Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 

Historia Augusta


Introduzione

I trenta tiranni

Glossario

Atlante

Cronologia

Speciale Historia Augusta  


 

Gallieno

 

(260-268) 

 

 

"Quando l'imperatore Valeriano fu catturato, Gallieno, come il migliore dei filosofi, disse: ho sempre saputo che mio padre era mortale."

 

"Tutti erano invitati ai suoi banchetti e facevano il bagno in piscina assieme alle ragazze. Le più belle per l'imperatore, le brutte per gli altri."

 

Brani tratti dall'edizione Loeb (1932,1954) con testo latino. Traduzione in inglese e note di David Magie

Questa biografia presenta la tipica polemica dei senatori nei confronti degli imperatori anti-senatoriali. La tendenza generale di tutti i governi imperiali dalla fondazione dell'impero fu quella di limitare il potere del senato. Fra pause e accelerazioni i nobili della vecchia guardia perdevano progressivamente i loro antichi privilegi. Il padre di Gallieno, Valeriano (253-260), era stato l'ultimo baluardo del vecchio senato aristocratico. Gallieno, pur essendo nato dallo stesso ordine dei senatori, ribaltò la politica del padre e portò al culmine la tendenza anti-nobiliare degli imperatori.

 

Così l'autore di questo testo (che si fa chiamare Trebellio Pollione), come altri storici filo-senatoriali, descrive Gallieno (260-268) come un nuovo Caligola o Nerone, sull'orlo della follia, dedito a orge di sesso e alcol, a massacrare i soldati e a far costruire monumenti tanto grandiosi quanto improbabili. Al contrario gli storici bizantini Zosimo (VI sec.) e soprattutto Zonara (XVI sec.), attingendo a fonti diverse ora scomparse, riportano che fu un buon sovrano, onesto e liberale. 

 

Gallieno, nonostante la sua origine, si comportò come i successivi imperatori provenienti dall'esercito e non dalla nobiltà. Ma probabilmente, agli occhi degli storici del IV secolo che scrissero questo testo appariva in contrasto anche con i successori. Può darsi che alcuni senatori avessero complottato coi militari proprio per assassinare Gallieno. Nel IV secolo Claudio II (268-270), "il Vincitore dei Goti" veniva indicato come antenato da Costantino (313-337) stesso, mentre Aureliano (270-275) veniva chiamato "il Restauratore del Mondo", colui che aveva riportato sotto dominio romano i regni separatisti. 

 

I giudizi dell'ambiente senatoriale del IV secolo erano dovuti al fatto che sotto il regno di Gallieno la crisi plurisecolare dell'impero, economica e politica, raggiunse il suo culmine, con la cattura dell'imperatore Valeriano (253-260), padre di Gallieno, con la secessione delle province del nord e di quelle orientali. Gallieno, come detto, escluse la classe senatoriale dai comandi diretti delle legioni (lasciando loro probabilmente il governo provinciale), atto politico che si dimostrò storicamente ineccepibile dato che si pone in linea di continuità con la politica dell'impero da Augusto (27 a.C.-14 d.C.) a Diocleziano (284-305), il quale renderà definitiva la separazione fra compiti militari affidati ai discendenti degli antichi equites, e compiti civili-amministrativi affidati ai senatores

 

Fin dal 253 Valeriano aveva eletto il figlio Gallieno come imperatore congiunto, con delega per l'occidente. Nei primi anni del regno (253-260) Gallieno affrontò numerose incursioni di franchi e alemanni fra Germania, Gallia e Italia. Tali avvenimenti e le tradizionali notizie sulla gioventù dell'imperatore non sono riportati in questa biografia, che inizia subito dopo la cattura di Valeriano da parte dei persiani, nel 259 o 260. Questa mancanza di interesse è anche una testimonianza della scarsità di documenti del III secolo, sia rispetto alle epoche precedenti, sia rispetto alle successive.

 

Il titolo originale della biografia è "I due Gallieni": il secondo Gallieno cui si fa riferimento è il figlio dell'imperatore, cui viene assegnato anche lo stesso nome del padre, che in realtà sembra non abbia mai portato. Il suo vero nome era Salonino.


