LA RIVOLUZIONE RUSSA

Disfacimento degli imperi Asburgico, Russo, Ottomano, Tedesco1919:

La "guerra" dimenticata degli italiani 7a parte di 14

Se nella trappola ceca c’eravamo caduti in pieno in quella caucasica ci salvammo anche per le perplessità che sorsero, nella primavera del 1919, a tutti i livelli e che qui documenteremo. Gli inglesi, mai convinti dell'impresa, se ne stavano andando  e cedevano volentieri il posto a noi in prima fila. Se non era una bufala questa ….!. Quando un inglese scappa è l’oggetto più veloce sulla crosta terrestre e per principio non regala mai niente a nessuno. La fine dell'Impero Russo nel 1917 portava con sé anche la nascita di nuove entità politiche indipendenti nei possedimenti della ex Transcaucasia Russa. Dapprima tre etnie maggioritarie, Armeni, Georgiani e Azeri, decisero di difendersi insieme dai tanti nemici (anche i turchi erano nemici oltre che i Russi Bianchi e Rossi) poi però ognuno per la sua strada e per la sua religione che da queste parti ha sempre segnato il confine e diviso gli animi. Il Caucaso da sempre è un puzzle di razze e dietro questo puzzle nacquero anche altre repubbliche tutt’ora spina nel fianco dell’ex Urss (vedi in calce il Puzzle odierno). Il 3 marzo 1918, a circa un anno dalla prima rivoluzione socialdemocratica, tacquero le armi sul confine orientale fra gli imperi centrali (+ la Turchia) e la ex Russia Zarista lasciando l’occidente nudo davanti alle armate della Triplice. Fortuna volle che gli Usa ormai erano rodati e pronti a entrare in trincea con tutta la loro forza economica, finanziaria e materiale. Per il fronte orientale c'era poco o nulla da fare: avrebbe vinto il più forte e il più tenace.

Naturalmente quando si parla di Turchi si parla sempre dell’Ex impero ottomano andato in pezzi che creava più problemi per la sua spartizione che per la conquista. Un sultano probabilmente c’era ancora ma al suo posto comandavano i Giovani Turchi di Enver Pascia* per la rinascita della nazione. Da qui parte infatti il moderno padre della patria Mustafa Kemal “Ataturk”che però tenne una doverosa distanza dai suoi impulsi giovanili per i Giovani Turchi (in pratica lui sarà il partito nuovo, ne più ne meno che Mussolini in veste un po’ più sanguigna) Odiava Enver Pascia che era riuscito a diventare ministro della guerra, comandante in capo dell’esercito e genero del sultano, mentre lui, pur valoroso generale, non era riuscito ad impalmare neanche una principessa reale. (http://www.allaboutturkey.com/ita/kurtulus.htm  )   I Georgiani avevano scelto il male minore, firmando il 4 giugno 1918 un armistizio con i Turchi e, subito dopo, ponendosi sotto la protezione di un battaglione di fanteria Tedesca !!. Tali successive azioni influirono però sui rapporti fra gli ex alleati. La visione strategica del comandante in capo turco Enver Pascià* non era infatti la semplice riconquista dei territori persi 40 anni prima ma l’occupazione di tutta l’Asia centrale Turcomanna (la mamma di tutti i turchi). A marzo Enver aveva ordinato la creazione di una nuova forza militare, chiamata l'Armata dell'Islam (25.000 uomini) per prendere in primis Baku sul mar Caspio. L'Armata dell'Islam marciò verso la Repubblica Democratica dell'Azerbaigian e quindi su Baku. Nel settembre del 1918, la Dunsterforce arrivata da poco, fu costretta ad abbandonare Baku e i suoi pozzi petroliferi. L'impero ottomano arrivava alla fine della prima guerra mondiale dopo aver perso la campagna di Persia, la campagna del Sinai e stava perdendo la campagna della Palestina e della Mesopotamia (Iraq), tuttavia sul Caucaso aveva ottenuto grandi successi, riconquistando tutti i territori, gia persi, anatolici. Il presidente della Repubblica georgiana, Noij Jordania, consigliato dall'esperto economico Woytinsky, aveva allora (con la dipartita dei tedeschi) creduto di individuare tale nuovo referente nell'Italia, che non sembrava avere mire territoriali in quell'area specifica e che, per la sua scarsità di materie prime, avrebbe potuto mostrarsi interessata ai prodotti minerari caucasici. In altre parole, i dirigenti georgiani cercavano un protettore europeo che li difendesse da un ritorno dell'imperialismo russo di qualsiasi colore anche zarista, ma i cui interessi strategici non fossero incompatibili con l'indipendenza del loro Stato. Come progetto non era male. Meglio Italiani che Turchi e Russi, ma questo voleva dire in primis andare a farsi ammazzare "inutilmente" per la Georgia dopo averlo fatto “inutilmente” per l’Italia. Una cosa che è passata inosservata è la grande credibilità che esibivamo. Prima di Natale del 1918 i Tedeschi avevano dovuto quindi partire, secondo le clausole dell'armistizio. Proprio partiti no perché poi li troveremo ovunque in attesa di un passaggio per casa per mesi ancora.

