Cambio di potere

Il tramonto dell'Impero


Quarto secolo

Riassunto generale

Glossario

Atlante

Cronologia

quinto secolo


376 - 476

La divisione fra occidente e oriente. 

La fine dell'occidente. 

I nuovi stati di soldati e sacerdoti 

 


Germani e romani

Comandanti germanici alla guida dell'impero

376-476. Nel corso di un secolo esatto l'impero d'occidente viene "invaso" dalle "migrazioni" dei popoli germanici. Intanto anche nell'esercito imperiale fanno carriera molti uomini di origine germanica. E spesso l'occidente sarà diretto da un comandante supremo "naturalizzato".

 


La fine dell'occcidente

Nuovi poteri

361. Mentre la religione diventa sempre più importante, una nuova migrazione sconvolge l'impero: arrivano gli unni. L'esercito occidentale viene affidato alla direzione dei guerrieri germanici

 

Nuovi padroni

406. Un pezzo per volta l'impero romano d'occidente si smembra completamente sotto i colpi delle "primitive" aristocrazie germaniche. L'impero d'oriente resiste a tutti gli attacchi e si prepara alla riconquista.

 


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Imperatori romani

Di Franco Verdoglia, elenca tutte le battaglie di tutti gli imperatori, in ordine cronologico, con le legioni utilizzate, se risaputo.


Confronta

Istituzioni e mentalità prima del declino

Le origini della crisi economica

Cultura e religione

Germani, persiani e nomadi asiatici

 

Dopo mille anni di vittorie, cioè dopo le conquiste della repubblica (509-31 a.C.) e del "primo impero" (31 a.C.- 235 d.C.), il multietnico Stato romano si è trovato di fronte i persiani a sud-est, e nuovi popoli, quali i germani a nord e i cavalieri nomadi delle steppe russe. Minacciato da questi pericoli esterni e da una profonda crisi interna, l'impero è poi riuscito a riprendersi grazie alla politica di due grandi imperatori del IV secolo, Diocleziano e Costantino. Se la ristrutturazione dello stato in senso burocratico e religioso risulta abbastanza efficace, la pressione esterna non accenna, comunque, a diminuire. La Storia, purtroppo, è una storia di guerre. E queste guerre, fra "romani" e "barbari" porteranno alla dissoluzione dell'impero romano nella sua sede originaria, in occidente, mentre in oriente l'impero si trasformerà nella nuova forma detta comunemente "bizantina".

 

Nel 376 inizia la penetrazione dei "barbari" goti all'interno del confine romano del Danubio. Da questo momento in poi, per cento anni esatti, i popoli del nord occuperanno militarmente, e anche legalmente, il territorio imperiale, decretando la caduta dell'ultimo imperatore d'occidente nel 476. Ma la fine dell'impero d'occidente è stata vista anche dal punto di vista della Storia dell'Uomo in generale. Da questo punto di vista, antropologico, le "invasioni" o "migrazioni" si ripetono non da secoli ma da millenni. Nel suo complesso lo stato fondato da Roma è durato 1500 anni. Ma è da un periodo di tempo 7-8 volte maggiore (10.000 anni) che le popolazioni umane "avanzate" fondano città e imperi, costruiscono società ed armi sempre più potenti, e poi vengono colpite a morte da popoli esterni in cui si è diffuso l'utilizzo delle stesse tecnologie, o che ne hanno inventate di migliori. 

 

In particolare è da cinquemila anni che i popoli delle steppe si muovono verso gli imperi e le città ricche d'oro, per depredare e distruggere, prima, e poi fondare degli stati a loro volta. Anche i greci, nel 1200 a.C., prima dell'età antica classica, prima dei "Greci" e dei "Romani" come li conosciamo noi, in tempi senza storia scritta, erano arrivati nel Mediterraneo dall'Europa centrale (e forse in Europa dall'Asia), distruggendo la precedente civiltà cretese che era la potenza egemone di quel periodo in quella zona. 

Ai margini di tutte le civiltà, intese come "organizzazione di città, socialmente ed economicamente complesse", le tribù caratterizzate da una società "primitiva" ossia meno articolata tendono a formare grosse bande di combattenti, con una struttura instabile, ma dotate di grande energia esplosiva. 

