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Erano due, sempre insieme

di Nella Botto-Tadozzi

Abitavano in Via Nazionale in una casa dipinta d'un azzurro ormai stinto.

Non ho mai capito chi delle due era la maggiore ma le distinguevo dal colore dei capelli: Antonietta li portava bianchi, Domenica invece li aveva castani. Ad ogni modo, anche quando il nostro vento soffiava più forte, non avevano mai un ciuffo fuori posto.

Non si può affermare che le signorine Ostuni apparissero simpatiche a chi le vedeva per la prima volta. Sorridevano pochissimo ed ai ragazzi incutevano timore.

La nostra era una classe molto numerosa e si rendeva necessario osservare alcune regole per mantenere la disciplina, parola che ai quei tempi prevaleva sui moderni metodi d'insegnamento. Durante le lezioni, nei momenti di pausa, bisognava tenere le mani sul banco oppure le braccia conserte; ognuno manteneva rigorosamente il suo posto durante tutto l'anno scolastico; non si otteneva il permesso di andare ai servizi per la seconda volta nella mattinata. Poteva capitare allora di sentir gocciolare e poco dopo appariva una chiazza liquida che si allargava velocemente sul pavimento di assi di legno. In quei momenti io fantasticavo su come avrei potuto vendicare l'umiliazione del mio compagno.

Nella mia classe qualcuno di noi aveva dei compiti; un bambino robusto e gentile aveva ricevuto l'incarico di alimentare la stufa a legna. A volte, mentre toglieva la cenere, qualche tizzone usciva dallo sportello; allora, svelto, egli lo raccattava ricevendo un ringraziamento col cenno del capo.

Le maestre Ostuni, come tutte le insegnanti di allora, durante le lezioni portavano un grembiule nero che però non mortificava la loro eleganza. Comunemente indossavano sobri tailleur di buona fattura oppure qualche discreto twin-set sotto il cappotto ma comunque fossero vestite avevano sempre un'aria assai distinta. Ai miei occhi di bambina il massimo dell'eleganza lo sfoggiavano d'inverno, quando ogni due sabati si recavano a Feltre per far visita a una loro sorella. Arrivavano per tempo in Piazza Marconi alla fermata della corriera indossando il cappello e una sontuosa pelliccia di visone. A quei tempi di pellicce non se ne vedevano tante e le altre persone più modeste (sicuramente qualche ex allievo) che aspettavano alla fermata osservavano le signorine di sottecchi, quasi con timore reverenziale.

La mia maestra, Domenica, non aveva slanci affettuosi verso noi bambini; voleva rigore e studio ed era assai parca di incoraggiamenti e di votazioni alte, ma capivo che insegnava con passione. Vi ricordo qualche tratto di lezione sui fiumi: "...Gli affluenti del Piave nella nostra Provincia sono: il Boite, il Maè, l'Ansiei, il Mis, il Cordevole, il Sonna, il Tegorzo che fornisce d'acqua ben 28 Comuni della provincia di Treviso (a quei tempi). Sempre riguardo ai fiumi, ecco l'inizio di una poesia di A. S. Novaro: "C'era una volta un giovane ruscello color di perla, che alla verde valle, fra molti giunchi e pratoline gialle, correva snello..."

Un giorno la mia maestra affermò che non le era mai capitato nella sua vita di insegnante di dare più di otto e mezzo per un buon lavoro in classe; raccolsi la sfida. Quando finalmente ottenni l'ambito voto, non so dire chi delle due si sentì più appagata.

Le rividi qualche anno dopo, quando non abitavano più a Quero.

Avevano perso quell'invisibile armatura di soldatesse dell'istruzione, mostravano un sorriso gentile che rimaneva a lungo nell'espressione del viso; la mia maestra mi guardava con calore.

A distanza di anni le ricordo ancora, sempre insieme, naturalmente.