 

Wladimir Woytinsky «Dalla rivoluzione russa all'economia roosveltiana» (titolo originale: Stormy Passage., A Personal History Through Two Russian Revolutioins to Democracy and Freedom: 1905-1960, New York, The Vanguard Press, 1961; trad. Elisabetta Rispoli, Milano, Il Saggiatore, 1966, pp. 561-e segg)

 

Era chiaro che il futuro della Georgia come stato indipendente dipendeva prima di tutto dal suo riconoscimento da parte della Conferenza di pace di Versailles a fronte dei principi Wilsoniani ormai diventati un classico per ogni gruppo etnico che si ritenesse tale. Per controbattere la propaganda russa, il governo georgiano chiese a Wladimir S. Woytinsky di preparare una documentazione storica che spiegasse agli Alleati le ragioni storiche e politiche che avevano portato alla nascita di una Georgia indipendente, dopo essere stata sempre o quasi sotto gli Zar. Compito non facile. Woytinsky era un rivoluzionario russo moderato da sempre che si era fatto 4 anni di carcere e 4 di Siberia. Sia Woytinsky che la moglie avrebbero dovuto far parte della delegazione georgiana a Parigi, ma vennero trattenuti a Costantinopoli per alcuni mesi dalle autorità militari alleate e dovettero infine rientrare a Tiflis. Non veniva trattenuto perché antipatico, ma perché c'era un preciso piano politico che tendeva in quel momento a favorire Denikin in vista di una Russia "restaurata" agli antichi fasti come se 10 anni di bolscevismo fossero passati invano. Di lì ripartirono alla fine di agosto del 1919 per Roma (quando si riaprì uno spiraglio nei piani politici) perché gli italiani si erano interessati al suo caso e qualcuno dice ancora all’idea del protettorato. Woytinsky non rivedrà più la sua patria. Quando lui arriva D'Annunzio parte per Fiume (12 settembre). Nitti di fronte all'insorgere di un problema così acuto nell'Adriatico cancellò la spedizione del Mar Nero già decisa dal suo predecessore Orlando. La Conferenza di Versailles aveva riconosciuto ora "de facto" l'indipendenza dei tre Stati caucasici, ma, quando la guerra civile russa si risolse a favore dei "rossi" con la sconfitta del generale Wrangel, e le armate di Trotzkij si avvicinarono ai confini della Georgia, apparve chiaro che gli Alleati non avrebbero combattuto per difenderla. Da Parigi nessuna prese le armi per difendere le proprie idee.

"Dopo l'armistizio - scrive Arthur Moore nel 'Times' di Londra del 10 luglio 1922 - noi facemmo affluire numerose truppe nel Caucaso, che è in gran parte musulmano. Avevamo truppe perfino oltre al Caspio, nella famosa Merv. Dapprincipio esse esercitarono un influsso stabilizzatore e noi annunciammo che eravamo venuti per tenere lontani i Bolscevichi. Ma, appena la minaccia bolscevica apparve all'orizzonte, fummo noi a squagliarci. Perché ci andammo, dunque? L'Islam conosce la risposta: vi andammo per mettere le mani sui campi petroliferi ma non eravamo disposti a combattere per essi.". C’è un errore grossolano in questo brano quando dice numerose truppe: erano poche per la vastità e difficoltà dell’area (che è più grande e impervia dell'Italia): quelle poche con molti mercenari o nativi non atti ad una guerra tradizionale e incredibilmente vi si potevano trovare ancora menscevichi e bolscevichi alla stessa tavola e ancora la guardia Bianca di Denikin. Sui campi petroliferi di Baku c’era già più d'un padrone ed erano gli azionisti che al massimo potevano temere una nazionalizzazione sovietica.

"L'industria petrolifera russa, se generosamente finanziata e adeguatamente organizzata sotto auspici britannici,  costituirebbe di per se stessa un ottimo attivo per l'Impero… Al Governo britannico si offre un'aurea opportunità di esercitare una potente influenza sull'immensa produzione dei campi di Grosni (Cecenia), Baku, e del Transcaspio".

In parole povere se i padroni fossero stati tutti inglesi era meglio. Di pareri molto discordi i militari britannici per l’asimmetria delle guerre in atto (asimmetria per le figure istituzionali che la gestivano, non essendo governi regolari) e per le aree ormai tropo vaste da controllare.

   

http://wapedia.mobi/it/Cronologia_dell'Europa_orientale_dopo_la_Grande_Guerra WWI Chronology East Front

*La fine di Enver Pascià, il “piccolo Napoleone”  dell’impero e il più tenace propugnatore del movimento “internazionalista” turco. Rifugiatosi tra le tribù dell’Asia Centrale, dove pensava di realizzare il suo antico Pulizie di Leninsogno panturanico, cioè la creazione di una Grande Nazione Turca, agli inizi degli anni 20 Enver scatenò una rivolta mussulmana contro il potere sovietico. Ma il 4/8/ 1922 , nei pressi di Baldzhuan, località del Turkestan meridionale (oggi inclusa nel territorio del Tagikistan) venne sconfitto e ucciso con pochi suoi seguaci da preponderanti forze bolsceviche.

 

Robert Gascoyne Cecil, Primo Visconte di Chelwood (Londra, 14 settembre 1864 – 24 novembre 1958) vice ministro esteri,  spoke plainly: “England should possess Baku because of its vast oil reserves.”It should be kept in mind that during World War I, England’s share in Baku’s oilfields made up 60% of all investments. As viewed by French senator Beranger, England was eager to create a gigantic oil region stretching “from Egypt to Burma, from the Caucasus to the Persian Gulf… For this to happen, the New York Times stressed, it was essential to prepare large forces to be used in North Persia and the Caucasus. Perhaps this was the major direction of the allies...."L'Inghilterra dovrebbe possedere Baku per le sue vaste riserve di petrolio." Va tenuto presente che durante la  guerra, i giacimenti di petrolio di Baku hanno rappresentato il 60% di tutti gli investimenti inglesi. Come dichiarato dal senatore francese Beranger, l'Inghilterra era impaziente di creare una regione petrolifera gigantesca "dall'Egitto alla Birmania, dal Caucaso al Golfo Persico" per controbilanciare l'impero del petrolio americano. Perchè ciò accada, come scrive il NY Times è essenziale usare una grossa forza armata nel nord della Persia e nel Caucaso.