In questa pagina

 

I due Gallieni

Grandi parate per l'anniversario

Odenath conquista la Mesopotamia

La poesia di Gallieno

Odenath dux d'oriente

Il complotto

I pettegolezzi

 

 


Confronta con 

L'impero in pericolo (235-280)

 

La moderna storiografia ha rivalutato la figura di Gallieno mettendo in luce aspetti positivi del suo governo, come la creazione di un corpo centrale di cavalleria e l'abolizione delle persecuzioni anticristiane.

 


Consulta la biografia completa, con l'elenco di tutte le fonti utilizzate, sul sito internazionale

DIR - De Imperatoribus Romanorum

 

Mappa del mondo romano diviso dalle secessioni (260-274) 

 

I due Gallieni

di Trebellio Pollione


Brani scelti

 

Note
I. Dopo la cattura di Valeriano, quando Odenath assunse il potere in oriente e mentre Gallieno gioiva per la prigionia di suo padre, Macriano e Ballista in consiglio decisero che Macriano stesso e i suoi due figli sarebbero stati i migliori governanti possibili. Macriano promise di usare i suoi soldi per il bene dello stato. I suoi figli, Macriano il Giovane e Quieto furono eletti imperatori nel settembre 260.

Macriano era un nobile abitante in Egitto e Ballista il prefetto del pretorio, il militare più importante d'oriente dopo l'imperatore.

I. Odenatus era re di Palmira, in Siria. Nel 258 assunse il titolo di "consularis", cioè, forse, governatore di provincia. Verso il 264 o 265  fu nominato "dux" e "corrector" di tutto l'oriente

II. Macriano scelse Pisone, uno dei più nobili senatori, come governatore dell'Achea in sostituzione di Valente. Ma Valente lo sconfisse in Tessalia. I Macriano, padre e figlio, lasciarono Quieto in oriente e con trenta mila soldati marciarono dall'Asia Minore all'Illiria per combattere l'imperatore Aureolo. Ma il generale Domiziano li uccise entrambi.

II. Questi episodi sono di dubbia autenticità. Aureolo infatti si dichiarerà imperatore solo sette anni dopo. Nel 260 era un generale al servizio di Gallieno.

III. Saputo della sconfitta dei Macriano, Odenato preparò l'esercito per la battaglia contro Quieto. Ma Ballista, prefetto di Macriano, uccise il giovane Quieto ed espose il suo corpo dalle mura. Così i soldati si arresero a Odenato. Ballista inoltre uccise i soldati di Macriano che si erano ritirati a Emesa (odierna Homs, in Siria) e per poco non rase al suolo tutta la città. Odenato annunciò tutto ciò a Gallieno, come prendendo le sue parti. Gallieno nel frattempo si dedicava ai piaceri e agli spettacoli.

 

Confronta

 

Mappa della frontiera orientale

Mappa della Bitinia e province limitrofe

Palmira era città e oasi  carovaniera, stato indipendente  fra Siria e Mesopotamia, alleata di Roma. Fino al 266 Odenato si comportò come generale di Gallieno. Vedi L'impero in pericolo (235-280)

IV. In questi tempi Emiliano prese il potere in Egitto. Attaccò i granai imperiali e portò alla fame numerose città. Ma il generale Teodoto lo catturò in battaglia e lo spedì a Gallieno. Emiliano fu strangolato in prigione, mentre i suoi soldati a Tebe furono uccisi.

 

I galli, stanchi della debosceria di Gallieno, dichiarorono Postumo imperatore. Allora Gallieno li attaccò, ma durante un assedio fu ferito da una freccia. Malignamente l'imperatore costrinse Aureolo alla pace e lo mandò a combattere contro Postumo. Nel frattempo gli sciti  avevano invaso la Bitinia e distrutto le sue città. Poi incendiarono e distrussero Astaco, la città in seguito chiamata Nicomedia. Infine in Sicilia scoppiò una rivolta di schiavi talmente grave che i banditi sembravano essere dappertutto e furono abbattuti con difficoltà. 

IV. Per altre fonti, il generale inviato da Gallieno era Aureolo o un certo Domiziano.

V. In quegli anni ci fu un terribile terremoto e fu buio per molti giorni. Molte case e abitanti furono devastati. Il disastro fu peggiore in Asia, ma la terra tremò anche a Roma e in Libia. In molti postì la terra si aprì lasciando uscire acqua salata. Molte città furono sommerse dal mare. Per trovare la pace si consultarono i Libri Sibillini e furono fatti sacrifici a Giove. Era scoppiata anche una pestilenza a Roma e in Grecia. Un gruppo di goti occupò la Tracia, invase la Macedonia e devastò Tessalonica (forse nel 262).