 

Rispetto ai "barbari" stranieri la civiltà greco-romana era sicuramente dotata di una cultura più raffinata ed evoluta. Roma aveva conquistato l'occidente e l'oriente del Mediterraneo fra II e I secolo avanti Cristo. Prima di Roma i greci-macedoni di Alessandro Magno, nel 300 a.C. avevano conquistato tutto l'oriente, l'Asia Minore, l'Egitto, gli odierni Irak e Afganistan, spingendosi fin quasi all'India. Gli antichi imperi orientali – come quello egiziano e il primo impero persiano –  erano caduti in mano ai greci e ai macedoni, facendosi da loro dominare, ma successivamente integrandosi per via della cultura. 

 

Roma ha conquistato tutto il mondo antico, adottando la cultura greca come se fosse la propria. E ora, passato mezzo millennio, in seguito alla migrazione dei germani dalla Scandinavia e dei popoli nomadi delle steppe russe, l'occidente del Mediterraneo si sfalda e viene conquistato da nuovi popoli.

 

Ma il retaggio culturale di Roma, della Grecia e degli antichi regni orientali non si perderà del tutto. Gli stati "barbari" assumeranno le forme politiche romane, unite a una cultura spirituale in cui la componente greco-romana, sebbene in un'ottica distorta e trasformata cioè monoteista avrà una parte niente affatto trascurabile.

Nel V, e poi anche nel VI secolo, la parte orientale dell'impero, o pars orientis, erede della tradizione egiziana, siriaca, ebraica, greca e romana assieme riesce, al contrario di quella occidentale, ad opporsi ai germani del nord e ai persiani di sud-est. 

 

Asia Minore, Siria ed Egitto tengono meglio sul fronte economico, sociale e politico. Hanno alle spalle una storia millenaria, molto più lunga di quella romana, e una struttura interna più salda e ramificata di quella occidentale. Grazie a una presenza umana sul territorio maggiore di quella occidentale, un rinnovato esercito d'oriente si opporrà agli assalti nemici, ottenendo spesso risultati incoraggianti. Così quando gli asiatici unni, "primitivi" e spietati, si riversano in Europa, la fine dell'impero d'occidente, o pars occidentis, diventerà solo questione di tempo. 

Nel frattempo, gli imperatori di entrambe le parti politiche accettano o acquisiscono essi stessi la nuova mentalità monoteista: si alleano più saldamente con l'organizzazione sacerdotale e rendono obbligatorio per tutti il culto di una sola divinità onnipotente. Dopo il fallimento delle mediazioni fra vecchia e nuova mentalità, tentato – anche inconsciamente – per tutto il IV secolo, e dopo la penetrazione nei Balcani dei germanici goti (376) spinti dagli unni, i dirigenti politici imperiali si dimostrano ormai dei fervidi credenti. Non solo per la popolazione comune e per l'organizzazione socio-religiosa, ma anche per la dirigenza politica l'unica speranza di salvezza sembra risiedere in Cielo, nel mondo ultra-terreno dove si trova "l'unico e vero Dio".

 

La "nuova" divinità ha creato volontariamente l'uomo, e poi ha dovuto riportarlo sulla corretta strada, materializzandosi sotto forma spirituale ed umana a sua volta, per mostrare alla sua creatura dove aveva sbagliato. Le discussioni su questa tesi –  i problemi cristologici ed escatologici – sono furibonde, e vanno avanti da generazioni, ma alla fine il culto, la fede e la mentalità vengono imposti con la forza compromettendo gravemente la libertà di pensiero. Le scelte di opinioni, in greco aeresis, vengono perseguite per legge, con l'autorità dell'esercito.