On 30 October 1918, the Armistice of Mudros was signed with Turkey and hostilities ceased in the Middle East. Dunsterforce did not meet its operational goals. It failed to penetrate to Tiflis and never created the Caucasian forces to hold the railway line between Batum, Tiflis and Baku. Although Turkey occupied Baku and the oilfields, it was only for one month at the closing of the war. General Sir Henry Wilson “The despatch of a small force at Baku has been sanctioned, admittedly as a gamble, but the stakes involved are so valuable as to make the hazard justifiable.”  Most of the Dunsterforce made it back to the allied lines accompanied by large numbers of Armenian refugees who, in their turn, had earlier escaped the Turkish genocide of their people. The denouement after the Armistice in November 1918, Norperforce returned to Baku as an occupying force. Here it remained until it was repatriated to the UK and the other parent countries of it members.

Il 30 ottobre 1918, venne firmato l'armistizio di Mudros  (fra Turchia e Intesa) per la fine delle ostilità in Medio Oriente. Dunsterforce non ha raggiunto i suoi scopi. Non è riuscito ad entrare a Tiflis e mai ha tenuto la linea ferroviaria tra Batum, Tbilisi e Baku. Anche se la Turchia occupò Baku ed i giacimenti petroliferi, è stato solo per un mese prima della chiusura della guerra. Generale Sir Henry Wilson, "L'invio di una piccola forza a Baku è stato come una scommessa, ma la posta in gioco era così importanti da rendere il rischio giustificabile." La maggior parte delle Dunsterforce ha fatto ritorno alle linee alleate accompagnata da un gran numero di profughi armeni che, a loro volta, erano in precedenza sfuggiti al genocidio turco. L'epilogo dopo l'armistizio del novembre 1918, Norperforce ritornava a Baku come forza occupante. Qui rimase fino a quando fu rimpatriata.

 da Wikipedia  

L'avventura della Dunsterforce si era risolta con un nulla di fatto e solo l'armistizio, 2 mesi dopo, riporta gli inglesi a Baku e a Batum passando per i riaperti Stretti dei Dardanelli. Pericolo scongiurato?. Si ma esclusi tedeschi e turchi restavano i diversi partiti sovietici o ex russi in lizza per il potere. Si andava dal restauro dello zarismo, ai regni dei vari comandanti della guardia zarista a rivoluzionari di un ampio raggio socialista, ai nazionalisti locali di estrazione religiosa e da tanti altri che reclamavano l'indipendenza e che l'avranno anche come Finlandia, Paesi Baltici, Polonia, Romania (che raddoppia il territorio), poi l'oriente  etc.. Era facile per ora aver partita vinta contro eserciti Rossi che dovevano controllare enormi vastità di territorio, ma una guerra o la si fa o si va a casa. In Europa non c'era dopo 5 anni di guerra uno spirito bellicoso insopito. C'era stanchezza, miseria, debito pubblico, mutilati, malattie etc.. e materia prima sufficiente perché anche qui scoppiasse una rivoluzione. Gli Stati Uniti come faranno spesso si estranieranno dalla politica europea, ma non dal far fruttare i capitali qui investiti e a riportare a casa il credito di guerra. Non basterà neanche a loro e l'Europa ripricipiterà in governi autoritari e la prima mano che verrà in aiuto ai tedeschi ma anche ai nostri fascisti sarà proprio la mano russa dei bolscevichi al potere dopo aver piegato dopo anni ogni avversario. Si doveva morire per la Georgia, per la Regina Inglese, per il Petrolio ? secondo me ci sono tante altre maniere migliori per morire   

LA GUERRA E’FINITA ? SI, FORSE..MA NON PER NOI

La Comune di Baku fu un governo unitario bolscevico e menscevico stabilito a partire dall'aprile del '18 e guidata dal menscevico della Federazione Rivoluzionaria Armena Stepan Shahumyan. Il 5 giugno 1918 in seguito al Trattato di Batumi tra Impero ottomano e Repubblica Democratica di Armenia i musulmani della Repubblica Democratica di Azerbaigian si presentarono in armi alle porte di Baku, ma vennero respinti dalle forze della Comune, le quali si lanciarono all'inseguimento, non riuscendo però a conquistare la capitale dei musulmani, Ganja. A questo punto in previsione di un imponente attacco musulmano per l'imminente arrivo dell'Armata ottomana dell'Islam dalla regione del lago Urmia, il governo della Comune invitò i britannici (installati in Persia) ad allearsi.  
Ma i bolscevichi della Comune si opposero, ed il 26 luglio 1918 estromisero i menscevichi vedendosi però costretti ad abbandonare Baku per il sopraggiungere dei britannici coi quali vi erano anche reparti russi dell'Armata Bianca. Le paure erano fondate: Shahumyan stesso fu catturato dai russi ed imprigionato. Essi vi impiantarono la Dittatura centrocaspiana. Il 14 settembre, dopo la sconfitta nella battaglia di Baku, Shahumyan, preso da un commando dell'Armata Rossa e portato via mare a Krasnovodsk, fu giustiziato il 20 settembre.

Il Trattato di Batumi, qui firmato il 4 giugno 1918, è stato un trattato di pace tra la Repubblica Democratica di Armenia e l'Impero Ottomano. È stato il primo trattato della Repubblica Democratica di Armenia. Gli ottomani mantenevano il controllo del Governatorato del Caucaso sud-occidentale. La Repubblica dell'Armenia montanara fu uno Stato effimero e non riconosciuto, abitato da ribelli che non riconoscevano il trattato di pace con l'Azerbaijan e la Turchia. Corrispondeva grossomodo ai territori di Nagorno-Karabakh, Zangezur, e Nakhichevan.

