiamo in questa Internazionale dei propagandisti di tale idea, ciò può creare per essa una situazione ben difficile. Ora, compagni, noi abbiamo piantato nel nostro paese un pilastro. Il nostro paese è ben indietro, ben barbaro; è un paese che vi offre il quadro della miseria. Ma questo pilastro della rivoluzione mondiale, noi lo difendiamo, perché per il momento non ve ne sono altri. Quando ce ne sarà uno in Francia o in Germania, il pilastro russo perderà i nove decimi della sua importanza, e noi siamo tutti pronti a venire da voi in Europa a difendere un altro pilastro più importante. Ed ora, compagni, credere che noi consideriamo questo pilastro russo come il centro del mondo, e che abbiamo il diritto di esigere da voi di fare la rivoluzione in Francia, in Germania, in Italia, nel momento in cui è necessario per la nostra politica interna, è un'assurdità. Se fossimo capaci di un tale tradimento, bisognerebbe metterci tutti contro il muro e fucilarci tutti, l'uno dopo l'altro. In che modo, compagno Lazzari, potremmo restare nella stessa Internazionale di Turati, che è membro del vostro partito, e che chiama la nostra Internazionale l'"Internazionale fantastica"? È la sua espressione. Carlo Liebknecht e Rosa Luxemburg sono morti, ma sono sempre vivi per questa Internazionale. Ora, come potremmo riunire nei quadri della nostra Internazionale Carlo Liebknecht e Rosa Luxemburg con Turati? Turati ha detto che la nostra organizzazione era fantastica; quando penso che ieri ancora ne era membro! Ecco certo della fantasmagoria della III Internazionale! |