 

Sia l'impero «romano» d'oriente, sia i più longevi fra i regni che succederanno all'impero d'occidente saranno caratterizzati dalla collaborazione dei "due poteri", intesi come forme di gestione sociale, quello "antico" politico-materiale, e quello nuovo religioso-spirituale. Inizia ora un nuovo periodo storico, caratterizzato da una civiltà religiosa e monoteista, che durerà quasi fino ai giorni nostri. Anche la mentalità contemporanea, sebbene spesso dichiaratamente atea, laica o anti religiosa, lascia trapelare le sue fondamenta monoteiste – o "moniste" –  unite ovviamente a quelle, ancora più antiche, patriarcali. 

 

Rispetto a un'evoluzione millenaria, il crollo dell'impero occidentale avviene in un tempo relativamente breve, e questo a causa sia dell'imponenza del movimento migratorio, sia della "fragilità" interna al sistema romano, una volta insospettabile, che si rivela solo per il cambiamento dell'ambiente esterno. Dopo due secoli di semplice movimento verso le frontiere (III e IV d.C.), si assiste a una svolta decisiva nel flusso migratorio: nel quinto secolo dalla nascita di Cristo, e dodicesimo dalla fondazione di Roma, gli uomini provenienti dal nord, letteralmente spinti dagli asiatici unni, occupano direttamente i territori romani, estromettendo l'autorità dell'imperatore. 

 

I capi germanici conquistano il potere con le armi, sconfiggono i deboli eserciti imperiali, e si insediano nei palazzi romani. Governano spesso in associazione con i rappresentanti della vecchia cittadinanza imperiale, l'organizzazione religiosa, o i potentati socio-economici locali, ovvero i grandi proprietari terrieri. E sebbene ne abbiano causato l'abbattimento politico, un po' per volta i popoli germanici riceveranno l'antica cultura dei popoli greco-romani e fonderanno le prime monarchie medievali, dirette genitrici di quelle moderne.

L'impero era sempre stato rivolto al Mediterraneo. E così dopo la caduta dell'imperatore d'occidente, la «nuova Roma», ex Bisanzio e futura Istanbul, fondata da Costantino duecentocinquanta anni prima, si considera comunque la capitale legittima di tutti i «romani», ossia l'erede dell'impero universale unificato fra occidente ed oriente. Nonostante il "declino generale", la pars orientis possiede risorse umane ed economiche non indifferenti, dovute ad esempio al commercio, sempre attivo, verso l'estremo oriente. L'imperatore di Costantinopoli, l'unico rimasto, si accinge quindi a riconquistare i territori perduti, provocando altre guerre e devastazioni alle già straziate città occidentali. Provocando ulteriori perdite del cospicuo patrimonio culturale e intellettuale dell'antichità, faticosamente costruito dai greci su modello orientale e faticosamente conservato dai romani dopo la loro stessa conquista. Comunque, nonostante le guerre politiche, economiche e religiose, gli intellettuali "bizantini", in misura maggiore di quelli occidentali, si adopereranno per restituirci il più oggettivamente possibile l'antica cultura romano-greco-orientale che li aveva preceduti ed illuminati. 

Due secoli dopo buona parte dell'impero d'oriente, "bizantino", cadrà in mano a una nuova ondata "migratoria", quella degli arabi, a loro volta monoteisti. Ma il suo fulcro, da Costantinopoli a Gerusalemme, sarà difeso strenuamente per secoli, e la Grecia cadrà solo nel 1400 quando un'ennesima ondata di nomadi, quella dei turchi, porrà fine all'ultimo residuo diretto di "antichità". 


Oriente e occidente

Nuovi poteri

361. Mentre la religione diventa sempre più importante, una nuova migrazione sconvolge l'impero: arrivano gli unni. L'esercito occidentale viene affidato alla direzione dei guerrieri germanici

 

Nuovi padroni

406. Un pezzo per volta l'impero romano d'occidente si smembra completamente sotto i colpi delle primitive aristocrazie germaniche. L'impero d'oriente resiste a tutti gli attacchi e si prepara alla riconquista.

 

Dopo la caduta. Solidità e frattura

Quarto secolo

Il tramonto dell'impero

L'avvio della crisi (193-235)

L'impero in pericolo (235-284)

La riforma dello stato (284-313)

  

Cambio di rotta (313-360)

Nuovi poteri (360-406)

Nuovi padroni (406-476) 

Riassunto generale