 

GLI ITALIANI NEL CAUCASO

LA DIPLOMAZIA ITALIANA  A CONFRONTO CON L'OPINIONE DEI NOSTRI ALLEATI

Dal sito http://www.bv.ipzs.it/bv-pdf/0061/MOD-VP-06-1-26_963_1.pdf  i documenti diplomatici del 1919

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, ORLANDO, AL VICE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE COLONIE, COLOSIMO  - T. 879 P. RR. Torino, 24 marzo 1919, ore 21,20
In questi ultimi giorni ha preso forma concreta offerta inglese di sostituire con truppe italiane truppe di occupazione della regione caucasica. lo sono stato e sono molto perplesso poiché, se il rischio non è piccolo, la tentazione è grande. Quei territori sono la terra promessa delle materie prime che mancano all'Italia, dal petrolio al carbone, al ferro, al manganese, al piombo e all'argento Da fonte bene informata mi risulta che le ricchezze di quelle terre superano la stessa spesa di guerra sostenuta dall'Italia. Viceversa ho la sensazione delle difficoltà politiche che potrebbero nascere se noi ci cacciamo nel ginepraio russo. Sta di fatto peraltro che, subito dopo la rivoluzione russa, la Georgia si costituì in una Repubblica socialista che finora è rimasta al potere, dimostrando sufficiente solidità, mentre d'altra parte nostro intervento avverrebbe di accordo col georgiano, il quale dichiara di non essere diminuita la sua indipendenza ma di non aver nulla in contrario, e anzi desiderare, che questa indipendenza sia per ora sostenuta da armi alleate. Ciò attenua molto le difficoltà politiche ma non le rimuove. Resta tuttavia vero che noi abbiamo una occasione magnifica di procurarci materie prime essenziali specie nella situazione attuale dell'Italia. Per ora io ho dato all'Inghilterra un assentimento generico* e partirà presto una missione di ufficiali italiani** per studiare la dislocazione delle truppe, di alloggiamenti, accessi; questa missione dovrebbe però nel tempo stesso esaminare effettiva situazione politica e fare in modo che possa decidere a ragion veduta. Stimo che per ora convenga che queste notizie tu le tenga per tuo assoluto conto.

*In realtà sembra si sia trattato di ben più di un «assentimento generico». In un appunto datato 22 marzo, infatti, il capo di Gabinetto di Sonnino, Aldrovandi, annotava: «Per incarico del presidente del Consiglio e del ministro degli affari esteri, ho detto, alla fine della seduta antimeridiana di oggi, al colonnello Hankey, perché lo comunichi al signor Lloyd George, in risposta alla domanda da lui fatta ieri, che il Governo italiano accetta di sostituire nel Caucaso le truppe britanniche. Ho aggiunto in secondo luogo che questo carico che prendeva il Governo italiano non implicava alcuna nostra rinunzia a partecipare ad occupazioni militari o mandati in Asia Minore. Hankey ha mostrato gradire la prima comunicazione ed ha convenuto nella seconda. Lloyd George, informato di quanto precede, ha dato disposizioni perché il generale Wilson si metta subito in contatto con un rappresentante militare del Governo italiano. D'incarico del ministro degli affari esteri, ho informato di ogni cosa il generale Cavallero, pregandolo di mettersi in relazione col generale Wilson».

    **Si tratta della missione guidata dal colonnello Gabba, che partirà dall'Italia il 27 aprile, arrivando a Batum il 9 maggio. Vedi D. 755.
After British troops occupied other towns of the Transcaucasus, Batum, Tiflis, Ganja, Nakhchyvan, Shusha, etc., the British paid special attention to building up their military might in the region. Note that the British navy was concentrated in Batum, which was the principal base of the British troops in the Caucasus and the port through which Baku oil was transported to the West. In late 1918, England’s army in the Transcaucasus numbered 20,000. It was no mere coincidence that on 14 February, 1919, Churchill sent his first dispatch as Minister for War and Air to Chief of Imperial General Staff Henry Wilson, which demanded that Churchill be informed about “the actual role of the British Armed Forces keeping control over the Baku-Batum railway, as well as that of the British Navy in charge of the Caspian seacoast. At the same time, England was not going to lose its position in the Transcaucasus. The government decided to leave some British troops in Batum, which served as its base in the Black Sea. By controlling the oil pipeline terminal from Baku, the British could control the export of Azerbaijani oil. * Erano queste le Coastal Motor Boats 40-foot (12 m) che nel gennaio del ’19 in numero di 12 avevano viaggiato sui pianali della ferrovia Batum-Baku. L’intervento navale in Mar Nero era stato possibile dopo che la Turchia aveva firmato l’armistizio e aperto lo stretto dei Dardanelli, opportunamente sminato dagli inglesi. Il 12 novembre a 14 giorni dalla firma a Mudros dell’armistizio una squadra navale inglese passava nel Mar Nero in faccia a Troia e a Gallipoli che avevano visto ben altri lutti.   All'inizio del 1919 erano circa 10.000 gli uomini in carico ai Governi inglese e "indiano". Quello indiano era anche responsabile per l’East Persia Cordon di base Birjand e per la missione di intelligence del generale Wilfrid Malleson ('Malmiss') a Meahed: circa 1500 uomini riforniti dalla testa della ferrovia di Duzdab vicino alla frontiera persiana del Belucistan. Poco dopo la creazione della sua missione, a metà 1918, Malleson era avanzato in Transcaspia e a dicembre (a guerra finita) era in grado di controllare la ferrovia da Krasnovodak a Askabad e Merv. Dislocata sulle coste meridionali del Mar Caspio era la Norperforce, di base ad Enzeli che da metà novembre era in grado di controllare anche Baku. I soldati 3,000 o giù di lì avevano di supporto la marina e l’aviazione (idrovolanti). Sicuramente uno dei più strani “baracconi” dell’epoca era questa sorta di Royal Navy dei poveri di base a Enzeli col suo Caspio Squadron (anche Baku e Krasnovodak avevano attracchi). Nel gennaio del ‘19 poteva contare su otto navi mercantili armate, una serie di torpediniere di legno*e due idrovolanti. Al suo massimo, la forza includeva fra ufficiali e marinai (e aviatori di marina) circa 1.200 uomini. Dall’altra parte sul Mar nero una intera divisione dell'esercito che aveva iniziato lo sbarco a Batum il 22 dicembre 1918 e si era subito dispiegata lungo la ferrovia per Tiflis e Baku. Se prima della fine del conflitto era indispensabile ostacolare l’accesso tedesco al petrolio, ora questo accesso poteva venire anche da trattative commerciali con i nuovi padroni della Russia ma da questo punto eravamo ancora molto indietro. Molto più pagante dividere la Russia ed appropriarsi della seconda area di produzione mondiale di petrolio dopo gli Usa. Che il bolscevismo andasse al potere da qualche parte in Russia era probabile e possibile, ma doveva essere tenuto fuori dai tre maggiori stati della Regione: Georgia, Armenia e Azerbajian.

