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TRENO DOC

ASSOCIAZIONE DI CULTURA ED ATTIVITA' FERROVIARIA


La Motta S. Anastasia - Regalbuto

La linea di cui tratteremo questa volta ha sempre avuto un’importanza marginale nella rete siciliana FS, tant’è vero che la sua chiusura non ha avuto un grande risalto. Sopravviveva solo un certo traffico merci originato dalla ricca agrumicoltura della zona, che  addirittura ha consentito l’effettuazione di regolari tradotte anche a distanza di molti anni dalla chiusura ufficiale della linea. Il traffico passeggeri resta però appannaggio dell’autoservizio e della Circumetnea, il cui binario è parallelo a quello FS per buona parte del tracciato.

La storia

I progetti per questa linea datavano già da molti anni prima della sua realizzazione: era prevista una linea circumetnea FS a scartamento ordinario che avrebbe dovuto sostituire quella privata, che invece è sopravvissuta fino ad oggi. Di questa linea è stato realizzato anche il ramo settentrionale, da Alcantara a Randazzo; dal tracciato doveva diramarsi un binario, il cui tracciato non è stato mai ben definito, che per Agira oppure Troina avrebbe dovuto giungere a Leonforte o Nicosia e proseguire verso le Madonie, fino alle Petralie e Termini Imerese.

La concretizzazione del progetto, più che alla volontà di realizzare la rete come sopra delineata, si deve alle necessità contingenti dell’epoca (fine anni venti - inizio anni trenta). Infatti in quel periodo il mondo viveva una grave crisi economica, seguita al crollo di Wall Street del 1929, che faceva sentire i suoi effetti anche in Italia. Così il regime allora vigente, per riassorbire la disoccupazione ed evitare l’insorgenza del malcontento popolare, sviluppò la già esistente politica delle opere pubbliche, utilizzando a questo scopo i progetti che giacevano nei cassetti per la loro dubbia convenienza. Così, in campo ferroviario, si spiega come mai le linee inaugurate negli anni trenta sono state chiuse prima di quelle costruite decenni prima. Esempi di ciò sono l’Alcantara - Randazzo che non è sopravvissuta alla Circumetnea a scartamento ridotto, o la San Carlo - Salaparuta, chiusa prima della Salaparuta - Castelvetrano (demolita dal terremoto del ’68). Anche la diretta Alcamo - Trapani resta in pericolo per il basso numero dei passeggeri sui treni che la percorrono, soggetti alla concorrenza dell’autoservizio.

La linea Motta - Regalbuto fu aperta dapprima per il tratto fino a Schettino, mentre per il successivo fino a Regalbuto si dovette attendere gli anni ’50. L’inaugurazione del primo tratto, comprendente la stazioni di Agnelleria, Ritornella e Paternò, avvenne il 28 ottobre 1934, e già erano in corso i lavori per il successivo tronco fino a Regalbuto. All’epoca la linea era ancora considerata come il primo tronco della Motta S. Anastasia - Nicosia. Nel gennaio 1942 l’intero tronco fino a Regalbuto viene completato dall’Ufficio Speciale per la costruzione delle Ferrovie Secondarie Sicule "nei riguardi della sede stradale, opere d’arte, fabbricati, armamento ed impianti di sicurezza e telegrafonici". La linea non viene però aperta al traffico in quanto mancano gli allacciamenti idrici, e non sarebbe quindi possibile assicurare l’abitabilità degli alloggi per il personale, nonché l’acqua necessaria per la trazione a vapore, allora rimasta l’unica in Sicilia dopo che nel 1941, per risparmiare carburante, sono state accantonate le automotrici a nafta. Le distruzioni della guerra fanno presto dimenticare questi lavori, ed anche a guerra finita la necessità di ripristinare le altre linee sconquassate dal conflitto ha impedito il completamento delle opere idriche. Soltanto il 4 febbraio 1952 avvenne l’inaugurazione del rimanente tratto, comprendente le stazioni di Mandarano, Carcaci, Leto, Sparacollo e Regalbuto.