 

V. La peste si era diffusa dal 259 in Asia e Mesopotamia colpendo anche l'esercito di Valeriano

VI. (Nel 262-63 il generale) Marciano sconfisse i goti in Grecia e li costrinse a ritirarsi. Gli sciti, che sono un gruppo di goti, devastarono l'Asia e bruciarono il tempio della Luna (il tempio di Artemide o Diana) a Efeso, conosciuto in tutto il mondo. Quando Gallieno fu informato dei fatti esclamò: "Cosa? Come faremo adesso senza la schiuma di salnitro?" Così come aveva riso della rivolta della Gallia, chiedendo: "Come potrà lo stato difendersi, senza i mantelli gallici?" Per finire, la città di Bisanzio fu rasa al suolo dai soldati di Gallieno, al punto che non sopravvisse nemmeno un'anima. Infatti attualmente nessuna famiglia bizantina, tranne qualcuna, può dichiarare origini nobili antiche.

 

Grandi parate per l'anniversario del decimo anno di regno

 

 

VI. Non si sa nulla di queste azioni contro Bisanzio, che comunque era stata distrutta nel 196 dalle truppe di Severo.

VII. Gallieno mosse guerra a Postumo, con al fianco Aureolo e Claudio. E Postumo accettò la battaglia con molte truppe di celti e di franchi, e con al fianco Victorinus, che aveva eletto come collega al governo. Dopo molte battaglie vinse la parte di Gallieno, grazie alla fortuna tipica degli audaci e alla violenza di chi si sente offeso. In questo periodo gli sciti furono sconfitti in Asia dai generali romani e tornarono in patria. Gallieno passò a  vendicare i bizantini. Dapprima fu fatto attendere. Accolto in città (a Bisanzio) il giorno successivo, tradendo la parola data, massacrò i soldati. Poi corse in fretta a Roma, dove celebrò la festa per l'inizio del decimo anno di regno, con giochi e parate del tutto nuove per i romani (autunno 262). Davanti al corteo c'erano i servi e le serve con fiaccole e candele, poi il popolo di fedeli, poi i soldati vestiti di bianco. Poi cento buoi con corna ornate d'oro e abiti di seta, duecento agnelli, dieci elefanti, 1200 gladiatori, matrone con mantelli dorati, bestie esotiche, carri di mimi e attori di ogni tipo, pugili che si esibivano in finti combattimenti, buffoni e giocolieri d'ogni parte che mettevano in mostra le loro arti. Tutte le strade erano piene di gente entusiasta che applaudiva. L'imperatore portava la toga all'orientale, decorata con le palme. Stava nel mezzo del corteo, fra senatori e sacerdoti. Lo circondavano cinquecento lanceri e cento portabandiere, con gli stendardi e le insegne templari di tutto l'esercito. Inoltre marciavano uomini in costume che rappresentavano goti, sarmati, franchi e persiani.  

 

VII. Tutto l'episodio dei soldati a Bisanzio è di dubbia autenticità.  

IX Durante la parata, dei ragazzini si stupirono nel vedere un gruppo di persiani, veri, e li scrutarono attentamente, intralciandoli nel cammino. "Cosa state combinando?" chiese qualcuno. "Stiamo cercando il padre dell'imperatore" fu la risposta. Quando Gallieno fu informato del fatto li fece bruciare vivi senza pietà, provocando enorme sconforto nel popolo. Era rimproverato da tutti, ma chiedeva solamente: "cosa c'è per cena?", "abbiamo programmato i giochi per domani?"

 

Odenath conquista la Mesopotamia

 

X (Circa nel 264) Odenato, re di Palmira, ottenne il potere su tutto l'oriente. Per vendicare Valeriano dichiarò guerra ai persiani, occupò Nisibisi e Carre. Stranamente dimostrò rispetto per Gallieno iviandogli i satrapi che aveva catturato, ma forse lo fece solo per prenderlo in giro (ufficialmente agiva come suo generale). Nel 264 Gallieno celebrò il trionfo, assumendo il titolo di Vincitore dei Persiani e Vincitore dei Parti (trovati su papiri), ma non menzionando suo padre fra gli dei, infatti la notizia della sua morte era falsa: egli era ancora prigioniero dei persiani. Odenato assiedò un esercito di parti a Ctesifonte e uccise una quantità spropositata di uomini. Allora i satrapi delle altre regioni giunsero a Ctesifonte e ci furono numerose battaglie, ma la situazione rimase a lungo statica.