IL VICE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E MINISTRO DELLE COLONIE, COLOSIMO, AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, ORLANDO T. 899 P. Roma, 26 marzo 1919, ore 13,10.

La discussione sugli affari di Russia che si svolge alla Camera francese mi concede d'interloquire a proposito della comunicazione fattami col tuo 879• È bene ricordare che uno dei cardini su cui è impostata la deliberazione della direzione del partito socialista italiano per la proclamazione dello sciopero generale riflette appunto l'intervento in Russia. Noi mandando truppe nella regione caucasica e mandandole quando l'Inghilterra si toglie di impaccio e le ritira da quel territorio ci metteremmo nella condizione di non potere difendere il nostro passo se non dimostrandolo fonte di grandi benefici. Tu dici: «Il rischio non è piccolo ma la tentazione è grande». Va bene; ma la presenza delle nostre truppe in Georgia, mentre ha l'aspetto formale di una occupazione militare con i conseguenti rischi di base lontana e di lotte da sostenere contro le forze bolsceviche, non ha poi il corrispettivo immediato di carbone petrolio piombo argento perché non è detto che Repubblica georgiana ci dia concessioni simiglianti che possano utilmente e sollecitamente essere sfruttate né noi abbiamo in pronto macchina finanziaria già in grado di agire per lo sfruttamento di tante materie prime. Temo siano offerte per distrarci da altri problemi. Ma tu sei sul posto ed hai vista lunga e noi abbiamo fiducia in te.

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Along with this, in May 1919 England suggested that Italy send its troops to replace the British ones. At first, Orlando’s government gave its consent to send Italian troops to the Transcaucasus and even prepared the 12th army corps for that purpose, however, Nitti’s government, which replaced it, only sent a mission to clarify the situation in the region

Curzon (ministro degli Esteri inglese) era andato a Parigi alla conferenza di pace con Lloyd George (primo ministro). Cedendo alle pressioni di Curzon gli Alleati avevano riconosciuto l'11 gennaio 1919 il governo "de facto" della Georgia e dell'Azerbaigian. Era questa la loro risposta alla disfatta del generale della armate bianche Denikin. In dicembre, alla sessione della Società delle Nazioni, l'Inghilterra si era però rifiutata di farlo, ché il riconoscimento di quei due stati separatisti avrebbe urtato le suscettibilità di Denikin, il patriota della "Russia zarista indivisa". Ma una volta caduto lui, il riconoscimento offriva la possibilità di continuare a resistere al Bolscevismo; ed era ciò che Curzon desiderava. "Curzon vuole tenere Batum-Baku (ad ogni costo), e Montagu lo appoggia" (Marshall Sir Henry Wilson, Callwell, vol. II, pag. 223).

Henry Wilson

Il mero mantenimento dell'ordine richiedeva, secondo il Gen. Milne, almeno 2 divisioni di rinforzo. C'era solo una possibilità davanti ai dinieghi governativi. There was only one ray of light at the Paris Peace Conference: a suggestion made by Italian  representatives  that they might assume responsibility for the Caucasus. Curzon was astounded " the italians had as little to do with the Caucasus as he (Curzon) with the Peak of Tenerife, and it had never ocurred to him that they would come in .... It almost looked like a joke, and to his mind it was a chimera. In the meantime however,the committee agreed that Milne should keep his military operations as limited as possible and they emphatically instructed that he should not get involved either in administrative or military responsibilities

Traduzione

C'era solo un raggio di luce: una proposta fatta dai rappresentanti italiani alla Conferenza di pace di Parigi che potevano assumersi la responsabilità per il Caucaso.

 

Gen. Henry Wilson: "È cosa strabiliante il vedere come lavora la mente delle 'redingotes' (diplomatici). Al Palazzo St. James è in sessione la Società delle Nazioni: suo principale affare è quello della limitazione degli armamenti. A Downing Street è riunita la Conferenza Alleata di Lloyd George, Millerand, Nitti ed un Giapponese, i quali stanno armando febbrilmente la Finlandia, gli Stati Baltici, la Polonia, la Romania, la Georgia, l'Azerbaigian, l'Armenia, ecc."

Nel dopoguerra Wilson (advisor to the British Prime Minister in the last year of the war) lascia l’Esercito per diventare capo della sicurezza per il governatore dell’Irlanda del nord ma verrà ucciso subito dopo nel  1922.  Due “terroristi” dell’Esercito Repubblicano Irlandese (IRA), Reginald Dunne e Giuseppe O'Sullivan, spararono e uccisero Wilson sulla soglia di casa al 36 di Eaton Place a Londra. Lo stesso è successo a due poliziotti e un autista intervenuti. Alla fine sono stati circondati dalla folla e arrestati da altri poliziotti dopo una lotta cruenta. Dunne e O'Sullivan sono stati giudicati colpevoli di omicidio e impiccati il 10 agosto 1922 a due mesi dal fatto. Gli scopi e le finalità dell’assassinio verso un personaggio che solo da 2 mesi si occupava dell’Irlanda ha fatto sorgere il sospetto che si trattasse di un problema interno al’Ira.  Il maresciallo viene sepolto nella cripta della Cattedrale di St Paul's, tra Lord Roberts e Lord Wolseley.