Ancora non erano stati accantonati i vecchi progetti di proseguimento della linea: nel 1953 la Commissione ministeriale per lo studio del piano regolatore delle ferrovie propone una linea che da Regalbuto prosegue per Nicosia e Polizzi dove si dirama, a nord per Fiumetorto ed a occidente per Marcatobianco, Lercara, Prizzi fino addirittura ad Alcamo diramazione, per un costo stimato di 55 miliardi. Tale progetto rimase poi, come evidente, lettera morta.

La linea fu esercitata con le ALn 772 e negli ultimi anni con le ALn 668. A causa di una frana a metà degli anni ’70 fu chiuso il tratto Carcaci - Regalbuto. I tempi di percorrenza in origine erano di 1 ora e 13 minuti, mentre negli ultimi anni di servizio sulla tratta residua erano di 40 minuti. Il traffico, che ebbe come punta massima tre coppie di treni viaggiatori, diminuì fino a ridursi ad una sola coppia ed un autoservizio ed il 31 dicembre 1985 circolò su queste sfortunate rotaie l’ultima automotrice.

I binari furono comunque lasciati in opera, in quanto la linea risulta ancora agibile in regime di tradotta con velocità massima di 20 km orari fino a Paternò. Per queste tradotte sono state utilizzate locomotive da manovra dei gruppi 245, 143 o 145 e di linea D 343,443 e D 345. Da un sopralluogo risulta che sono stati disattivati gli impianti di segnalazione ed abbandonati i fabbricati di stazione, ma sono stati rinnovati pochi anni fa alcuni cartelli tra cui quelli con la "F" che segnalano la necessità di fischiare avvicinandosi ad un passaggio a livello. E' stato anche rinnovato l'armamento. 

Il fascio binari di Schettino, ben dimensionato per le esigenze del traffico merci agricolo, ha ospitato alcune interessanti carrozze degli anni ’30, sigillate ed inaccessibili per la presenza di amianto ed in attesa di decoibentazione e demolizione. Da segnalare anche la presenza di alcuni segnali ad ala, ormai scomparsi sulla rete siciliana delle FS.

Il 7.12.2007 lo scalo merci di Paternò è stato disattivato e pertanto è venuto a cessare anche l'ultimo residuo traffico merci.

Il percorso

Partiti da Motta S. Anastasia si sottopassava subito l’autostrada e si proseguiva in mezzo alle ferace campagna della Piana di Catania. Sulla destra domina l’imponente massa dell’Etna, che caratterizzerà quasi tutto il percorso. Il binario serpeggia per le colline sul lato sinistro della valle del Simeto, innalzandosi progressivamente fino a giungere sotto Paternò. Con una galleria si attraversava il colle su cui sorge il bel castello normanno, poco prima di raggiungere la stazione omonima. Continuando tra colline e splendidi agrumeti, si oltrepassava la staz. Schettino S. Maria di Licodia e varcato il fiume Salso in un caratteristico paesaggio il treno arrivava nella stazione di Carcaci, che nell’ultimo decennio di attività della ferrovia ne fu il capolinea. La linea proseguiva lungo il fianco sinistro della valle del Simeto, tra colline più alte, fino a che compare alla vista il lago Pozzillo. Dopo alcune gallerie si saliva alla stazione Regalbuto, posta a notevole distanza dal paese e quindi mai realmente competitiva con l’autoservizio.

Caratteristiche della linea (tratto Motta S. Anastasia - Carcaci):

Lunghezza: km. 31,9

Pendenza massima: 20 per mille

Raggio di curvatura minimo: m. 350

Grado di prestazione: 21

Velocità massima (dato del 1978): 60 km/h

Mezzi di trazione

locomotive a vapore: 740 e 940

locomotive diesel: D 343

automotrici diesel: ALn 56 , ALn 772, ALn 668.

Possibilità di recupero

La linea è ormai chiusa al traffico e non si intravede nessuna possibilità per la riapertura. Non mancherebbero motivi d’interesse: il binario attraversa una vallata che da qualche anno è stata riconosciuta quale riserva naturale ed è inoltre in progetto la realizzazione di un grande parco di divertimenti nei pressi di Regalbuto, la ferrovia sarebbe quindi utile come mezzo di trasporto rispettoso della natura per i visitatori. La distanza delle stazioni dai centri abitati e la presenza della ferrovia Circumetnea non rendono invece proponibile una sua riapertura per servizio locale.

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