 

Confronta

 

Mappa della frontiera orientale

 

X. I romani confondevano spesso le dinastie dei parti, provenienti dal nord, con quelle dei persiani, originari del sud dell'Iran. Esse si alternarono alla guida dello stesso impero, che effettivamente assunse nomi differenti a seconda dei sovrani. Dal 226 i persiani si erano dichiarati "re dell'Iran e del non-Iran", rinnovando le pretese di un impero universale.

Gallieno si diletta di poesia

 

XI. Nel frattempo (264) gli sciti invasero la Cappadocia dove conquistarono numerose città e fecero numerose battaglie. Poi si spostarono in Bitinia. Allora i soldati pensarono all'elezione di un nuovo imperatore ma Gallieno, come d'abitudine, li fece uccidere tutti. In questo periodo Gallieno era arconte di Atene e voleva partecipare ai riti di tutte le città, dimostrandosi in tempi di guerra più vanitoso di Adriano e Marco Aurelio in tempi di pace. Amava la cultura greca e voleva essere membro dell'Areopago. Non si può negare che fosse famoso in oratoria, poesia e nelle altre arti liberali. Il suo epitalamio (tipico carme greco per gli auguri agli sposi) fu il più celebrato fra quello di cento poeti. Al matrimonio che celebrava per i figli dei suoi fratelli (non si capisce esattamente a quali fratelli ci si riferisca. Gallieno aveva un fratello solo. Forse si tratta di una setta filosofica o religiosa. Oppure è un errore dell'autore o dei redattori) dopo che per giorni e giorni furono letti i canti di poeti latini e greci, tenendo per mano la coppia nuziale, recitò:

 

Venite ora, ragazzi. Che un unico fuoco scaldi i vostri cuori;

Che le colombe vi superino in tutto ma non nel corteggiamento,

Né l'edera superi le vostre braccia, né il tintinnio delle conchiglie i vostri baci.

Aggiunta da un altra fonte citata da Magie

"Ludite: sed vigiles nolite extinguere lychnos / Omnia nocte vident, nil cras meminere lucernae"

Odenath, dux d'oriente

 

XII. Durante il consolato di suo fratello, Valeriano il Giovane, e del suo parente Lucillo (265), quando seppe che Odenato aveva devastato i persiani, recuperato Nisibisi, Carre, e tutta la Mesopotamia, condivise con lui il potere imperiale, dandogli il titolo di Augusto e facendo coniare monete in suo onore. Questo atto fu disapprovato da tutto il popolo e da tutto il senato. 

 

Gallieno comunque era furbissimo. Una volta premiò un pessimo arcere all'arena e disse: "è veramente difficile mancare un toro così tante volte". Dimostrò quest'arguzia nel giudicare molti altri uomini. 

Mentre Odenato era in guerra coi persiani e Gallieno occupato nei suoi inutili giochetti, gli sciti costruirono navi con cui invasero Eraclea (Heraclea in Bitinia, moderna Benderegli?) e fecero bottino con cui, nonostante un naufragio, ritornarono in patria.

 

XII. Nel 258 Odenato ebbe il titolo di "consularis", che dovrebbe corrispondere al governatore provinciale (della Siria), poi, nel 264- 265,  fu nominato "dux" e "corrector" di tutto l'oriente

Mappa della frontiera orientale

 

XIII. In questo periodo (266-67) Odenato e il figlio maggiore Erode (Hairanes?) furono assassinati dal cugino (nipote secondo Zosimo) del re. I figli (avuti da Zenobia) Erenniano e Timolao erano piccoli. Il potere passò alla sua (seconda) moglie Zenobia. Gallieno preparò un'armata per una vendetta tardiva contro i persiani, ma il generale Eracliano fu sconfitto sulla strada per la Mesopotamia dai palmireni (anche quest'episodio è poco chiaro, ma non improbabile). XIII. Secondo David Magie nel 267 l'imperatore era occupato in Gallia contro Postumo. Vedere Syncellus
Nel 267 ci fu una grande incursione di eruli, che partirono dal Mar d'Azov (a est della Crimea) con 500 navi, risalirono la foce del Danubio e dilagarono nei Balcani fino in Grecia. Gallieno incaricò i bizantini Cleodamo e Ateneo di difendere e fortificare le città. L'ammiraglio Veneriano, nonostante una vittoria navale, fu ucciso da un soldato. I goti presero Cizico e dilagarono in Asia e Achea. Atene fu difesa dallo storico Desippo in un episodio narrato da lui stesso. I barbari rovinarono in Epiro, Macedonia, Beozia. Gallieno arrivò tardi ma uccise un gran numero di goti sulle rive del Nestos, il confine fra Macedonia e Tracia. Gli sciti allora, costruita una barricata di carri, tentarono di fuggire dal monte Gessace (probabilmente il monte Rhodope in Tracia). Mappa delle irruzioni dei goti