 

RELAZIONE DELLA SEZIONE MILITARE DELLA DELEGAZIONE PER LA PACE Parigi, 28 marzo 1919.
S.E. il generale Diaz ha conferito col generale Wilson il 24 corrente alle ore 18 per averne un generico orientamento sulla situazione militare del Caucaso e considerare le pratiche modalità della sostituzione delle truppe inglesi colà. Il generale Wilson ha sommariamente esposto la situazione delle truppe britanniche, indicando ch'esse ammontano a una quindicina di battaglioni, ma ne è prevista, per desiderio del generale Milne, da cui esse dipendono, la formazione su due divisioni organiche. Ha soggiunto che l'occupazione terrestre deve a suo avviso essere integrata dal dominio marittimo del Caspio, od almeno del bacino meridionale di questo, ciò che esige, a suo avviso, il mantenimento dell'occupazione terrestre di Krasnovodsk di fronte a Baku. Sul Caspio gli inglesi dispongono di un certo numero di battelli a vapore armati tolti ai russi. Le forze navali bolsceviche sono ora bloccate dai ghiacci alle bocche del Volga, ma potranno divenire attive col ritorno della buona stagione. La superiorità britannica su di esse è data essenzialmente dagli aeroplani da bombardamento di cui gli inglesi dispongono. Il generale Wilson ha convenuto con S.E. il generale Diaz sulla necessità che una missione italiana si rechi sul posto per rendersi esatto conto della situazione e delle misure occorrenti per la sostituzione delle truppe. Egli provvederà ad appoggiarla presso il generale Milne il quale riceverà la missione a Costantinopoli e disporrà per il proseguimento del viaggio e per agevolarla nello svolgimento del suo compito. S.E. il generale Diaz ha poscia affrontata la questione del tonnellaggio rappresentando le necessità che gli stessi piroscafi destinati al ritiro delle truppe britanniche portino anche le truppe italiane, e che anche successivamente il Governo britannico provveda con proprio tonnellaggio, almeno per un certo tempo, al rifornimento delle nostre truppe. Il russo al palo

- circa il primo punto il generale Wilson ha convenuto; si è riservato di chiedere istruzioni
- circa il secondo. Il generale Wilson ha anche espresso l'avviso che la sostituzione non potesse essere effettuata prima di tre-quattro mesi. Interpellato sulla situazione politica della regione, il generale Wilson non ha avuto che frasi vaghe qualificando ripetutamente sull'epiteto di «cochons» (porci) la popolazione del luogo, specie pel suo deliberato proposito di non dare alcun appoggio alle nostre operazioni militari.

- circa lo stato della ferrovia e della conduttura per il petrolio sul percorso Baku-Batum, il generale Wilson ha comunicato che l'una e l'altra sono in discrete condizioni soltanto sul tratto Baku-Tiflis, che si sta provvedendo a riattarle entrambe e che una parte notabile del materiale rotabile è concentrato a Baku necessitando di importanti riparazioni. Può essere interessante notare la domanda rivolta dal generale Wilson a S.E. Diaz al principio del colloquio, in tono semi scherzoso: «Ma dunque volete proprio andare al Caucaso»? S.E. Diaz ha risposto evasivamente, insistendo sul proprio compito specifico di prendere accordi preventivi di carattere tecnico. Per i particolari di tali accordi è rimasto inteso che questi verranno definiti tra il generale Cavallero ed il generale Thwaites, capo di S.M. del generale Wilson. S.E. il generale Diaz ha inoltre accennato alla questione di Konia, dichiarandosi disposto a sostituire con un battaglione italiano il battaglione britannico che presidia quella regione. Il generale Wilson ha dichiarato di nulla avere in contrario a tale sostituzione, che l'occupazione di Konia è alle dipendenze del generale Milne (il quale non dipende dal generale Franchet d'Esperey) e che il battaglione italiano dovrà recarsi a Konia sbarcando a Costantinopoli per prendere la ferrovia che porta a Konia. Alla richiesta di S.E. Diaz di fare lo sbarco a Adalia* il generale Wilson ha opposto ragioni tecniche (mancanza di una ferrovia Adalia-Konia) ed ha soggiunto che ad ogni modo riteneva essere questa una questione di Governi, mentre il passaggio per Costantinopoli potrà essere regolato in sede puramente militare. * I Francesi non ci volevano ad Adalia/Antalia anche se la piantina  più sopra fa pensare il contrario.

Curzon era sbalordito "gli italiani avevano a che fare col Caucaso come lui (Curzon) con il picco di Tenerife, e non gli era mai venuto in mente che loro ci sarebbero stati.... Sembrava quasi uno scherzo, e per la sua mente era una chimera, non ci poteva credere. Nel frattempo, però, la commissione ha convenuto che Milne dovrebbe mantenere le sue operazioni militari quanto più possibile limitate. Capriccio o no, gli italiani sembravano aver preso fuoco come una paglia per afferrare al volo l’”affare” Curzon, infatti, ha detto al Gen. Wilson, che gli italiani e il premier francese avevano accettato di condividere la responsabilità per la guarnigione di Batum con la Gran Bretagna, in attesa della definizione finale della città come porto franco sotto la Lega delle Nazioni. Forse incoraggiato da questa inaspettata offerta di assistenza, in marzo in sede la commissione inglese per l’oriente ha ordinato al ministero della Guerra di elaborare un piano per l'evacuazione generale dal Caucaso e dal Caspio con andamento da est a ovest. “Malmiss” è stato rimosso dalla Transcaspia, ma ulteriori ritiri si avranno solo quando gli alleati arriveranno nella regione. In maggio il Gen. Henry  Wilson, che aveva in ogni caso sempre considerato il progetto come "abbastanza ottimista", disse a Lloyd George, che a colloquio con il Capo di Stato Maggiore Italiano aveva percepito una forte impressione negativa e che gli italiani non avevano intenzione di andare nel Caucaso ... sebbene Diaz non lo dicesse espressamente.

 

"Lloyd George vuole ancora che gli Italiani vadano nel Caucaso - scriveva Sir Henry Wilson il 5 maggio 1919 - per quanto abbia detto al Gen. Henry Wilson che la loro presenza laggiù avrebbe scatenato l'inferno, il che dispiacque a mio cugino". E ad una riunione della Conferenza della Pace, sempre il 5 maggio, Wilson dichiarò che "la missione militare e navale italiana deve ora essere a Costantinopoli in istrada per Batum-Baku onde prendere le disposizioni per la consegna" (Field-Marshall Sir Henry Wilson. His Life and Diaries", di Callwell, Londra, 1927 vol. II, pag. 188).
Ma agli italiani erano già sorti dubbi. "Allorché assunsi la direzione del Governo nel mese di giugno del 1919", scrive Nitti, "una spedizione militare italiana aveva ricevuto ordine di partire per la Georgia. Le truppe inglesi, che erano in numero esiguo, si stavano ritirando. L'Italia aveva preparato, col consenso degli Alleati ed in parte anche perché lo desiderava, una grossa spedizione militare… La Georgia è un Paese di straordinarie risorse naturali e si pensò che essa sarebbe stata in grado di fornire all'Italia una grande quantità di materie prime di cui essa manca. Ciò che mi sorprese fu che non solo uomini di governo, ma anche intelligenti uomini di finanza e uomini di idee molto avanzate fossero fautori di questa spedizione"
("peaceless Europe", di F.S. Nitti, Londra, 1922)

 

Nell’estate del ‘19 per la verità troviamo ancora Inglesi da quelle parti (le forze britanniche nel Caucaso erano andate assottigliandosi gradualmente; i generali ritiravano i distaccamenti d’occupazione alla chetichella, a seconda dei bisogni) ma il 2 settembre 1919 il Gabinetto discusse della questione "Curzon desiderava che vi si lasciasse una brigata, e così Milne; ma Bonar Law, Montagu, Austen ed io ci opponemmo" (Field Marshall Sir Henry Wilson…, Calwell, vol. II, pag. 219). Ma quando la situazione di infiltrazione di bolscevichi divenne insostenibile Curzon si risolse per un aiuto a Parigi ed a Roma (dopo la nostra missione di agosto scoppia in settembre il caso Fiume e cessa la nostra disponibilità anche se nel gennaio del 1920 il New York Times a sinistra continua a rilanciare una nostra partecipazione). Parigi acconsentì a spedirvi delle unità, dopo di che tutte le forze britanniche vennero ritirate dal Caucaso ad eccezione di due battaglioni che tennero Batum (il porto petrolifero sul Mar nero collegato per ferrovia con Baku). Nel Regno Unito la posizione bellicista del capitale finanziario era sostenuta soprattutto da Churchill (Ministro della Guerra e dell'Aria) e da lord Curzon (Ministro degli Esteri); viceversa il primo ministro Lloyd George stava diventando sempre più propenso a ritirare le truppe inglesi d’occupazione, anche perché l'influenza dei bolscevichi sulla popolazione di Baku cresceva di continuo. Il 26 luglio 1919 il Gen. Br. Bridges affermava in un suo dispaccio che bisognava lasciare almeno due divisioni inglesi in Transcaucasia, in quanto Armenia, Georgia e Azerbaigian non erano - secondo lui - in grado di esistere autonomamente nei confronti del potere di Mosca, se non sotto il protettorato di una potenza straniera. Nell'agosto 1919 gli inglesi ritirarono però le loro truppe lasciando solo, per circa un anno, una base navale a Batum.

 

MA QUALE POLITICA

 

Tuttavia, era necessario per gli inglesi evitare di dar l'impressione di una fuga e inoltre tenersi una porta aperta nel caso o fallisse il movimento bolscevico o fallisse li nel Caucaso delle diverse religioni. Lasciare un cane a difesa non sarebbe stato male, all’occorrenza quando ritornava il padrone scodinzolava e non c’erano ladri in casa. Tutta questa manovra poi doveva tacitare la politica interna italiana in subbuglio per le bastonate prese dagli alleati al tavolo della pace. Il 23 aprile il presidente degli Stati Uniti, con un gesto di inaudita rozzezza, aveva scavalcato il Governo di Roma, rivolgendosi direttamente al popolo italiano, tramite la stampa, per convincerlo della giustezza della propria posizione riguardo all'Istria, Fiume e alla Dalmazia; egli, infatti, come è noto, non riconosceva alcuna validità al Patto di Londra del 1915, sia perché era un tipico esempio di quella" diplomazia segreta" che aborriva, sia - e più ancora - perché totalmente conquistato alla causa jugoslava tramite l'influenza di uomini come Trumbić e di Šupilo. La campagna del Caucaso oltretutto l'avrebbero finanziata gli Usa tramite la Gran Bretagna sempre che Wilson l'avesse approvata...e il nostro debito continuava a lievitare. La guerra ci aveva mangiato la metà del Prodotto lordo. Non so cosa abbia risposto il popolo italiano a simili idiozie ma sicuramente gli son fischiate le orecchie per molto tempo. I presidenti Usa si alternano: si passa indifferentemente da un cretino a un demente. Orlando per tanti altri motivi, dopo l’abbandono del tavolo negoziale di Parigi lascia la presidenza del consiglio a Francesco Saverio Nitti (quello che D’Annunzio chiamava “Cagoia”).