Confronta

Le incursioni dei guerrieri

Il complotto

XIV. Marciano condusse varie battaglie con alterna fortuna e tutti gli sciti si ribellarono. 

Nel 268 Gallieno tornò a Milano per la rivolta di Aureolo e lasciò Marciano e Claudio a comandare la guerra. Gallieno sconfisse Aureolo (forse a Pontirolo) e lo costrinse a rifugiarsi in città.

Eracliano (prefetto del pretorio?) e Marciano complottarono contro Gallieno. Furono aiutati anche da Ceronio, o Cecropio, prudente e lungimirante comandante dei (cavalieri?) dalmati.  L'imperatore fu attirato in un luogo solitario con la scusa di un incontro a due con Aureolo. Lì fu ucciso da Cecropio.

XIV. Forse al complotto parteciparono anche Claudio e Aureliano, i due successivi imperatori.

XV. Dopo l'uccisione di Gallieno ci fu un grande ammutinamento. Con la speranza di ricevere ulteriori gratifiche o il permesso di compiere saccheggi, i soldati dissero che erano stati derubati di un imperatore utile, necessario, coraggioso e competente. Così lo stato maggiore tenne un consiglio: tramite Marciano fu loro consegnato un premio di 20 aurei, con la promessa di un altro premio simile di lì a poco. Calmati i soldati, Claudio fu eletto imperatore.

I pettegolezzi

XVI. Ecco i divertimenti di Gallieno: costruiva letti di rose e castelli di mele. Fece vassoi di gioielli e d'oro. Si mostrava in pubblico con la corona di raggi, e a Roma, dove gli imperatori indossavano la toga, portava un mantello di porpora e un vestito, con le maniche lunghe, sempre color porpora e in più bordato d'oro; preferiva decorazioni effeminate, come gioielli nei capelli, sulla cintura e sui lacci degli stivali. Offriva numerosi e demagogici banchetti pubblici. Inoltre mangiava seduto. 

 

 

 

XVII. Quando l'imperatore Valeriano fu catturato, Gallieno, come il migliore dei filosofi, disse: "ho sempre saputo che mio padre era mortale."  Quando entrava e quando usciva da palazzo faceva suonare le trombe e i tamburi. In estate faceva il bagno sei o sette volte al giorno, in inverno tre. Quando andava ai giardini che presero il suo nome dopo di lui, tutto il personale di palazzo andava con lui, e andavano anche i funzionari (praefecti) e i ministri (magistri). Tutti erano invitati ai suoi banchetti e facevano il bagno in piscina assieme alle ragazze. Le più belle per l'imperatore, le brutte per gli altri.

XVIII. Progettò una sua statua alta il doppio del Colosso di Rodi, con carro e cavalli, ma questo progetto, che sembrava folle anche a Claudio e Aureliano, fallì. Gallieno non demordendo progettò anche una lunghissima via porticata, fino al Ponte Milvio, con quattro o cinque linee di colonne. VIII. Le vie porticate erano molto diffuse nel III secolo, perciò questo progetto non è così improbabile come invece sembra essere quello della statua.

Valeriano il Giovane

Qualcuno ha visto a Milano una targa commemorativa sull'imperatore Valeriano e si è domandato che significato avesse. Valeriano aveva un altro figlio oltre a Gallieno, chiamato Valeriano il Giovane. Fu console per la seconda volta nel 265. Egli è stato sepolto presso Milano da Claudio II che ha fatto mettere la targa "Valeriano Imperatore".

Anche questa notizia è di dubbia autenticità.

Introduzione

I trenta tiranni

Glossario

Atlante

Cronologia