ETNIE, RELIGIONI E ULTIMA DIVISIONE

  Il nuovo presidente del Consiglio aveva dovuto ricucire faticosamente i rapporti con gli altri tre "Grandi", logorati quasi fino al punto di rottura, con Wilson che si ostinava a considerare nullo il Patto di Londra e che voleva assegnare non solo tutta la Dalmazia, ma anche l'Istria orientale alla Jugoslavia, senza nemmeno un plebiscito; e che avrebbe bensì consentito all'istituzione di una città libera a Fiume, ma solo entro il sistema doganale jugoslavo. Perché c…eravamo entrati in guerra se alla fine ti consideravano fra i vinti. Eravamo sicuri che ad andare in Georgia alla fine non avremmo anche preso male parole ? Mentre stiamo per essere gettati fuori dalla Cecoslovacchia (vedi primo Capitolo), spendendo e finanziando il nuovo esercito ceco, sul tavolo di Parigi ci si lamenta che il debito di guerra Austriaco non si riesca a dividere pro quota alle diverse nazionalità che lo componevano e che hanno imbracciato le armi contro di noi non certo per amicizia. Ancor di più i cechi hanno già detto che loro non debbono nulla a nessuno. C'era una volta una scenetta comica dove un debitore incontra il suo creditore e invece di pagare riesce a farsi dare altri soldi. Questa era la politica del dopoguerra, una farsa a tutti i livelli. L'unico esperto di farse era il napoletano Diaz che non si fidava più di nessuno. Nitti, non si sa con quanta fede e convinzione, rinunciò a questa deleteria avventura. C’era già un generale pronto a partire e 85.000 uomini fermi nelle caserme, probabilmente anche freschi coscritti che di guerra non sapevano nulla e pronti come si dice a prendere quelle di Sandrone. Quando ci riprovarono sia con giovani che con vecchi coscritti, anche solo per il teatro di guerra balcanico (Albania) si ritrovarono con una sedizione militare ad Ancona da reprimere con la forza. Non era diverso a casa degli altri: ma non lo davano a vedere. Se hai votato democraticamente, come si dice, devi accettare quello che la maggioranza democratica ha deciso. Se metti in mano un fucile a un soldato stanco nel 90% dei casi ad esser preso a fucilate sei proprio tu. La missione di agosto 1919 in Georgia (Woytinsky ) non si sa a questo punto a cosa servisse (è anche tragicomico il racconto del suo viaggio fino a Roma per la considerazione che avevano inglesi e francesi per noi e per Woytinsky. 
POLITICO - AMMINISTRATIVA DEL CAUCASO (al centro SOTTO)
Cabardini

ab.in mila 322

musulmani
Ceceni

  756

id.
Osseti

  452

Cristiani
Georgiani  3.571 Ortodossi
Azeri 5.477 musulmani zoroastro
Armeni 4.151 cristiani ortodossi
Circassi 1.000 musulmani
Ingusci 467 id. ?

New York Times January 21, 1920

BRITISH ARMY MAY GO TO CAUCASUS
Barrier across the Caucasus.
An important part of the new plans consists in placing of a barrier across the Caucasus from the Black Sea to the Caspian. Representatives of Georgia and Azerbaijan the two new republics comprising this isthmus, bave made a request for aid against the Soviet forces which is being attentively considered. While it is not officially confirmed, l understand that the British will send troops tu maintain the line across the Caucasus; with the aid of native soldiers. Arms and ammunition also will be supplied by the British. The movements of the British Mediterranean fleet tu the Black Sea are believed to be in preparation for this action. Information has been placed before the three Premiers showing that the Soviet Governement plans to reach Batoum and from there to consolidate the region of Georgia and Azerbaijan, thus opening a way not only into Turkey through Armenia but into Mespotamia and Persia and indirectly into India. The new allied plan is designed to prevent this. lt is understood that the British are going to bear this mllitary burden, or most of it. It is believed 100,000 troops or more will be needed. This is borne out by an announccment by Marshall Foch at the Supreme Council meeting today that the British troops that were to bave been used in the plebiscite areas (Europa) were not ready," and that
it would be necessary to replace them by French and ltalian contingents. (siamo nel 1920 e non se ne parla più da mesi !!!! e il N.Y. Times la tira ancora in ballo !!!!)

 
REPUBBLICA, REP. AUT, PROVINCIA , TERRITORIO                                 CAPITALE

SUP. KMQ    ABITANTI  IN MILA

GEORGIA TIFLIS 69.700 5.200
Rep. aut Abhasia Suhumi 8.600 530
Rep. Aut. Adzaristan Batumi 3.000 382
Pr. Aut. Ossezia M. Chinvali 3.900 99
ARMENIA JEREVAN 29.800 3.459
AZERBAIGIAN BAKU 86.600 6.708
Rep. aut Nahicevan Nahicevan 5.500 272
Prov. aut. Nagorno Stepanakert 4.400 187
RUSSIA MOSCA 17.075.400 146.450
Territorio Krasnodar Krasnodar 83.600 5.016
Territorio Stavropol Stavropol 80.600 2.744
Pr. Aut. Adigezia Majkop 7.600 423
Pr. Aut. Cerkessia Cerkessk 14.100 396
Rep. aut Cecena Grozny 19.300 1.225
Rep. aut Cabardino Nalcik 12.500 724
Rep. aut Dagestan Mahackala 50.300 1.753
Rep. aut Ossezia S Ordzonikidse 8.000 616
Rep. aut Inguscezia Magas 4.000 467
http://www.progettokavkas.it/beslan.php?name=caucaso1    

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la rivoluzione russa riga 20 bis

Di parole di conforto nel Caucaso non c’era bisogno. L’armata Rossa non osservava tregue per veglie funebri e non aveva certo paura dell'Italia. Tutto il resto che avete letto rende più che magnificamente bene il quadro della situazione. Ci salvammo per un pelo. Che il silenzio ricada su questa avventura.

sempre nello stesso articolo da un lancio agenzia associated press
LONDON. Jan. 20 (A.P.)
A dispatch to The Central News trom Paris says that the forces which thoe Supreme Council will send to oppose the Bolsheviki in, the Caucasus are expected to number 200.000. The correspondent adds that it is reported that there is a serious Communlst uprising in Bessarabia and that there are disturbances in Sofia (Bulgaria).

 

Tre mesi dopo, nell'aprile 1920, l'Armata Rossa prese Baku e  il 7 luglio toccò a Batumi.